Rio Ferdinand, ex grande calciatore, vuole diventare pugile professionista

La boxe l’ha aiutato a recuperare il controllo del corpo e della mente, adesso lui ha deciso di non tradirla. Vuole diventare un pugile professionista.
Due anni fa Rebecca Ellison è morta, un cancro al seno se l’è portata via. Era sua moglie. Lui è rimasto da solo a fare da mamma e paprà ai loro tre bambini: Lorenz, Tate e Tia.
Gli sembrava che nulla avesse più valore, era difficile continuare a vivere senza di lei.


Poi l’amore per i tre bambini è riuscito a tirarlo fuori dal buio. Ha provato a esorcizzare le sue paure scrivendo un libro, girando un documentario per la BBC. Sempre lo stesso tema, un uomo per il ruolo di entrambi i genitori. Serviva una grande forza per superare il blocco, come serve a chiunque si è trovato o si trovi in questa situazione.


E allora ha provato a sfogare qualche frustrazione attraverso l’esercizio fisico. È un atleta professionista, gli veniva facile. In palestra ha accumulato ore di allenamenti. Faceva il calciatore, aveva lasciato tutto. La boxe l’ha sempre amata. La seguiva in tv, era amico di fighter famosi. Poco alla volta è tornato padrone del suo corpo, ha ritrovato un equilibrio mentale. E allora si è chiesto se non fosse il caso di provarci.
Ha presentato richiesta per una licenza di pugile professionista alla British Boxing Board of Control. Attende risposta.


“La boxe è uno sport incredibile per la mente e il corpo. Ho sempre avuto una passione per questa disciplina e questa sfida è l’occasione perfetta per mostrare alla gente ciò che è possibile fare se ci credi con tutta l’anima. È una sfida che non prendo alla leggera. Chiaramente non tutti possono diventare pugili professionisti, ma con il team di esperti che lo sponsor sta mettendo insieme e la preparazione che dovrò seguire quello che sto facendo potrebbe anche realizzare il mio sogno.  Tutto è possibile “.
Lui è Rio Ferdinand, ex difensore del Machester United (312 partite, 7 gol) e della nazionale inglese (82 presenze, 3 gol). Un grande del calcio.

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Ilaria D’Amico, Sky, il Milan. Ilary Blasy e Francesco Totti…

Le dichiarazioni di Ilaria D’Amico, nel corso di Sky Calcio Show, sulla solidità economica del Milan (“Se ci saranno tutte le coperture finanziarie, questa società ha fatto cose pazzesche. Il se bisogna mettercelo perché sono stati talmente tanti gli investimenti che aspettiamo ovviamente di vedere tutto quanto nero su bianco“) ha scatenato la reazione della società che ha proibito a tutti i tesserati di partecipare alle trasmissioni della televisione di Murdoch.

Non entro nel merito della vicenda, non ho elementi sufficienti e non so se la conduttrice avesse documentazione a supporto del dubbio espresso. Certo, se io avessi avuto dubbi e documenti avrei reso pubblici entrambi.

Detto questo, vorrei parlare di un altro aspetto della vicenda.

Pongo una domanda, chiedo a chi avesse voglia e tempo di rispondere di farlo in maniera educata e nel rispetto delle persone coinvolte. Odiatori di professione e insultatori da tastiera pregasi astenersi. Consiglio inoltre di analizzare l’essenza della questione, a prescindere dai protagonisti. È una questione di principio, non di nomi.

Ipotizziamo dunque uno scenario.
Sky Calcio Show vuole affidare la conduzione a Ilary Blasi.
La domanda è: qualcuno, prima della firma del nuovo contratto, avrebbe dubbi sul conflitto di interessi tra il ruolo della conduttrice e il suo legame con Francesco Totti?

 

Calcio in Tv. Aumenti e scelte discutibili penalizzano lo spettatore

Sky ha comprato per 795 milioni di euro i diritti televisivi di Champions League ed Europa League nel periodo 2018-21. A pagare saranno gli abbonati che da ottobre si ritroveranno con un aumento dell’8,6% del canone. Il rateo infatti, anziché essere mensile come lo è stato finora, sarà esigibile ogni quattro settimane. Le mensilità da dodici diventeranno quindi tredici. Così, come se niente fosse.
La televisione via cavo recita sempre di più il ruolo del padrone, del vecchio feudatario. Ha l’esclusiva, se vuoi vedere il calcio devi subire.
Ha 4,8 milioni di abbonati e li tratta così sia sul piano dell’esborso finanziario sia su quello dell’offerta.
La Lega Calcio ha fatto di tutto per aiutarla nel perseguire questo intento. Nel concorso per l’assegnazione di prossimi diritti della Serie A, al comma 2.3 del Bando diritti estero, ha inserito per la prima volta una clausola: il broadcaster avrà la possibilità di scegliere l’orario delle partite di campionato. Non di tutte, ma di dodici sì. Per ora.


