Scuffet, non avere fretta ragazzo

IL CALCIO sa raccontare delle belle storie. Oggi vi propongo quella di un ragazzo a cui l’ambiente rischia complicare la vita. Anche ieri è stato protagonista di una grande prestazione. Contro il Catania è risultato il migliore in campo. Non ha segnato perché non è il suo compito, ma Simone Scuffet ha comunque contribuito in maniera determinante alla vittoria, salvando la porta dell’Udinese con grandi parate. Ora dovrà difendersi da qualcosa di molto più insidioso che i tiri di un calciatore avversario. Il calcio non riesce a gestire con pacatezza i momenti di gioia. Esagera, ingigantisce sempre e comunque. E … Continua a leggere Scuffet, non avere fretta ragazzo

Agassi: Preferisco fare il papà

Qualche anno fa Andre Agassi è venuto a Roma. Questa intervista è stata realizzata in quei giorni, ma credo possa reggere anche oggi.   Andre Agassi, come racconta Roma ai suoi bambini? «E’ una città che non si può descrivere, è un’esperienza che vale la pena di vivere. Cultura, storia, passionalità della gente. Il cibo è favoloso. Il mio lavoro è una scusa per tornare.» Lei si è ritirato a 36 anni. Aspettava un’ultima grande vittoria per annunciare l’intenzione di lasciare il tennis? «Sino all’ultimo partita ho inseguito la vittoria, ma non per smettere. Non ho fatto come Sampras. Non … Continua a leggere Agassi: Preferisco fare il papà

Hagler-Hearns, lampi nel deserto

IL PRIMO colpo era stato un gancio destro, il gong era suonato da un secondo e il gancio destro di Hagler si era già stampato sulla mascella di Thomas Hearns. Era la notte del 15 aprile del 1985, il ring era quello del Caesars Palace di Las Vegas, l’arbitro si chiamava Richard Steele. Il vento che arrivava dal deserto aveva reso fresca la serata al termine di una giornata calda e umida. Marvin difendeva per l’undicesima volta il mondiale dei medi. Titolo unificato, racchiudeva tutte e tre le sigle maggiori: Wbc, Wba, Ibf. Niente banda dell’alfabeto, il campione era uno … Continua a leggere Hagler-Hearns, lampi nel deserto

Io e la Kournikova a Parigi

Era fine maggio del 2000, mi preparavo ad andare a Parigi per il Roland Garros. Marco Del Checcolo, che lavorava ancora per Adidas, mi aveva promesso un’intervista a tu per tu con Anna Kournikova se fossi arrivato un giorno prima del previsto. Avevo accettato. AK scatenava un morboso interesse nel mondo del tennis, e non solo, per quella sua sensualità adolescienziale. Si sarebbe ritirata nel 2003, a 23 anni, dopo avere disputato 147 tornei senza vincerne uno ma mettendo comunque assieme risultati tali da raggiungere il numero 8 del mondo. Questo è il racconto di quel pomeriggio con Anna Kournikova… … Continua a leggere Io e la Kournikova a Parigi

Serie A, F. 1 e tennis. Che noia…

LO SPORT mi sta annoiando. Calma, mi riferisco a qualche disciplina di grande diffusione. A spettacoli ai massimi livelli. In sintesi mi riferisco a tre sport che in passato mi hanno esaltato e ora mi fanno spesso sbadigliare. Mi annoio guardando la Serie A, la Formula 1 e il tennis. Sarà grave? Il calcio italiano mi sembra la pubblicità dei sonniferi. Non può essere divertente una partita giocata per non perdere, non può essere eccitante una gara senza fuoriclasse. Mi accontenterei di vederne uno per squadra. Dove sono Maradona, Del Piero, Van Basten, Platini, Batistuta, Ronaldo, Ibrahimovich, Baggio, Zidane, Falcao, … Continua a leggere Serie A, F. 1 e tennis. Che noia…

