Mondiali. Mouhiidine contro lo spagnolo venuto da Cuba

Aziz Abbes Mouhiidine (a destra nella foto) ha lineamenti marcati, fisico compatto.
A quattro anni entra in palestra. Pratica il karate, dove vince il bronzo mondiale e diventa vice campione europeo giovanile. Prova la kick boxing, poi arriva al pugilato.
A 13 anni vince il titolo italiano schoolboy ed entra in Nazionale. Nel 2018 vince l’oro ai campionati dell’Unione Europea, dopo aver conquistato i Giochi del Mediterraneo e gli Europei U 22. Una stagione magica.
In questi Mondiali ha fatto l’intero percorso. Domani sarà al quinto match in meno di due settimane. Sta salendo di livello. Il bronzo è un buon risultato, ottimo per l’Italia. Se vuole continuare a crescere deve vederlo come un trampolino di partenza, non un punto di arrivo. Sono sicuro che sarà così.
Ha mezzi tecnici e fisici per arrivare a giocarsela con tutti. Deve però crederci.
Anche per lui un avversario difficile, del resto siamo alle semifinali di un campionato del mondo.
Emmanuel Reyes Pla il prossimo 14 dicembre compirà 29 anni. Boxa per la Spagna, ma è cubano di nascita. FInora solo il minimosca Enrique Rodriguez, all’Avana nel 1974, era riuscito a salire sul podio per gli iberici in un Mondiale.
Vive in Galizia con il figlio di sei anni, soffre per la lontananza della mamma rimasta nell’isola caraibica.
A Tokyo 2020 è stato eliminato nei quarti in un match che ha dato vita a una feroce polemica.
Affrontava Julio Cesar la Cruz Peraza detto l’Ombra. Sono entrambi cubani, ma solo Peraza era in competizione per il suo Paese. L’altro, dopo un torneo in Russia, ha cercato asilo politico in Austria, Germania, Francia e Bielorussia. Alla fine lo ha trovato in Spagna. Prima del match ha detto che avrebbe distrutto il suo avversario e alla fine avrebbe celebrato la vittoria al grido “Patria y vida!”, il motto dei contestatori del regime.
Ha vinto Julio Cesar la Cruz Peraza che dopo la proclamazione del successo ha urlato al pubblico: “Patria y vida, no! Patria o muerte, venceremos!”, la frase che ha accompagnato Fidel Castro nella rivoluzione conclusasi con la vittoria nel 1959.
In questi mondiali Emmanuel Reyes Pla cerca qualcosa che riesca a chiudere quella ferita.
Sul ring troverà Aziz Abbes Muhiidine, deciso a prendersi un’altra soddisfazione, a salire più in alto. Anche qui, come per Cavallaro, pronostico in favore dello spagnolo/cubano. Nella speranza che Aziz mi smentisca.

Mondiali. Cavallaro, un duro alla Eastwood, sogna in grande

Una medaglia vuol dire fiducia. Due aiutano a vedere il futuro meno nero. Parigi 2024 è lontana tre anni, avremo tempo per capire cosa possa dare ai Giochi la coppia, Salvatore Cavallaro (a sinistra nella foto) e Aziz Abbes Mouhiidine, che ha riportato l’Italia sul podio di un Mondiale dopo otto anni di pane secco, sberle simboliche e digiuno prolungato.

Quando vedo Salvatore Cavallaro salire sul ring, mi sembra di avere davanti Clint Eastwood in Gran Torino. La scena? Quella in cui incontra i bulli. Avete presente? Lui arriva, fissa quei tre e dice: “Avete mai fatto caso che ogni tanto si incrocia qualcuno che non va fatto incazzare?”
Pausa.
“Quello sono io”.
Ecco, il catanese ha proprio quella faccia lì. Niente paura, tanta determinazione.
Boxa con coraggio, ha temperamento. Sa tagliare la strada al rivale, blocca gli attacchi con colpi precisi, pesanti. È in fase di crescita, in alcuni momenti avrebbe la necessità di frenare e ripartire, ma sembra che il risparmio di energie non sia nei suoi programmi. Ha ritmo e condizione fisica che sostengono il suo pugilato.
Domani (ore 15:00, ring A) affronterà un rivale duro, difficile. Yoenlis Hernandez Martinez, cubano di 24 anni con tanta voglia di arrivare. L’ho visto boxare a Belgrado, a me è sembrato ottimo in fase difensiva, buono in attacco. Ha un ritmo costante per l’intero incontro, è preciso, ma non mi sembra abbia un pugno pesante.
Cubano favorito, nella speranza che Cavallaro mi smentisca.

