De Carolis, capolavoro in avvio. Mette giù il tedesco, poi cede alla distanza…

Giovanni-De-Carolis-1Prova di coraggio e personalità di Giovanni De Carolis in terra tedesca.

I seimila dell’Arena di Karlshrue si erano seduti convinti di assistere all’ennesimo veloce successo per ko dell’idolo di casa. Una partenza capolavoro del pugile romano li ha gelati. È stato lui ad andare a cercare, a sorpresa, Feigenbutz. Lo ha braccato, spinto verso le corde, caricato.
Una dimostrazione di coraggio e personalità. Poi, a sugello di tanto ardire, è arrivato anche un gancio destro preciso e veloce che ha centrato alla mascella il campione e lo ha mandato al tappeto. Concentrato, preciso nelle esecuzioni Giovanni ha tenuto in pugno il combattimento per quattro round, tranne un cedimento nel terzo. L’altro non si aspettava una tattica così arrembante e ne è rimasto sorpreso, praticamente bloccato.

Il nostro pugile ha sistematicamente anticipato l’azione dell’avversario, l’ha messo sotto pressione, lo ha centrato più volte e nella quarta ripresa ha sfiorato l’impresa clamorosa. È stato ancora un gancio destro a provocare danni sulla mascella del tedesco che stavolta, grazie al fisico robusto da ventenne, ha incasso senza subire l’onta del knock down. Ma questo non significa che non abbia piegato gambe e testa, che non sia stato toccato duramente. Ha però avuto il merito di rimanere in piedi e di riprendere a lottare.

Dal quinto round in poi il campionato a interim Wba dei supermedi si è svolto su un piano di sostanziale equilibrio, rotto solo da un paio di riprese (quinta e undicesima) vinte chiaramente dall’uomo di casa.

Alla fine il verdetto (un triplo 115-113) ha premiato Feigenbutz.
De Carolis e il suo clan hanno contestato la decisione dei giudici, a me non è sembrata scandalosa. Avevo lo stesso cartellino. Ma questo non vuol dire che non mi sia entusiasmato per quello che ho visto. A 31 anni De Carolis ha disputato il più bel match della carriera. E lo ha fatto in casa del nemico, contro un giovanotto di dodici stagioni più giovane di lui, uno che fino a quel punto aveva messo via prima del limite diciannove dei suoi ventuno rivali.

La ragione della sconfitta di De Carolis va ricercata in un calo alla distanza. Un appannamento che non gli ha permesso di essere brillante e veloce, di produrre la stessa aggressività che gli aveva dato grandi risultati in avvio di combattimento, di non esibirsi sugli stessi ritmi tenuti per almeno metà incontro. Ha concesso più spazio e tempo al tedesco, permettendogli di esprimere una boxe aggressiva e concreta.

Esce a testa alta il romano. Ha fatto più di quanto molti di noi pensassero riuscisse a fare. Un match tenuto in equilibrio sino alla fine. E se c’è uno che è stato a un passo dal vincere per ko è stato lui.
Un applauso, se lo merita tutto.

De Carolis, capolavoro in avvio. Mette giù il tedesco, poi cede alla distanza…

Giovanni-De-Carolis-1Prova di coraggio e personalità di Giovanni De Carolis in terra tedesca.

I seimila dell’Arena di Karlshrue si erano seduti convinti di assistere all’ennesimo veloce successo per ko dell’idolo di casa. Una partenza capolavoro del pugile romano li ha gelato. È stato lui ad andare a cercare, a sorpresa, Feigenbutz. Lo ha braccato, spinto verso le corde, caricato.
Una dimostrazione di coraggio e personalità. Poi a sugello di tanto ardire è arrivato anche un gancio destro preciso e veloce che ha centrato alla mascella il campione e lo ha mandato al tappeto. Concentrato, preciso nelle esecuzioni Giovanni ha tenuto in pugno il combattimento per quattro round, tranne un cedimento nel terzo. L’altro non si aspettava una tattica così arrembante e ne è rimasto sorpreso, praticamente bloccato.

Il nostro pugile ha sistematicamente anticipato l’azione dell’avversario, l’ha messo sotto pressione, lo ha centrato più volte e nella quarta ripresa ha sfiorato l’impresa clamorosa. È stato ancora un gancio destro a provocare danni sulla mascella del tedesco che stavolta, grazie al fisico robusto da ventenne, ha incasso senza subire l’onta del knock down. Ma questo non significa che non abbia piegato gambe e testa, che non sia stato toccato duramente. Ha però avuto il merito di rimanere in piedi e di riprendere a lottare.

