Sabato a Forlì la Hall of Fame 2021, incontro con le stelle…

La Hall of Fame Italia è la boxe raccontata attraverso le parole, le immagini e soprattutto i personaggi di uno sport che crea passioni profonde. È il desiderio di creare una Casa del Pugilato dove esaltare i campioni che hanno realizzato le imprese più belle.
È un’idea pazza che il quotidiano online boxeringweb.net è riuscito a realizzare.
Il primo anno, era il 2018, sono stati celebrati gli unici quattro che nell’intera storia di questo sport hanno avuto l’abilità, il talento, la forza di vincere l’oro olimpico, passare professionisti e conquistare il titolo mondiale.
Nino Benvenuti, Patrizio Oliva, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi.
Unici e fantastici.
Le porte della Casa non potevano essere aperte che da loro.
La boxe, come tutte le altre discipline, è legata ai personaggi che l’hanno attraversata. E se sono del calibro dei nostri Fab Four, i ricordi, i momenti magici, le emozioni si sommano fino a farci ubriacare di gioia.
Il secondo anno, il 2019, hanno fatto il loro ingresso gli unici due giganti capaci di conquistare il mondiale dei pesi massimi. Primo Carnera tra i pionieri, Francesco Damiani nell’era moderna. E poi un signore che di mondiali ne ha disputati addirittura diciassette, Gianfranco Rosi: nessuno da noi è salito tante volte sul ring con il titolo assoluto in palio. Sandro Mazzinghi è stato celebrato come un pugile due volte campione, ma anche e soprattutto per avere disputato il più emozionante match che si sia mai svolto in un’arena italiana. Quello contro Kim Soo Ki non è stato solo un combattimento di boxe, fa parte della storia della nostra società. Bruno Arcari è stato accolto come si doveva, abbiamo spalancato le braccia a un fuoriclasse assoluto. Undici mondiali, undici vittorie. Una carica agonistica infinita, la sua capacità di boxare a corta distanza era da applausi. La sesta premiata di quell’edizione è stata Simona Galassi, la prima donna a entrare nella Casa della Fama. Ha vinto il mondiale da dilettante, l’ha vinto da professionista. È stata un fenomeno che ha illuminato con la sua classe il pugilato femminile.
Il terzo anno, il 2020, la Hall of Fame non ha aperto le sue porte. La pandemia ha confinato emozioni, passioni e sentimenti, ci ha isolati gli uni dagli altri. E la boxe non ha fatto eccezione.
Ma eccoci al 2021, siamo tornati. Tutto è pronto per una nuova serata di gala.
Riapriamo con un elenco di campioni che impreziosisce la nostra storia, una cerimonia che sta diventato tradizione e di cui siamo sinceramente orgogliosi.
Duilio Loi, in corsa per essere proclamato il migliore di tutti, è stato il campione della gente. Amato dai tifosi che riempivano le arene dove si svolgevano i suoi match. San Siro e il Vigorelli erano il suo regno, per vederlo combattere si fermavano anche i tram. E poi Sumbu Kalambay, un peso medio dall’immenso talento. Una boxe classica, fatta di velocità, rapidità di spostamenti, difesa affascinante, attacco sul tempo. Un campione del mondo che ha entusiasmato. Loris Stecca è stato il più giovane tra i re del nostro sport. Ha vinto il titolo contro un grande, Leo Cruz, l’ha fatto davanti a una platea capace di realizzare l’incasso più importante della storia italiana. Una furia sul ring. Massimiliano Duran appartiene a una famiglia che ha fatto della boxe una ragione di vita. Ha realizzato un’impresa da applausi. Davanti aveva Carlos De Leon, uno che aveva disputato quindici mondiali. Lui, il Momo di Ferrara, aveva disputato in tutto quindici incontri. E ha vinto. Con merito, con abilità. Roberto Cammarelle ha conquistato il bronzo ad Atene 2004, l’oro a Pechino 2008, l’argento a Londra 2012. E ha vinto due volte il mondiale. Devo aggiungere altro? Tra i Pionieri stavolta il posto spetta ad Anacleto Cleto Locatelli, l’uomo designato come il miglior pugile italiano qualche decennio fa da Umberto Branchini e Roberto Fazi. Due che se ne intendevano.
Siamo pronti.
Sabato 30 ottobre entreremo nei Musei San Domenico di Forlì e celebreremo il nostro amore per la boxe. Felici di parlare del nostro hobby, la nostra passione, l’argomento di mille chiacchierate con gli amici. Solo che stavolta potremo farlo con i protagonisti, con quelli di cui parliamo, quelli che ci hanno tenuti svegli per guardare quanto fossero bravi.
Siamo pronti.

