Mayweather vs Pacquiao, biglietti a 20.000$

Chris Algieri v Manny Pacquiao Weigh In

I BOOKMAKER di Las Vegas hanno le idee chiare.

Il 2 maggio Floyd Mayweather jr batterà Manny Pacquiao e lo farà con una chiara vittoria ai punti.

Non hanno il minimo dubbio.

Eppure la rincorsa ai biglietti e all’acquisto della pay per view procede a ritmi pazzescchi.

I 17.000 posti a disposizione si stanno già esaurendo, nonostante i prezzi folli a cui sono stati messi in vendita: il bordo ring venduto il primo giorno a 10.000 dollari non è più disponibile. Gli altri biglietti al momento hanno costi accessibili sono a pochi eletti: gradinate alte da 6.146 a 10.627 dollari (da quei posti i due pugili si vedono solo grazie a un binocolo…), sezione mediana da 9.602 a 14.095 dollari; sezione bassa da 13.343 a 19.267 dollari (quest’ultimo biglietto offre una sedia a distanza accettabile dal ring, è in posizione centrale: è la scelta migliore per godersi il match. Per chi può…).

I pochi tagliandi ancora in circolazione sono quasi tutti a disposizione di organizzazioni/agenzie/mondo del pugilato.

Il record per un incontro di boxe è datato 2013 quando Mayweather vs Alvarez ha generato un incasso di 20.003.150 $. Se si considera che l’Arena dell’MGM potrà ospitare circa 17.000 spettatori, si capisce subito come la sfida tra Mayweather e Pacquiao sia destinata a oscurare quel primato.

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Stiamo vivendo un fenomeno incredibile.

Due pugili di 36 e 38 anni, due rivali che avrebbero dovuto affrontarsi cinque stagioni fa, due campioni che sono notevolmente saliti di peso rispetto al loro periodo migliore, sono riusciti a scatenare un’attenzione eccezionale attorno alla sfida.

Eppure il favorito è chiaramente uno. Per i tecnici, ma anche per i bookmaker che raramente sbagliano.

Mayweather è dato a 100/200 da Bovada Sports, la quota migliore è quella di Bet.Online.com: 100/192. Bisogna puntare 192 o 200 dollari per vincerne 100.

PacMan è quello che in America chiamano l’underdog, lo sfavorito. William Hill paga 180 dollari di vincita ogni 100 di scommessa (Mayweather è offerto dalla stessa agenzia a 100/225).

Nessun bookmaker pensa che il match finisca prima del limite.

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Il successo di Mayweather per ko è offerto a 500/100. È questa l’unica scommessa favorevole a Pacquiao, la cui vittoria prima del suono del dodicesimo round viene quotata a 450/100.

Quote altissime per il pari. La media delle agenzie paga 24 volte la posta.

In Italia i bookmaker indicano Mayweather favorito a 1.44. Il sistema è diverso da quello americano, in questo caso per ogni euro di scommessa viene pagato 0.44 di vincita. Per Pacquiao la quota è di 2.90. Punti 1 euro e ne intaschi 1.90 di vincita nel caso in cui a spuntarla fosse il filippino.

In altre parole, ovunque ti giri l’opinione generale è la stessa.

Vittoria facile di Floyd Mayweather jr ai punti.

Eppure i biglietti sono praticamente finiti nonostante i prezzi e per la pay per view è pronosticato il record. La prima stima di contatti indicano una cifra superiore ai 3,15 milioni di case collegate.

Il primato attualmente è di 2,5 milioni per Mayweather vs De La Hoya nel 2007 e di 150 milioni di incasso per Mayweather vs Alvarez nel 2013 (stavolta il bottino dovrebbe essere attorno ai 300 milioni, comprare il match costa infatti 88.95 $ più altri 10 per l’alta definizione).

Oscar De La Hoya, Floyd Mayweather Jr.

La boxe è capace di generare questi affari.

Negli Stati Uniti e con Mayweather vs Pacquiao sul ring.