Dal quinto round in poi il campionato a interim Wba dei supermedi si è svolto su un piano di sostanziale equilibrio, rotto solo da un paio di riprese (quinta e undicesima) vinte chiaramente dall’uomo di casa.

Alla fine il verdetto (un triplo 115-113) ha premiato Feigenbutz.
De Carolis e il suo clan hanno contestato la decisione dei giudici, a me non è sembrata scandalosa. Avevo lo stesso cartellino. Ma questo non vuol dire che non mi sia entusiasmato per quello che ho visto. A 31 anni De Carolis ha disputato il più bel match della carriera. E lo ha fatto in casa del nemico, contro un giovanotto di dodici stagioni più giovane di lui, uno che fino a quel punto aveva messo via prima del limite diciannove dei suoi ventuno rivali.

La sconfitta di De Carolis va ricercata in un calo alla distanza. Un appannamento che non gli ha permesso di essere brillante e veloce, di produrre la stessa aggressività che gli aveva dato grandi risultati in avvio di combattimento, di non esibirsi sugli stessi ritmi tenuti per almeno metà incontro. Ha concesso più spazio e tempo al tedesco, consentendogli di esprimere una boxe aggressiva e concreta.

Esce a testa alta il romano. Ha fatto più di quanto molti di noi pensassero riuscisse a fare. Un match tenuto in equilibrio sino alla fine. E se c’è uno che è stato a un passo dal vincere per ko è stato lui.
Un applauso, se lo merita tutto.

Interim supermedi Wba, De Carolis per vincere deve evitare la corta distanza e boxare d’incontro

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di Domenico Paris

Inutile girarci intorno. Sabato, nella serata organizzata da Sauerland alla DM Arena di Karlsruhe, a Giovanni De Carolis servirà un’impresa per conquistare il titolo interim WBA dei supermedi. E non soltanto per il valore di Vincent Feigenbutz, solido picchiatore in grado di vincere 19 incontri su 21 prima del limite, ma anche per superare l’handicap che una trasferta in Germania impone. A tal proposito, vale la pena ricordare il verdetto che nel 2002 a Braunschweig punì Stefano Zoff nel match per il titolo WBO dei leggeri contro Grigorian.

De Carolis, come lui stesso ha tenuto a sottolineare poco prima della partenza, arriva a questa sfida nelle migliori condizioni di forma possibili. Dopo l’onorevole sconfitta ai punti subita due anni fa da Abraham, il romano sembra aver trovato la giusta determinazione per emergere nella categoria. Eloquente in tal senso il convincente successo ottenuto lo scorso 2 maggio nell’ultima difesa dell’intercontinentale IBF contro Mouhamed Ali Ndiaye. Al cospetto di un avversario ben quotato alla vigilia, l’allievo dei maestri Italo Mattioli e Luigi Ascani ha saputo sfoderare una prestazione estremamente convincente (come pure aveva fatto nel precedente match contro Ajetovic), mettendo due volte per terra l’ex campione dell’UE (nel primo e nel decimo round) e mostrando un repertorio di colpi davvero completo. Certo, per aver ragione di Feigenbutz, dovrà fare molto di più di quello che si è visto al Palazzetto dello Sport del Flaminio. Davanti avrà un ventenne considerato dagli esperti tra gli astri nascenti del boxing continentale e non solo.

Dotato di un pugilato estremamente aggressivo, Feigenbutz è diventato professionista nel 2011 dopo aver maturato una buona esperienza anche in altri sport da combattimento. Ha perso il secondo match da professionista con Roman Alesin, poi ha praticamente messo fuori combattimento tutti gli avversari che si sono trovati sul suo cammino, sconfiggendo prima l’imbattuto Balazs Kalemen per l’intercontinentale WBO e mettendo ko al terzo round Mauricio Reynoso lo scorso 18 luglio nel match che gli è valso il titolo ad interim Wba.

Amatissimo nella sua Karlsruhe (2500 dei 5000 biglietti a disposizione sono stati polverizzati nei primi cinque giorni di prevendita), nelle dichiarazioni della vigilia si è detto pronto a mettere knock out senza troppi problemi il nostro pugile, per poi puntare al titolo assoluto della WBA detenuto da Chudinov e quindi incontrare i migliori della categoria.

