marzo 2014
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IL CALCIO sa raccontare delle belle storie. Oggi vi propongo quella di un ragazzo a cui l’ambiente rischia complicare la vita. Anche ieri è stato protagonista di una grande prestazione. Contro il Catania è risultato il migliore in campo. Non ha segnato perché non è il suo compito, ma Simone Scuffet ha comunque contribuito in
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Qualche anno fa Andre Agassi è venuto a Roma. Questa intervista è stata realizzata in quei giorni, ma credo possa reggere anche oggi. Andre Agassi, come racconta Roma ai suoi bambini? «E’ una città che non si può descrivere, è un’esperienza che vale la pena di vivere. Cultura, storia, passionalità della gente. Il cibo
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Era fine maggio del 2000, mi preparavo ad andare a Parigi per il Roland Garros. Marco Del Checcolo, che lavorava ancora per Adidas, mi aveva promesso un’intervista a tu per tu con Anna Kournikova se fossi arrivato un giorno prima del previsto. Avevo accettato. AK scatenava un morboso interesse nel mondo del tennis, e non
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LO SPORT mi sta annoiando. Calma, mi riferisco a qualche disciplina di grande diffusione. A spettacoli ai massimi livelli. In sintesi mi riferisco a tre sport che in passato mi hanno esaltato e ora mi fanno spesso sbadigliare. Mi annoio guardando la Serie A, la Formula 1 e il tennis. Sarà grave? Il calcio italiano
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NEL 1960 aveva volato verso l’Olimpiade di Roma indossando per l’intero viaggio un paracadute. L’aereo continuava a ballare. Ogni turbolenza era seguita al massimo da venti minuti di tregua, poi ne arrivava un’altra. Scossoni continui, a volte sembrava che l’aeroplano andasse giù in picchiata, pensavi che niente potesse fermarlo. Poi, come per magia, si stabilizzava.
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Indianapolis, Indiana, marzo 1995. SONO le 5 di mattina. Quattro gradi sotto zero, il gelo mi entra nelle ossa. Il taxi percorre quindici miglia senza mai cambiare direzione, segue la Washington Street che, appena fuori città, diventa Interstate 40. Fabbriche, desolazione, campi di basket, una chiesa Battista, la piatta provincia americana. Superiamo l’Aeroporto Internazionale, ancora
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PER CINQUE round avevo assistito a un match intenso, duro, spietato. Picchiavano come pesi massimi, ma avevano la velocità dei welter. Un lampo nella quarta ripresa, quando il montante destro di Mugabi aveva centrato Hagler al mento. Mancavano venti secondi al gong. Quel pugno avrebbe messo giù chiunque, avrebbe folgorato un bue. Marvin però era
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Roma, vigilia degli Internazionali d’Italia 2010. Chiacchierata con Serena Williams, una delle più grandi giocatrici di sempre. Eravamo al bar del Foro Italico, ma mi sento in dovere di avvertire : in questa intervista si parla molto poco di tennis. SERENA, in campo offri sempre l’immagine di una ragazza dura, tosta. Ma quando esci da
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RICORDO la scritta sulla copertina di un vecchio disco, riprendeva il titolo di un articolo del Melody Maker. Era il gennaio del 1965. “Beatles say Dylan shows the way.” I Beatles dicono Dylan mostra la strada. All’epoca avevo pensato che non fosse una semplice coincidenza il fatto che il singolo di maggior successo di quel