Mondiali. Serra non ce la fa. Era a un passo dall’obiettivo

Nel match delle buone intenzioni e dei cattivi esempi, Roscoe Hill supera Federico Serra. Il giudice tedesco assegna due round, i primi, all’azzurro. Gli altri non gli concedono neppure una ripresa.
I pugili scelgono di muoversi in modo pulito, senza involgarire i loro gesti tecnici. Ne viene fuori un combattimento privo di emozioni. Lo statunitense, avvantaggiato da una quindicina di centimetri di altezza in più rispetto all’italiano (come faccia a fare il peso resta un mistero…) si è mosso usando prevalentemente colpi dritti, con il jab sinistro a cercare il bersaglio, il destro a doppiare. Ma sempre senza pesantezza di pugno.
Serra ha provato a contrastarlo usando la rapidità, la velocità. Ma non ha trovato la giusta distanza, fallendo spesso per qualche centimetro il bersaglio.
Un incontro senza lampi, vissuto su un percorso privo di tensione. Serviva maggiore pressione, per farla l’azzurro avrebbe dovuto accorciare la distanza, contrastare con i diretti uno più alto di te è mestiere difficile. Usyk c’è riuscito contro Joshua, ma il livello dell’ucraino appartiene a un altro regno.

LA SITUAZIONE

48 kg (sedicesimi) Seyran Yeghikyan (Arm) b Nicola Cordella 3-0  (29-27, 29-27, 28-28, 29-27, 28-28).
51 kg (sedicesimi) Federico Serra b. Ramish Rahmani (FC 1) wo. (ottavi) Serra b. Ronaldo Da Silva (Bra) 3-2 (30-27, 30-27, 30-27, 28-29, 28-29). (quarti) Roscoe Hill (Usa) b. Serra 4-1 (30-27, 28-29, 30-37, 30-27, 30-27).
54 kg (sedicesimi) Tomoya Tsuboi (Gia) b. Manuel Cappai 5-0 (30-27, 20-27, 30-27, 30-27, 30-27).
57 kg (sedicesimi) Louiz Do Nascimento Chalot (discussione Bra) b Raffaele Di Serio 4-1 (30-27 , 30-27, 29-28, 28-28, 30-27).
60 kg (sedicesimi) Tayfur Aliyev (Aze) b. Simone Spada 5-0 (30-27, 29-28, 30-27, 29-28, 29-28).
63,5 kg (trentaduesimi) Gianluigi Malanga b. Brandon Killian McCarthy (Irl) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27. 30-27, 30-27). (sedicesimi) Malanga b. Joe Manuel Viafara (Col) 4-1 (30-27, 28-29, 30-27, 29-28, 29-28). (ottavi) Hoivhannes Bachov (Arm) b. Malanga 3-2 (28-29, 29-28, 30-27, 30-27, 28-29).
67 kg (sedicesimi) Chinzorig Baatarsukh (Mgl) b. Vincenzo Mangiacapre 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 30-27).
71 kg (sedicesimi) Obed Emanuel Barteel-El (Usa) b. Francesco Faraoni 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28)
75 kg (trentaduesimi) Salvatore Cavallaro b, Anton Emulajev (Fin) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28). (sedicesimi,) Cavallaro b. Kiryl Samodurau (Blr) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28). (ottavi) Cavallaro b Moreno Fendero (Fra) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27, 29-28, 30-27). (quarti) Cavallaro b. Nyrjanat Rays (Kaz) 3-2 (28-27, 29-26, 27-28, 28-27, 27-28). (semifinale) Cavallaro vs Yoenlis Hernandez Martinez (Cuba) giovedì 4 novembre pomeriggio (inizio ore 13:00).
80 kg (sedicesimi) Odijon Aslanov (Uzb) b. Simone Fiori 4-1.
92 kg (trentaduesimi) Aziz Abbes Mouhiidine b. Narek Manosyan (Arm) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 29-28). (sedicesimi) Mouhiidine b Toni Filipi (Cro) 5-0 (29-28, 29, 28, 30-27, 30-27, 29-28). (ottavi) Mouhiidine b Castillo Torres (Ecu) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 29-28, 30-27). (quartiMouhiidine vs Sanjeet Sanjett (Ind) oggi 2 novembre alle 20:30.