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Nonostante queste credenziali che incutono rispetto, il tedesco, che ha combattuto molto negli ultimi due anni (13 match), sembra avere ancora un’esperienza limitata: ha oltre quattro anni di professionismo in meno rispetto a De Carolis, al quale concede anche 5 centimetri in altezza (179 contro 184). L’aspetto sul quale dovrà insistere maggiormente lo sfidante per incanalare il match su binari a lui favorevoli è sicuramente rappresentato dalle non impeccabili qualità difensive mostrate finora da Feigenbutz.
Nel cercare costantemente il colpo risolutore il campione tende a lasciare spazio alle azioni di rimessa. Se sabato sera Giovanni riuscirà a trovare la giusta misura del jab, potrà infilarsi più volte nella sua guardia, provando poi a doppiare i colpi e a fare male.
Dal romano ci si aspetta non solo una condotta attendista, ma anche il coraggio di saper prendere l’iniziativa e di far valere le doti tecniche quando la difesa di Feigenbutz lascerà qualche spiraglio in cui infilarsi.
Un match da incontrista dunque, senza mai cadere nella voglia di andare a scambiare dalla corta distanza. Quella è zona pericolosa, terreno in cui la maggiore potenza del campione dovrebbe farsi valere.
Provare a mettere il tedesco al tappeto non sarà facile, ma il pugile romano potrebbe riuscirci, soprattutto se si mostrerà attento e intelligente a sfruttare le occasioni favorevoli che l’incontro gli riserverà. Quel che è certo, è che mai come ora è pronto a tirar fuori dal cilindro la prestazione perfetta per consacrarsi a livello internazionale.

È un match importante per lui e per il movimento italiano.

Giovanni De Carolis parte sfavorito, ma ha i mezzi per ribaltare il pronostico.
Ricordiamo che l’incontro verrà trasmesso da DJ Tv, sul canale 9 del digitale terrestre e sul canale 145 del bouquet Sky, a partire dalle ore 23:00.

I PROTAGONISTI A CONFRONTO

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Boxe, 68 titoli a disposizione. Ventitrè Paesi hanno un campione, Italia a secco da sei anni

fragomeni_01All’alba del pugilato c’era un solo campione del mondo per otto categorie di peso: mosca, gallo, piuma, leggeri, welter, medi, mediomassimi, massimi.
Con gli anni sono aumentati gli Enti che gestiscono i titoli e di pari passo sono aumentate le suddivisioni. Sono entrate paglia, minimosca, supermosca, supergallo, superpiuma, superleggeri, superwelter, supermedi, massimi leggeri sino ad arrivare a 17l
Gli Enti principali sono quattro, con il risultato che dovremmo chiamare campioni del mondo 68 pugili con un aumento dell’88% rispetto a come eravamo partiti.
Non contenti ora si disputano titoli a catchweight (peso concordato fuori dai limiti ufficiali), cioè non bastano neppure 17 categorie…
Chiamarli mondiali mi riesce difficile. Come mi riesce difficile capire perché sono arrivati anche un’altra miriade di ulteriori incontri titolati: Silver, Intercontinentale, Internazionale, del Mediterraneo (ovviamente uno per ente). Con il risultato che per il Titolo del Mediterrano combattono anche rumeni e serbi, che la Romania si bagni sul Mar Nero e la Serbia non abbia alcun confine marino poco importa.
Anche perché per la serie “non conosci il basta” i sempre affamati Enti hanno inventato il campione a interim, il supercampione. Esistono titoli in affitto, altri assegnati un mese dopo il match, altri non tolti ai detentori che non li difendono o a quelli che si ritirano. Una bolgia infernale in cui riesce difficile districassi.
È il pugilato bellezza.
Ci sono ventirè Paesi che hanno un campione Wbc, Wba, Ibf o Wbo. Dentro ci sono un po’ tutti. Dal Canada alla Polonia, dal Sudafrica alle Filippine, dal Perù alla Colombia. Per non parlare di Gran Bretagna, Stati Uniti, Portorico e Messico che di campioni ne hanno più degli altri.
L’unica a rimanere fuori dal giro è l’Italia (ultimo detentore Giacobbe Fragomeni, foto, nei massimi leggeri, titolo perso il 21 novembre 2009 contro Erdei). Zero pugili con la cintura mondiale da sei anni. Eppure ci sono 68 titoli a disposizione. Vero, abbiamo meno soldi degli altri. Non esiste una televisione che finanzi il nostro professionismo e la Lega fa quello che può. Ma fa un po’ tristezza pensare a cosa eravamo e cosa siamo. Teniamo ancora botta in Europa, ma più in là non riusciamo proprio ad andare.

