Mondiali, Picardi beffato. Fuori anche Valentino, mai a secco nella altre cinque edizioni

picaMondiali di Doha (6-15 ottobre), escono entrambi gli azzurri impegnati nella giornata. Ci resta solo Mangiacapre.

Esce Vincenzo Picardi (foto) condannato da una split decision (2-1, 29-28 27-30 28-29) che non gli rende merito. Non credo possa definirsi uno scandalo, ma resta il fatto che Muhammad Ali non aveva vinto. Almeno per me. È stato un match di grande intensità, un bel match con il britannico che veniva avanti facendosi strada col jab sinistro, cercando di piazzare come secondo colpo il diretto destro. Ma spesso i suoi pugni finivano sui guantoni, altre volte andavano a vuoto. Più concreta la boxe di Picardi che con il gancio sinistro ha creato severi problemi al rivale. Che le cose sarebbero state difficili si è capito fin dal primo round, dei tre il più facile da assegnare. È stata una ripresa magistrale del napoletano, un pugilato di alta scuola. Dentro e fuori con il giusto ritmo, trovata la distanza e grazie a una buona velocità metteva in difficoltà Ali. Insomma un round di semplice interpretazione. Eppure uno dei tre giudici lo dava all’inglese. Aveva preso più colpi, ne aveva dati di meno e si ritrovava con un cartellino in suo favore.

Gli altri due round erano sul filo di un grande equilibrio. Le braccia lunghe ed esili di Muhammad Ali si aprivano la strada verso il bersaglio. Picardi a volte schivava e rientrava, altre subiva. Di certo non faceva vedere la differenza di età. Tredici anni in più per lui, ma non pesavano. Alla fine il verdetto. Sconfitta per split decision.

Credo sia stata un’ingiustizia. VIncenzino aveva vinto, di poco ma aveva vinto. Non si meritava di uscire così da un Mondiale a cui chiedeva tanto. Peccato.

Fuori anche Domenico Mirko Valentino nei 60 kg. Perde nettamente contro un pugile in ascesa, il mongolo Dorjyambuu Otgondolai, testa di serie numero 4. Il ring ha confermato le qualità dell’asiatico, capace di vincere tutto quello che c’era da vincere quest’anno dalle sue parti: Campionati della confederazione e Giochi Continentali. Era un cliente scomodo, pericoloso e soprattutto molto più giovane.

Otgondolai ha dominato la prima ripresa, travolgendo con la sua azione asfissiante l’azzurro che è stato più volte in difficoltà. In almeno tre occasioni l’asiatico ha piazzato il diretto destro in modo efficace, tanto che Valentino ha visibilmente accusato. Fermo sulle gambe, poco attivo nelle azioni di rimessa e esitante nelle schivate l’italiano ha perso in modo inequivocabile il round.

Meglio nel tempo successivo, quando è riuscito a mettere anche lui dei buoni colpi a segno. Meno in ogni caso del mongolo che in alcune fasi ha addirittura cercato di sbeffeggiare il campione italiano mimando un bolo punch che però non è mai stato in grado di finalizzare.

La ripresa conclusiva è stata meno intensa, ma ancora una volta dominata dal destro dritto dell’asiatico. Valentino, stanco e (almeno così mi è parso) scoraggiato ha ceduto senza mai dare l’impressione di poter ribaltare clamorosamente l’esito dell’incontro.

Domenico Mirko Valentino esce, probabilmente per l’ultima volta, da un Mondiale. È il sesto della sua esaltante carriera: un oro, un argento e tre bronzi. Era sempre andato a segno, con il punto più alto nel 2009 a Milano quando, al termine di un entusiasmante torneo, aveva vinto il titolo.

Sfuma quasi certamente anche la possibilità di andare a caccia del pass olimpico. Avrà un’ultima occasione, a Sofia in Bulgaria (13-22 maggio 2016) nel torneo di recupero per chi ha partecipato all’Apb. Ma sarà una fossa di leoni che non promette nulla di buono.

Domani, 10 novembre, tornerà sul ring Vincenzo Mangiacapre, unico azzurro ancora in gara, contro il 24enne uzbeko Fazliddin Goivnarazov. Un giovane che è al suo secondo Mondiale. Nel primo è arrivato sino ai quarti di finale, fermato (18-10 il punteggio finale) solo da quel fenomeno che risponde al nome di Vasily Lomachenko. Ha ottenuto lo stesso risultato all’Olimpiade di Londra 2012. Sarà un confronto duro e pieno di insidie per Vincenzo Mangiacapre, l’azzurro su cui mi sento ancora di puntare.
Il match avrà in palio il passaggio alla semifinale, ovvero alle medaglie. Ma non sarà ancora quello che consegnerà il pass per Rio 2016, dove nei 64 kg andranno i primi tre (uno spareggio tra gli sconfitti delle semifinali dovrebbe assegnare la carta olimpica).

MONDIALI IN TV – Potremo vedere i Mondiali di Doha sugli schermi Rai secondo questo calendario.
11 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:30 semifinali prima parte
12 ottobre: Rai Sport 1 (differita) dalle 22:00 alle 00:30 semifinali seconda parte
14 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali prima parte
15 ottobre: RaiSPort 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali seconda parte

aiba copiaOspiti speciali, risultati scioccanti e grandi ko per una giornata memorabile sul ring dei Mondiali Aiba.
Qualcosa è davvero cambiato nel mondo dei dilettanti. Il titolo è apparso sulla homepage del sito ufficiale dell’Aiba. Manny Pacquiao: un grande pluricampione del mondo del professionismo reale, non una comparsa delle Apb. La violenza dei ko, un tempo assolutamente da evitare all’interno del dilettantismo. È la fuga verso un sogno impossibile che prima di dicembre 2016 l’International Boxing Association (l’Amateur del logo è stato abolito) dovrà abbandonare. Nell’attesa esalta campioni che non le appartengono e glorifica risultati prima del limite che avrebbero fatto inorridire qualsiasi vecchio dirigente. Complimenti per la coerenza.