RIPOSO

Domani, mercoledì 3 novembre, i Mondiali di Belgrado osservano un turno di riposo. Si riprende giovedì con le semifinali. Sabato le finali.

PER VEDERLI

Le semifinali di giovedì su Discovery+, Eurosport,  https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

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Mondiali. Cavallaro dopo 8 anni riporta l’Italia sul podio

Salvatore Cavallaro, peso medio siciliano, ha cancellato uno zero che era lì da troppo tempo.
Un numero fastidioso, la rappresentazione inappellabile della disfatta di un sistema.
Nessun podio, negli ultimi tre Mondiali e nelle ultime due edizioni dei Giochi Olimpici, della squadra maschile italiana. Otto anni di digiuno.
Proprio una brutta cosa.
Cavallaro ha sofferto, ma ha vinto. Ce l’ha fatta con un verdetto di misura, ha colto la vittoria con pieno merito. Per centrare l’impresa ha fatto ricorso a determinazione, esperienza e velocità.
La prima gli è servita per credere nel successo.
Il kazako Nurkamat Rays è un pugile che ieri è sembrato rivale di medio calibro. Vero, ma il merito di questo è del medio catanese. Il kazako è uno che ha ritmo e consistenza nei colpi. Cavallaro è andato a sfidarlo sul piano della velocità, siamo così saltati alla terza componente del successo. Lo ha costantemente anticipato. Ha giocato sul filo dei decimi di secondo, pochi ma sufficienti per andare a segno senza subire il colpo d’incontro.
Rays, se attaccato, si disunisce e tende a scoprirsi. Avrebbe avuto bisogno di più tempo per pensare, Cavallaro non glielo ha concesso. I colpi dritti hanno messo in cascina punti preziosi per portare a casa il successo. E quando qualcosa andava male nella fase di attacco, ecco l’esperienza ad aiutarlo. Con questo chiudo i tre elementi che a mio avviso hanno segnato il match in favore del nostro pugile.
L’esperienza, la scaltrezza di accorciare immediatamente la distanza, di impedire all’altro di ripartire. È vero, l’azzurro si è spesso mosso su un filo sospeso tra gli ultimi piani di due palazzi. Un attraversamento pericoloso. Sempre in bilico tra il lecito e lo scorretto. Il clinch usato come arma del gioco. L’arbitro ci ha, colpevolmente, messo tre riprese per richiamare ufficialmente entrambi, perché anche l’altro non scherzava su questo atteggiamento.
Un solo momento di tensione quando il kazako ha messo a segno un colpo davvero importante, è accaduto a metà dell’ultimo round. Un montante al corpo. Non so quanto l’abbia accusato Cavallaro, di certo l’espressione del viso non ha mostrato dolore.
Ha vinto con merito il nostro peso medio. Ora è almeno medaglia di bronzo.
Giovedì 4 novembre affronterà il cubano Yoenlis Hernandez Martinez. Un ottimo pugile, migliore nella fase difensiva che in attacco. Uno scoglio duro, difficile.
Sognare non costa nulla.