 

“Dentro i secondi”, tante storie. Si comincia con Ali vs Ellis

Era l’estate del Settantuno.
«Ciao campione»
«Ciao campione».
«Stavolta saremo rivali»
«Jimmy lo so che sei forte. Per diventare mio sparring devi essere veramente bravo».
«Ali ti rispetto, ma cercherò di batterti».
«Coraggio amico, andiamo a divertirci».
Jimmy cercava di mostrare all’altro la sua bravura, voleva fargli vedere quanto fosse migliorato. Centinaia di round di sparring gli avevano svelato ogni segreto di Ali. Poteva intuire quando sarebbe partito il jab sinistro, quando avrebbe provato a entrare con il diretto destro. Avrebbe potuto, ma non era riuscito a farlo.
Ali era tornato indietro nel tempo. Volava come una farfalla e pungeva come un’ape. Poi nel quarto round piazzava un destro che faceva tremare l’intero corpo di Ellis. Da quel momento il match viveva nell’attesa del colpo finale, con una storia che sembrava essere stata scritta molto tempo prima.
Nella dodicesima ripresa un montante sinistro di Ali centrava l’amico, lo scuoteva, rendeva traballanti le sue gambe.
Un’altra serie lo portava sull’orlo dell’abisso. A quel punto Ali si fermava, aspettava che accadesse qualcosa, che qualcuno ponesse fine a quella mattanza. L’arbitro Jay Adson capiva al volo il drammatico momento e chiudeva l’impari sfida.
«Ali perché ti sei fermato?»
«Ho visto nei suoi occhi una grande sofferenza».
«Ti sei fermato perché era un tuo amico?»
«Mi sono fermato perché è un uomo, come me. E io non voglio uccidere un uomo sul ring».
«È stato un match facile?»
«Sono stato in gamba, ho battuto il peso massimo più forte del mondo dopo di me».

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Il resto della storia e ventinove racconti di boxe, calcio, ciclismo, tennis, ippica, atletica leggera, canottaggio e altri sport in “Dentro i secondi”, di Franco Esposito e Dario Torromeo. Prefazione di Emanuela Audisio, edizioni Absolutely Free, 328 pagine, 16 euro. In vendita nelle migliori librerie italiane e sulle principali piattaforme online.

Oliva: Italia, quanti errori ! Dentro i giovani e via il coach incapace di leggere i match

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di Patrizio Oliva*

La disfatta della squadra azzurra agli ultimi Mondiali di Doha deve far riflettere. In che situazione si trova il nostro pugilato dilettantistico?

Sino a oggi solo due azzurri si sono qualificati per l’Olimpiade di Rio 2016: Clemente Russo (91 kg) e Valentino Manfredonia (81 kg). Il resto dei candidati avrà ancora a disposizione tre tornei. A uno potrà partecipare il solo Valentino, negli altri due i posti a disposizione permettono di coltivare buone speranze: sono 39 nell’evento mondiale (2 nei minimosca, 1 nei massimi e supermassimi, cinque nelle altre categorie); sono 30 in quello europeo (tre per categoria di peso). Ma, visto che eravamo abituati a conquistare il pass attraverso  Mondiali ed Europei, per poi andare a vincere medaglie ai Giochi, qualsiasi cosa riusciremo a portare a casa costituirà una magra consolazione.

Ho cercato di capire cosa ci sia che non va nell’attuale gestione del settore, per rendere a me e a voi più semplice il discorso ho scandito le mie riflessioni in sei punti.

1) Negli ultimi 15 anni hanno combattuto sempre gli stessi pugili che hanno ottenuto ottimi risultati, ma che nelle ultime due stagioni hanno  più volte dato segnali di resa. Russo non ha vinto né Wsb, né Apb. Perdendo tre volte su tre contro Egorov, che non è certo il miglior massimo in circolazione. Valentino su dieci match ne ha persi sei. Picardi ha perso tre dei quattro match nelle Wsb e ha lasciato l’Apb dopo un solo incontro (vinto per forfait). Erano segnali evidenti che facevano capire come fossero vicini all’esaurimento del proprio potenziale, alla mancanza di motivazioni. Era a quel punto che bisognava puntare su forze nuove, ma agli allenatori della nazionale è mancato il coraggio di farlo, quel coraggio che ho più volte sentito invocare dall’angolo. Era il tecnico che non ne aveva avuto nel prendere decisioni difficili ma improrogabili a chiederlo ai propri pugili nel momento più duro del match. Parlo a ragion veduta. Ho subito mille critiche per avere preferito, per fare due esempi, Fragomeni al campione italiano Mocerino o Bundu al detentore del titolo tricolore Simiele. I fatti mi hanno dato ragione. Non bisogna tirarsi indietro al momento di difendere le proprie idee chiare e di possedere la forza per imporle anche se sono scomode e impopolari.

