In Italia copiano (male) Usa Today

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RICORDO la scritta sulla copertina di un vecchio disco, riprendeva il titolo di un articolo del Melody Maker. Era il gennaio del 1965.

Beatles say Dylan shows the way.”

I Beatles dicono Dylan mostra la strada.

All’epoca avevo pensato che non fosse una semplice coincidenza il fatto che il singolo di maggior successo di quel 45 giri si fosse rivelato “The times they are a-changin’”. I tempi stanno cambiando.

Mi è rivenuto in mente tutto questo l’altro giorno mentre leggevo i siti online dei maggiori quotidiani italiani. Mi sembravano tutti uguali, tutti provenienti dalla stessa fonte. Non so chi sia stato l’artista che li ha disegnati, ma credo di sapere chi li ha ispirati.

So chi, come Dylan, ha mostrato la strada.

Tutto è accaduto nel settembre del 2012 quando, per fare come dicono oggi un’operazione di restyling, l’unico quotidiano nazionale americano ha cambiato faccia.

Usa Today ha indicato al mondo dei media la via da seguire.

Come spesso accade, dopo avere ruminato il concetto, l’Italia si è adeguata. Peccato si sia persa qualcosa per strada.

Non sono uno specialista del settore, ma sono sempre stato convinto che una buona idea, per quanto geniale, non debba necessariamente produrre effetti benefici ovunque.

Anche perché l’Italia non è gli Stati Uniti.

Lì godono da ricci con la musica country, qui la considerano roba da contadini. Girano, in Texas ma anche altrove, con cappello da cow boy e stivali da mandriani, che poi sarebbe la stessa cosa. Da noi fermeremmo il traffico se andassimo per strada vestiti cosi. Loro mangiano mediamente male, noi siamo patiti per lo slow food. Ci hanno colonizzati con la lingua, faticano a farlo con altre cose.

E’ per questo che non sempre quello che va bene lì, può avere lo stesso successo da noi. Copiare Usa Today non garantisce maggiore attenzione ai giornali online editi in Italia.

Anche perché loro ci mettono dentro qualcosa che noi continuiamo a inseguire, senza ancora raggiungere.

La notizia chiave di quel quotidiano americano si apre spesso su un servizio dedicato. Clicchi sul titolo e puoi guardare una sorta di speciale del telegiornale realizzato in esclusiva per te. Poi ci sono gli approfondimenti, i grafici, gli articoli a cui il servizio principale ti rimanda per capire meglio il problema. C’è il commento dell’esperto e le foto di riferimento.

Oggi da noi la notizia principale era il piano di Renzi per tagliare la spesa pubblica. Un quotidiano ha messo alla destra dell’articolo la sezione approfondimento. Ho cliccato ed ho scoperto che Massimo D’Alema aveva regalato la maglietta di Francesco Totti al Presidente del Consiglio. Seguivano altre quattro foto della cerimonia.

Di Beatles che sappiano seguire la strada mostrata da Dylan ne vedo pochi da queste parti.

Altri giornali hanno accompagnato il servizio guida con dei filmati. Ma non erano di produzione propria. Si doveva raccontare l’ennesima intercettazione di un barcone di disperati che viaggiava verso le nostre coste. I video erano della Marina Militare e dell’Aereonautica.

L’approfondimento sul tema dell’economia era presente su un solo quotidiano. E si limitava all’opinione dettata al telefono da un giornalista mentre sul video scorrevano immagini di repertorio.

Voglio dire che non basta la rivisitazione grafica, anche se viene chiamata restyling.

Resta comunque forte l’impressione che il sito sia sempre in subordine rispetto al cartaceo. C’è la sensazione di un continuo rimandare all’indomani mattina quando in edicola uscirà la “vera informazione.”

Usa Today sta provando a gestire il futuro. Fa interagire l’online, la televisione e il cartaceo. Non so se questo riuscirà a far scattare numeri positivi, so però che è un tentativo che merita di essere seguito.

Da noi per il momento si è solo disorientato il lettore.

Ho guardato più volte i siti di otto grandi giornali, mi sono sembrati tutti molto simili sul piano grafico. E in me che non sono abituato a questa esplosione di foto una dietro l’altra ha provocato solo disorientamento. Un senso di confusione, quasi di capogiro. Non sono riuscito a organizzare una selezione dell’informazione. Foto e titoletto, foto e due righe. Mi sembrava di essere dentro a un videogioco. Io invece cercavo solo notizie, un aiuto a capire meglio.

Ancora una volta, rispetto ai media americani, mi è poi mancato l’elemento grafico. Quello che esaltasse i punti chiave dell’argomento trattato e allo stesso tempo ne offrisse una valida sintesi. Volevo essere preso per mano e condotto verso una risposta ai miei quesiti. Volevo sapere tutto di quel fatto e mi trovavo davanti a poche righe. Ecco, anche qui c’è una sostanziale differenza.

Usa Today, in contrasto con quasi tutti i nostri quotidiani online, non esita a offrire un lungo e dettagliato reportage sul fatto principale della schermata base. Non interpreta Internet come il luogo dove sia indispensabile limitarsi a tre frasi e via. Divide il resoconto, ma offre a chi ha tempo e voglia la possibilità di avere un’informazione esaustiva.

Copiare non basta. In Italia sembra che tutto questo sia difficile da capire. Non mi piacciono i nuovi siti online dei maggiori quotidiani. Loro con sprezzante ironia potrebbero commentare “Ce ne faremo una ragione.”

Il fatto è che ho sentito molte persone esprimere gli stessi dubbi, identici pareri negativi. E non è ignorando l’opinione dei lettori che i media possono recuperare anche una minima parte del terreno perduto.

E’ ora di uscire dai palazzi e ascoltare quello che pensano le persone per cui il prodotto dovrebbe essere realizzato.

Sono pessimista. DI Beatles continuo a non vederne in giro.

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