75 kg (quarti) Salvatore Cavallaro b Nurkanat Rays (Kaz) 3-2 (28-27, 29-26, 27-28, 28-27, 27-28). (semifinale) Cavallaro vs Yoenlis Hernandez Martinez (Cuba) giovedì 4 novembre pomeriggi (inizio ore 13:00)

La boxe di nuovo a rischio esclusione dalle Olimpiadi

Thomas Bach, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, in un’intervista a L’Equipe ha affermato che il CIO prenderà prima possibile una decisione sull’inclusione o meno del pugilato nel programma dei Giochi di Parigi 2024.
Siamo abbastanza preoccupati perché nella Federazione ci sono ancora problemi di buon governo ed è per questo che attualmente la stiamo monitorando molto da vicino. Prenderemo una decisione il prima possibile, nell’interesse degli atleti“.
Il CIO recentemente ha criticato la decisione dell’AIBA di far disputare i campionati del mondo maschili in Serbia. 
È mancata la dovuta diligenza nell’assegnazione del torneo a Belgrado“. 
I pugili del Kosovo non sono stati in grado di entrare in Serbia in tre diverse occasioni e non sono stati assistiti né dal Comitato Organizzatore, nè dal governo serbo.
L’AIBA ha dichiarato durante la crisi che la Serbia avrebbe dovuto rispettare le regole scritte nel contratto della città ospitante, inclusa quella dell’accesso libero alla Serbia per la squadra kosovara. Questo accordo è stato ignorato.
L’AIBA è stata sospesa dal CIO nel 2019, l’organizzazione del torneo di pugilato di Tokyo 2020 è stata affidata a una task force del Comitato Olimpico Internazionale, presieduta da Watanabe: capo della ginnastica mondiale.
Il pugilato è nei Giochi Olimpici a partire dal 1904 e da quel momento è stato sempre presente, ad eccezione dell’edizione 1912 che si è tenuta a Stoccolma. La legge svedese aveva bandito questo sport.

Mondiali. Malanga fuori con onore, troppo forte l’armeno

Esce Gianluigi Malanga, lo fa con onore davanti a Hovhannes Bachlov, un armeno che ha nel suo palmares un bronzo olimpico a Tokyo 2020, una medaglia dello stesso metallo ai Mondiali del 2017 e l’oro agli Europei dello stesso anno. Una macchina da guerra che pressa senza pietà, avanza come un carro armato. Lento, ma costante. Mai un passo indietro, mai un momento di appannamento.
E non è che l’azzurro non abbia provato a bloccarlo.
Ci ha provato con il destro lungo, con il gancio sinistro, addirittura con alcuni montanti. Ci ha provato piantandosi sulle gambe e provando a scambiare. Tutte operazioni portate a termine con buona tecnica, ma servivano solo a rallentare per un attimo. Mai a fermare.
L’armeno, per ora, appartiene a un livello superiore. Perdere giocandosi tutte le carte in suo possesso era il massimo che Malanga potesse fare. L’ha fatto.