Vero, ma non sono forse due pugili e gli Usa non appartengono a questo mondo?

La boxe in Tv scivola all’1:15 di notte

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SABATO 21 Luca Giacon affronterà Steve Jamoye al Teatro Principe di Milano per il titolo silver Wbc dei superleggeri. Nel sotto-clou Anita Torti incontrerà Maiva Hamadouche per la corona europea dei leggeri.

I match saranno trasmessi in differita da Italia 1 a partire dall’1:15.

È un ulteriore passo indietro nel rapporto tra pugilato e televisione.

La Grande Boxe era tornata sul piccolo schermo Mediaset a fine marzo 2014 con una collocazione in palinsesto alle 23:45.

Il 28 febbraio è scivolata alle 0:40.

Il 14 marzo all’1:00.

E nel prossimo week end slitterà di altri quindici minuti.

A mio avviso è una situazione insostenibile.

In questo anno di programmazione l’ascolto medio ha avuto un’oscillazione tra i 200.000 e i 360.000, con uno share calcolato tra il 2 e il 3.50 (Tecnicamente per share si intende il rapporto percentuale tra gli spettatori di un canale televisivo ed il totale degli spettatori che in quel momento hanno il televisore acceso). Riscontri ottenuti senza una campagna promozionale di appoggio da parte dell’emittente, in una collocazione oraria decisamente non favorevole e con match non sempre di primo livello.

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Probabilmente il pubblico del pugilato si restringe a questi numeri. Ne sono abbastanza convinto. Ma è anche probabile che con un’ottimizzazione del prodotto, un maggiore sostegno da parte di un network che credesse nel prodotto e lo collocasse in seconda serata attorno alle 23:30, lo share potrebbe fissarsi sul 3.5. Non proprio una cosa da buttare via…

A questo punto non so cosa faranno la Lega Pro Boxe e il suo advisor Paolo Cassarà. Ma mi chiedo se sia proprio impossibile cercare altre soluzioni.

Anche perché qualche piccolo passo positivo è stato appena fatto. C’è un accordo con la Rai per la trasmissione di due campionati italiani al mese, con la possibilità di inserire in programma anche qualche titolo internazionale e (a partire da questa estate) dei campionati europei.

Per ora l’Ente di Stato ha fissato tre date: il 27 marzo (RaiSport2 ore 22:00, fino alle 24:00) campionato italiano superwelter Di Fiore vs Della Rosa. Sarà mandato in onda anche il sotto clou e il giorno dopo, in differita, il resto della riunione. Il 10 aprile campionato italiano superpiuma Manno vs Pisanti. Il 17 aprile campionato italiano supergallo E. Salvini vs Crudetti.

L’accordo per La Grande Boxe su Italia 1, che avrebbe dovuto concludersi il 20 dicembre è stato prolungato lo scorso anno sino a giugno 2015. Sarà dunque in estate che cominceremo a capire che fine farà il pugilato in televisione. Anche se a breve potremmo averne già un’idea più precisa.

Chris Algieri v Manny Pacquiao Weigh In

Tutte le reti nazionali sono, è ovvio, interessate a Mayweather vs Pacquiao. Nessuno si è ancora aggiudicato i diritti televisivi per l’Italia. Ma credo di essere vicino alla verità se dico che saranno gestiti dalla stessa agenzia che cura attualmente i rapporti Tv/pugilato per la Lega Pro Boxe.

È quindi ipotizzabile che quel match, che garantirà ascolti alti nonostante il fuso orario penalizzante, vada al network che offrirà la migliore contropartita economica. Magari avrà una chance in più chi si proporrà come affidabile interlocutore per la boxe in televisione.

E chissà che non salti fuori a sorpresa un outsider…

 

Dalla Nba al banco di McDonald’s

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DAVID Harrison era stato scelto al primo giro nel dratf Nba del 2004. Veniva da una buona stagione con la Colorado University: 17 punti di media e 8.8 rimbalzi a partita. Lo avevano preso gli Indiana Pacers.

