In quindicimila erano lì per Hagler vs Leonard, ma quando hanno visto le tette di Alechia…

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Le tette di Alechia. Erano uscite all’improvviso dal reggiseno che faticava a custodirle e si erano mostrate in tutto il loro splendore ai quindicimila gentiluomini stipati nell’arena del Caesars Palace. Un boato aveva segnato la performance della signorina.

Alechia Patch era una delle ring card girl (sopra tre rappresentanti della categoria), una di quelle ragazze che mostravano al pubblico il cartello che indicava il susseguirsi dei round. Erano vestite di poco. Generalmente un reggiseno che sottolineava la rotondità del contenuto e un paio di mutandine piene di lustrini e povere di stoffa. Avevano curve generose e provocavano la ola degli ormoni tra gli spettatori di ogni incontro di boxe.

Il combattimento, ma di questo pochi si ricorderanno, era quello tra Lupe Aquino e Davey Moore, sottoclou dell’evento principale: il mondiale dei pesi medi tra Marvin Hagler e Sugar Ray Leonard.

Era il 6 aprile del 1987.

Alechia stava entrando sul ring quando una spallina del reggipetto si era impigliata tra le corde, lei non se ne era accorta ed aveva fatto un salto sul quadrato.

E voilà! Topless, tette nude in versione originale. Evviva. L’effetto era stato immediato e devastante.

Un boato ancora più forte di quello che si sente per un touch down al Superbowli, urla ancora più alte di quelle che un qualsiasi essere umano lancerebbe dopo avere indovinato i numeri della Lotteria.

Bingo! Era il caso di dirlo. Scene di entusiasmo al limite del fanatismo, al punto che quando nella seconda ripresa Alechia si era ripresentata sul ring con il seno coperto, era stata travolta da fischi e grida di delusione.

I tre minuti del round erano trascorsi solo nell’attesa di rivedere lei, o meglio le sue tette. E invece tutto era tornato nella normalità. Nessuno dei presenti sembrava disposto a perdonarla.

Maschilisti?

Probabilmente.

Assatanati?

Sicuramente.

Per quella apparizione, anzi per l’intero lavoro, aveva ricevuto da Bob Arum un assegno da 75 dollari e un biglietto di bordo ring che valeva quasi dieci volte tanto.

Oltre a quei quindici minuti di popolarità, Andy Warol ne sarà stato felice, era stata destinataria di un’altra grande fortuna.

Si era potuta godere lo spettacolo da una posizione privilegiata.

Da qualsiasi parte avesse voluto guardare la vicenda, quella sarebbe stata per lei una notte indimenticabile.

(estratto dal libro Meraviglioso, di Dario Torromeo)

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