Tokyo 2020. I gesti degli atleti, la Carta Olimpica e il CIO…

Prima i fatti (e il comportamento del CIO), poi l’opinione.
La Regola 50 della Carta Olimpica dice: “Nessun tipo di dimostrazione o propaganda politica, religiosa o razziale è consentita in alcun sito, luogo o altra area olimpica”.

I pugili Julio Cesar la Cruz Peraza detto l’Ombra ed Emmanuel Reyes si sono affrontati nei quarti di finale della categoria pesi massimi. Sono entrambi cubani, ma solo il primo è in competizione per il suo Paese. L’altro, dopo un torneo in Russia, ha cercato asilo politico in Austria, Germania, Francia e Bielorussia. Alla fine lo ha trovato in Galizia, Spagna. Ed è proprio per la Spagna che ha combattuto a Tokyo 2020. Prima del match ha detto che avrebbe distrutto il suo avversario e alla fine avrebbe celebrato la vittoria al grido “Patria y vida!”, il motto dei contestatori del regime. Ha vinto la Cruz che dopo la proclamazione del successo ha urlato al pubblico: “Patria y vida, no! Patria o muerte, venceremos!”, la frase che ha accompagnato Fidel Castro nella rivoluzione conclusasi con la vittoria nel 1959.
Il CIO ha sentito i responsabili della rappresentativa cubana e ha chiuso il caso.
Raven Saunders, la statunitense che ha vinto l’argento nel getto del peso, sul podio dopo la premiazione ha alzato le braccia sopra la testa, le ha incrociate sino a formare una X e si è messa in posa per i fotografi. Con quel gesto manifestava il sostegno al movimento LGBT (lesbian, gay, bisexual, transgender) di cui è attivista.
Il CIO ha sentito i responsabili della squadra USA, non ha ancora ascoltato Raven a cui è morta da poco la madre.
Bao Shanju e Zhong Tianshi, le cinesi vincitrici dell’oro nella prova di velocità a squadre del ciclismo su pista, sono salite sul podio con una spilletta che aveva l’immagine dell’ex presidente Mao Zedong su giubbetto della tuta.
Il CIO ha sentito i responsabili della squadra cinese, dovrebbe chiudere il caso senza prendere alcun provvedimento disciplinare.
L’opinione (che è anche una provocazione…)
Perché c’è la Rule 50 nella Carta Olimpica?

SEMIFINALI E FINALI MASCHILI

1 AGOSTO

Welter (69 kg) McCormack (Gbr) b Walsh (Irl) wo
Welter (69 kg) Iglesias (Cub) b Zamkovoi (Roc) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub) b Dominguez (Aze) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) b Khataev (ROC) 4-1

3 AGOSTO

Piuma (57 kg) Ragan (Usa) b Takyi (Gha) 4-1
Piuma (57 kg) Batyrgaziev (ROC) b Alvarez (Cub) 3-2
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) b Kheif (Alg) 4-1
Massimi (91 kg) la Cruz (Cub) b Teixera (Bra) 4-1
Finale
Welter (69 kg) Iglesias (Cub)b. McCormack (Gbr) 5-0

4 AGOSTO


Supermassimi (+91 kg) Jalolov (Uzb) b Clarke (Gbr) kot 1
Supermassimi (+91 kg) Torrez (Usa) b Kunkabayev (Kaz) kot 3
Finale
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub) b Whittaker (Gbr) 4-1

5 AGOSTO

Mosca (52 kg) Paalam (Fil) b Tanaka (Gia) 5-0
Mosca (52 kg) Yafai (Gbr) b Bibossinov (Kaz) 3-2
Medi (75 kg) Khzhniak (Ucraina) b Marcial (Fil) 3-2
Medi (75 kg) Sousa (Bra) b Bakshi (ROC) 4-1
Finale
Piuma (57 kg) Batyrgaziev (ROC)
b Ragan (Usa) 3-2

6 AGOSTO

Leggeri (63 kg) Davis (Usa) vs Bachkov (Arm)
Leggeri (63 kg) Cruz (Cub) vs Garside (Aus)
Finale
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) vs la Cruz (Cub)

7 AGOSTO

Finali
Mosca (52 kg) Paalam (Fil) vs Yafai /Gbr)
Medi (75 kg)
Khzhniak (Ucraina) vs Sousa (Bra)

8 AGOSTO

Finali
Leggeri (63 kg)
Supermassimi (+91 kg) Jalolov (Uzb) vs Torrez jr (Usa)


Dominato e portato via con la sedia a rotelle. Passa il turno…

Martedì 3 agosto, fuso orario giapponese.
Ryomei Tanaka (Giappone) vs Yuberjen Herney Martinez Rivas (Colombia), valido per i quarti di finale dei pesi mosca (52 kg).