Con loro ha disputato quattro stagioni guadagnando 4.4 milioni di dollari.

Poi ha giocato altri tre anni in Cina, una a Reno in una lega minore della NBA e nel 2014 con i Metrowest Ballas.

Per due anni ha lavorato in un McDonald’s. Non aveva soldi, il 95% del suo conto in banca non esisteva più. Aveva vissuto al di sopra dei suoi mezzi.

La storia è stata raccontata da Marc J. Spears giornalista di Yahoo Sports.

Una sera David era entrato in un McDonald’s per comprare qualcosa da mangiare a Dylan, il figlio avuto dalla compagna con cui divide una casa a Indianapolis. La sua carta di credito era stata bloccata dalla banca. Il titolare del ristorante l’aveva riconosciuto e gli aveva offerto gratis quel pasto, poi gli aveva proposto un lavoro al banco.

Harrison aveva accettato e per due settimane aveva frequentato il corso di addestramento. Il lavoro era buono e gli offriva un salario garantito.

Ero in imbarazzo. Ma avevo due bambini e a loro non interessava dove lavorassi. Avevano bisogno di mangiare. La gente voleva la mia macchina, avevo perso la casa, non guadagnavo nulla. Avevo una famiglia numerosa e dovevo avere cura di loro. Avevo bisogno i soldi.”

I clienti però impiegavano ogni volta mezz’ora prima di prendere l’ordinazione.

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Erano tantissimi quelli che lo riconoscevano e volevano scambiare due parole con lui. Gli altri rimanevano impressionati dalla mole: 2.13 di altezza per 113 chili di peso.

Il boss gli aveva parlato e l’aveva convinto che così non poteva andare avanti.

Ora David Harrison, ex professionista dell’NBA da un milione di dollari l’anno, cerca un altro lavoro che possa aiutarlo a sbarcare il lunario. A 32 anni ha perso ogni speranza di guadagnare giocando a basket.

Anche perché sul suo capo pesano una squalifica per possesso di marijuana e un’altra sanzione per rissa: 250$ di multa, 60 ore di servizi sociali, un anno di carcere con la condizionale. Era stato uno dei protagonisti di quella che era passata alla storia come “Malice at the Palace”, cattiveria al palazzo.

Il 19 novembre del 2004, al suo primo anno con gli Indiana Pacers, era stato tra i personaggi coinvolti nella rissa tra la sua squadra, i Detroit Pistons e i tifosi.

Tutto era cominciato con una lite tra Ron Artest e Ben Wallace. Il peggio era arrivato quando Artest era saltato sugli spalti per aggredire un tifoso che gli aveva lanciato contro una bottiglietta ancora piena d’acqua. Il giocatore degli Indiana Pacers lo aveva letteramente assalito.

Harrison era stato accusato di aver preso a pugni un 67enne.

Aveva dovuto spendere 85.000 dollari in avvocati ed era uscito decisamente male da quella vicenda.

Ora gira con pochi soldi in tasca. Fa qualche lavoretto, cerca di piazzare azioni, investe in piccole compagnie. È alla ricerca di un impiego solido, spera di guadagnare abbastanza per commercializzare un’applicazione di sua invenzione. I tempi della NBA e dei milioni di stipendio sono decisamente lontani.

Come ha scritto Marc J. Spearce: “Il suo esempio serva come ammonimento per i giovani giocatori della NBA affinché capiscano l’importanza di non sperperare il proprio denaro e di preparsi coscienziosamente alla vita dopo il basket.”

 

Seul ’88, il più grande scandalo dei Giochi

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HO APPENA visto in televisione dei filmati che mi hanno fatto ricordare l’Olimpiade di Seul 1988.

Non ho una memoria fantastica, così ho cercato sul web un avvenimento che in quei Giochi mi aveva particolarmente colpito. Una finale di pugilato. Accade spesso che la memoria con il passare degli anni si adagi su alcuni particolari che abbiamo fissato nella mente, fino a ingigantirli e a cancellare tutto il resto. Anche la realtà. Stavolta non è andata così. Ho riguardato quell’evento e ho fatto un salto all’indietro nel tempo. Era tutto esattamente come mi ricordavo.