Cosa sia diventata l’ingerenza della Tv nel mondo dello sport è sotto gli occhi di tutti, ma sembra che non desti scalpore più di tanto. Il calcio è diventato monopolio televisivo in tutti i suoi momenti. Pagano e gestiscono.
Il 75% del fatturato dell’industria del pallone viene dai diritti televisivi.
Ma il banco potrebbe anche saltare.
La Lega ha dovuto annullare la prima asta, avendo giudicato le offerte insufficienti. Chiedeva un miliardo di euro, ha ricevuto proposte per complessivi 490 milioni da Sky e dall’inglese Perform. Se ne riparlerà a gennaio o febbraio 2018.


Da testimone a padrona dello spettacolo. La televisione ha cambiato il panorama sportivo. Oggi andare in televisione per uno sport, calcio compreso, è diventato obbligatorio se vuole continuare a vivere. Questa consapevolezza ha portato i gestori dell’attività a cedere a ogni richiesta. Il campionato di Serie A si è trasformato in una telenovela che dura più giorni.
Si gioca sabato, domenica e lunedì. A mezzogiorno, nel pomeriggio e alla sera. L’eventuale sconfinamento di una partita al venerdì è previsto da tempo. E come se non bastasse adesso arriva la possibilità concessa al broadcaster di gestire a proprio piacimento la collocazione di dodici partite.
Una volta si giocava tutti alle 14:30 della domenica e le partite teletrasmesse erano tenute nascoste fino a un minuto prima della messa in onda del solo secondo tempo.


Un’altra epoca, l’appassionato stava decisamene peggio davanti a quella misera offerta. So benissimo che il progresso non deve lasciare nostalgia del passato. Ma non bisogna dimenticare che lo sport è sentimento, subire una partita alle 12:30, accettare un turno di campionato diluito in tre/quattro giorni, fare gestire la programmazione dell’evento esclusivamente dagli interessi del network fa male.
Ma forse sono semplicemente fuori sintonia con il tempo in cui vivo.
Almeno fino a quando gran parte degli spettatori non si stancherà di subire. Perché, come ho detto all’inizio, i broadcaster investono soldi. Ma quei soldi in fin dei conti sono anche nostri, abbonati che pagano parte della macchina. Un minimo di voce in capitolo dovremmo averla…

Se qualcuno fosse interessato alla programmazione della prima di campionato…

Sabato 19 agosto
Ore 18:00 Juventus-Cagliari
Ore 20:45 Hellas Verona-Napoli

Domenica 20 agosto
Ore 18:00 Atalanta-Roma
Ore 20:45 Bologna-Torino; Crotone-Milan; Inter-Fiorentina; Lazio-Spal; Sampdoria-Benevento; Sassuolo-Genoa; Udinese-Chievoverona.

Per ora…

 

Accade in Scozia. Il guardalinee vomita e l’arbitro lo espelle, ma…

Scorso fine settimana, Premiership scozzese.

Al Rugby Park di Kilmarnock la squadra locale ospita il Dundee.

Calcio d’angolo. Jordan Jones del Kilmarnock, la più antica società militante nella prima lega di Scozia, si accinge a calciarlo. Qualcosa però non va, il giocatore se ne accorge. Il guaralinee Andrew McWilliam non si sente bene. Si piega, si allontana, vomita. La folla urla sorpresa.

McWilliam torna verso la bandierina.

L’arbitro Craig Thomson gli si fa incontro, estrae il cartellino rosso dalla tasca e glielo mostra.
Espulso per avere vomitato in campo, non si fa.

 

Ovviamente Thomson stava scherzando, cercava di sdrammatizzare la situazione, di allentare la tensione. C’è riuscito. McWilliam si è ripreso e ha portato a termine il suo lavoro.