Il sudamericano vince chiaramente il primo round, stravince il secondo, si aggiudica di misura il terzo. Eppure il verdetto finale è 4-1 in favore del pugile di casa.
Martinez alla lettura del verdetto si inginocchia sul tappeto, non vuole crederci. Il poco pubblico nell’Arena lo applaude.
Tanaka esce dal ring, scende a fatica i gradini, si siede stravolto su una sedia. Per andare negli spogliatoi ha bisogno che entrambi gli allenatori lo sostengano, in pratica lo portano via a fatica dalla sala. Ma non basta, il pugile giapponese per raggiungere lo spogliatoio ha bisogno di una sedia a rotelle.
La delegazione colombiana, scandalizzata, fa reclamo al TAS (il Tribunale dell’Arbitrato Sportivo). Chiedono che il verdetto sia ribaltato. Come accade sempre in questi casi, il reclamo viene respinto. Tanaka conquista il bronzo, domani dovrebbe disputare la semifinale.
Il suo avversario sarà il filippino Carlo Paalam. Se rinunciasse non sarebbe una sorpresa.
Il giapponese ha ottenuto il pass olimpico grazie a una sorta di wild card concessa al suo Paese.
Continuiamo così, facciamoci del male.
L’AIBA non c’è, il CIO l’ha sospesa e rivedrà la sua posizione a Olimpiade conclusa. Al suo posto il Comitato Olimpico Internazionale ha affidato l’organizzazione del torneo alla Boxing Task Force, che si è ritrovata con un parco arbitri e giudici di secondo livello.
Finora (BTF e ufficiali di gara) avevano avuto fortuna, poi è arrivato questo verdetto. Uno scandalo.



Tokyo 2020. Giudici (e arbitri) sull’orlo di una crisi di nervi

Ancora una volta.
Ancora una valutazione del match in controtendenza, rispetto a quello degli altri quattro giudici.
Ancora un ufficiale di gara australiano.


Giudici (e arbitri) sull’orlo di una crisi di nervi.
Finale pesi mediomassimi, Arlen Lopez (Cuba) batte Benjamin Whitakker (Gbr) 4-1.
L’uno è Masksim Sulejamni (Aus) che ha dato il secondo round al britannico, quando a dominare era stato il cubano.
La Boxing Task Force (BTF) ha apportato due cambiamenti positivi rispetto al passato.
Cinque giudici a boro ring al posto dei tre di Rio 2016, i cartellini resi pubblici ogni singolo round anziché alla fine del match.
Non basta.
Trentasei gli arbitri e giudici selezionati dalla BTF del Comitato Olimpico Internazionale. Non tutti all’altezza.
In quarantotto match ci sono stati verdetti con quattro giudici da una parte e il quinto dall’altra. In più occasioni si sono viste differenze di sei punti nei tre round del combattimento.
Qualcuno sbaglia. E, come ho già scritto, sarebbe un bel problema se non fossero gli errori dei singoli, ma i peccati di valutazione della maggioranza a scrivere quegli imbarazzanti 4-1.
Nel campo in questione la signora Susann Köpke guida una classifica non certo gratificante. Per cinque volte si è trovata isolata e in disaccordo con il resto dei giudici. La 38enne di Rostock, addetta alle relazioni con l’estero in un’azienda della sua città, tre stelle Aiba, è ufficiale di gara dal 2010. Ed è una delle quattordici donne inserite nella lista dei 36 arbitri&giudici scelti dalla BTF per operare nell’Olimpiade giapponese.
A Tokyo 2020 lavora anche, sembra come coordinatore di arbitri e giudici, l’americano Angel Villareal funzionario tecnico ai Giochi di Rio 2016. Il CIO ha precisato che Villareal in Brasile non è stato né arbitro, né giudice. Ha aggiunto che non esiste alcuna indicazione che abbia partecipato ad azioni negative e che non è stato coinvolto in alcun illecito.
I trentasei arbitri sospesi dopo quell’Olimpiade sono ancora fermi, dopo cinque anni, a livello internazionale.
Solo da poche settimane l’Aiba ha aperto un’inchiesta sul caso affidandola al canadese Richard McLaren, il professore di diritto che è a capo della McLaren Global Sport Solutions (MGSS). L’agenzia investigativa sta indagando sulle denunce di irregolarità nel giudizio e nell’arbitraggio dell’Olimpiade 2016.
Un primo rapporto si dovrebbe avere entro la fine di questo mese.
A Tokyo i giudici si stanno esibendo in alcune inspiegabili acrobazie interpretative.
In questo settore si distinguono anche i due australiani Carl Ruhen e Masksim Sulejamni con un totale di set match in cui hanno indicato un vincitore diverso da quello degli altri quattro giudici. Fermi a tre, Simon Radoslov (Slovacchia), Abbar Bach (Marocco), Mansur Merhiddinov (Tajikistan).
Ricordo ancora una volta che la designazione della BTF ha portato in Giappone due rappresentanti de Mongolia, Argentina, Marocco, Stati Uniti, Australia, Cuba, Kazakhistan, Algeria. Oltre a ufficiali di gara dal Perù, Sri Lanka, Tajikistan, Indonesia più altri altri sedici. Nel gruppo non c’è un italiano.
Per non parlare degli arbitri. Molti di loro mi sono sembrati impacciati, inadeguati, inesperti. Hanno rischiato di far prendere un colpo in più (pericoloso) a pugili indifesi, non hanno visto un tentativo di morso, hanno richiamato per combattimento a testa bassa pugili che stavano schivando il colpo.
In totale, come facilmente prevedibile, un’Olimpiade che sotto questo aspetto ha prodotto tanti errori. La fortuna è stata che chi sbagliava era in minoranza e non ha inciso sul verdetto. Così lo scandalo è stato evitato. Per ora.