HALL OF FAME ITALIA 2021 A FORLI’

Sabato 30 ottobre serata di gala nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì, piazzale Guido da Montefeltro 12, per la terza edizioni della Hall of Fame Italia, manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.net che quest’anno avrà come partner il Comune di Forlì. Per l’edizione 2021, il Comitato Direttivo della manifestazione (composto da sette giornalisti: Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) ha deciso di inserire nell’albo d’oro della Hall of Fame Italia: Duilio Loi (campione mondiale dei superleggeri), Loris Stecca (campione mondiale dei supergallo), Patrizio Sumbu Kalambay (campione mondiale dei medi), Massimiliano Duran (campione mondiale dei massimi leggeri), Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo in tre diverse Olimpiadi nei supermassimi). Tra i Pionieri il riconoscimento andrà a Cleto Locatelli (campione europeo dei leggeri). Presenteranno la serata Davide Novelli, inviato della Rai e voce del pugilato sull’emittente di Stato, e Dario Torromeo, giornalista che ha raccontato dieci Olimpiadi e centinaia di campionati del mondo per il Corriere dello Sport-Stadio.

L’evento è aperto a tutti, nel rispetto del Protocollo Generale Covid. 
Sarà chiesta ai partecipanti la presentazione del Green Pass, si accederà all’interno del locale indossando la mascherina. 
Sarà necessaria la prenotazione attraverso i seguenti contatti:
Scrivendo una email a: 
flaviodellamore@boxeringweb.net 
(telefono 0543 550608).
UNITA SPORT COMUNE DI FORLI: 0543- 712402 (cellulare 3204322943).  
Scrivendo una email a: unita.sport@comune.forli.fc.it

Nel rispetto delle disposizioni locali, dopo la prenotazione sarà necessario inviare un bonifico di 38 (trentotto) euro al seguente IBAN (Iban Comune di Forlì):
IT 08 I 06270 13199 T2099 0000685
Istituto: LA CASSA DI RAVENNA SPA
Nella causale andrà indicato: “rimborso cena” (seguito dal nome e cognome di chi prenota)
Nei 38 euro sono comprese: la cena di gala (bevande incluse) e la partecipazione alla serata.

ULTIMO GIORNO DI PRENOTAZIONE IL 25 OTTOBRE

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I PROTAGONISTI


Duilio Loi è nato a Trieste il 29 aprile 1929.
È morto a Treviso il 20 gennaio 2008.
Altezza: 1.65
Categoria: leggeri, superleggeri, welter
Record: 115-3-8 (26 ko)
 

Loris Stecca è nato a Sant’Arcangelo di Romagna (Rimini) il 30 marzo 1960.
Altezza: 1.67
Categoria: gallo, supergallo, piuma
Record: 55-2-2, 37 ko

Patrizio Sumbu Kalambay è nato a Lumumbashi (Repubblica Democratica del Congo) il 10 aprile 1956.
Altezza: 1.75
Categoria: medi
Record (dilettante) 90-5-0
Record (professionisti) 57-6-1, 33 ko

Massimiliano Momo Duran è nato a Ferrara il 3 novembre 1963.
Altezza: 1.87
Categoria: cruiser (massimi leggeri)
Record: 19-6-0 (8 ko)
 