Mondiali, Mangiacapre avanza. Ma non entusiasma contro Arcon Diaz

ma copiaMondiali di Doha (Qatar, 5-15 ottobre).
Avanza Vincenzo Mangiacapre (nella foto). Batte chiaramente nel punteggio Luis Arcon Diaz, ma lo fa non offrendo una prestazione convincente. Mi è parso pesante, lento. Il venezuelano ha retto il confronto per un round, il primo, poi non è riuscito più a contrastare l’azzurro. Devo dire che ho nostalgia del Mangiacapre londinese, di quello che schivava con precisione millimetrica e aveva sufficiente velocità di braccia per rientrare e centrare il bersaglio. Quel pugile è solo un ricordo. Adesso è uno del gruppo, non ha alcuna particolarità che lo stacchi dal resto della categoria. E quando gli ostacoli diventeranno pìù ardui potrebbe non bastargli più la rabbia e la grinta che nelle ultime due riprese di oggi lo hanno condotto a un meritato successo.
Tornerà sul ring il 10 novembre contro il 24enne uzbeko Fazliddin Goivnarazov. Un giovane che è al suo secondo Mondiale. Nel primo è arrivato sino ai quarti di finale, fermato (18-10 il punteggio finale) solo da quel fenomeno che risponde al nome di Vasily Lomachenko. Ha ottenuto lo stesso risultato all’Olimpiade di Londra 2012. Oggi si è sbarazzato velocemente del Thulasi Tharumalingom con un kot al primo round, figlio di tre conteggi. Sarà dura per Vincenzo Mangiacapre.
Il match avrà in palio il passaggio alla semifinale, ovvero alle medaglie.Ma non sarà ancora quello che consegnerà il pass per Rio 2016, dove nei 64 kg andranno i primi tre.
Domani pomeriggio, venerdì 9, toccherà a Valentino e Picardi.
Il pugile di Marcianise affronterà nei 60 kg il 27enne mongolo Dorjyambuu Otgondolai, testa di serie numero 4. Uno che in questa stagione ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Asia: Campionati della confederazione e Giochi Asiatici. Un cliente scomodo, pericoloso in questo ottavo di finale. È la stella del suo Continente e ha sufficiente esperienza per gestire la situazione essendo al terzo Mondiale. Valentino ha cominciato bene, ora è arrivato il momento della conferma.
Il 52 kg napoletano tornerà a combattere in serata contro un 19enne britannico dal nome impegnativo. Si chiama Muhammad Ali e ha grandi ambizioni. Ha vinto l’argento ai Mondiali Giovanili 2014. Si è innamorato della boxe guardando le imprese di Amir Khan all’Olimpiade di Atene 2004 e vorrebbe imitarne le gesta.Sarà un ostacolo alla portata di Picardi, che lo ha già sconfitto quest’anno. Ma i 13 anni di differenza potrebbero diventare un problema.
MONDIALI IN TV – Potremo vedere i Mondiali di Doha sugli schermi Rai secondo questo calendario.
11 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:30 semifinali prima parte
12 ottobre: Rai Sport 1 (differita) dalle 22:00 alle 00:30 semifinali seconda parte
14 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali prima parte
15 ottobre: RaiSPort 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali seconda parte

Mondiali, passano Valentino e Picardi. Domani Mangiacapre, rivincita contro Arcon Diaz

valeMondiali dilettanti a Doha (Qatar, 6-15 ottobre).
Passa Domenico Mirko Valentino (foto) nei 60 kg. Verdetto strappato di misura (preferenza) causa un richiamo ufficiale subito dall’azzurro nel secondo round per combattimento a testa bassa. L’olandese La Cuz ha però poco da recriminare. Il peso leggero di Marcianise ha meritato la vittoria, anche se ha ancora una volta commesso peccati in fase difensiva subendo troppi colpi.
Doppia dichiarazione al sito federale.
Il ct Bergamasco: “Valentino è in ottime condizioni e lo ha dimostrato in questo primo match che gli è servito per rompere il ghiaccio. La prima ripresa è stata un capolavoro tecnico e tattico. Ora si troverà di fronte la testa di serie numero 4, il mongolo Dorjnyambuu, che non conosciamo, ma con questo Valentino ogni meta è possibile“.
Valentino: “”Mi sento in forma. Finalmente ho rotto il ghiaccio, considerando che in tre anni avevo disputato solo tre match.. Mi sono allenato bene e ora mi aspetto di raccogliere i frutti del mio lavoro. Non conosco le qualità del prossimo avversario, ma penso di potercela fare. Affronterò ogni match come fosse una finale“.
Leggendo queste parole mi viene da pensare che il riferimento ai tre match sia agli incontri sui tre round da tre minuti, perché il record di Valentino dal 2013 a oggi indica 17 combattimenti (10 vittorie, 7 sconfitte).
Prossimo avversario, venerdì 9, negli ottavi il 27enne mongolo Dorjyambuu Otgondolai, testa di serie numero 4. Uno che in questa stagione ha vinto tutto quello che c’era da vincere in Asia: Campionati della confederazione e Giochi Asiatici. Un cliente scomodo, pericoloso, stella del suo Continente e con sufficiente esperienza per gestire la situazione (è al terzo Mondiale).
Ce la fa anche Vincenzo Picardi, un ragazzo di 32 anni che ha ancora tanta grinta e voglia di soffrire. Batte l’indiano Madan Lal per 3-0 (30-27 29-28 29-28). Costretto a inseguire per un cartellino poco generoso di due giudici su tre nel primo round, alla distanza il napoletano ha fatto valere la sua maggiore classe davanti a un rivale arruffone. L’indiano ha impostato la sfida sul piano dell’irruenza, ma Picardi non ha perso la calma e ha saputo gestire il match prendendo il comando con colpi precisi e veloci. C’era il rischio di un calo finale nell’ultimo round, ma neppure un combattimento dispendioso e otto anni in più rispetto all’avversario hanno potuto fermare Vincenzino lanciato alla ricerca del terzo pass olimpico.
Ha ben diretto, con precisione e decisione, la signora Kheira Sidi Yakhoub.
Anche Picardi tornerà sul ring venerdì 9 ottobre, affronterà un 19enne britannico dal nome impegnativo. Si chiama Muhammad Ali e ha grandi ambizioni. Ha vinto l’argento ai Mondiali Giovanili 2014. Si è innamorato della boxe guardando le imprese di AMir Khan all’Olimpiade di Atene 2004 e vorrebbe imitarle le gesta. Un ostacolo alla portata di Picardi, che lo ha già sconfitto quest’anno, ma i 13 anni di differenza potrebbe essere un problema.
Domani esordisce Vincenzo  Mangiacapre, il pugile che io ritengo essere la vera punta della spedizione italiana. Il superleggero di Marcianise si batterà contro il venezuelano Luis Arcon Diaz che ha avuto la meglio di stretta misura (2-1, split decision) contro l’irlandese Dean Walsh al termine di una sfida dall’esito incerto. In palio ci sarà l’accesso ai quarti di finale.
I due si sono già affrontati il 18 aprile scorso a Caracas in occasione di un match delle WSB. Ha avuto la meglio il venezuelano in una delle due sole vittorie in questo torneo per la stagione 2015 (ha perso gli altri quattro match disputati).
MONDIALI IN TV – Potremo vedere i Mondiali di Doha sugli schermi Rai secondo questo calendario.
11 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:30 semifinali prima parte
12 ottobre: Rai Sport 1 (differita) dalle 22:00 alle 00:30 semifinali seconda parte
14 ottobre: RaiSport 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali prima parte
15 ottobre: RaiSPort 2 (diretta) dalle 17:55 alle 20:00 finali seconda parte