Quando si chiamava ancora Clay

NEL 1960 aveva volato verso l’Olimpiade di Roma indossando per l’intero viaggio un paracadute. L’aereo continuava a ballare. Ogni turbolenza era seguita al massimo da venti minuti di tregua, poi ne arrivava un’altra. Scossoni continui, a volte sembrava che l’aeroplano andasse giù in picchiata, pensavi che niente potesse fermarlo. Poi, come per magia, si stabilizzava. “Air pocket” dicevano gli americani, noi li chiamavamo “vuoti d’aria”. Seduto nelle prime file, assieme ai compagni di squadra, un ragazzo dalle guance piene e i capelli ricci, stringeva forte al petto il paracadute che aveva comprato in un negozio di residui bellici prima di … Continua a leggere Quando si chiamava ancora Clay

Tyson, il romanzo di un uomo solo

Indianapolis, Indiana, marzo 1995. SONO le 5 di mattina. Quattro gradi sotto zero, il gelo mi entra nelle ossa. Il taxi percorre quindici miglia senza mai cambiare direzione, segue la Washington Street che, appena fuori città, diventa Interstate 40. Fabbriche, desolazione, campi di basket, una chiesa Battista, la piatta provincia americana. Superiamo l’Aeroporto Internazionale, ancora cinque miglia e giriamo in Morgan Street. Davanti a me il Plainfield Youth Center, carcere di media sicurezza. Sono le 5 del mattino e un agente sta aprendo la cella del detenuto 922335: Michael Gerald Tyson, ex campione del mondo dei pesi massimi, in carcere … Continua a leggere Tyson, il romanzo di un uomo solo

Valentino e Messi, pifferai magici

IERI HO avuto l’ennesima conferma. Lo sport gode di popolarità universale solo se è in grado di regalare emozioni. E’ la sua spinta, una forza che va addirittura oltre la potenza del tifo, il senso di appartenenza. Stavo poco bene, ho trascorso la domenica in casa e ho visto tanta tv, Sky ovviamente. Ho guardato la prima gara del motomondiale in Qatar. Il duello tra Valentino Rossi e Marc Marquez è stato fantastico. Ho tremato, esultato, urlato. La televisione attenua fino quasi ad annullarla la percezione della velocità. Accade per le moto, ma anche per la Formula 1. Solo quando … Continua a leggere Valentino e Messi, pifferai magici

“Se vuoi lealtà, comprati un cane”

PER CINQUE round avevo assistito a un match intenso, duro, spietato. Picchiavano come pesi massimi, ma avevano la velocità dei welter. Un lampo nella quarta ripresa, quando il montante destro di Mugabi aveva centrato Hagler al mento. Mancavano venti secondi al gong. Quel pugno avrebbe messo giù chiunque, avrebbe folgorato un bue. Marvin però era più duro di una roccia ed era andato avanti come se l’altro gli avesse dato un buffetto. Muscoli che guizzavano sul torace e disegnavano immagini di potenza sulla schiena.  Occhi che incutevano rispetto. Uno spettacolo esaltante. Quei due si stavano picchiando senza volgarità tecniche nei … Continua a leggere “Se vuoi lealtà, comprati un cane”

Ashtabula, la città dei perdenti

TOMATO CAN. Gli americani li chiamano così, lattina di pomodoro. Se la rompi uno schizzo rosso esplode e riempie il corpo di quei perdenti di professione che da sempre attraversano il mondo del pugilato. Ashtabula è una piccola città di ventimila abitanti a nord est di Cleveland, Ohio. Bob Dylan l’ha accostata a San Francisco in “You’re gonna make me lonesome when you go”, ma questo porto sul lago Erie tra il popolo della boxe ha lasciato ricordi meno poetici. Ti cercherò nella vecchia Honolulu, San Francisco e Ashtabula, Adesso dovrai lasciarmi, lo so. Ma ti vedrò nel cielo sopra … Continua a leggere Ashtabula, la città dei perdenti