Chiunque avrà la pazienza di rivedere questo filmato si renderà conto che quello che passa sotto i nostri occhi è stato davvero il più grande scandalo (sul piano dei verdetti) che la storia olimpica abbia proposto in 116 anni.

 

Categoria superwelter. Il sudcoreano Park Si-Hun vince il primo match contro il sudanese Abdallah Ramadou, impossibilitato a proseguire dopo aver subito due colpi chiaramente irregolari sotto la cintura. L’arbitro non squalifica il pugile di casa.

Nel secondo turno Park supera il tedesco dell’Est Torsten Schmitz che, a detta di tutti gli osservatori neutrali, aveva vinto il match.

Nei quarti batte Vincenzo Nardiello che aveva meritato la qualificazione. Tutti e cinque i giudici avevano l’italiano avanti nei cartellini all’inizio del terzo e ultimo round. Alla fine del terzo due giudici assegnano anche quella ripresa a Nardiello, gli altri tre la danno al sudcoreano con un margine talmente largo da portarlo al turno successivo.

In semifinale batte, immeritatamente Ron Downey.

Il 2 ottobre è in progrmma la finale.

Park Si-Hun affronta Roy Jones e perde nettamente tutte e tre le riprese.

Nel corso del terzo round, assieme ad altri giornalisti di tutto il mondo, urlavo all’arbitro italiano Leoni di fermare il match. Temevo per la salute del coreano!

Un computer della NBC, la televisione che trasmetteva i Giochi, dirà che i colpi messi a segno da Jones erano stati 86 contro i 32 di Park che aveva anche subito un conteggio e in almeno due occasioni aveva barcollato sul ring.

Alla fine Roy Jones sarà premiato con la Coppa Val Barker quale miglior pugile del torneo!

Un’ulteriore beffa.

I tre giudici che avevano votato per Park saranno squalificati.

I metodi di giudizio dei dilettanti saranno cambiati.

Quella di Seul sarà ricordata come una pagina nera nella storia del pugilato.

Qui in Corea i pugili sono dilettanti, ma i giudici sono ladri professionisti” dirà Rino Tommasi.

Uccise l’arbitro, 15 anni al calciatore

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ASSASSINIO su un campo di calcio. È accadato lo scorso giugno a Livonia, Detroit. Oggi il giudice Thomas Cameron ha condannato l’omicida a una pena che va da otto a quindici anni di prigione e al pagamento di 9.200 dollari per le spese legali e per quelle del funerale.

John Bieniewicz, 44 anni, è la vittima. Faceva l’arbitro per passione. Aveva una moglie e cinque figli.

Bassel Abdul-Amir Saad, un meccanico di 37 anni, è l’uomo che gli ha tolto la vita.

È accaduto durante una partita di un campionato dilettantistico a Mies Park, Livonia. Un fallo, la decisione dell’arbitro di punire con rigore ed espulsione il calciatore che l’aveva commesso. Non ha fatto in tempo a portare a termine il suo compito. Saad ha subito reagito con incredibile violenza, ha colpito con più pugni, al volto e alla nuca, John Bienewicz che è crollato sul prato. Gli altri giocatori hanno tentato di rianimarlo. Portato in ospedale è morto due giorni dopo.

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Un episodio assurdo, una tragedia che ha gettato nel dolore più profondo i Bienewicz. Moglie, figli, tre sorelle e un fratello del povero John.

La vedova, Kris, in aula non ha accettato la derubricazione a omicidio colposo.

Lo ha ucciso. Un omicidio è un omicidio. L’unica misera consolazione è che è morto facendo quello che amava.”

Poi si è alzata e ha mostrato un cartellino rosso a Bassel Abdul-Amir Saad (nella foto in alto, durante il servizio della televisione Abc 7).

