Scuffet, non avere fretta ragazzo

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IL CALCIO sa raccontare delle belle storie.

Oggi vi propongo quella di un ragazzo a cui l’ambiente rischia complicare la vita. Anche ieri è stato protagonista di una grande prestazione. Contro il Catania è risultato il migliore in campo. Non ha segnato perché non è il suo compito, ma Simone Scuffet ha comunque contribuito in maniera determinante alla vittoria, salvando la porta dell’Udinese con grandi parate. Ora dovrà difendersi da qualcosa di molto più insidioso che i tiri di un calciatore avversario.

Il calcio non riesce a gestire con pacatezza i momenti di gioia. Esagera, ingigantisce sempre e comunque. E così rischia di rovinare le cose belle che ha. Simone Scuffet ha appena 17 anni e solo dieci presenze in Serie A. Ma già lo paragonano a Zoff, a Buffon, male che va ad Handanovic. Lo hanno già piazzato a Roma, Milan, Juventus e, ovviamente, a mezza Premier League. Per fortuna il ragazzo ha radici solide, una famiglia forte, e regge la pressione.

Questa è la sua storia.

Era un bambino di sei anni e vedeva Francesco Totti alla tv. Anche lui, come tanti, rimaneva incantato dal talento del capitano romanista. Le prime simpatie dunque viravano verso il giallorosso. Poi entrava nelle giovanili dell’Udinese ed era amore, per sempre. Per quanto possa esserlo quando hai solo 7 anni.

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La passione per il ruolo era scoppiata per caso, dettata più dall’istinto che da una scelta. Aveva sei anni quando il papà l’aveva portato su un campo di calcio.

Vai, gioca con gli altri bambini.”

E lui si era messo tra i pali.

Non ha più abbandonato il ruolo.

Sai Simone che anche il tuo papà giocava da portiere?” gli aveva chiesto a metà tra l’orgoglioso e il soddisfatto Fabrizio, bidello di professione, da giovane portiere con l’Aurora di Remanzacco, il piccolo e tranquillo paese nella provincia di Udine dove risiede la famiglia Scuffet. Seimila abitanti e il friulano centro-orientale come seconda lingua.

La mamma Donatella era rimasta a casa, preoccupata per quel figliolo esuberante che distruggeva tutti i soprammobili della famiglia tuffandosi di qui e di là. Nel salotto, ma anche in cucina.

Simone è figlio unico.

La vita degli Scuffet è cambiata due mesi fa, in un pomeriggio dello scorso 1 febbraio. L’Udinese giocava a Bologna, il titolare era Brkic che durante la fase di riscaldamento si era infortunato. Guidolin non era stato tanto a pensarci su, evidentemente nella testa aveva un’idea che gli frullava da tempo.

Spogliati Simone, giochi tu.

Udinese Channel riportava in diretta la notizia, Frabrizio e Donatella facevano un salto sulla sedia. Poi uscivano quasi di corsa dalla casa di via Santo Stefano per andare alla Birreria Edy a vedere la partita.

Grazie, grazie, grazie, dal Friuli ti salutiamo” gli messaggiavano dopo il fischio finale dell’incontro vinto 0-2 dall’Udinese. Lui gli rispondeva dal pullman della squadra. Sorridente e commosso.

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Simone Scuffet non ha ancora la patente, guida una mini car che i genitori gli hanno regalato quando aveva 14 anni. Con quella va agli allenamenti. Con quella va a scuola, all’Istituto Commerciale Deganutti in via Diaz. E’ nella Quarta A.

Nella Terza E studia Letizia Ciani, una bella ragazza alta e bionda. Una pallavolista dell’Automat Udine. Stagione passata in D, quest’anno in B1. Da poco più di un anno è fidanzata con questo ragazzo che ha già indossato la maglia della nazionale azzurra, anche se per ora solo a livello giovanile.

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Gran fisico, 1.90 per 85 chili, forte personalità. Nonostante la giovanissima età sa già come gestire la difesa. Margini di miglioramento nelle uscite alte. Ma anche grande reattività tra i pali e doti acrobatiche. Un talento naturale che deve comunque accumulare esperienza.

Ha 17 anni. Un’età in cui si ha un rapporto stretto con la tecnologia. E lui in materia ha fatto il pieno. Smartphone, twitter, computer, iPad, playstation. Gioca a Fifa con l’Udinese e ovviamente in porta c’è, indovinate un po’?, Simone Scuffet. Il resto del tempo libero, non è poi che tra studio e calcio gliene rimanga molto, lo passa guardando lo sport su Sky e giocando a biliardo. Palla 8 è il suo preferito, la specialità a tiri dichiarati. Esattamente il contrario di quello che fanno gli avversari nelle partite di campionato.

E’ un ragazzo tranquillo Simone. Se è in difficoltà chiede consigli ai genitori, ma gli piace anche fare lunghe chiacchierate con Lucio Pasqualin. E’ stato il suo professore di ginnastica alle medie. Lo va a trovare magari prima di un’intervista, di un incontro con un giornalista. Ma anche per parlare delle finali di pallatamburello, non si stancano mai di raccontarsi quell’impresa di quattro anni fa con il Remanzacco.

Il giovanotto aveva come suo idolo Buffon, poi ha fatto il raccatapalle di Handanovic all’Udinese e Gigi è sceso al secondo posto. Niente di personale, ma il contatto diretto ha i suoi vantaggi nella promozione della propria immagine.

Ora la stagione magica di Simone Scuffet potrebbe avere un altro importantissimo appuntamento. Il sogno nel cassetto è quello di volare a Rio de Janeiro con la nazionale, di fare parte del gruppo mondiale come terzo portiere. Ma senza fretta, la concorrenza è tanta. Il ragazzo è già felice così, non complichiamogli la vita.

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