Mondiali dilettanti, sconfitti Maietta e Cavallaro. Domani tocca a Picardi e Valentino

Boxing+Day+12+Baku+2015+1st+European+Games+bcb6La0QmkLlÈ andato male l’esordio della squadra azzurra ai Mondiali di Doha (Qatar, 6-15 ottobre).

Due pugili in gara, due sconfitte.

Francesco MAIETTA nei 56 kg è stato eliminato (0-3) dall’uzbeko Murodjan AKHMADALIEV.
Nei 75 kg Salvatore CAVALLARO (nella foto) è stato sconfitto per split decision (1-2) dallo statunitense Campbell. Il verdetto è stato contestato dal ct italiano Raffaele Bergamasco che attraverso il sito federale ha fatto sapere: “”Maietta ha sofferto l’esordio in un palcoscenico del genere. E’ stato forse un po’ troppo timido, non riuscendo ad esprimere in pieno il suo enorme potenziale. Gli servirà per fare esperienza. Sul match di Cavallaro, vorrei evitare commenti visto che, a mio avviso, avrebbe nettamente meritato la vittoria“.

Domani saliranno sul ring Vincenzo PICARDI nei 52 kg e Domenico Mirko VALENTINO nei 60 kg.

Il napoletano (32 anni, 124-48-4) affronterà l’indiano Madal Lal (più giovane di otto anni) nella sessione serale. Confronto alla portata dell’azzurro che insegue la sua terza Olimpiade (è stato bronzo a Pechino 2008). Conquistare il pass per Rio 2016 sarà per lui più difficile che per il resto della squadra. Vincenzo infatti milita nei 52 kg, categoria dove avranno diretto alla qualificazione solo i finalisti.

Il campione di Marcianise (31 anni) si misurerà invece con l’olandese La Cruz (22 anni). Combatterà nella sessione pomeridiana.

L’8 ottobre toccherà al quinto uomo.
Vincenzo MANGIACAPRE nei 64 kg dopo il bye del primo turno combatterà contro il venezuelano Luis Arcon Diaz che ha avuto la meglio di stretta misura (2-1, split decision) contro l’irlandese Dean Walsh al termine di una sfida dall’esito incerto. In palio ci sarà l’accesso ai quarti di finale.

Ricordo che RaiSport 1 trasmetterà i Mondiali. Quarti in differita, semifinali e finali in diretta.

Wu, presidente Aiba, ha annunciato con grande enfasi che giovedì sarà a Doha in qualità di ospite d’onore, riverito e osannato, Manny Pacquiao. Ma come, ti porti il diavolo in casa (leggasi campione professionista fuori dal recinto Aiba) e poi te ne vanti pure?

Pochi soldi, Tv che non collaborano, fuga tra gli sport minori. Dove va la boxe pro?

interferenzaIl professionismo italiano è apparentemente in salute.

Dice Carlo Nori, presidente di una Lega Pro Boxe che mi sembra stia lavorando bene: “È stato raddoppiato il numero degli affiliati, sono state create nuove figure operative (gli organizzatori junior ad esempio), i cento neo prò sono una risorsa”.

Ma dice anche: “Dal punto di vista economico siamo in continua sofferenza. Nonostante la grande attività e una leggere crescita delle sponsorizzazioni non riusciamo a generare serenità finanziaria”.

Soldi e televisione sono i due eterni problemi di casa nostra.

In tempi recenti il pugilato è passato da Rai a Mediaset, a Sportitalia, a Deejay Tv. Ed è stato (quasi) sempre vissuto con il concetto del mordi e fuggi. Non c’è grande promozione attorno all’evento, non ci sono trasmissione legate a questo sport se non quelle di cronaca, in questo modo i protagonisti sul ring non riescono mai a diventare personaggi. Un po’ per demerito loro e di chi li gestisce, ma anche di una televisione che (oltre a pagare poco l’acquisizione dei diritti) sembra avere abolito addirittura le interviste. Non sappiamo chi siano, cosa pensino, come vivano quei due signori che si prendono a pugni per 8, 10, 12 riprese.

tvLa mancanza di presa popolare ha generato una cultura del silenzio. Il pugilato è ignorato dai giornali e vissuto con grande fatica anche sulla Rete. Questo ha provocato un corto circuito mediatico che ha relegato la boxe nel ghetto degli sport minori. Siamo sempre di meno, facciamocene una ragione. Sui social network e nei Forum sembra che ci sia grande fermento attorno alla nobile arte, la realtà è che sono sempre le stesse (e sono ottimista) duecento persone che a giro scrivono messaggi, lanciano insulti, si confrontano tra loro.

Sono pochi i fruitori dello spettacolo, il che equivale a scarso interesse da parte delle Tv. Vero, ma questa è anche la facile chiave di lettura che le stesse televisioni hanno scelto per giustificare la poca voglia di impegnarsi per rendere più vivace il prodotto.

Prendiamo Deejay Tv. Mi dicono abbia raggiunto l’obiettivo che si era prefisso, lo share l’ha soddisfatta. Ma ancora non ci sono segnali per un rinnovo dell’accordo. E poi il pacchetto che costruisce attorno all’evento è inesistente. Inoltre accetta una programmazione senza prendersi il diritto di veto. Non tutti i match trasmessi avevano il marchio della spettacolarità. E questo oggi la boxe non può permetterselo.

floydPrendiamo la Rai. Sembrava si fosse risvegliata. L’acquisizione di quattro mondiali prima e di Mayweather vs Berto poi aveva fatto credere a un rinnovato interesse. Ma è stato proprio l’ultimo match di Pretty Boy a farci capire quanto l’Ente di Stato sia incapace di gestire il prodotto che ha tra le mani. Scarsa promozione. Impossibile trovare l’evento sullo stesso sito web ufficiale. E se foste andati a cercare indicazioni nella guida ai programmi non avreste trovato traccia di Floyd Mayweather. Ma non basta.