Faccio quello che mio marito non è riuscito a fare.”

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Il colpo letale è stato quello che ha centrato alla nuca l’arbitro, provocando un ematoma.

Lei impersonifica tutto quello che c’è di sbagliato nello sport. È la rappresentazione della violenza” ha detto il giudice Cameron prima di pronunciare la sentenza.

Saad è cittadino libanese ed è probabile che possa essere deportato nel suo Paese.

L’episodio sta spingendo i legislatori a considerare la possibilità di far diventare il Michigan il ventesimo Stato in possesso di una legge penale contro gli aggressori di ufficiali sportivi, la proposta è in discussione al Senato e tende ad allungare la pena detentiva per i colpevoli di questi crimini.

 

Laila Ali e Ronda, che sfida a parole!

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GLI AMERICANI ci stanno provando.

Ronda Rousey non ha rivali nell’UFC (Ultimate Fighting Championship). È la regina indiscussa della MMA. Ha vinto tutti e undici i match disputati e dieci li ha vinti entro il primo round. L’ultimo incontro è durato la miseria di quattordici secondi. Urge trovare una rivale che regga il confronto, almeno sul piano della popolarità.

E sì perché Ronda è ogni giorno sulle pagine dei giornali o nei principali siti web. Posa per ESPN Magazine e Sports Illustrated, appare spesso in televisione.

Manny Pacquiao ha detto che potrebbe battere Floyd Mayweather in una sfida di arti marziali, Iron Mike Tyson è andato giù duro con la sua solita classe: “È forte, così forte che potrebbe prendermi a calci nel culo!

Ecco allora apparire dal nulla Laila Ali, la figlia di Muhammad. Il sito di gossip TMZ l’intervista e lei si lascia andare a una tirata degna dei tempi d’oro del mitico babbo: “Non c’è nessuna donna al mondo che possa battermi. E quando dico nessuna includo anche Ronda Rousey. È piccola, piccola come mia figlia di tre anni. Come potrebbe mettermi in difficoltà?

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Laila nella carriera da pugile ha vinto tutti e 24 i match che ha disputato, 21 volte prima del limite. Ma non combatte dal 3 febbraio del 2007 e ha 37 anni compiuti.

Già in passato è stata protagonista di una grande sfida di cassetta, quella contro Jacqui Frazier Lyde, la figlia del grande Joe.

Non si lasci ingannare dalla stazza, non è poi così importante. Il mio ultimo match l’ha dimostrato” ha detto la Rousey.

Allora la affronteresti?

Quando vuole, io sono qui.”

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Laila Ali è alta 1.78 e nel periodo in cui combatteva pesava 76,2 chili. Ronda è più bassa di otto centimetri e più leggera di quindici chili.

Detto questo, se la sfida si facesse davvero non avrei dubbi e punterei tutto sulla campionessa di MMA. Con tutto il rispetto per la famiglia Ali.

Ma credo che il battage non porterà a nulla. Mi sembrano solo parole in libertà, a meno che i soldi della pay per view non riescano a portarle entrambe su un ring.

Ma si affronterebbero nella boxe o nell’UFC?

Branco vs Malignaggi, europeo in Usa?

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C’È UNA possibilità concreta che Gianluca Branco difenda l’europeo dei welter negli Stati Uniti contro Paul Malignaggi. Il primo a dare la notizia è stato il giornalista Bob Mee su Twitter.

Dopo averla letta ho chiamato Christian Cherchi che cura per la Opi 2000 gli interessi di Gianluca Branco.

Christian, quanto possibilità ci sono che questo incontro si faccia?

Siamo in trattativa con gli americani. Stiamo definendo gli accordi, solo quando avremo ricevuto i contratti daremo l’annuncio ufficiale in una conferenza stampa.”

Bene. Mi sembra che ci siano ottime possibilità di realizzare la sfida. Ancora incerte sede e data, anche se il Barclay Center di Brooklyn, New York (dove è nato e vive Malignaggi) mi sembra il luogo migliore per metter su l’evento considerando anche l’alta percentuale di italiani o italo americani che vivono in zona. L’appuntamento dovrebbe essere collocato all’inizio dell’estate.

