Il presidente vede la boxe italiana crescere senza soste. Avanti così…

Il pugilato italiano. Crescita senza soste.
È il titolo dell’ultimo comunicato del presidente della FPI Flavio D’Ambrosi.
Non riesco a vedere questo trionfo. Colpa mia, per carità. Non sono mai stato bravo nell’analisi dei numeri.
Il presidente si esalta per 46 medaglie conquistate nell’ultimo anno e mezzo tra Europei, Mondiali e Coppa del Mondo. A dirla tutta, 45 sono del 2025, perché cedere al trionfalismo dopo cinque mesi del nuovo anno?


Da sempre sostengo che i tornei che rappresentano il mondo reale, cioè la fotografia aggiornata della salute pugilistica di una nazione, sono Europei e Mondiali Elite; Olimpiadi. 
Il presidente ogni fine anno pubblica un pezzo su questo tema, dando lo stesso valore a un Europeo Under 15 e a una medaglia ai Mondiali. Stavolta ha anticipato l’annuncio di sette mesi, senza che vi fosse alcuna novità importante. 
Mi adeguo, e resto incollato all’ultimo anno e mezzo..


Nel 2025 non ci sono stati Europei Elite, nè Olimpiade. Nei Mondiali l’Italia ha vinto un bronzo con Sirine Charaabi. nei 54 kg. Per il resto, cinque sconfitte al primo turno, sette al secondo. Fra tutti quei pugili (uomini e donne) che hanno sconfitto un atleta della nostra Nazionale, nove su dodici sono stati eliminati al turno successivo
Su quel clamoroso fallimento, il presidente si è così espresso: “Nel complesso il team azzurro si è ben comportato.” (fonte: intervista di Marcel Vulpis per The Daily Cage, sito che racconta gli sport da combattimento).
Ha poi parlato di svecchiamento dell’organico. A Liverpool, quasi tutti i vincitori degli azzurri erano più giovani dei nostri atleti.
Torniamo al presente.


Fanno numero, nel racconto delle medaglie, quelle delle squadre giovanili e, soprattutto, quelle della World Boxing Cup.
È innegabile che la salute sportiva di una nazione nasca anche dalla bontà del settore giovanile. Ma la forza reale si misura con il comportamento del vertice. Se l’Italia del calcio non si qualifica per tre Mondiali consecutivi, non bastano certo le vittorie delle giovanili per attutire il disastro. Anche l’Italia del pugilato ha nel suo recente passato una serie di risultati che possono riassumersi in una sola parola, fallimento. Guardiamo i maschi. Zero medaglie a Rio 2016; mancata qualificazione a Tokyo 2020; tutti fuori a Parigi 2024 (un solo match vinto). Nei Mondiali, l’ultimo oro è datato 2013 (Clemente Russo). Le ultime medaglie sono quelle di Aziz Abbes Mouhiidine (argento a Belgrado 2021) e Salvatore Cavallaro (bronzo nella stessa edizione). Almeno le donne una medaglia l’hanno vinta. Irma Testa bronzo a Tokyo 2020.
Non a caso nelle ultime classifiche mondiali dilettanti, pubblicate dalla World Boxing nel marzo scorso, c’è un solo italiano nella Top Ten. Le donne presenti sono tre.
Non siamo competitivi, non lo siamo da tempo, non è un male recente. È una realtà che ci portiamo dietro da anni. E, per sentirci felici, non basta conteggiare ogni tappa della World Boxing Cup. Le medaglie sono quelle dell’ultimo appuntamento, non quelle delle fasi interlocutorie. Lo dice la stessa World Boxing.
The World Boxing Cup is an annual competition series in which elite male and female boxers compete in the course of the year over several stages to accrue ranking points. It culminates in a year-end Finals event in which the stage winners and other top-ranked boxers compete for the main trophy. (dal regolamento della World Boxing Cup).
Sul professionismo non voglio parlare. Mi fermo qui. Il presidente vede la stituazione attuale da applausi. Io, diciamo, non sono dello stesso avviso. Non sono né contento del presente, né ottimista per il futuro. Mi vedo così costretto a rispolverare, ancora una volta, un vecchio aforisma di un amico.
Il paziente non cerca cure per guarire, se prima non ammette di essere malato (anonimo della Garbatella).


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