Boxe, 68 titoli a disposizione. Ventitrè Paesi hanno un campione, Italia a secco da sei anni

fragomeni_01All’alba del pugilato c’era un solo campione del mondo per otto categorie di peso: mosca, gallo, piuma, leggeri, welter, medi, mediomassimi, massimi.
Con gli anni sono aumentati gli Enti che gestiscono i titoli e di pari passo sono aumentate le suddivisioni. Sono entrate paglia, minimosca, supermosca, supergallo, superpiuma, superleggeri, superwelter, supermedi, massimi leggeri sino ad arrivare a 17l
Gli Enti principali sono quattro, con il risultato che dovremmo chiamare campioni del mondo 68 pugili con un aumento dell’88% rispetto a come eravamo partiti.
Non contenti ora si disputano titoli a catchweight (peso concordato fuori dai limiti ufficiali), cioè non bastano neppure 17 categorie…
Chiamarli mondiali mi riesce difficile. Come mi riesce difficile capire perché sono arrivati anche un’altra miriade di ulteriori incontri titolati: Silver, Intercontinentale, Internazionale, del Mediterraneo (ovviamente uno per ente). Con il risultato che per il Titolo del Mediterrano combattono anche rumeni e serbi, che la Romania si bagni sul Mar Nero e la Serbia non abbia alcun confine marino poco importa.
Anche perché per la serie “non conosci il basta” i sempre affamati Enti hanno inventato il campione a interim, il supercampione. Esistono titoli in affitto, altri assegnati un mese dopo il match, altri non tolti ai detentori che non li difendono o a quelli che si ritirano. Una bolgia infernale in cui riesce difficile districassi.
È il pugilato bellezza.
Ci sono ventirè Paesi che hanno un campione Wbc, Wba, Ibf o Wbo. Dentro ci sono un po’ tutti. Dal Canada alla Polonia, dal Sudafrica alle Filippine, dal Perù alla Colombia. Per non parlare di Gran Bretagna, Stati Uniti, Portorico e Messico che di campioni ne hanno più degli altri.
L’unica a rimanere fuori dal giro è l’Italia (ultimo detentore Giacobbe Fragomeni, foto, nei massimi leggeri, titolo perso il 21 novembre 2009 contro Erdei). Zero pugili con la cintura mondiale da sei anni. Eppure ci sono 68 titoli a disposizione. Vero, abbiamo meno soldi degli altri. Non esiste una televisione che finanzi il nostro professionismo e la Lega fa quello che può. Ma fa un po’ tristezza pensare a cosa eravamo e cosa siamo. Teniamo ancora botta in Europa, ma più in là non riusciamo proprio ad andare.

 

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