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Paul Malignaggi ha origini siciliane da parte di padre e ha il doppio passaporto. Nonostante questo è stata necessaria una votazione per ottenere una delega speciale dall’European Boxing Union dal momento che il match si svolgerebbe fuori dal Vecchio Continente. La mozione è stata approvata a maggioranza.

Magic Man, così è soprannominato Malignaggi, non combatte dal 19 aprile dello scorso anno quando è stato messo kot al quarto round da Shawn Porter per il titolo Wba dei pesi welter. Una cintura che aveva conquistato con una grande prova, superando per kot 9 Vyacheslav Senchenko (all’epoca imbattuto con 32 vittorie) il 29 aprile del 2012. Il record attuale dell’italo americano è di 33 successi (7 prima del limite) e 6 sconfitte.

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Gianluca Branco ha conquistato l’europeo il 22 novembre scorso battendo per rtd 6 Rafael Jackiewicz in un match altamente drammatico (due knock down per il pugile di Civitavecchia, uno per il polacco).

Branco ha 44 anni e un record di 49 vittorie (24 ko), 3 sconfitte (tutte contro grandi rivali: Hatton, Cotto e Gatti) e 1 pari.

La definizione della trattativa dovrebbe concretizzarsi entro una settimana.

 

Mamma nel panico per i nuovi Fab Four

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QUATTRO fratelli, quattro pugili, tutti e quattro nella Top Ten di almeno una delle grandi associazioni della boxe. E poi c’è una mamma che odia il pugilato e ogni volta che uno di loro sale sul ring vive un autentico incubo.

Paul Smith ha 32 anni e un record di 35 vittorie e 5 sconfitte, le ultime due (ai punti) in altrettanti match per il titolo mondiale Wbo dei supermedi contro Arthur Abraham. È ancora numero 4 per la World Boxing Organization. La mamma ha il terrore che voglia imitare Bernard Hopkins e restare sul ring fino a cinquant’anni.

Stephen, classe 1985, ha un curriculum di 20 successi e 1 sconfitta. È numero 2 del Wbc e 7 dell’Ibf tra i superpiuma. La madre ha detto al Daily Telegraph: “È un qualificato contabile, non capisco proprio perché si ostini a tirare di boxe.

Liam ha 26 anni e su venti combattimenti ne ha vinti 19 e pareggiato 1. L’Ibf lo pone al numero 5 dei superwelter, è 6 per la Wbo. La mamma racconta che è il più rissaiolo del gruppo, ma quando lei gli ordina di rimettere a posto la sua stanza obbedisce immediatamente.

Callum di anni ne ha 24, è il piccolino di famiglia. Il record parla di 15 vittorie in altrettanti combattimenti. Il Wbc lo vede numero 4 e l’Ibf numero 10 tra i supermedi. La mamma dice che è il più rilassato dei quattro.

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La signora Margaret ha raccontato la sua storia per la prima volta al Liverpool Echo.

Quando loro combattono io sprofondo in un vero e proprio incubo. Non credo si rendano conto fino a che punto possa arrivare il mio panico.”

Alle 7 della sera del match lo stomaco di Margaret è pieno di farfalle. Poi lentamente comincia il rituale. Spegne le luci, stacca il telefono fisso, mette il cellulare in modalità silenziosa, prende il libro dei puzzle, regola il cronometro e accende la radio. L’incubo può avere inizio.

So benissimo che non avrò pace fino a quando non lasceranno tutti e quattro la boxe. Sono dei bravi ragazzi, ma io soffro troppo al pensiero che loro possano prendere dei brutti colpi, ma anche che ne possano dare.

Paul, Stephen, Liam e Callum non hanno ovviamente nessuna voglia di chiuderla qui. Sono bravi, vanno forte e guadagnano bene. Perché smettere?

Sono figli e fratelli modello.