Roberto Cammarelle è nato a Cinisello Balsamo il 30 luglio 1980.
Altezza: 1.90
Categoria: supermassimi
Record: 116-14-0
 

Anacleto Cleto Locatelli era nato a Bellinzona (Svizzera) il 5 novembre 1906.
È morto a Parigi il 5 ottobre 1961.
Altezza: 1.70
Categoria: leggeri
Record: 101-41-18, 25 ko
 

ALBO D’ORO
 
 
                                                      EDIZIONE 2018
 
Moderni
Nino Benvenuti oro Roma ‘60 welter, mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva oro Mosca ‘80 superleggeri, mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca oro Los Angeles ‘84 gallo, mondiale pro piuma
Giovanni Parisi oro Seul ‘88 piuma, mondiale pro leggeri e superleggeri
 
                                                       EDIZIONE 2019
 
Pionieri
Primo Carnera mondiale pro massimi
 
Moderni
Sandro Mazzinghi mondiale pro superwelter
Bruno Arcari mondiale pro superleggeri
Gianfranco Rosi mondiale pro superwelter
Francesco Damiani mondiale pro massimi
Simona Galassi mondiale pro mosca e supermosca
 
                                                          EDIZIONE 2020

Rinviata a causa della pandemia

EDIZIONE 2021

Pionieri
Anacleto Cleto Locatelli (europeo pro leggeri)

Moderni
Duilio Loi (mondiale pro superleggeri)
Loris Stecca (mondiale pro supergallo)
Patrizio Sumbu Kalambay (mondiale pro medi)
Massimiliano Duran (mondiale pro massimi leggeri)
Roberto Cammarelle (dilettante, oro, argento e bronzo alle Olimpiadi supermassimi)

 
                                                           
 

Mondiali. Storie e speranze degli azzurri sul ring domani

Domani arrivano i nostri.
Quattro italiani sul ring in un torneo mondiale difficile, reso ancora più competitivo dalla forza del dollaro. Per molti vincere 100.000 (oro), 50.000 (argento) ma anche 25.000 (i due bronzi) vuol dire risolvere per sempre tutti i propri problemi. Una spinta motivazionale che renderà complicato il cammino di chi non porterà nel combattimento la giusta determinazione.
Tutti gli incontri saranno visibili in streaming su https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial
51 KG.
Federico Serra, di Sassari, 27 anni. Un pugile che ha esperienza internazionale, reduce dalla vittoria al torneo di Sarajevo dello scorso mese. Bronzo ai Giochi Europei del 2018 a Minsk. Boxa per la società Domenico Mura. Ha un record di 49-23-4. Esordio nel 2014.
Affronta Ramish Rahmani, che combatte sotto la bandiera della FC 1, la Fair Chance Team: la squadra dei rifugiati. Lui è fuggito dall’Afghanistan in guerra. Lì, a 8 anni, faceva già l’apprendista meccanico in un’officina. Poi, quando di anni ne aveva 16, ha visto in televisione Mike Tyson e si è innamorato della boxe. Ha un pugilato poco ortodosso, scomposto, quando attacca si sbraccia. Ma ha anche ritmo, grandi capacità agonistiche, irruenza. Porta prevalentemente colpi larghi. E in quanto a motivazioni ne ha in quantità industriale.
Il match (sedicesimi di finale) è nel programma pomeridiano, quello ha inizio alle 13.

63,5 KG.