LA SITUAZIONE

48 kg (sedicesimi)Seyran Yeghikyan (Arm) b Nicola Cordella 3-0  (29-27, 29-27, 28-28, 29-27, 28-28).
51 kg (sedicesimi di finale) Federico Serra b. Ramish Rahmani (FC 1) wo. (ottavi) Serra b. Ronaldo Da Silva (Bra) 3-2 (30-27, 30-27, 30-27, 28-29, 28-29). (quarti) Serra vs Roscoe Hill (Usa) domani, martedì 2 novembre.
54 kg (sedicesimi) Tomoya Tsuboi (Gia) b. Manuel Cappai 5-0 (30-27, 20-27, 30-27, 30-27, 30-27).
57 kg (sedicesimi) Louiz Do Nascimento Chalot (discussione Bra) b Raffaele Di Serio 4-1 (30-27 , 30-27, 29-28, 28-28, 30-27).
60 kg (sedicesimi) Tayfur Aliyev (Aze) b. Simone Spada 5-0 (30-27, 29-28, 30-27, 29-28, 29-28).
63,5 kg (trentaduesimi) Gianluigi Malanga b. Brandon Killian McCarthy (Irl) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27. 30-27, 30-27). (sedicesimi) Malanga b. Joe Manuel Viafara (Col) 4-1 (30-27, 28-29, 30-27, 29-28, 29-28). (ottavi) Hoivhannes Bachov (Arm) b. Malanga 3-2 (28-29, 29-28, 30-27, 30-27, 28-29).
67 kg (sedicesimi) Chinzorig Baatarsukh (Mgl) b. Vincenzo Mangiacapre 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 30-27).
71 kg (sedicesimi) Obed Emanuel Barteel-El (Usa) b. Francesco Faraoni 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28)
75 kg (trentaduesimi) Salvatore Cavallaro b, Anton Emulajev (Fin) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28). (sedicesimi,) Cavallaro b.5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28) Kiryl Samodurau (Blr). (ottavi) Cavallaro b Moreno Fendero (Fra) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27, 29-28, 30-27). (quarti) Cavallaro vs Nyrjanat Rays (Kaz) domani 2 novembre.
80 kg (sedicesimi) Odijon Aslanov (Uzb) b. Simone Fiori 4-1.
92 kg (trentaduesimi) Aziz Abbes Mouhiidine b. Narek Manosyan (Arm) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 29-28). (sedicesimi) Mouhiidine b Toni Filipi (Cro) 5-0 (29-28, 29, 28, 30-27, 30-27, 29-28). (ottavi) Mouhiidine b Castillo Torres (Ecu) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 29-28, 30-27). (quarti) Mouhiidine vs Sanjeet Sanjett (Ind) domani 2 novembre.

PER VEDERLI

I match di domani su Discovery+, Eurosport,  https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

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Mondiali. Facile vittoria per Serra, nei quarti un americano

Nei quarti anche Federico Serra.
Una vittoria tanto netta, quanto semplice. Ronaldo Da Silva ha tirato quasi tutti i suoi colpi a vuoto, ad eccezione dell’ultimo round in cui il brasiliano non ha fatto nulla di eccezionale, ma con qualche pugno è riuscito ad andare a bersaglio.
L’azzurro mi è sembrato per alcuni tratti adeguarsi a questo scorrere lento e senza lampi del combattimento. Anche lui ha spesso colpito l’aria, ma se ci sono stati dei buoni colpi nelle tre riprese questi sono stati quasi tutti generati da Serra.
Una categoria che partiva dai sedicesimi, un forfait, un brasiliano decisamente con poche armi e domani ecco i quarti di finale e la possibilità, anche per lui, di andare a medaglia. Tre su tre negli ultimi giorni, non è andata male. La bravura di Serra è stata soprattutto quella di avere afferrato al volo l’occasione.
L’avversario sarà un americano di 26 anni, Roscoe Hill: studente di gestione aziendale alla Southern Texas University. Vive a Houston e boxa da quando aveva dieci anni, ha vinto tre Golden Globe statali. Lo allena il papà Roscoe sr, genitore in una famiglia con sei figli. Per prepararsi a questi Mondiali, Roscoe è andato anche una settimana a Las Vegas, nella palestra di Floyd Mayweather jr.
È alto per essere un 51 kg, ha braccia lunghe. Bravo in difesa, schiva e manda a vuoto. Non mi sembra possieda pugno pesante, si muove bene sul ring, ha senso del tempo. Non è un ostacolo difficilissimo, Federico Serra può giocarsela.

51 kg (ottavi) Federico Serra b Ronaldo Da Silva (Bra) 3-2 (30-27, 30-27, 30-27, 28-29, 28-29). (quarti) Serra vs Roscoe Hill (Usa) domani, martedì 2 novembre.