L’incredibile storia di Duke Ragan jr, dal dramma al sogno

Questa è la storia di Derek Duke Ragan jr (a sinistra nella foto).
Era un giorno di inizio marzo del 2019, il ragazzo sedeva nei primi banchi di un’aula di tribunale. Giacca, camicia, cravatta e una grande tensione a fargli compagnia. Per settimane aveva pensato al momento in cui avrebbe ricevuto la telefonata. Ora sembrava non gliene importasse più nulla.

Quando il telefonino cominciava a squillare, chiedeva scusa al signore che aveva vicino, si metteva in un angolo in fondo alla grande stanza e ascoltava in silenzio.
Qualche minuto di tempo lo aveva, il giudice non era ancora entrato.
Qualcuno dall’altra parte del filo gli diceva che doveva presentarsi a Colorado Springs, che la nazionale lo aspettava. Lui sorrideva, ringraziava e spegneva il cellulare. Poi tornava a sedersi al suo posto in quella camera enorme.
Appena in tempo per ascoltare suo padre che, alzatosi in piedi, si dichiarava colpevole di spaccio di droga. Aveva venduto 400 gr di fentanil, un oppiaceo sintetico. Lo condannavano a una pena che andava da 10 anni alla prigione a vita. Uscirà, nella migliore delle ipotesi, nel 2029.
È una vicenda drammatica, triste, dolorosa. L’ha raccontata Paul Daugherty sulle pagine del quotidiano Cincinnati Enquirer.
Derek Duke Ragan sr non è mai stato un tipo tranquillo. Già nel 2010 era stato arrestato per gioco d’azzardo organizzato nei locali interni del suo minimarket, il Derek’s Place.
Senior è anche l’uomo che ha insegnato a Junior a tirare di boxe. Voleva che possedesse le due anime del pugilato. Lo sognava forte nel fisico e abile nella tecnica. Per questo gli faceva vedere i filmati di Roy Jones jr o Muhammad Ali. Per questo lo convinceva a imparare il gioco degli scacchi.
Per due anni Senior è stato il manager di Junior. L’ha guidato dal 2017 al 2019. Non è andata poi così male se il ragazzo ha vinto l’argento ai Mondiali (2017), il campionato USA (2018) e ha perso solo in finale ai Panamericani (2019).
Il papà è sempre nella prigione di Butler County, il ragazzo invece combatte a Tokyo. È in finale tra i pesi piuma, giovedì 5 agosto affronterà il 23enne russo Batyrgaziev per l’oro.
L’Olimpiade era il sogno di una vita, quella convocazione sembrava l’avesse aiutato a realizzarlo. Poi era arrivata la pandemia e il sogno si era spostato in avanti di un anno, i Giochi di Tokyo erano stati posticipati al 2021. Troppo in là. Meglio passare professionista e tentare un’altra avventura. Così Junior aveva fatto. Presa la decisione, era arrivata immediatamente la proposta di Bob Arum che lo arruolava nella Top Rank. Dopo 150 vittorie e 20 sconfitte da dilettante, il 22 agosto del 2020 esordiva tra i professionisti con un successo per ko. Disputava altri tre match, vincendoli tutti.
A quel punto il sogno si era probabilmente allontanato per sempre.
Un anno dopo però arrivava un’altra telefonata, un’altra convocazione. La nazionale USA lo voleva ancora, avrebbe avuto il pass olimpico, il regolamento permetteva la partecipazione ai Giochi anche ai professionisti. Duke jr volava in Giappone per la sua campagna di avvicinamento all’obiettivo che aveva sempre avuto nel cuore. Lui e i suoi compagni Davis e Isley sarebbero stati i primi professionisti a battersi per gli States nella storia delle Olimpiadi.
Derek Duke Ragan compirà 24 anni il prossimo 18 settembre. Ha una figlia, si chiama Kinnedi ed è nata il giorno di San Valentino di quattro anni fa. È la sua grande motivazione, per lei affronterebbe qualsiasi fatica.
Nel tempo libero da allenamenti e match, aiuta la mamma nell’asilo di proprietà della signora.
La storia non finisce qui, ci sono altri capitoli che devono ancora essere scritti. Domani, alla Kokugikan Arena, scopriremo la trama del primo. Alle 8:35, ora italiana, Junior e Batyrgazaiev saliranno sul ring per stabilire chi è il più forte peso piuma di questi Giochi.
Poi Duke riprenderà la carriera da professionista, andrà a trovare il papà ogni domenica alla Butler County Prison, aiuterà la mamma all’asilo e coccolerà la piccola Kinnedi. Gli piacerebbe a fine serata tornare a casa e guardare la sua medaglia d’oro, quella che spera di portare al collo nel lungo viaggio dal Giappone a Cincinnati, Ohio.
Sono però sicuro che anche Albert Batyrgazaiev abbia interesse a metterci le mani sopra. E allora, non ci resta che aspettare, manca poco…