L’incontro è cominciato in ritardo rispetto al previsto. Non per colpa della Rai, ma perché il povero spettatore che si era messo davanti alla Tv alle 5:00 del mattino non solo non ha visto nulla, ma non è stato neppure avvertito da un sottopancia dell’imminente avvio del collegamento?

La replica prevista e strillata per le 21:00, in realtà è cominciata alle 20:00 con una programmazione genere sullo stile caccia al tesoro.

I due mondiali del sottoclou annunciati per una trasmissione in differità il venerdì successivo all’evento principale non sono mai andati in onda.

Se gestiscono così Mayweather, come si può pretendere che facciano meglio con prodotti di minor spessore?
Mediaset che aveva la possibilità di programmare su Italia 1 ha demandato l’onore a Italia 2. Poi, lentamente ha fatto scivolare l’orario di inizio dei match. Dalle 23:00, alle 23:30, mezzanotte, mezzanotte e mezza, una e quindici…
A quel punto ho abbandonato anch’io.

gazzaTutto questo per dire che continuiamo a girare a vuoto. L’unico elemento che può portare soldi vitali per il movimento è la Tv. Ma le televisioni non sembrano interessate.

Dice, manca il personaggio trainante.

Difficile crearlo se ti tagliano le gambe in partenza.

L’impossibilità di attingere a quello che era un serbatoio naturale, il dilettantismo, ha privato il pugilato di casa nostra di una fonte indispensabile.

Ora sembra che ci sia la possibilità che a fine 2016 anziché sancire il definitivo distacco, la Fpi provi a ricucire i rapporti con i suoi prò. Magari già dai Mondiali di Doha potremmo avere qualche notizia positiva in merito. Ma il fatto di tornare sotto l’ala federale non risolverebbe certo i problemi, come non li aveva risolti in passato. A meno che i contributi che il Coni versa alla Fpi per l’attività dilettantistica non siano in parte spostati (come si faceva una volta usando mille stratagemmi) su un altro settore.

E veniamo agli organizzatori.

La Lega gestisce sponsorizzazioni e accordi televisivi, poi dà una quota parte importante di quello che raccoglie agli organizzatori. Più l’evento sarà capace di catalizzare interesse da parte delle aziende e delle Tv, più soldi ci saranno da spartire. Si dovrebbe avere quindi tutto l’interesse a pubblicizzare l’avvenimento. Ma a dare uno sguardo in giro mi sembra di essere fermo nel tempo.

Si lavora con la stessa metodologia di molti anni fa.

Niente spazi sui giornali, silenzio sui social network, incapacità a creare curiosità attorno all’evento. Sembra quasi che le serate di pugilato siano riunioni carbonare da tenere gelosamente nascoste. Se non ci fosse Boxeringweb, o qualche altro volenteroso sito, l’80% dell’attività resterebbe avvolto nel mistero.

Gli organizzatori, dicono: non ci sono soldi da investire in questo campo. Bene, che allora la boxe resti nel ghetto dei senza nome e nessuno provi più a lamentarsi. Continueremo a parlarne in quattro gatti fino al momento in cui anche qualcuno di noi si stancherà e allor il silenzio che ne scaturirà farà molto rumore.

guantoniUn’ultima cosa. Arrendiamoci all’evidenza. Dobbiamo renderci conto che il prodotto boxe non è più quello di una volta.

Per giro d’affari che riesce a smuovere, per interesse mediatico, per popolarità dei professionisti siamo lontani anni luci dal periodo d’oro.
Non illudiamoci di poter tornare a quei giorni.
Gli operatori del settore prendano consapevolezza di questa realtà. Che tutti provino a lavorare in una dimensione minore, senza per questo sentirsi sminuiti. Facendo bene e lavorando assieme non contro (lo sostengo inutilmente da tempo) le cose potrebbero andare avanti con dignità.

Cito ad esempio quello che fanno i Cherchi con il Teatro Principe e le sue riunioni a Milano. Non è l’MGM di Las Vegas, non ci sono tre mondiali a sera. Ma sanno come promuovere i loro eventi, come creare interesse sfruttando quello che hanno a disposizione.

È un po’ quello che fa Buccioni a Roma, anche se con meno forza di impatto sui media. O il modo in cui operano i Duran sul territorio di Ferrara e dintorni.

Credo che questa sia la via italiana al pugilato del futuro.
La nostra boxe non gioca più in Champions League. Sono sei anni e mezzo che non abbiamo un campione di sigla, nostante i titoli a disposizione siano 68!

Ma questo non significa che non si possa vivere ugualmente con grande dignità producendo buoni spettacoli e qualche risultato.

Sorteggio Mondiali, ecco il cammino dei cinque azzurri verso il sogno olimpico…

Vincenzo Mangiacapre MedaglieSi è tenuto a Doha (Qatar) il sorteggio per i campionati del mondo dilettanti (6-18 ottobre).
Nei 52 kg Vincenzo Picardi esordirà il 7 contro Lal Madan (Ind), in caso di vittoria il 9 affronterà l’inglese Muhammad Ali che al primo turno ha usufruito di un bye. Il pugile campano è capitato nella parte bassa del tabellone, quella il cui leader è l’azero Elvin Mamishzada (testa di serie numero 2 della categoria).
Nei 56 kg a Francesco Maietta è andata decisamente male. Primo match il 6 contro l’uzbeko Akhmaladiev Murodjan. Nel caso riuscisse a farcela, il 9 si troverà davanti il Kazako Kairat Yeralieyv, numero 1 della categoria.
Nei 60 kg Domenico Valentino è nella parte alta del tabellone, quella del cubano Lazaro Alvarez ( n. 1). Il pugile di Marcianise salirà sul ring il 7 contro l’olandese Enrico Lacruz. Il 9, in caso di successo, si misurerà con il mongolo Dorjuyambu Otgandolal (numero 3) negli ottavi di finale.
Nei 64 kg Vincenzo Mangiacapre (nella foto sopra ai Giochi di Londra 2012) usufruirà di un bye in avvio. L’8 incontrerà il vincente tra l’irlandese Dean Walsh e il venezuelano Luis Diaz Arcon. Se ce la farà, il 10 si batterà per conquistare un posto in semifinale.
Nei 75 kg Salvatore Cavallaro debutterà il 6 contro lo statunitense Anthony Campbell. In caso di vittoria tornerà sul ring l’8 contro Mario Delgado Suarez (Ecu). A quel punto successo vorrebbe dire l’accesso ai quarti del 10.
Gli azzurri hanno come obiettivo il pass olimpico. Per conquistarlo dovranno arrivare tra i primi tre della loro categoria.
Se dovessero fallire l’appuntamento, avranno altre tre occasioni per andare a Rio 2016: 1.  il Torneo di qualificazione continentale (20 aprile-1 maggio a Instanbul, Turchia), 2. il Torneo di recupero per chi ha partecipato all’Apb (noi potremmo schierare il solo Valentino, se non dovesse farcela a Doha) dal 13 al 22 maggio a Sofia in Bulgaria, 3. Torneo di qualificazione mondiale a Baku in Azerbaijan in una data (7-19 giugno) assai vicina ai Giochi di RIo 2016 (5-21 agosto)
L’Italia al momento ha due qualificati: Valentino Manfredonia (81 kg) e Clemente Russo (91 kg).
RaiSport 1 trasmetterà i Mondiali. In differita attorno alle 22 i quarti di finale, in diretta semifinali e finali. Telecronache di Davide Novelli, commento tecnico di Nino Benvenuti.