La partita è finita con la vittoria in trasferta del Dundee per 1-0 con gol di Marcus Haber.

Patrik e Kristyna, che campioni! In campo e davanti alla macchina fotografica…

Patrik Schick ha 21 anni e già mezza Italia calcistica lo vuole in squadra.
Ha segnato 10 gol in 27 spezzoni di partita. Non è titolare eppure il suo nome è stato accostato a Inter, Napoli, Juventus e Roma che lo scorso anno se lo è fatto sfuggire quando sembrava che la firma sul contratto fosse solo una formalità.
In Premier lo vuole il Tottenham.
Il giovanottone, 1.87 per 75 chili, è un mancino con i colpi del campione.
Primi calci quando aveva cinque anni, a undici era già tesserato per lo Sparta Praga.
Tre partite e un gol anche nella nazionale maggiore ceca.
Alla Sampdoria è arrivato per quattro milioni di euro, ora sembra ne valga almeno 25.
Se non avesse fatto il calciatore, ha detto, forse avrebbe fatto il modello.
Proprio come Kristyna Schikova, la sorella. Anche lei è una fuoriclasse. Le foto sono tratte dal profilo Instagram della modella ceca.

Perché ci hanno fatto pagare Premium per poi dare la Champions in chiaro?

Sono contento che 10.721.000 italiani (37.5 di share) abbiano visto Barcellona-Juventus in chiaro su Canale 5. Era uno spettacolo che meritava di essere goduto dal maggior numero di persone possibile. Sarei stato più contento se Mediaset avesse gestito con correttezza la programmazione dell’evento.

Perché ha preteso il pagamento di Premium giurando che solo su quei canali avremmo potuto godere dell’Uefa Champions League?
Perché ha annunciato l’oscuramento di Napoli e Juventus sui canali in chiaro?

Fino ai quarti di finale la trasmissione era a scelta della televisione che ne ha comprato i diritti. Il mercoledì poi, l’avranno ripetuto milioni di volte fino alla nausea, era sicuramente negato all’evento in chiaro. Sempre e comunque. Così ci avevano detto.

L’accordo sottoscritto da chi paga mensilmente dei bei soldini ai signori di Mediaset era chiaro. Loro non lo hanno rispettato.

Non avrei mai fatto l’abbonamento se avessi saputo la verità, nasconderla non mi sembra sia stata una cosa corretta.

Dal Messaggero.it di gennaio 2017: “A Mediaset Premium ricordano che: “è cominciato il conto alla rovescia per il fischio d’inizio degli ottavi di finale di Champions League, di cui Premium detiene i diritti di trasmissione integrale esclusiva per questa e per la prossima edizione. A partire da metà febbraio, le 16 migliori squadre d’Europa si sfideranno. Tra queste il Napoli e la Juventus, le cui partite, sia di andata sia di ritorno, non andranno in onda in chiaro: saranno trasmesse in esclusiva assoluta su Premium e quindi visibili solo dagli abbonati”.

Sono indignato per il comportamento minaccioso e scorretto tenuto da Mediaset in questa circostanza.

E non venitemi a raccontare che è stato fatto per accontentare i tifosi. Loro i tifosi li sfruttano, non agiscono certo per accontentarli. Mediaset ha pagato centinaia di milioni i diritti dell’Uefa Champions League, non ha avuto i ritorni sperati, ha spostato il tutto in chiaro per avere un’audience che giustificasse gli incassi pubblicitari legati all’avento: 2,5 milioni di euro in più solo per la gara di andata.

Questo sulle spalle dei quasi due milioni di abbonati, presi in giro per l’ennesima volta.

Non cambiate le carte in tavola signori che state leggendo. Non sto dicendo che la Champions debba essere patrimonio solo di chi ha i soldi per pagare l’abbonamento. No, demagogia per demagogia, dico che dovrebbe essere trasmessa tutta e semrpe in chiaro.
Ma anche che Mediaset su questo avrebbe dovuto… essere chiara sin dall’inizio.