SEMIFINALI E FINALI MASCHILI

1 AGOSTO

Welter (69 kg) (Gbr) b Walsh (Irl) wo
Welter (69 kg) Iglesias (Cub) b Zamkovoi (Roc) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub) b Dominguez (Aze) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) b Khataev (ROC) 4-1


3 AGOSTO

Piuma (57 kg) Ragan (Usa) b Takyi (Gha) 4-1
Piuma (57 kg) Batyrgaziev (ROC) b Alvarez (Cub) 3-2
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) b Kheif (Alg) 4-1
Massimi (91 kg) la Cruz (Cub) b Teixera (Bra) 4-1
Finale
Welter (69 kg) Iglesias (Cub)b. McCormack (Gbr) 5-0


4 AGOSTO

Supermassimi (+91 kg) Jalolov (Uzb) b Clarke (Gbr) kot 1
Supermassimi (+91 kg) Torrez (Usa) b Kunkabayev (Kaz) kot 3
Finale
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub)
b Whittaker (Gbr) 4-1

5 AGOSTO

Mosca (52 kg) Tanaka (Gia) vs Paalam (Fil)
Mosca (52 kg) Yafai (Gbr) vs Bibossinov (Kaz)
Medi (75 kg) Khzhniak (Ucraina) vs Marcial (Fil)
Medi (75 kg) Sousa (Bra) vs Bakshi (ROC)
Finale
Piuma (57 kg) Ragan (Usa) vs Batyrgaziev (ROC)

6 AGOSTO

Leggeri (63 kg) Davis (Usa) vs Bachkov (Arm)
Leggeri (63 kg) Cruz (Cub) vs Garside (Aus)
Finale
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) vs la Cruz (Cub)

7 AGOSTO

Finali
Mosca (52 kg)
Medi (75 kg)

8 AGOSTO

Finali
Leggeri (63 kg)
Supermassimi (+91 kg) Jalolov (UZb) vs Torrez jr (Usa)



Tokyo, abbiamo un problema… I giudici vanno contromano

Tokyo, abbiamo un problema.
Giudici e arbitri navigano a vista, quasi mai nello stesso mare.
E se fossero sulla terra andrebbero contromano.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, comincia così il monologo di Ruger Hauer in Blade Runner.
Ho avuto la fortuna di vedere otto Olimpiadi estive, sono anziano e di cose che non posso immaginarmi ne sono rimaste davvero poche. Debbo comunque dire che questa edizione giapponese riassume al meglio alcuni dei lati più negativi del pugilato.
Carl Ruhen è un signore di 54 anni, rappresenta l’Australia in questi Giochi. È direttore del settore arbitri e giudici di quel Paese, tiene anche dei corsi in luoghi lontani. Può vantare tre stelle Aiba, ha insomma la documentazione giusta per sedere a bordo ring e stilare il suo cartellino.
Mi riesce difficile però capire perché oggi si sia trovato in disaccordo con i suoi quattro colleghi nell’intero match.
Si combatteva la semifinale dei pesi massimi tra il cubano Julio la Cruz e il brasiliano Abner Teixera.
Primo round.
Quattro giudici per il cubano, uno (Ruhen) per il brasiliano.
Secondo round.
Tre giudici per il cubano, due (lui e il mongolo, già protagonista di qualche svarione) per il brasiliano.
Terzo round, e qui entriamo nel mondo del mistero.
Quattro giudici per il cubano, uno (indovinate chi?) per il brasiliano.
Verdetto.
Quattro giudici per il cubano, il signor Carl Ruhen per il brasiliano (30-27!).
Salto le prime due riprese e arrivo subito allo show finale. Non so trovare un solo motivo per dare l’ultima ad Abner Texeira.
la Cruz lo ha dominato, lo ha sballottato per il ring, aggredito, colpito. È stato più attivo, più aggressivo, più consistente. Ma tutto questo non è basto all’arbitro australiano per segnare quel benedetto 10-9 in suo favore.
Ho visto il match assieme a quattro amici appassionati di boxe.
Il primo ha sostenuto un’interessante teoria.
“la Cruz ha l’alitosi e questo Cahen proprio non riesce a sopportarlo”.
Il secondo è andato sul tecnico.
“Il giudice australiano non gradisce l’idea che Julio sia un guardia normale in un Paese di mancini”.
Il terzo ha optato per una motivazione più fantasiosa.
“È se il cubano fosse stonato?”
Il quarto ha pensato bene di prendersela con me.
“E se fossi tu a capire poco di pugilato e il giudice avesse visto giusto?”
Ho risposto sereno.
“Potrebbe essere, te lo concedo. Ma allora il problema sarebbe ancora più grave, perché la Boxing Task Force (BTF) sarebbe costretta a mandare velocemente a casa gli altri quattro giudici: il mongolo Tserenkhand, il marocchino Abdellatif, il polacco Milczarek e l’irlandese MacDiarmada. E con loro, buona parte degli ufficiali di gara”.
La realtà credo, sia più semplice di ogni ironica interpretazione.
Tokyo, abbiamo un problema. Un enorme problema.
La BTF finora ha avuto una grande fortuna, anzi preferisco chiamarlo con il suo nome popolare: culo. Gli errori non sono stati pagati a caro prezzo. Spero che si continui così sino in fondo, ma il livello di arbitri e giudici è davvero poco in linea con una grande manifestazione come l’Olimpiade. Lo scandalo è sempre in agguato.