 

Il Milan rotola all’indietro, umiliato dal Napoli. Guardando i cambi si capiscono molte cose…

Par8292312_mediagallery-pageIl Milan visto contro il Napoli è un’autentica vergogna.

Senza gioco, con una condizione atletica disastrosa e con lacune paurose in difesa e centrocampo.

Tredici gol subiti in campionato, solo il Carpi ha fatto peggio. Ma se ad ogni partita Zapata continua a regalare un gol e totale libertà agli attaccanti avversari, se Rodrigo Ely lo segue a ruota, se Di Sciglio non è neppure un lontano parente del giocatore di un tempo e Antonelli non mi sembra si sia mai visto, cosa possiamo pretendere?

Stavolta ci si è messo anche Diego Lopez, uno dei pochi punti sicuri fino a questo momento.

Dice, che colpa ha l’allenatore? Cosa può fare con una rosa di difensori del genere? Può fare meglio di molte di quelle squadra che finora hanno incassato meno gol del Milan. E alcune di loro ci sono davanti in classifica con un organico che, sinceramente, non mi sembra migliore del nostro. Può mettere in piedi una squadra che tenga botta almeno per un tempo a un Napoli che quest’anno non aveva mai vinto in trasferta.

WCENTER 0SPKAEVIDD                Foto LaPresse - Spada 04 ottobre 2015 Milano  ( Italia) Sport Calcio Milan - Napoli   Campionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - " Stadio San Siro " Nella foto: esultanza dopo il gol allam 0-1  Photo LaPresse - Spada 04 October 2015 Milan ( Italy) Sport Soccer Milan - Napoli   Italian Football Championship League A TIM 2015 2016 - " San Siro  Stadium " In the pic:  celebrates after scoring allam 0-1

Ma tecnico e difesa non sono i soli colpevoli di una disfatta totale che indigna più che innervosire.

Se il Napoli sostituisce Insigne con Mertens e Higuain con Gabbiadini; mentre il Milan cambia Bertolacci con Cerci, e Kucka con Poli, ogni discorso cade a terra. Di cosa stiamo parlando?

È una rosa debole, scadente. Da tre anni il Milan è una squadra che rotola all’indietro. Dicono, ma stavolta la società ha speso 90 milioni. Giusto. E allora che anche Galliani capisca chi ha sbagliato e tragga le sue conclusioni. È stata costruita una formazione con evidenti lacune difensive, spendere 25 milioni per Romagnoli non regala di botto una solidità in copertura. Fa solo venire dei dubbi sul valore dei singoli e su come siano stati messi assieme.
A centrocampo è imbarazzante l’involuzione di Montolivo. Ormai fa la ruota, gira su se stesso alla ricerca del lancio o del tiro giusto. A volte perde palla, altre la regala. Quasi mai lancia l’uomo in buca.

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Quello che mi chiedo è perché alcuni di loro prima giocassero bene e ora siano delle delusioni totali. Faccio l’esempio di Bertolacci ed Ely, tanto per citare due nomi. Lì davanti poi l’unico che navighi su un livello accettabile è Bacca. Sì, perché anche Luiz Adriano mi sembra un folletto in cerca del miracolo per metterla dentro. E i miracoli accadono una volta e mai più.

Qualcuno già rimpiange Pippo Inzaghi in panchina. E questo la dice lunga su come siamo messi. Altri parlano di Montella, quando tutti sanno che il primo nome che verrà fuori per (eventualmente) sostituire Mihajlovic sarà quello di Brocchi.

È il Milan, bellezza. Quello che una volta aveva Gullit, Van Basten e Rijkaard. Quello che vinceva scudetti e Coppe Campioni. Oggi la nebbia è così fitta che neppure ce la faccio a dare uno sguardo ai ricordi.

Il Napoli non ha vinto a Milano. Ha dominato, ha umiliato chi giocava in casa infliggendogli quattro gol. E quattro gol non li prendevamo da sei anni. Ci sarà pure una ragione. Siamo a un livello bassissimo. Forse ci salveremo, ma solo perché quello italiano è un campionato di medio/basso livello e in fondo alla classifica c’è chi sta peggio.

La cosa più brutta è che per questo Milan non c’è futuro. Se le cose restano così l’unica certezza è una lenta, inesorabile corsa verso il fondo.

Ottavo nella stagione 2013-2014, decimo in quella successiva, undicesimo oggi. Ma non disperiamo, possiamo fare peggio. Quando hanno ceduto Thiago Silva e Ibrahimovic era facile capire che i tempi delle vacche grasse erano finiti. Ma che si arrivasse così in fretta alla mediocrità proprio non me lo aspettavo.
E, sinceramente, non mi aspettavo che una squadra che porta un nome ricco di tradizioni cedesse senza neppure lottare.

E adesso, che almeno si vergognino.

Per quanto riguarda noi tifosi, dobbiamo rassegnarci. Non è cambiando allenatore che si risolverà il problema. Qui l’unica soluzione sarebbe quella di cambiare tutto. Proprietà compresa.

Dall’inferno si può tornare

koverCon questo testo ho vinto il Primo Premio al 44° Concorso Nazionale del CONI per il Racconto Sportivo.