Mondiali. Grande Cavallaro, per la medaglia c’è il kazako

Applausi per Salvatore Salvo Cavallaro, ha fatto un match perfetto. Ha boxato con coraggio, ha dimostrato temperamento, ha sistematicamente anticipato sul tempo l’avversario, che era Moreno Fendero: un francese che nell’incontro precedente aveva messo ko in sessantotto secondi l’avversario. Oggi pomeriggio per lui non c’è stato spazio, l’azzurro ha chiuso ogni via con le traiettorie dei suoi colpi precisi, pesanti. Ha dominato la sfida, dispiace per il giudice canadese e per quello ungherese che in un momento di disattenzione hanno assegnato il primo round al transalpino. Stavolta perdono tutto, davanti a una prova così non può essere la piccola scivolata di un paio di giudici a rovinare l’entusiasmo.
E sì, mi sono entusiasmato. Al punto da chiedermi perché mai non combatta sempre su questi livelli. Concentrato, mai scivoloni dovuti a un calo di tensione, preciso negli attacchi, perfetto nelle schivate millimetriche. Il tutto impreziosito da un paio di montanti sotto che sono sempre belli da vedere. Meno belli per chi li prende.
Salvo ha fatto un piccolo grande capolavoro. Ma è solo il primo passo. Ora mi sono, ci siamo ingolositi. Se boxa così può davvero ribaltare qualsiasi pronostico. Anche quello che lo vede sfavorito nella prossima sfida, quella che vale una medaglia, contro il kazako Nurkamat Rays. Un tipo che è meglio evitare, ma se proprio devi affrontarlo sul ring, meglio che tu pensi ai suoi (pochi) difetti, piuttosto che ai pregi. È vero, ha ritmo e consistenza nei colpi. Ma è anche vero che se attaccato si disunisce e tende a scoprirsi. È chiaro che se lo affronti, entri nella zona del mistero. Quella in cui tutto può accadere. Magari scopri che non è poi così resistente. Ma se vai ad attaccarlo, sai anche che puoi sentire in tutta la sua efficacia la pesantezza dei colpi.
Un giorno per godere del successo. Poco? Non direi, una prestazione così alza il morale, regala fiducia, fa vedere il futuro chiaro e limpido, senza nuvole all’orizzonte.
Domani si torna sul ring. Un po’ troppo presto, ma così è.
Se Cavallaro riesce a mantenere la concentrazione alta e a lungo come oggi, se riesce ad esprimersi in scioltezza boxando d’istinto, se regge sul ritmo, chissà che non ci regali una grande sorpresa…

75 Kg (ottavi) Salvatore Cavallaro b Moreno Fendero (Fra) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27, 29-28, 30-27). (quarti) Cavallaro vs Nurkamat Rays (Kaz) domani, 2 novembre.

Mondiali. Domani Muhiidine, Italia sul podio dopo otto anni?