I giornali tacciono. Come sempre più spesso accade…

Che scoop! Ecco in azione i cinesi che vogliono comprare il Milan…

Ogni tanto, nel mio piccolo, anche io faccio uno scoop.
Queste è veramente clamoroso, mi congratulo con me stesso.
Su indicazione di un informatore di cui mi fido, ho messo a segno un bel colpo.
Tutti li cercano, nessuno riesce a parlarci. Io sono andato oltre.
So’ loro, so’ due del gruppo che vole comprasse er Milan” mi ha assicurato l’informatore dopo avermi portato in auto sino in Puglia.
Mi sono fatto dare un filmato che li ritrae mentre lavorano.
So’ proprio forti.
Ecco il video della coppia in azione…

Paulo Dybala: “Non bisogna lamentarsi degli arbitri”. Eppure, proprio lui…

Per evitare equivoci, nel caso non fosse chiaro, preciso che qui non si discute se il rigore decretato dopo il 94′ di gioco contro il Milan ci fosse o no. Non si parla di decisioni arbitrali, nè di presunti o reali favori fatti alla Juventus. Qui non se ne fa proprio cenno. In questo articolo si riportano semplicemente quattro dichiarazioni fatte da un calciatore juventino in quattro differenti occasioni. Tutto qui. Ognuno è libero di interpretarle a proprio piacimento.

Paulo Dybala ieri, 10 marzo 2017, in un’intervista a Sky Sport al termine di Junventus vs Milan 2-1.

Bisogna essere più onesti, quando il rigore c’è si fischia e basta. Da sei anni il Milan si lamenta contro la Juventus. Secondo me devono usare altri metodi, non lamentarsi sempre con l’arbitro“.

Paulo Dybala il 15 aprile 2016 in un’intervista al Corriere della Sera.
Alla domanda “Il gol di mano di Maradona agli inglesi lo rifarebbe, anche se fu scorretto?” risponde così.
Non so se chiamarlo scorretto. Allora anche il rigore per la Germania nella finale di Italia 90 non dovevano fischiarlo. Il calcio è così: se uno si butta e l’arbitro fischia è merito del giocatore. Maradona è stato più furbo dei 50 mila che erano allo stadio”.

Paulo Dybala il 26 giugno 2016 su Twitter dopo l’espuslsione di Marco Rojos in una partita della nazionale argentina diretta dal brasiliano Herbert Lopes. Sotto il tweet (Como arruinaste el partido pelado) e l’arbitro.

Paulo Dybala l’1 settembre 2016 in un’intervista a Olè TV a commento della sua espulsione in occasione della partita giocata dall’Argentina contro l’Uruguay nelle qualificazione per Russia 2018.
E’ stato triste per me, Leo Messi mi ha immediatamente confortato per quanto accaduto e mi ha detto che anche a lui capitò la stessa cosa ai tempi del suo esordio. Tutti i compagni sono stati gentili con me manifestandomi affetto e vicinanza, io però non ho saputo trattenere le lacrime. Devo dire in tutta onestà che non penso di aver meritato le due ammonizioni che mi sono costate il rosso. A volte chi gioca nel mio ruolo non viene adeguatamente tutelato e subisce dei falli molto brutti senza che il direttore di gara prenda i giusti provvedimenti. Ed io invece vengo mandato subito fuori dal campo, inoltre la mia prima ammonizione era del tutto inesistente”.

La memoria corta di Beppe Marotta, il passato torna come un incubo…

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L’ha fatto ancora.

Qui sine peccato est vestrum, primus lapidem mittat.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra (Gv, 8,5).
Bisognerebbe tenerlo sempre a mente.

E invece Giuseppe “Beppe” Marotta ha le memoria corta, così è tornato in cattedra e ha bacchettato tutti.
Dico, da uomo di calcio, che in Italia dovremmo allenare giocatori, allenatori e dirigenti a una cultura della sconfitta che nel nostro Paese non esiste. In Italia esiste la cultura della polemica nei confronti dell’arbitro.” (Gazzetta dello Sport, 9 febbraio 2017).

A questo punto mi sembra opportuno ricordare ancora una volta quello che lo stesso Marotta aveva detto in passato.

Su tutti gli organi di informazione, 23 marzo 2015.

È una forma tipicamente italiana quella di attaccare sempre gli arbitri ed il loro operato. Non si fa mai autocritica. Invece di dirigere le critiche sempre verso gli arbitri, bisognerebbe magari ricondurle verso se stessi. Falsato? È un aggettivo ormai ricorrente, ma in un campionato episodi come questo si bilanciano e alla fine vince il migliore”.

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Dopo un Genoa-Juventus (gazzetta.it, 26 marzo 2013).