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2) Combattere prima sui tre round (campionati AIBA), poi sui 5 (torneo WSB), quindi su otto, dieci o 12 (torneo APB). Poi di nuovo sulle tre riprese. Tutto questo ha reso quanto mai difficoltoso l’intero ciclo di preparazione, non solo fisica ma anche mentale.

3) Mangiacapre (foto in alto) è un talento che non si è espresso totalmente. E non per colpa sua. Ha delle doti percettive incredibili, ma se combatte troppo distante dall’avversario e non può rientrare con colpi d’incontro, quelle doti  servono a poco. E poi l’hanno fatto boxare sia nella categoria dei 64 kg nei tornei Aiba che in quella dei 75 Kg nei tornei Wsb. Undici chili di differenza. È assurdo! Era inevitabile che perdesse brillantezza e lasciasse per strada le sue caratteristiche vincenti.

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4) Da qualche tempo c’è una carenza tecnica evidente all’interno della nazionale italiana. Più volte dall’angolo ho ascoltato consigli tattici sbagliati, a dimostrazione di una chiara incapacità nella lettura dei match.

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5) Mi chiedo come sia stato possibile che in 15 anni di lavoro non siano riusciti a costruire con successo pugili su cui puntare per il futuro, ma abbiano invece sempre scelto gli stessi, negando ad altri la possibilità di crescere. Ai Mondiali hanno proposto come nuove leve Maietta e Cavallaro. Nelle ultime due stagioni: quattro sconfitte su dieci match il primo, due vittorie in sei incontri delle Wsb il secondo. Sono usciti entrambi al primo turno. Il risultato è che, per colpa di una serie di errori tecnici, oggi non abbiamo un ricambio in vista dell’Olimpiade di Rio 2016 e non l’avremo neppure per l’immediato futuro con l’eccezione del siciliano Alessio Cangelosi (foto sotto), bronzo junior a Europei e Mondiali, sempre che lo staff riesca a gestire le sue doti in modo diverso da come ha fatto negli ultimi periodi con la nazionale maggiore.

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6) Assisi è il campo di allenamento sbagliato. I ragazzi devono essere inseriti in un contesto più adatto a loro. L’ideale sarebbe allenarsi assieme ai campioni di altri sport provenienti da tutto il mondo, come accadeva Formia qualche anno fa. Gli esempi positivi di fatica e successi di atleti di diverse discipline e di ogni nazionalità servirebbero da stimolo anche per i pugili e li aiuterebbero a crescere come persone e come sportivi.

Il settore ha bisogno di un cambiamento netto. Alla  boxe non può bastare la logica del “grande evento”, è solo fumo negli occhi. C’è bisogno di restituire credibilità al dilettantismo attraverso una seria progettualità che sappia guardare al futuro puntando sulle nuove generazioni.

*Campione olimpico e miglior pugile dei Giochi da dilettante. Campione italiano, europeo e mondiale da professionista. Allenatore della nazionale italiana e del campione del mondo pro’ Giacobbe Fragomeni.

Supermedi interim Wba, De Carolis: Mai stato così forte, posso battere Feigenbutz. Anche a casa sua

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di Domenico Paris

Quindici anni. Tanti ne sono passati da quando l’ultimo pugile romano provava a conquistare una corona mondiale fuori dai confini nazionali. Quella volta fu Sandro Casamonica, che venne sconfitto sul ring di Berlino da Artur Grigorian per il titolo WBO dei pesi leggeri. Tre lustri dopo è il turno di Giovanni De Carolis, che il 17 ottobre, alla DM Arena di Karlsrhue, proverà a strappare la corona dei supermedi ad interim WBA al padrone di casa e detentore Vincent Feigenbutz. Un match di grande difficoltà per il nostro atleta, che si troverà di fronte un avversario appena 20enne e dal record impressionante (20 vittorie, in 21 incontri, ben 19 successi per ko).

Abbiamo raggiunto lo sfidante prima della partenza per la Germania, per conoscere le emozioni alla vigilia di un appuntamento che rappresenta un crocevia fondamentale della carriera.