SEMIFINALI E FINALI MASCHILI

1 AGOSTO

Welter (69 kg) McCormack (Gbr) b Walsh (Irl) wo
Welter (69 kg) Iglesias (Cub) b Zamkovoi (Roc) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub) b Dominguez (Aze) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) b Khataev (ROC) 4-1

3 AGOSTO

Piuma (57 kg) Ragan (Usa) b Takyi (Gha) 4-1
Piuma (57 kg) Batyrgaziev (ROC) b Alvarez (Cub) 3-2
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) b Kheif (Alg) 4-1
Massimi (91 kg) la Cruz (Cub) b Teixera (Bra) 4-1
Finale
Welter (69 kg) Iglesias (Cub)b. McCormack (Gbr) 5-0

4 AGOSTO

Supermassimi (+91 kg) Jalolov (Uzb) vs Clarke (Gbr)
Supermassimi (+91 kg) Torrez (Usa) vs Kunkabayev (Kaz)
Finale
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) vs Lopez (Cub)

5 AGOSTO

Mosca (52 kg) Tanaka (Gia) vs Paalam (Fil)
Mosca (52 kg) Yafai (Gbr) vs Bibossinov (Kaz)
Medi (75 kg) Khzhniak (Ucraina) vs Marcial (Fil)
Medi (75 kg) Sousa (Bra) vs Bakshi (ROC)
Finale
Piuma (57 kg) Ragan (Usa) vs Batyrgaziev (ROC)

6 AGOSTO

Leggeri (63 kg) Davis (Usa) vs Bachkov (Arm)
Leggeri (63 kg) Cruz (Cub) vs Garside (Aus)
Finale
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) vs la Cruz (Cub)

7 AGOSTO

Finali
Mosca (52 kg)
Medi (75 kg)

8 AGOSTO

Finali
Leggeri (63 kg)
Supermassimi (+91 kg)



Tokyo 2020. È giapponese la prima campionessa dei piuma

Ha vinto a sorpresa Sena Irie, ventenne studentessa giapponese. Pochi muscoli, grande temperamento.
Sconfitta la favorita Nesthy Petecio che in semifinale aveva eliminato Irma Testa.


Primo round alla giapponese, secondo alla filippina. Si arriva in parità agli ultimi tre minuti.
Sena Irie decide di giocarsi tutto, accetta la battaglia, a tratti va a cercare lei la filippina con colpi dritti e qualche serie al corpo. È una ripresa confusa, giocata più sulla forza di volontà che su quella dei colpi. Lega la Petecio, non fa un passo indietro la Irie.
Alla fine verdetto all’unanimità, ma di strettissima misura.
Sena Irie è del 2000, il 9 ottobre compirà ventuno anni. Ha scoperto la boxe da bambina, nel 2008, leggendo un fumetto che parlava di pugilato.
La chiamano il coccodrillo e sinceramente, dopo averla vista disputare la finale, non capisco il perché.
Unica nota stonata dell’ultimo atto della nuova categoria olimpica dei piuma, il cartellino dell’argentino Manuel Vilarino che non ha mai avuto dubbi: la sua preferenza è sempre andata alla pugile di casa, anche nel secondo round.
Lacrime in abbondanza sul ring e durante la premiazione.


Sena Irie abbracciava tutti e piangeva.
Nesthy Petecio si diceva orgogliosa (uk.sports.yahoo.com) di fare parte della comunità LGBT (lesbian, gay, bisexual e transgender), poi dedicava l’argento al suo coach e a un amico che se ne è andato per sempre poco tempo fa.
Sul podio a ricevere il bronzo, Irma Testa e la britannica Kariss Artingstall.

FINALE DONNE

Piuma (57 kg, finale): Irie (Gia) b Petecio (Fil) 5-0 (29-28, 29-28, 29-28, 29-28, 30-27)
Oro: Sena Irie (Giappone)
Argento: Nesthy Petecio (Filippine)
Bronzo: Irma Testa, Kariss Artingstall (Gran Bretagna)

Gli Usa per uscire dal tunnell puntano sul supermassimo…

Billy Walsh, coach irlandese, ha il compito di restituire agli Stati Uniti la gloria di un tempo.
L’hanno chiamato per ricostruire un sogno.