Per un arbitro come Guida di Torre Annunziata ci sono difficoltà a venire ad arbitrare la Juventus. Non parlo di malafede ma di difficoltà. Al 94′ un arbitro della provincia di Napoli si è trovato in difficoltà. La designazione di Guida è stata infelice. Non metto in dubbio la buona fede, ripeto ma non si designa un arbitro di Torre Annunciata ad arbitrare la Juventus.

Dopo un 1-1 contro la Roma (corrieredellosport.it, 13 novembre 2010).

Penalizzati da Rizzoli la cui prestazione è stata largamente insufficiente. Non c’è uniformità di giudizio e su Borriello pretendo la prova tv. Mani come in Milan-Palermo ma scelta opposta, il rigore è discutibilissimo.

Dopo un Palermo-Juventus (tuttojuve, dichiarazione ripresa da intervista a Sky, 24 marzo 2015).

“C’è amarezza, riconosciamo i meriti del Palermo però sono qua dopo una serie di episodi dubbi che avviene da alcune settimane. Non vorrei che questo fosse il frutto di alcune nostre richieste su calciopoli e non vorrei che quella che era sudditanza diventi arroganza nei nostri confronti, è una critica e un richiamo alla classe arbitrale perchè sono episodi assolutamente impossibili da non valutare, è successo a Napoli con lo stesso arbitro, non voglio aggiungere altro.  Non vorrei che questo trattamento freddo di valutazione non oggettiva ma di prevenzione sia reale, sono episodi clamorosi. I moviolisti sono ex arbitri e il gol di Napoli era buono, Stefano Braschi ci disse che un arbitro non lo manda due volte ravvicinate a dirigere la stessa squadra, Morganti è la terza volta che ce lo ritroviamo, siamo sfortunati”.

Il dirigente si è esibito anche a livello internazionale.
Dopo Bayern-Juventus di Champions League 2016.
Il gol annullato a Morata? Spero tutelino il calcio italiano

Dichiarazioni al veleno sugli arbitri anche quando era direttore generale della Sampdoria.

Dopo un Parma-Sampdoria (repubblica.it, 28 febbraio 2010).

Vogliamo uniformità da parte degli arbitri, nel derby abbiamo subito un rigore con la stessa dinamica, per un intervento di Ziegler su Palacio. La differenza è che stavolta Rocchi era a due metri dal fallo ed ha ripensato da solo alla sua valutazione dell’episodio, a quanto ha detto ai giocatori, senza interferenze. È strano perché è passato un minuto nel frattempo. È la prima volta che assisto ad una dinamica simile: non riusciamo ad avere risposte riguardo ad alcune decisioni arbitrali e questo secondo me è il male oscuro del calcio.”

E ancora, dopo Juventus-Roma del campionato 2014-2015.

Ogni volta la Juve è additata di situazioni poco chiare, ma nell’arco di un campionato gli episodi si compensano.”

Marotta è comunque in buona compagnia.

Massimiliano Allegri quando era allenatore del Milan aveva una diversa chiave di lettura delle partite di calcio. Ad esempio, aveva trasformato in un tormentone contro la Juve l’episodio del gol fantasma di Muntari (la palla era abbondantamente oltre la linea e l’arbitro non aveva concesso la marcatura).

Credo che dopo il gol non dato a Muntari un silenzio fino al termine del campionato sarebbe stato più intelligente“.

Non è per fare polemiche, ma se da Torino fanno polemiche, se questo è l’andamento, allora ci adeguiamo. Se dall’altra parte credono che facendo le dichiarazioni come quelle fatte da Marotta aiutino gli arbitri a stare più sereni, allora le facciamo anche noi.”

Memoria corta. Non ci si mette in cattedra quando si hanno dei peccati nel proprio passato.

Non capisco il tifo contro, quello che spinge a insultare Valentino, Mayweather e Conte…

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“Lei ha sei mesi di vita”, mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva.
Anni dopo lo cercai, volevo fargli sapere che ero sopravvissuto, ma era morto lui.
È andata sempre così: mi pronosticavano la fine,
io sopravvivevo, sono morti loro.

(Toni Servillo, Il divo)

 

Non ho mai tifato contro.

Per molti sarà un limite, per altri un merito. Per me è naturale, non riuscirei a fare il contrario.

Sono milanista, ma non odio l’Inter.