Giovanni, dopo tanti anni, un “romano di Roma” prova a conquistare un titolo mondiale all’estero. Che effetto ti fa?

Beh, è una sensazione forte, non c’è che dire. Ho avuto questa grande opportunità in quello che ritengo il mio miglior momento pugilistico. È vero: lui ha dieci anni di meno, ma io oggi, a 31 anni, penso di essere nel pieno dei miei mezzi. Mi sento pronto a batterlo, anche a casa sua”.

Negli ultimi anni, come hai dimostrato con la convincente vittoria ottenuta su N’Dyaie lo scorso maggio al Palazzetto dello Sport del Flaminio nell’ultima difesa dell’intercontinentale IBF, sembri aver trovato il tuo pugilato migliore. Pensi ci possano essere ulteriori margini di miglioramento?

Sì, credo di poter dare ancora di più. Sul ring, ora, mi muovo con maggiore naturalezza e riesco a mettere in pratica tutto quello che provo in allenamento. Credo sia una questione di migliore tenuta mentale, prima che atletica. Ragiono meglio e, soprattutto, so gestirmi con oculatezza durante il combattimento”.

Merito anche delle importanti esperienze che hai fatto fuori dall’Italia?

Sicuramente. Aver sfidato un campione come Arthur Abraham, per esempio, mi ha dato una consapevolezza dei miei mezzi che prima non avevo. Il banco di prova di un incontro importante all’estero è fondamentale per capire chi sei. Ed io credo di poter affermare di esserci riuscito, anche se il bello deve ancora venire”.

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Feigenbutz è considerato uno dei prospetti più interessanti in circolazione. Giovane, gran record, un picchiatore temibile e un’organizzazione solida alle spalle. In che modo pensi di doverti approcciare ad un simile avversario?

È vero, lui è giovane, forte e in Germania c’è molta gente che lo segue, ma io penso, senza presunzione, che sia un match alla mia portata. Feigenbutz è un pugile molto aggressivo, in grado di risolvere le contese con un colpo solo e, nello stesso tempo, è anche un gran demolitore. Ma non mi sembra ineccepibile nella fase difensiva. Ecco, io cercherò di sfruttare questa sua pecca per portare a casa il titolo”.

Dunque, dobbiamo attenderci una condotta attendista da parte tua?

No, non necessariamente. Di sicuro quando saremo sul quadrato cercherò di farmi colpire il meno possibile e di sfruttare al meglio le mie abilità difensive. Ma questo non significa che io non abbia intenzione di fare il match, anche perché quando vai fuori a giocarti una chance come quella che ho io, devi avere la consapevolezza che il fattore campo può risultarti fatale. È per questo che proverò a colpirlo il più duramente possibile e a metterlo giù appena ne avrò l’occasione”.

In allenamento hai provato qualche soluzione particolare per riuscire a farlo?

Sì e no, nel senso che sicuramente con il mio allenatore Italo Mattioli e con gli sparring abbiamo provato molte azioni, ma sarà soltanto quando saremo tra le dodici corde che capirò il da farsi. Sarà lì che capirò come impostare il mio match, non prima”.

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Chi ti è stato più vicino durante la preparazione, chi vorresti ringraziare?

Mia moglie prima di chiunque altro. È grazie alla sua comprensione e ai suoi sacrifici che ho potuto permettermi di affrontare questo periodo nelle migliori condizioni mentali. Poi i ragazzi che mi hanno aiutato per i guanti e tutto il mio staff tecnico al completo. E, naturalmente, il mio allenatore Italo Mattioli e il mio manager Davide Buccioni”.

Un pronostico?

Voglio vincere, sono pronto all’impresa”.

Salvini, i rischi sul ring aumentano se l’arbitro non capisce quando è il momento di fermare

1Campionato dell’Unione Europea (EU) pesi supergallo (nella foto di Renata Romagnoli i due protagonisti), Palazzetto dello Sport di Roma.
Abigail Medina ha il match in mano, Emiliano Salvini subisce e non è più in grado di reagire.
Uno, due, dieci colpi su un atleta indifeso. Il pugilato è uno sport che ha al suo interno una percentuale di rischio che non potrà mai essere eliminata, aumentarla per colpe umane mi sembra un vero e proprio peccato mortale.
L’arbitro olandese, il cinquantaquattrenne Robert Verwijs, ha assistito alla punizione senza intervenire. Era abbastanza vicino per vedere che uno picchiava a colpo sicuro e l’altro incassava senza difendersi.
Il regolamento EBU recita, seguendo anche il buonsenso oltre ai criteri pugilistici: “Do not hesitate to stop the fight if you have doubts; it’s better to stop a fight one punch before than one punch after“. L’invito, rivolto agli arbitri, dice dunque: “Non estate a fermare il match se avete qualche dubbio; è meglio fermare il combattimento un pugno prima che uno dopo“. Sacrosanto ammonimento che sabato sera il signor Verwijs con colpevole negligenza non ha osservato.