I pugili USA hanno vinto l’ultimo oro olimpico ad Atene 2004 con Andre Ward, nei mediomassimi. Poi nelle ultime tre edizioni dei Giochi hanno messo assieme solo tre medaglie: il bronzo di Deontay Wilder nel 2008 a Pechino, quello di Shakur Stevenson unito al bronzo di Nico Hernandez a Rio 2016.. Con in mezzo lo Zero Assoluto di Londra 2012.
Parlo degli Stati Uniti, una potenza nella storia dello sport olimpico, 113 medaglie in totale, 40 in più di Cuba che è al secondo posto della classifica. Ma sono vittorie che appartengono al passato, ricordi di quando il pugilato andava sui network in chiaro e in diretta, di quando le sfide USA vs Cuba facevano audience più che rispettabili. Erano gli anni Settanta, quelli degli ori dei fratelli Michael e Leon Spinks, di Sugar Ray Leonard. La NBA era uno sport in crescita, ma niente dirette TV per le finali della pallacanestro, solo nastri registrati e mandati in differita dalle televisioni nazionali.


Poi sono arrivati Larry Bird e Magic Johnson nel 1979, Michael Jordan nel 1984 e tutto è cambiato. I giocatori hanno cominciato a guadagnare di più, l’esposizione mediatica si è moltiplicata e i ragazzi hanno preso quella strada, piuttosto che imbarcarsi nei rischi della boxe.
Il pugilato amatoriale con il passare del tempo ha attratto sempre di meno. Gli americani adorano la potenza, la forza fisica. Il baseball con i suoi battitori capaci di scagliare palle a una velocità tale da abbattere un muro, la NFL con la brutalità dei contrasti, la durezza degli scontri. Dall’altra parte ecco una boxe che ignora il knock down, mettendolo alla stessa stregua di un diretto tirato con poca convinzione, una boxe in cui l’assenza quasi totale dei ko è la regola. Anche questo contribuiva a fare calare l’indice di gradimento, ad attirare sempre meno ragazzi che col tempo avevano mutato i loro interessi. Il mondiale professionisti era diventato l’unico obiettivo, la medaglia olimpica non era più un sogno.
C’erano poi gli ostacoli interni. Gli Stati Uniti avevano, e hanno, un Centro Nazionale a Colorado Springs, ma la guida generale non era affidata a un solo tecnico. Ogni pugile aveva il suo allenatore, ogni allenatore aveva un suo metodo. È stata la prima battaglia che Billy Walsh ha cercato di combattere.. Ha provato a convincere i maestri a lavorare tutti assieme per lo stesso scopo, con lo stesso intento, con gli stessi criteri. Poi, finiti i Giochi, lui avrebbe restituito loro i pugili. Atleti che all’Olimpiade avrebbero guadagnato consapevolezza e popolarità.
Per stimolare i pugili ha usato vecchi metodi.
Ha parlato a lungo con loro, li ha convinti che le medaglie ai Giochi sarebbero state un passaporto importante nel passaggio al professionismo. Ha spiegato come di campioni del mondo tra i professionisti ve ne siano almeno quattro per categoria, mentre nel dilettantismo c’è un solo campione ogni quattro anni. Ha riempito le porte delle loro stanze di foto dei grandi del passato. Da Leonard a Foreman, Frazier e ovviamente a Muhammad Ali. La foto del più grande campeggia su un muro della palestra. È accanto a lui, a quell’immagine, che sognano di vedere la loro foto tutti i componenti della squadra. Adesso anche loro vogliono diventare grandi, vincendo un oro in una Olimpiade.
I supermassimi sono gli uomini copertina di una squadra. L’ultimo statunitense a conquistare l’oro nella categoria è stato Tyrrell Biggs che nel 1984 ha sconfitto Francesco Damiani nella finale di Los Angeles, dopo avergli scippato la vittoria ai Mondiali di Monaco 1982.
A Tokyo gli Stati Uniti sperano di finire questo lungo digiuno (non vanno a medaglia dal 1988, quando Riddick Bowe perse in finale a Seul contro Lennox Lewis). L’uomo della riscossa si chiama Richard Torres jr e ha appena battuto il cubano Dainier Pero nei quarti, medaglia di bronzo assicurata. Mercoledì 4 agosto affronterà il kazako Kamshybek Kunkabayev per guadagnarsi un posto nella finale che vale l’oro.
A lui Greg Bishop ha dedicato un lungo servizio su Sports Illustrated.
Lo allena da sempre il papà, Richard sr. Il signor Torrez non è in Giappone, ma ogni giorno parla con il figlio attraverso Zoom. Lo fa dalla palestra di famiglia, dove si sono allenati per migliaia di ore. Il ragazzo ha le idee chiare,
“Ho già vinto medaglie e so che le medaglie sono fantastiche. Ma non sono qui per vincere una medaglia, sono qui per conquistare l’oro. Questo è il mio obiettivo. Questa è la mia ambizione. Non vedo l’ora di parlare con mio padre per dirgli cosa sono riuscito a fare” ha dichiarato al Fresno Bee.
È un pugile fuori dagli schemi. Viene da una famiglia benestante, ha frequentato l’Università, quando gli è stato posto l’obbligo di una scelta, ha preferito la boxe alle possibilità di altri lavori.
Scrive Bishop.
Era iscritto al club di robotica e scacchi della Mission Oak High School di Tulare, in California. Risolve i cubi di Rubik in pochi minuti e adora i trucchi di magia, tipo mischiare i mazzi di carte e indovinare quella che avete visto. Ascolta Beethoven e i genitori sono due insegnanti. Una volta la madre gli ha chiesto: “Non fa male essere colpiti?”. “Certo”, ha risposto lui. “E cosa c’è che non va nel golf?” ha replicato la signora.
Altri due passi e potrebbe riportare gli States dove erano un tempo.
Ma sarà dura, il kazako è forte. È il numero 2 del mondo, mentre Torrez è solo il 17.
Il ragazzo insiste, non è un problema.
“Sono qui per l’oro, sono pronto”.
Billy Walsh lo guarda con rispetto, la devozione alla causa di Richard quasi lo commuove. Due dei suoi uomini sono già a medaglia, in corsa per realizzare un sogno. Il piano in fin dei conti potrebbe funzionare.