Hanno due sorelle, Chloe di 20 anni e Holly di 13. La più piccolina soffre di una severa forma di autismo. Loro le stanno accanto, l’aiutano, non la lasciano mai sola.

I nuovi Fab Four di Liverpool sono loro. I fratelli Smith sulle orme dei Beatles.

Gemelli e pugili, mai avversari sul ring

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I GEMELLI possono anche fare a pugni tra di loro, in casa o per strada. Mai però su un ring. E se il caso li dovesse mettere l’uno di fronte all’altro, uno dei due farebbe un passo indietro con il sorriso sulle labbra. È una regola non scritta, è una regola dettata dai sentimenti.

È accaduto a Kirkdale, Liverpool. Il sorteggio aveva messo in tabellone uno strano match nelle semifinali del torneo ABA (Amateur Boxing Association).

P. Birkenhead vs P. Birkenhead, al limite dei 66 chili.

Patrick mancino e più giovane di un minuto si è fatto da parte, è andato fuori peso e ha lasciato che Paul approdasse in finale.

La storia è stata raccontata da Liverpool Echo.

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Non è una novità, ma è la conferma che la boxe è nobile arte.

Quando erano dilettanti Jermall e Jermell Charlo, gemelli monozigoti, nati cioè dallo stesso ovulo e in tutto e per tutto identici, sceglievano prima chi dovesse passare il turno. L’altro beveva acqua in abbondanza e sulla bilancia falliva il peso.

Jermall e Jermell da professonisti non saliranno mai sul ring per sfidarsi, anche se ci fosse in ballo un milione di dollari.

Abbiamo combattuto tante volte crescendo che siamo stufi di darcele” hanno detto scherzando.

Poi sono diventati più seri.

A volte facciamo sparring e sono sedute intense. Ma non ci vedrete mai rivali in un incontro. Siamo l’uno la motivazione dell’altro, non siamo in competizione.”

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I due gemelli Birkenhead viaggiano sulla stessa linea.

Siamo gemelli e grandi amici. E poi mamma e papà non avrebbero mai permesso che combattessimo uno contro l’altro.”

Sono entrai in palestra a nove anni, a undici il primo match. Vanno alla Kirkland’s Rotunda Club dove la sorella più grande Daisy fa l’istruttrice e quella più piccola Peggy è una promettente aspirante pugile.

Mamma Alice, 40 anni, e papà Paul sr, 48, sono contenti che i figlioli facciano pugilato. Sanno che non dovranno mai raccomandargli di non mettersi l’uno contro l’altro. I ragazzi hanno già fatto la loro scelta.

Il coach di entrambi, Mick MacAllister li segue con sguardo sornione. Sono bravini, Paul 12 vittorie su 20 match, Patrick una in più. Ma sono lì soprattutto per imparare che rispetto e sacrificio sono alla base di una vita sana, non soltanto di un incontro di boxe.

 

Premier vs Serie A, dieci miliardari a due

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LA differenza tra Premier League e Serie A è sempre più evidente. Si dice “facile, i loro club sono di proprietà di uomini pieni di risorse“. Forbes ha dimostrato, cifre alla mano, che non sono illazioni ma semplice realtà. In questi giorni la rivista economica americana ha pubblicato la classifica 2015 dei miliardari in giro per il mondo, ne ha messi in fila 1826. Tutti quelli conosciuti. Il primo posto è per Bill Gates che ha un patrimonio di 79,2 miliardi di dollari. Evan Spiegel con 1,5 si è piazzato al numero 1250. Ma ha solo 24 anni, è il più giovane. David Rockfeller, 99 anni, il più anziano è fermo al posto 603 con 3 miliardi di dollari.

Torniamo a noi.

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Dentro ci sono dieci proprietari di società di Premier e solo due della Serie A, SIlvio Berlusconi e Diego Della Valle. E la graduatoria ha tenuto fuori le famiglie di sceicchi, dove è difficile stabilire le quote percentuali di titolarità del capitale. Non c’è corsa…