arbitroQuando Giulio Spagnoli, all’angolo di Salvini, è salito sul ring e ha invitato il suo pugile ad abbandonare (il regolamento Ebu non prevede il getto della spugna) l’arbitro (foto) si è girato attorno perplesso. Quasi stesse cercando un consenso dalle persone a bordo ring.
Sono convinto che il terzo uomo abbia un compito fondamentale nella boxe. Oltre a far rispettare il regolamento deve tutelare la salute dei due pugili.
Sul quadrato gli errori non riguardano un calcio di rigore che poteva esserci e non è stato assegnato, o un fuorigioco non fischiato. Nella boxe si parla dell’incolumità fisica di una persona.
È per questo che l’Ebu dovrebbe consigliare al signor Robert Verwijs un bel periodo di riposo. Nell’attesa potrebbe rivedersi le fasi finali del match e capire quanto grande sia stato il suo errore.
Al momento della sospensione due giudici avevano Salvini in vantaggio, il terzo aveva un pari.

Mondiali, eliminato anche Mangiacapre. Tutti fuori, disastro azzurro!

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Mondiali Doha (Qatar, 6-15 ottobre).

Un disastro.

Fuori anche Mangiacapre (foto) nei quarti di finale, nessun uomo a medaglia. E soprattutto zero pass olimpici portati a casa. Al momento restano soltato due gli azzurri che hanno già staccato il biglietto per Rio 2016: Clemente Russo (91 kg) e Valentino Manfredonia (81 kg). E sarà dura fare meglio.

Oggi Mangiacapre è apparso spento, senza il sacro fuoco dentro. Il 24enne uzbeko Fazliddin Goivnarazov lo ha tenuto sotto controllo per l’intero match. Si è aggiudicato chiaramente il round iniziale, ha piazzato un paio di ganci sinistri tosti da incassare, ha comandato anche la seconda ripresa e ha chiuso il combattimento controllando la pallida reazione del pugile di Marcianise.

Goivnarazov è un giovane al suo secondo Mondiale, alla prima medaglia. Nel campionato d’esordio è arrivato sino ai quarti di finale, fermato (18-10 il punteggio finale) solo da quel fenomeno che risponde al nome di Vasily Lomachenko. Ha ottenuto lo stesso risultato all’Olimpiade di Londra 2012.
Era stato facile pronosticare un confronto duro e pieno di insidie per Mangiacapre. Così è stato, anche se sinceramente pensavo che l’azzurro potesse fare di più.

L’Italia torna a casa mettendo assieme un clamoroso fallimento. I veterani non riescono più a dare il solito contributo, i nuovi non sono all’altezza dei migliori. Il risultato è una caduta verticale che si preannuncia impressionante considerando che siamo nell’anno che precede l’Olimpiade.

Una politica ferma sugli stessi uomini da tre edizioni dei Giochi, scarsa attenzione ai ricambi. Un lavoro si giudica dai risultati e quelli ottenuti dagli italiani nell’ultima stagione a livello assoluto (Apb, Wsb, e Mondiali) sono da bocciatura piena.

Serve una scossa. Bisogna riprogrammare partendo dalle base, ringraziando e salutando gli uomini che ci hanno portato gloria e medaglie ma che poco possono ancora dare. E i giovani? Al momento non ne vedo in giro, parlo di gente che sia in grado di battersi per il podio in un’Olimpiade o un Mondiale. E con il fatto di avere costruito un recinto attorno ai migliori di ieri si è corso il rischio di avere tagliato ogni ambizione/volontà negli altri pugili che aspiravano a qualcosa di più in maglia azzurra.

Il passaggio di Fabio Turchi al professionismo ne è un esempio lampante.

Hanno sbagliato con lui, tagliandolo dagli impegni e mandandolo sul ring nel momento in cui avrebbero dovuto tenerlo in panchina evitando di fargli prendere una dura lezione da rivali più esperti e più pronti.