SEMIFINALI E FINALI MASCHILI

1 AGOSTO

Welter (69 kg) (Gbr) b Walsh (Irl) wo
Welter (69 kg) Iglesias (Cub) b Zamkovoi (Roc) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Lopez (Cub) b Dominguez (Aze) 5-0
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) b Khataev (ROC) 4-1

3 AGOSTO

Piuma (57 kg) Ragan (Usa) vs Takyi (Gha)
Piuma (57 kg) Alvarez (Cub) vs Batyrgaziev (ROC)
Massimi (91 kg) Gadzhimagomedov (ROC) vs Kheif (Alg)
Massimi (91 kg) Teixera (Bra) vs la Cruz (Cub)
Finale
Welter (69 kg) McCormack (Gbr) vs Iglesias (Cub)

4 AGOSTO

Supermassimi (+91 kg) Jalolov (Uzb) vs Clarke (Gbr)
Supermassimi (+91 kg) Torrez (Usa) vs Kunkabayev (Kaz)
Finale
Mediomassimi (81 kg) Whittaker (Gbr) vs Lopez (Cub)


5 AGOSTO
Mosca (52 kg) 
Mosca (52 kg)
Medi (75 kg) Khzhniak (Ucraina) vs Marcial (Fil)
Medi (75 kg) Sousa (Bra) vs Bakshi (ROC)
Finale
Piuma (57 kg)

6 AGOSTO
Leggeri (63 kg)
Leggeri (63 kg)
Finale
Massimi (91 kg)

7 AGOSTO
Finali
Mosca (52 kg)
Medi (75 kg)

8 AGOSTO
Finali
Leggeri (63 kg)
Supermassimi (+91 kg)






Vince. Festeggia, salta, si sloga la caviglia. Niente semifinale…

In Italia erano passate da poco le 6 del mattino di venerdì, quando sul ring della Kokugikan Arena di Tokyo è andato in scena un piccolo grande dramma.


Lo speaker faceva il suo annuncio con la solita lentezza, prendendosi un attimo di tempo prima di comunicare la sentenza, il verdetto del quarto di finale dei pesi welter. “Vince… per split decisionn…..con il risutato di 4-1…. all’angolo rosso, Aidan Walsh”.
È in quei momenti che l’adrenalina pompa al massimo, ti senti padrone del mondo, il cuore ti scoppia di felicità.
Aidan (che è il fratello di Michaela, eliminata al secondo turno da Irma Testa nei pesi piuma) aveva appena sconfitto Marven Clair delle Mauritius e si era garantito la medaglia di bronzo. Irlanda in festa.
Walsh non tratteneva l’esultanza, saltava, saltava ancora.
Purtroppo atterrava male sul tappeto del ring, la caviglia sinistra si piegava in modo innaturale, cedeva. Un dolore sul momento sopportabile, l’euforia lo ricacciava indietro. Le cose però si complicavano quasi subito. Nello spogliatoio il dolore diventava più forte, l’irlandese doveva lasciare il Palasport su una sedia a rotelle. I primi comunicati del settore medico del team parlavano di una leggera slogatura.
Ieri avrebbe dovuto incontrare Pat McCormack, britannico. Il vincitore sarebbe andato a giocarsi la medaglia d’oro.
Ma questa mattina, a poche ore dalla sfida, non erano i pugni di un avversario a fermare Aidan, bensì una TAC che decretava la sua impossibilità a combattere.
Peccato


La saggezza di Irma, esempio per chi sa solo insultare

Dedico queste righe a tutti quei personaggi che lo scrittore americano Kurt Vonnegut descrive alla perfezione nel sua aforisma.
Ci sono troppi esseri umani che non vogliono ridere, che non riescono a pensare; vogliono soltanto credere, arrabbiarsi, odiare.