Ho paura. Paura di morire.
La ferita brucia. Fitte lancinanti partono da un taglio profondo sul fianco destro, attraversano il torace, salgono fino alla testa e si piantano nel cervello. Mi sento come se un animale si stesse divertendo ad affondare gli incisivi, a lacerare la mia carne.
L’acqua mi entra negli occhi, il vento mi sbatte addosso con violenza facendomi tremare e rendendo ogni passo una tortura. Il capannone del circo è in fondo alla strada, mancano ancora un centinaio di metri.
Devo trovare qualcuno che possa di aiutarmi.
PE-PAM
L’uno-due era arrivato violento e improvviso.
Steso al tappeto, avevo provato a tirarmi su. Il colpo era sbucato dal nulla e quando aveva centrato la mascella un lampo di dolore si era acceso in ogni parte del corpo. L’impatto era durato un attimo, ma difficilmente l’avrei dimenticato. Sentivo in bocca l’amaro del sangue, dovevo essermi tagliato. Il paradenti non era riuscito a ripararmi dal pugno di Gaetano Terlizzi Buonamonti che con quel faccino da pariolino sembrava non potesse mai farmi del male. Invece mi aveva spedito direttamente all’inferno.
Nun mollà Tinù, tirete su. Fallo pe’ me!

sfida1
La faccia del Palletta era una maschera di dolore, quasi che il colpo l’avesse incassato lui. Quel clown triste era il mio secondo: l’uomo che doveva sdrammatizzare ogni tensione, riportare il sorriso e soprattuto dare una sciacquata veloce al paradenti. E lui aveva rispettato l’intera lista degli impegni.
Fino a quel match avevo avuto per coach un signore anziano, alto e magro. Uno dai gesti calmi, uno che sapeva regalare tranquillità. Si chiamava Gino e aveva sempre lavorato in una palestra di via Merulana. Da quando mi aveva conosciuto si era spostato sulla Nomentana, credeva e sperava che potessi dargli quello che inseguiva da sempre. Una soddisfazione, non chiedeva di più.
Il maestro accarezzava il mio volto di pugile sofferente nella speranza di togliere assieme al sudore anche la fatica.
E, quando serviva, urlava consigli dall’angolo.
Ma stavolta Gino non c’era, se ne era andato qualche giorno prima. Non avevo voluto nessun altro al mio fianco, mi sarebbe sembrata una mancanza di rispetto. Meglio affidarsi al cuore. In fondo non si trattava di trovare qualcuno che potesse suggerire una combinazione di colpi, stavolta la priorità era fare appello ai sentimenti. E il Palletta aveva la linea diretta con l’anima del ragazzo di Garbatella. Che poi ero io.
Arzate Tinù, arzate e spacchelo come un cocommero!”
Avevo provato a rimettermi in piedi. E mentre lo facevo avevo visto scorrere veloci davanti agli occhi i fotogrammi di una vita.
Sopra una porta di legno appena socchiusa c’era una scritta che annunciava una promessa che sapeva di non poter mantenere: Big Gym.
Avevo girato la maniglia ed ero entrato. Non c’erano più di due metri tra l’ingresso e la rampa delle scale che saliva ripida verso il primo piano.
La palestra era in cima, in un locale che aveva la maggior parte dello spazio occupato dal ring. Tre sacchi e un paio di palle veloci si dividevano quel che rimaneva del piccolo salone. A terra le corde, qualche vecchio guantone e la polvere accumulata in anni di superficiali pulizie.
L’odore forte dell’olio canforato e quello acre del sudore riempivano l’aria. Sulle pareti, tra un’ombra e l’altra, erano affissi manifesti che annunciavano grandi riunioni del passato. C’era un poster che mi piaceva più degli altri.

arguello
SABATO 24 FEBBRAIO 1979
Palasport di RIMINI
Alexis ARGUELLO vs Alfredo ESCALERA
Campionato del mondo Wbc superpiuma
Ero troppo giovane per avere visto quella mitica sfida, ma papà me l’aveva raccontata mille volte. All’epoca il sor Augusto, netturbino professionista, era partito da Roma e aveva guidato il camioncino per sei ore di fila sino alla riviera romagnola. Si era goduto lo spettacolo ed era rientrato viaggiando tutta la notte. Era arrivato a mattina inoltrata, in tempo comunque per andare al lavoro.
Lui e zio Peppe si erano fatti compagnia ripetendo fino allo sfinimento ogni secondo di quell’incontro.
Augu’ te ricordi er montante che j’ha messo dentro Alexis?
E sì perché er gancio de Alfredo è stato tenero!
Li chiamavano per nome, come se fossero stati da sempre amici dei due campioni.
Avevo ascoltato quei racconti per mesi, con la stessa attenzione con cui gli altri bambini ascoltavano le favole.
Papà era originario di Priverno, nell’Agro Pontino.
A volte la sera se ne stava con i gomiti poggiati sul tavolo in marmo della cucina e rimpiangeva il paese. Ma soprattutto ne rimpiangeva il vino. Quando era triste gli sembrava di sentire ancora il profumo della bottiglia appena aperta in una delle fraschette che abbondavano dalle sue parti. C’era stato un tempo in cui gli bastavano un paio di bicchieri per essere felice. Poi la giovinezza se ne era andata, aveva conosciuto Maria, la mamma, si erano sposati e lui aveva trovato lavoro a Roma.