Mi piaceva Ali, ma non godevo di una sconfitta di Frazier.

Non sopporto il comportamento fuori dal ring di Floyd Mayweather jr, ma non faccio certo fatica a dire che è un fuoriclasse.

Tenevo per Max Biaggi, ma non ho mai gufato Valentino.

In questi giorni di feste, navigando sui social mi sono accorto che il mio modo di godere lo sport non è condiviso da molti.
Il tifo contro porta a non riconoscere i meriti del nemico.

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Non capisco come si possa dire che Valentino Rossi non sia un grande pilota.

Nove mondiali, cinque dei quali consecutivi. Unico ad avere conquistato il titolo in tutte e quattro le classi, 114 Gran Premi vinti, 64 giri veloci. Eppure leggo che in fondo, in fondo, non è niente di speciale.

Restando in casa nostra, ricordo i commenti negativi (anche da parte di molti giornalisti) per la carriera di Patrizio Oliva.

Vincere europei juniores, argento ai senior (scippo alla grande di Konakbajev), oro olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca 1980. Campione italiano, europeo e mondiale da professionista. E dopo il ritiro, rientro e titolo europeo in una categoria diversa. Vincere tutto questo per alcuni non è stato sufficiente per etichettarlo come campione.

Del resto ha avuto detrattori feroci anche Muhammad Ali. In tanti si sono accaniti contro di lui, negandone le qualità assolute.

Heavyweight contender Ali and, 21 (later aka Muhammad Ali), getting his poetic mouth taped by trainer Angelo Dundee during his weigh-in before big fight w. Doug Jones.

E per chiudere con il pugilato, parliamo di Floyd Mayweather jr.
Qualcuno mi ha scritto per email, altri mi hanno contestato commentando sul mio blog, altri ancora mi hanno aggredito verbalmente. Sui Forum sono in molti a non pensarla come me. Rispetto le opinioni altrui, ma vorrei sottolineare alcune contraddizioni.

In corsivo le frasi che ho sentito, quelle che mi sono state scritte o quelle che ho letto in qualche Forum in cui si parla di pugilato.

01-2
Saul Canelo Alvarez è un vero pugile, uno che onora questo sport, non quel buffone!“.
Il 14 settembre 2013 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Canelo: 116-112, 117-111 i cartellini di due giudici, 114-114 il cartellino di C.J. Ross, la signora che per la vergogna ha dovuto lasciare la boxe.
Manny Pacquiao è un combattente,uno che è venuto a fare il match. Lui è il numero 1 pound for pound, non quel corridore“.
Il 2 maggio 2015 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Pacquiao: 116-112, 118-110, 116-112. E sento ancora in giro gente che giura abbia vinto il filippino.
Ti sei scordato di Shane Mosley, di cosa sia stato capace di fargli? Lo ha quasi spedito ko”.
Quasi, appunto. L’1 maggio 2010 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Mosley: 119-109, 118-110, 119-109.
E Marquez, ti sei dimenticato di Marquez?
Il 19 settembre 2009 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Marquez: 120-107, 119-108, 118-109.
Miguel Cotto finalmente avrà quello che merita. È lui il numero 1, non quel corridore“.
Il 5 maggio 2012 Floyd Mayweather ha sconfitto Cotto: 118-110 117-111, 117-111.
Arturo Gatti, lui sì che era uno spettacolo. Il migliore di tutti“.
Il 25 giugno 2005 Mayweather batteva Gatti per rtd 6 dopo averlo torturato sino a quel momento. I cartellini erano 60-52, 60-53, 60-52.
E la paura che gli ha fatto prendere Zab Judah dove la mettiamo?
L’8 aprile 2006 Mayweather batteva Judah: 119-109, 116-112, 117-111.
Mayweather ha battuto anche Maidana (due volte), Guerrero, Hatton, De La Hoya, Mitchell, Corley, Castillo, Corrales, Vargas e altri 32 avversari chiudendo la carriera con un non disprezzabile 49-0 e cinque mondiali in cinque differenti categorie di peso.