Gianluigi Malaga si è imbarcato in un’avventura molto complessa.
A giugno 2021 ha vinto il bronzo agli Europei U22. Nei 69 kg.
A fine settembre 2021, un mese fa, è andato in semifinale nel torneo di Sarajevo. Nei 67 kg.
Qui combatte al limite dei 63,5.
Il peso è uno degli incubi dei pugili. In questo caso credo che si porti dietro i demoni della dieta che in sei mesi lo ha portato a fare diventare il suo peso cinque chili e mezzo sotto quello in cui combatteva.
Una difficoltà in più, un muro infido da scalare. Vedremo come andrà.
Il ventunenne di orgini baresi boxa per la Phoenix Boxe di Pomezia, sotto la guida del maestro Simone D’Alessandri. Origini pugliesi, ha tentato prima la via del karate seguendo le orme di uno zio, poi è entrato nella palestra del suo primo maestro di pugilato Salvatore Livosti. A 15 anni ha preso il pullman ed è sceso a Pomezia.
La boxe è diventata la sua vita.
Ha un record di 69-20-9.
Affronta l’irlandese Brandon Killian McCarthy, imbattuto a livello nazionale. Un tecnico dai colpi lunghi, un ventenne che viene dai 60 kg e ha messo su peso e muscoli. È al primo impegno internazionale importante tra gli Elite. Si è allenato a Sheffield, ha fatto ottime sedute di sparring e ha una voglia matta di salire sul ring.
Il match (trentaduesimi) è nel turno pomeridiano che avrà inizio alle 13.

75 KG.

Salvatore Cavallaro
 è stato l’ultimo a perdere la speranza di partecipare a Tokyo 2020. La sua classifica avrebbe potuto portarlo in Giappone, per un pugno di punti è rimasto a casa. Ora riprende la scalata partendo dai Mondiali in terra di Serbia.
Ha un record di 119-34-2, un argento agli Europei. Ventisei anni e una grande voglia di riscatto.
Affronta Anton Embulajev, finlandese.
Il match (trentaduesimi di finale) è nella sessione serale che avrà inizio alle 18.

92 KG.

Aziz Abbes Muhiidine
 (in alto, foto dal suo profilo Twitter) ha perso qualcosa lungo il cammino. Era uno su cui l’Italia puntava forte, ha accusato un appannamento. Nel torneo di qualificazione olimpico di Parigi è stato eliminato da Muslim Gadzhimagomedov, che a Tokyo avrebbe poi vinto l’argento. Un doppio rammarico. Perché, non brillante anche nel match precedente contro il turco Mucahit Ilyas, l’azzurro avrebbe potuto fare di più anche nella sfida contro il forte russo.
A Belgrado comincia una nuova storia, si riparte da un record di 72-16-1 e da una (sembra) ritrovata condizione. Molte delle speranze di andare avanti sono legate a lui. Ha i mezzi per emergere. Incontra l’armeno Narek Manasyan, solido nella struttura fisica, lento, boxa molto coperto e sembra avere pesantezza nei colpi. Buoni risultati a livello giovanile.
Il match (trentaduesimi di finale) è nella sessione serale che avrà inizio alle 18.

SORTEGGI degli altri sette italiani in gara.
48 kg (sedicesimiNicola Cordella vs Seyran Yeghikyan (Arm) il 27 ottobre. Se vince affronta Mirian Turkboi Uulu (Kaz) il 30 ottobre.
54 kg (sedicesimiManuel Cappai vs Tomoya Tsuboi (Gia) il 29 ottobre. Se vince affronta il vincente di Sakhobidin Zoirov (Uzb) vs Tamir Galanov (Serb) il 31 ottobre.
57 kg. (sedicesimi) Raffaele Di Serio, bye al primo turno, vs vincente Luix Chalot Do Nascimento (Bra) vs Tso Sin Yu (Hkg) il 28 ottobre.
60 kg (sedicesimiSimone Spada, bye al primo turno, vs vincente Charles Petit Homme (Hai) vs Tayfur Aliyev (Aze) il 29 ottobre.
67 kg. (sedicesimiVincenzo Mangiacapre, bye al primo turno, contro il vincente di Carlos Daniel Tobor Romero (Gua) vs Chinzong Baatarsukh (Mgl) il 28 ottobre.
71 kg. (sedicesimiFrancesco Faraoni, bye al primo turno, contro i vincente di Carl Leviticus Hield (Bah) vs Obed Emanuel Barteel-El (Usa) il 29 ottobre.
80 kg. (sedicesimiSimone Fiori contro il vincente di Odijon Aslanov (Uzb) vs Yusul Changalawe (Tan) il 30 ottobre.