padre
Era una brava persona il mio papà. Augusto Bellotti apparteneva a una razza rara. Un marito fedele, un lavoratore instancabile, un uomo onesto.
E amava il suo bambino. Giocava con me, si esibiva in trucchi che aveva imparato dai nonni durante l’infanzia.
Papà, mi fai la magia della moneta?
Ero un ragazzino minuto, con lunghi capelli neri e due grandi occhioni che ti riempivano di gioia. I miei lavoravano tutto il giorno, il papà sui camion dell’immondizia e la mamma a servizio nelle case dei signori. Ma non mi facevano mancare nulla, tanto meno l’affetto. Avevano poco tempo per giocare con me.
Stavo quasi tutto il giorno con la nonna, tranne nei fine settimana. Si chiamava Ida, era bassina, aveva i capelli bianchi, raccolti da una crocchia dietro la testa. Vestiva sempre di nero. Mi voleva bene, me le dava tutte vinte e questo faceva infuriare mamma e papà. Le dicevano che così mi viziava, che poi sarebbero stati loro a fare la parte dei cattivi. Non correvano questo pericolo.
La sera, quando i miei genitori rientravano, erano stanchi. Papà però allontanava la fatica e riusciva a trasformarsi in mago, illusionista, clown.
Quello della moneta magica era il nostro gioco preferito.
Con apprezzabile velocità, lui faceva sparire una moneta per poi farla riapparire dietro il mio orecchio. Io sorridevo, papà mi accarezzava sulla testa e cominciava a raccontare la sua storia preferita. Ma non sempre gli riusciva di avventurarsi tra i ricordi dopo il primo trucchetto.
Ancora!
Era quella una parola che avevo imparato meglio delle altre. E la ripetevo in continuazione, soprattutto quando riuscivo a trovare un compagno di giochi.
Poi finalmente, per papà, veniva il tempo delle favole.
C’era una volta, in un lontano paese sul mare, un giovane principe di nome Alexis. Un giorno di tanti anni fa dalla montagna incantata era arrivato un cavaliere di nome Alfredo …
Era stato così che mi ero innamorato del pugilato. E, diventato grande, avevo deciso di praticarlo. Papà aveva gioito per la scelta. Veloce era stata la gioia, lungo e straziante il dolore di una malattia che se l’era portato via dopo averlo tormentato senza rispetto.
Era stato in quel momento triste della mia vita che avevo incontrato Alice.
Bionda, capelli lunghi, occhi da cerbiatta.
Assieme a lei avevo scoperto cosa fosse l’amore.
Alice mi piaci”.
Sìì? E cosa ti piacerebbe di me?
Tutto. Il viso, il corpo. Mi piace quello che dici, come ti muovi, quando sorridi, quando spalanchi gli occhi per raccontare il tuo stupore. Mi piace quando parli, ma anche quando te ne stai silenziosa ad ascoltare. Lo so, tutto questo sembra retorico, antico. Ma io ti voglio così bene, che non mi impora di sembrare retorico. O antico”.
Ti amo, Tino”.
Avevo imparato a boxare nella palestra al primo piano di un vecchio edificio sulla Nomentana.
Chi mi avesse visto a terra, mentre facevo un’enorme fatica per rimettermi in piedi dopo il knock down, avrebbe potuto obiettare che non avevo poi imparato molto.
E si sarebbe sbagliato.
Io, Tino Bellotti, ero bravo.

pugili1
Gli amici mi chiamavano Er Secco. I soprannomi nobili come Hurricane o Rocky, Boom Boom o Dinamite, erano già stati presi. Er Secco andava bene. A Garbatella, dove abitavo, lo giudicavano perfetto. E poi qualcuno aveva mai visto un peso piuma ciccione?
Timido di natura, ragazzo di poche parole, sembrava che riuscissi a esprimermi solo sul ring. Buona tecnica, pugno pesante. Sarei stato perfetto se non avessi avuto un piccolo problema. Ero un emotivo, portavo sulle spalle il peso di un’infanzia che non mi aveva risparmiato nulla. Quando la tensione saliva, diventavo fragile. Mi esponevo ai colpi e perdevo il match, sprecando così ogni occasione per salire sul podio con la maglia della nazionale.
Avevo il naso schiacciato di natura, ero nato in quel modo. Ma ogni volta dovevo ripetere la stessa risposta, come se fosse una filastrocca senza fine.
I cazzotti fanno male, vero Tino? Guarda come ti hanno ridotto!
Sono sempre stato così, non sono stati i pugni a schiacciare il mio naso. I cazzotti che ho preso hanno solo svegliato il mio cervello, l’hanno reso più attivo”.
Avevo preso il diploma, poi mi ero addirittura laureato in Architettura. In corso, senza il minimo ritardo sulla tabella degli esami. E adesso stavo per andare a lavorare in uno studio di professionisti, mille euro al mese e l’obbligo di dire “grazie” ogni volta che avrei ritirato la busta paga. Prima però volevo togliermi l’ultima soddisfazione sportiva.
Volevo boxare in un’Olimpiade.
Attento Tinù! Gira a destra, sennò quello te sdraia!
PE-PAM
Diretto destro, ancora gancio sinistro. Ero di nuovo giù, stavolta sembravo più stupìto che scosso.
Gaetano Terlizzi Buonamonti inseguiva il mio stesso obiettivo. A dispetto del doppio cognome e dell’appartamento ai Parioli, il ragazzo non se la tirava. Ma quando si trattava di cazzotti ne tirava di ogni tipo. Diretti, ganci, montanti. E io lo sapevo bene.
Come stai? Te la senti di continuare?
L’arbitro metteva in fila le domande di rito.
Assorbito l’ultimo gancio, rispondevo di sì con la testa, poi mettevo i guantoni in posizione di guardia. Infine facevo due passi verso di lui per dimostrargli fino in fondo che volevo andare avanti. Credevo di essermi ripreso, ma non avevo recuperato del tutto. Mi serviva altro tempo per pensare, per capire, per riorganizzarmi. E allora avevo cominciato a legare. Abbracciavo Gaetano Terlizzi Buonamonti, gli bloccavo le braccia. Incurante dei richiami dell’arbitro, proseguivo in quella sorta di clinch infinito.
Ero allenato a temporeggiare. L’avevo fatto mille volte a casa, fin da bambino.

compiti-delle-vacanze
Agosti’ (Tino sarebbe arrivato solo dopo…) va’ a fà i compiti”.
Sì, mamma. Finisco di vedere i cartoni in Tv e vado”.
Vedi de spicciàtte!
Vado, mamma. Adesso vado”.
Agosti’, mo m’hai rotto. Ahò, conto fino a tre: se a due nun stai a studià, a uno te meno!”
Con mamma Maria traccheggiare non mi riusciva molto bene.
Col tempo avrei imparato a ricordare con una vena di malinconia quei rimproveri. Mi sarebbe piaciuto ascoltare ancora le sue minacce in vernacolo, ma anche lei se ne era andata per sempre.
Mi era rimasta solo Alice. E le cose non andavano così bene.
Tino, devi smettere con la boxe. Sei da solo. Hai una laurea, perché non ti trovi un lavoro? Anch’io lo sto cercando, magari possiamo anche sposarci”.
Andrò a lavorare, ci sposeremo. Ma non adesso, prima devo vincere una medaglia ai Giochi”.
Questa della medaglia è un’ossessione. Mi sembra che tu lo faccia più per gli altri che per te stesso. Per tuo padre, per il vecchio maestro. Ma la vita è la tua, la nostra. Attento che così rischiamo di rovinare tutto”.
Non mi capisci, non mi capisci! Quella medaglia significa tutto per me, vorrebbe dire che non ho faticato invano, che non ho sprecato il mio tempo”.
Vincila e poi fai pure festa. Ma da solo. Io sono stanca di aspettare”.