Ma, insisto perché è un mio cruccio personale, non ce la faccio proprio ad accettare il fatto che Mangiacapre sia quello che si è visto negli ultimi tempi. Un anno perso a 75 kg, altre stagioni rovinate da un cambio di impostazione tecnica che ha impedito alla sua boxe naturale e istintiva di esprimersi. Con la velocità di braccia che aveva e la precisione delle schivate avrebbero potuto costruire un campione su cui puntare anche ai Giochi. E invece è fuori nei quarti e rischia concretamente di vedere i Giochi in televisione.

Ci sarà tempo per approfondire questi concetti. Restano negli occhi le sconfitte nette e pesanti, Picardi escluso, della spedizione azzurra.

E adesso già sento che è in arrivo il tempo delle scuse.

Restano altre tre occasioni per andare a Rio 2016: 1.  il Torneo di qualificazione continentale (20 aprile-1 maggio a Instanbul, Turchia), 2. il Torneo di recupero per chi ha partecipato all’Apb (noi potremmo schierare il solo Valentino) dal 13 al 22 maggio a Sofia in Bulgaria, 3. Torneo di qualificazione mondiale a Baku in Azerbaijan in una data (7-19 giugno) assai vicina ai Giochi di RIo 2016 (5-21 agosto).

Saranno scontri all’arma bianca e con pochi posti a disposizione.

Corriamo davvero il rischio di presentarci a Rio con due soli pugili…

MONDIALI IN TV – Da domani potremo vedere i Mondiali di Doha sugli schermi Rai secondo questo calendario.
11 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:30 semifinali prima parte
12 ottobre: Rai Sport 1 (differita) dalle 22:00 alle 00:30 semifinali seconda parte
14 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali prima parte
15 ottobre: RaiSPort 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali seconda parte

In quindicimila erano lì per Hagler vs Leonard, ma quando hanno visto le tette di Alechia…

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Le tette di Alechia. Erano uscite all’improvviso dal reggiseno che faticava a custodirle e si erano mostrate in tutto il loro splendore ai quindicimila gentiluomini stipati nell’arena del Caesars Palace. Un boato aveva segnato la performance della signorina.

Alechia Patch era una delle ring card girl (sopra tre rappresentanti della categoria), una di quelle ragazze che mostravano al pubblico il cartello che indicava il susseguirsi dei round. Erano vestite di poco. Generalmente un reggiseno che sottolineava la rotondità del contenuto e un paio di mutandine piene di lustrini e povere di stoffa. Avevano curve generose e provocavano la ola degli ormoni tra gli spettatori di ogni incontro di boxe.

Il combattimento, ma di questo pochi si ricorderanno, era quello tra Lupe Aquino e Davey Moore, sottoclou dell’evento principale: il mondiale dei pesi medi tra Marvin Hagler e Sugar Ray Leonard.

Era il 6 aprile del 1987.

Alechia stava entrando sul ring quando una spallina del reggipetto si era impigliata tra le corde, lei non se ne era accorta ed aveva fatto un salto sul quadrato.

E voilà! Topless, tette nude in versione originale. Evviva. L’effetto era stato immediato e devastante.

Un boato ancora più forte di quello che si sente per un touch down al Superbowli, urla ancora più alte di quelle che un qualsiasi essere umano lancerebbe dopo avere indovinato i numeri della Lotteria.

Bingo! Era il caso di dirlo. Scene di entusiasmo al limite del fanatismo, al punto che quando nella seconda ripresa Alechia si era ripresentata sul ring con il seno coperto, era stata travolta da fischi e grida di delusione.

I tre minuti del round erano trascorsi solo nell’attesa di rivedere lei, o meglio le sue tette. E invece tutto era tornato nella normalità. Nessuno dei presenti sembrava disposto a perdonarla.

Maschilisti?

Probabilmente.

Assatanati?

Sicuramente.

Per quella apparizione, anzi per l’intero lavoro, aveva ricevuto da Bob Arum un assegno da 75 dollari e un biglietto di bordo ring che valeva quasi dieci volte tanto.

Oltre a quei quindici minuti di popolarità, Andy Warol ne sarà stato felice, era stata destinataria di un’altra grande fortuna.

Si era potuta godere lo spettacolo da una posizione privilegiata.

Da qualsiasi parte avesse voluto guardare la vicenda, quella sarebbe stata per lei una notte indimenticabile.

(estratto dal libro Meraviglioso, di Dario Torromeo)