Aziz Abbes Muhiidine è nei quarti, un’altra vittoria è avrà la medaglia in tasca.
Se analizzassi la situazione alla vecchia maniera, direi che è a un passo dal cancellare uno zero imbarazzante. Quello dell’Italia nelle competizioni di massimo valore: Mondiali e Olimpiadi. Niente podio a Rio de Janeiro 2016, addirittura nessun qualificato per Tokyo 2020. E in aggiunta tre Campionati del mondo a quota zero. È da Almathy 2013 che uno dei nostri non porta a casa una medaglia, gli ultimi sono stati Clemente Russo (oro), Domenico Mirko Valentino e Roberto Cammarelle (bronzo).
Se analizzassi la situazione in chiave moderna, direi che avere a portata di mano 21.000 euro (bronzo), con la possibilità di salire a 42.000 (argento) o addirittura 85.000 (oro) è qualcosa che aiuta a lottare. Sono cifre che spesso non si prendono neppure nei mondiali professionisti.
Non so cosa pensi Muhiidine, so solo che vuole andare avanti. Può farlo, ne ha i mezzi. Ha fisico, grande energia, si muove bene sulle gambe, buon bilanciamento. Pecca nella determinazione, nella cattiveria indispensabile per arrivare in cima alla montagna. Porta pochi colpi, nella speranza che siano sufficienti a vincere.
Ho stima per il ragazzo, per questo lo critico (forse) oltremisura. È perché penso che possa fare di più, non mi accontento del risultato. Se non completa il quadro non arriverà dove i suoi mezzi gli consentirebbero di arrivare.
Il primo esame arriva domani.
Davanti avrà Sanjeet Sanjeet Kumar, un peso massimo indiano che a fine aprile scorso ha ottenuto il risultato più importante in carriera. Ha sconfitto Vassiliy Levit (argento a Rio 2016, bronzo ai Mondiali l’anno dopo) nella finale del Torneo di Dubai.
Oro ai campionati asiatici, Sanjeet, 26 anni, è in recupero. Lo scorso anno un’infortunio alla spalla, con conseguente operazione, lo ha tenuto lontano dalle qualificazioni olimpiche. È approdato al pugilato sulle orme del fratello, che poi è diventato anche il suo allenatore. E adesso è uno degli uomini di punta della squadra asiatica.
Ha fisico, aggressività, capacità di esercitare notevole pressione. È un attaccante, e questo gioca a favore del nostro pugile. Ma è anche uno pronto a dare battaglia, a cercare fino all’ultimo secondo la strada della vittoria. È determinato, qualità che gli ha consentito di battere il georgiano Tchigladze negli ottavi, dopo una prima ripresa deludente.
Aziz Abbes Muhiidine è, da tempo, l’uomo su cui il pugilato maschile italiano ha puntato. A inizio carriera ha confortato le aspettative, poi c’è stata una pausa, ora è in ripresa. Male all’esordio sul ring di Belgrado, meglio nel secondo match, un altro passetto in avanti nel terzo. Adesso la salita si fa più ripida. È il momento di capire se dentro c’è il sacro fuoco.

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”
(Frase pronunciata per primo da Frank Leahy, 1908-1973, uno dei più famosi allenatori di Football Americano del Novecento. Il coach l’avrebbe detta nel 1954, in occasione di una partita difficile, per incitare i suoi giocatori a scendere in campo con audacia. John Belushi lo ha solo reso celebre nel resto del mondo).

92 KG (quarti di finale) Aziz Abbes Muhiidine vs Sanjeet Sanjeet Kumar (Ind), domani 2 novembre nel turno serale (dalle 18:00).

Mondiali. Mangiacapre, l’orgoglio non basta. Eliminato

L’orgoglio, il carattere, la voglia di lottare, di guardare avanti.
Vincenzo Mangiacapre ha messo tutto sul piatto, non è bastato, non poteva bastare.
Chinzorig Baatarsukh gli ha rubato il tempo. In tutti i sensi. Si è appropriato del futuro. Lo ha sistematicamente anticipato in ogni azione.
Il mongolo ha comandato la scena, l’azzurro è sembrato lento nell’uscire dalle traiettorie dei pugni dell’avversario, poco rapido nei movimenti di gambe. E ha peccato nella fase difensiva, lasciandosi più volte sorprendere dai colpi dell’asiatico.
Vincenzo ci ha messo tutto quello che aveva. Ma la freschezza atletica di Baatarsukh lo ha sconfitto. Era chiaro alla vigilia che sarebbe stata una montagna difficile da scalare. Trentadue anni e centocinquanta match sono un bagaglio pesante da portare sul ring.
Occorreva rapidità in uscita quando si provava un attacco, maggiore precisione nei colpi (spesso ha sbagliato la distanza finendo con l’andare a vuoto), un ritmo più alto. Ci voleva tutto questo per sconfiggere il mongolo. Orgoglio, carattere e voglia di lottare non sono bastate ad annullare il divario. Peccato, ma la sconfitta, anche se netta, non è una condanna.
Vincenzo Mangiacapre ha dato il massimo di quello che oggi aveva dentro.

67 KG (sedicesimi) Chinzorig Baatarsukh (Mgl) b. Vincenzo Mangiacapre 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 30-27).