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Ancora pioggia, sempre più fitta, sempre più forte. Ma adesso vedo con chiarezza la luce che esce dal capannone, la porta è aperta e un’ombra lunga e massiccia occupa metà dell’ingresso. Il dolore al fianco è diventato insopportabile. Il coltello è entrato nella pelle e quel maiale del Giannetti l’ha girato fino ad aprire una ferita che deve essere larga e profonda. Ho provato a tamponarla con un fazzoletto, ma dopo meno di dieci secondi mi sono ritrovato con uno straccio zuppo di sangue tra le mani. È andata meglio con l’asciugamano che avevo nel borsone, ma adesso non ce la faccio più.

Il capannone, l’uomo sulla porta. Ancora qualche passo e potrò chiedere aiuto.
Il Giannetti non è più un pericolo, è scappato quando gli ho sparato un montante alla punta del mento. È piombato a terra. Basso e in carne come è, ha schizzato fango ovunque. Si è rotolato nella pozzanghera, ha scosso la testa per ritrovare un minimo di lucidità e poi è corso via. Senza più il coltello e con un grande mal di testa come regalo.
PE-PAM!
L’uno-due era arrivato direttamente dalla Garbatella.
Gaetano Terlizzi Buonamonti provava a liberarsi di me che gli stavo attaccato come una ventosa. Quando c’era riuscito si era ritrovato in compagnia del gancio sinistro che gli avevo appena sparato in uscita sulla mascella.
Lo sapevo, lo sapevo. Sei grande Tinù, l’hai imbarsamato!
Stavolta era stato il pariolino a piombare al tappeto. E l’arbitro aveva cominciato il conteggio.
Uno, due, tre, quattro, cinque…

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Una passerella in legno a volte può diventare il sentiero che conduce alla salvezza. La pioggia ha trasformato il campo che sto attraversando in una gigantesca pozzanghera. Le scarpe affondano nel fango e appesantiscono la camminata. La passerella mi aiuta. Ho l’affanno, le gambe dure come legno stagionato, il ritmo del cuore che a volte sembra troppo forte, altre troppo lento. Quello che sto facendo è un viaggio all’inferno, ma non ho alcuna intenzione di arrendermi.
Agostino, sai cosa è la boxe?
Sì, maestro”.
Allora dimmelo, che cosa è?
Dare e prendere cazzotti”.
Ti sbagli, è il prezzo che dobbiamo pagare per guadagnarci il Paradiso”.
E dobbiamo pagarlo in palestra, maestro? Dobbiamo pagarlo subito?
Più soffri qui, meno soffri sul ring. Ricordati: se capirai la boxe fino in fondo, imparerai che senza sacrifici non potrai raggiungere quello che vuoi. Imparerai a non arrenderti mai, neppure quando finisci al tappeto. E ti servirà da lezione nella vita”.
Da quel momento in poi ho sempre lottato. E da qualche tempo per battermi ho scelto la squadra più difficile, quella dei buoni. Ho pagato per questo, ho pagato in una notte di tempesta.
…sei, sette, otto, nove, out!
Avevo vinto anche l’ultima sfida. Sarei andato all’Olimpiade, il sogno di una vita. Proprio cinque giorni dopo la morte di Gino. Il maestro se ne era andato senza prendersi la sua soddisfazione. Eppure anche stavolta mi era sembrato di sentirlo all’angolo. Non mi aveva abbandonato. Seduto sullo sgabello tra un round e l’altro avevo ascoltato i saggi consigli dell’uomo che mi aveva cambiato la vita.
Se fossi riuscito a vincere una medaglia ai Giochi gliel’avrei dedicata.
A lui e a papà.
Adesso il capannone è a pochi metri, ma ho la vista offuscata, il peso del corpo è diventato insopportabile, la ferita manda al cervello segnali d’allarme. Ancora qualche secondo e il buio calerà sull’intera storia, sulla mia vita.

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Mentre scivolo lentamente verso un’enorme pozza di fango, con la pioggia che continua a infierire, penso che è finita. Non vedo cosa ho davanti, sento solo qualche suono in lontananza. Riesco a capire poche parole, poi prima che tutto scivoli nella nebbia capto intere frasi.
Gianniiii, aiuto! Aiutooo! C’è un ferito a terra. Gianniiii, chiama il pronto intervento!
Fatto. Tranquillo Chicco, arriva subito. L’ambulanza era qui per l’incontro”.
Tranquillo? Ma che dici? Coooorri, devono correre! Questo sta morendo”.
Perché ti agiti così tanto, lo conosci?
È Tino Bellotti, quello che ha vinto l’oro all’Olimpiade due mesi fa. Quello che si batte assieme ai ragazzi di Don Guido contro gli spacciatori. Gliel’avevano promessa una lezione e adesso è arrivata”.
Eccoli, ecco gli infermieri. Correeete! Tino sta morendo!
A bordo di quell’ambulanza che vola verso l’ospedale ci sono anche il vecchio maestro e il mio papà. Mi si sento sereno. Il medico si danna l’anima per strapparmi alla morte. Ma io non avverto il minimo dolore. Paura non ne ho mai avuta.
E se anche dovesse farsi vedere ora, saranno quei due lì a farla scappare.
Devo lottare.
Qualche anno fa ho sentito una frase che mi ha colpito. Non ricordo se sia stato Muhammad Ali a pronunciarla o se sia invece uscita dalla bocca di Rocky in un film della serie infinita. Non importa. Quella frase l’ho copiata su un foglio, l’ho fatta incorniciare e l’ho appesa sul muro della mia cameretta.
Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi. E se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente”.
Guardia chiusa senza prendere altri colpi. Limitare i danni e reagire solo a botta sicura. È la regola della boxe. Ho un fisico eccezionale e come molti pugili ho imparato a soffrire senza arrendermi mai. Posso farcela.
Dieci ore dopo, il coach e papà se ne sono andati.
Quando apro gli occhi, vedo il celeste delle pareti della stanza, il bianco delle lenzuola, la luce del sole fuori dalla finestra dell’ospedale. Ho un ago infilato nella vena poco più giù dell’incavo del braccio sinistro. Mi sento confuso, nella testa ho un piccolo martello che non la smette di picchiare. Lento, implacabile, non la finisce mai. Il fianco mi fa ancora male, ma sono vivo e la sensazione più forte è un senso di pace. E di felicità.
Una mano sta accarezzando la mia. Mi giro e vedo il volto di Alice.
È tornata.
Bravo Secco, ce l’hai fatta. Hai vinto”.
Lo sussurra muovendo lentamente le labbra, poi sorride e mi bacia sulla guancia.
Sono finito al tappeto e ho trovato la forza di rialzarmi.
C’è il sole alto a Garbatella, si può ricominciare.