Ho letto su Corriere della Sera, Repubblica, Stampa, Gazzetta dello Sport, le interviste rilasciate da Irma Testa (foto FPI/Bozzani) agli inviati italiani a Tokyo. Non ero lì, non posso giurare sulla veridicità di ogni singola parola, ma tutte le interviste riportano gli stessi concetti.
Quando raggiungi la semifinale, in automatico pensi alla finale: fino a ieri ero tesa, ero ancora nel torneo. Ora invece voglio godermi questo podio: a freddo potrebbe piacermi ancora di più.
Dopo il prime round la Petecio mi ha sorriso, era rilassata ed era come se mi dicesse “tranquilla, ti sistemo io”. Quando l’ho vista venirmi addosso mi sono detta: nooo! Ha cambiato stile, si è messa a picchiare da vicino, era molto forte, era la campionessa del mondo. Lei ha cambiato tattica, io non ho saputo fare altrettanto, avevo la testa fissa al primo round, non ho cambiato marcia.
Negli ultimi anni ho cercato di non lasciare nulla al caso. Non è bastato, ma credo di essere stata quasi perfetta.
Ero piccolina, in Brasile. Confidavo nella medaglia più di quanto abbia fatto in Giappone. Ero un’illusa: c’erano avversarie più esperte di me, quell’approccio mi ha fregato. Adesso sono più matura: non ho dato nulla per scontato ed eccomi qui, sul podio. A parte la filippina che mi ha negato la finale, sono superiore nel fisico a tutte le altre.

Parole che confermano la maturità di Irma Testa, capace di analizzare con eleganza e sportività la sua grande Olimpiade.
Esce dai Giochi davvero a testa alta Irma, talentuosa sul ring, saggia nelle dichiarazioni.
Altrettanto non può dirsi di qualche avventuriero dell’insulto. Mai vincente, soprattutto quando sfida la lingua italiana.

Tokyo 2020. Irma, una sconfitta crudele ma giusta

Fuori sul più bello. Quando c’era da mangiare il dolce, Irma Testa si è alzata da tavola e se ne è andata. Voglio dire subito un paio di cose, tanto per essere chiaro.


Nesthy Petecio ha vinto con pieno merito, Irma Testa (foto FPI/Bozzani) rimane una pugile di enorme talento.
Una sconfitta non cancella le tante cose belle viste in questa Olimpiade. Ha boxato per tre match da regina, non si può dimenticare tutto per due riprese andate male. Per un intero round, il primo, ho pensato che niente e nessuno avrebbe potuto toglierle la finale dei Giochi.
Tre minuti fatti di pochi, pochissimi colpi. Un grande senso di cose incompiute, il silenzio di pugni che non arrivavano, l’attesa non ripagata di quegli uno-due che ci avevano entusiasmato. Eppure quella prima ripresa mi aveva confortato. L’unica ad avere fatto qualcosa era stata Irma, l’unica ad andare a segno, l’unica a incidere sull’incontro. La firma su quel primo round era la sua, i giudici concordavano. Stranamente tutti si ritrovavano dalla parte giusta.


La filippina cambiava radicalmente atteggiamento nella seconda ripresa. Entrava in battaglia, si toglieva dalla testa l’idea che potesse sconfiggere la rivale aspettandola. E allora, via. Dentro al cuore della sfida. Con coraggio, determinazione. Per carità, anche con un pizzico di confusione, ma con tanta voglia di vincere.
La Testa sembrava bloccata, nei colpi e nella gioia che le sarebbe servita per inseguire la conquista. Si intristiva nell’animo. Sembrava timida davanti alla guerriera che era appena scesa in campo. La Petecio mulinava le braccia, le si avventava addosso come un torello infuriato. Ecco, pensavo a torto, cara filippina vuoi rovinarti da sola. I colpi di incontro dell’azzurra sono le armi migliori del suo repertorio. Ma cosa stava accadendo, maledizione. L’altra era costantemente in attacco, accorciava la distanza e a volte colpiva. La determinazione ritrovata negli ultimi tempi da Irma Testa era improvvisamente sparita, proprio nel momento più importante della sua intera carriera sportiva, .


Pari. Ci si giocava tutto nell’ultimo round. Sarebbe servita l’azzurra dei tempi migliori, quella che puniva ogni sconsiderata che provasse ad attaccarla, quella che, implacabile, infilava i suoi lunghi colpi sulla faccia della nemica di turno. Davanti aveva una rivale forte, una campionessa del mondo in carica, una donna che aveva una fame maledetta di successo. L’italiana avrebbe dovuto mettere sul piatto l’applicazione pratica della sua bravura, la capacità di concretizzare un talento superiore, la voglia assoluta di fare capire a Nesthy Petecio e al mondo chi fosse la più forte.


Purtroppo non è andata come speravamo, come lei sognava. Irma Testa è uscita sul più bello, a un passo dal giocarsi l’oro olimpico.
Niente da recriminare, ma nel cuore mi resta un’impalpabile sensazione di felicità inespressa. In finale martedì 3 agosto avrebbe potuto esserci lei, la ragazza di Torre Annunziata. Il match con la Petecio lo ha dimostrato. Ma non è certo delusione quella che sto provando, non sarebbe nè giusto nè corretto. Nel pugilato bisogna ricordarsi tutti i momenti di ogni singolo match, non solo i colpi dell’ultimo round. Irma ha fatto una grande Olimpiade. Peccato solo si sia alzata da tavola quando stavano portando il dolce, non l’ha neppure assaggiato.

PESI PIUMA (semifinale, 57 kg) Nesthy Petecio /Filippine) b. Irma Testa 4-1.