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E c’è ancora qualcuno che giura fosse un bluff. Un maestro mi ha detto che se un suo dilettante combattese così lui lo manderebbi via dalla palestra. Ho ricevuto commenti di contestazione sul mio blog per avere scritto che è un fuoriclasse. Gli preferiscono pugili che lui non solo ha sconfitto, ma dominato.
Floyd Mayweather jr è un fenomeno del pugilato mondiale, fatevene una ragione. Non è il numero 1 di sempre nella mia classifica, non è neppure tra i primi cinque. Ma questo non significa che non sia un fuoriclasse assoluto.
E adessi godetevi i suoi successori.
Non mi è mai piaciuto come persona, ma la sua classe era indiscutibile.
Aveva ragione George Foreman: “Boxing is like jazz. The better it is, the less people appreciate it”. La boxe è come il jazz. Più è bello, meno gente lo apprezza.

C’è chi dice e scrive che Federica Pellegrini non sia così forte come altri raccontano. Non bastano un oro e un argento olimpico; quattro ori e undici primati mondiali; sette vittorie agli Europei per classificarla tra le fuoriclasse del nostro sport. No. Perché, dicono, è antipatica; presuntuosa; presenzialista. Ma che c’entra questo con il valore assoluto sul piano sportivo?

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Da milanista non riuscivo a capire l’accanimento contro Gianni Rivera (e qui ho rivelato la mia non giovane età). Gianni Brera lo faceva per professione, ma i tifosi lo facevano a prescindere. Nel senso che ignoravano le qualità del numero 10, la sua capacità di vedere in anticipo lo svolgimento dell’azione e il movimento dei suoi compagni, il talento naturale, la bravura nello spedire il pallone esattamente dove Pierino Prati aspettava che arrivasse. No, dal momento che Rivera rendeva apparentemente facile ogni giocata per loro era uno da criticare, insultare.

Ecco questa è forse una chiave di lettura per capire il tifo contro.

Non piacciono i talenti naturali, quelli a cui riesce tutto semplice.

Meglio chi si danna l’anima per arrivare a risultati che sono decisamente lontani da quelli degli odiati protagonisti. I tifosi vogliono sangue, sudore e lacrime. Degli altri, ovviamente.

Meglio Canelo di Mayweather, Trapattoni di Rivera, Frazier o Foreman di Ali, chiunque di Valentino Rossi. No, non riesco proprio a seguirvi su questa strada. Anche perché poi arriva Antonio Conte e ogni teorema salta in aria.

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Conte è un professionista del lavoro ossessivo, sul piano fisico e su quello psicologico. Ha vinto con la Juventus in Italia (e non aveva certo la squadra di Allegri), ha tenuto su la barca della nazionale agli Europei (e non venitemi a dire che aveva dei gioielli tra le mani), ha messo in fila tredici successi consecutivi con il Chelsea in Premier League (e la società non ha fatto spese come altri club britannici hanno fatto). In panchina si agita, urla, incita, soffre. Eppure in tanti non lo sopportano.

Forse, molto spesso, si confonde il ruolo pubblico con quello professionale. Bisogna saper prendere le distanze.
Maradona in campo dispensava magie, fuori era una catastrofe.

I fatti da una parte, l’analisi socio politica da un’altra.

Così mi diceva uno dei miei direttori.

Stessa cosa andrebbe fatta nello sport.
Se nel calcio infatti regge la tesi dei campanili, nel resto del panorama a guidare gli istinti peggiori sono altre cose.

Floyd Mayweather jr è la cartina di tornasole.

Come uomo fa di tutto per essere odiato.

Misogeno, razzista (“Mi dispiace, ma io so io e voi nun sete un cazzo”, citazione da Alberto Sordi nel “Marchese del Grillo”), arrogante e tanto altro ancora.

Ma che c’entra questo con la sua incredibile capacità difensiva, il senso del ritmo, il tempo di entrata e uscita in un’azione d’attacco, la velocità di esecuzione, la padronanza del ring?

Tiro le somme, aggiungo una buona dose di invidia (anche a livello inconscio: lui ha soldi, donne, successo, gloria e noi dobbiamo lottare ogni giorno con la vita) e il gioco è fatto.

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Lo sport è uno mondo che vive sulle emozioni. Rovinarlo con il tifo contro (lo striscione “Oh Nooo” dei laziali che applaudivano il 2-0 dell’Inter nel maggio 2010, un risultato che sanciva il sorpasso nerazzurro sulla Roma, esemplifica il concetto) non mi sembra la via migliore per gustarselo.

Dei peccati dei protagonisti parlerò un’altra volta.