Mondiali. Domani (26 ottobre) esordio per quattro azzurri

Partono oggi i Mondiali maschili di Belgrado.
Nessun italiano sul ring nella prima giornata, gli azzurri entreranno nel torneo da domani martedì 26 ottobre.
51 kg. (sedicesimi, nel turno pomeridiano che comincia alle 13) Federico Serra vs Ramish Rahmani (FC1). Se vince, torna a combattere l’1 novembre contro il vincitore del match Tu Powei (Tpe) vs Ronaldo Da Silva (Bra).
63,500 kg. (trentaduesimi, turno pomeridiano) Gianluigi Malanga vs Brandon Killian McCarthy (Irl). In caso di vittoria affronterà Fazi Viafara (Col), che ha il bye al primo turno, il 30 ottobre.
75 kg. (sedicesimi, sessione delle 18) Salvatore Cavallaro vs Anton Embulajev (Fin). Se vince, contro Kiryl Samadurau (Blr) il 30 ottobre.
92 (trentaduesimi, sessione serale) Aziz Abes Muhiijdine vs Narek Maryosian (Arm). In caso di vittoria affronterà Toni Filipi (Cro) il 29 ottobre.
I SORTEGGI degli altri sette italiani in gara.
48 kg (sedicesimi) Nicola Cordella vs Seyran Yeghikyan (Arm) il 27 ottobre. Se vince affronta Mirian Turkboi Uulu (Kaz) il 30 ottobre.
54 kg (sedicesimi) Manuel Cappai vs Tomoya Tsuboi (Gia) il 29 ottobre. Se vince affronta il vincente di Sakhobidin Zoirov (Uzb) vs Tamir Galanov (Serb) il 31 ottobre.
60 kg (sedicesimi) Simone Spada, bye al primo turno, vs vincente Charles Petit Homme (Hai) vs Tayfur Aliyev (Aze) il 29 ottobre.
67 kg. (sedicesimi) Vincenzo Mangiacapre, bye al primo turno, contro il vincente di Carlos Daniel Tobor Romero (Gua) vs Chinzong Baatarsukh (Mgl) il 28 ottobre.
71 kg. (sedicesimi) Francesco Faraoni, bye al primo turno, contro i vincente di Carl Leviticus Hield (Bah) vs Obed Emanuel Barteel-El (Usa) il 29 ottobre.
80 kg. (sedicesimi) Simone Fiori contro il vincente di Odijon Aslanov (Uzb) vs Yusul Changalawe (Tan) il 30 ottobre.



Mondiali di Belgrado. Kosovo, Aiba, Serbia e Cio: è il caos…

Prosegue nel caos più totale la vicenda del Kosovo ai Mondiali di Belgrado che avranno inizio domani, oggi pomeriggio la cerimonia d’apertura.
Oggi la Serbia ha negato per la terza volta al Kosovo l’accesso entro i confini serbi. Precisando che non intende accettare il fatto che il Paese si presenti con la sua bandiera e i colori nazionali ai campionati mondiali.
Successivamente è stato proposto al Kosovo di gareggiare sotto la bandiera dell’AIBA.
Il presidente dell’associazione mondiale Umar Kremlev ha definito questa proposta e l’intera situazione: “Inaccettabile”. E ha poi aggiunto: “Se i nostri tentativi dovessero fallire, sono sicuro che ci saranno lezioni da imparare e condividere. Per ora, però, continuiamo a lavorare per un esito favorevole nelle prossime ore”.
Così sulla vicenda il Comitato Olimpico Internazionale: “Non abbiamo avuto informazioni sulle circostanze dell’assegnazione, o sui termini, o sui partner contrattuali dell’AIBA, per quanto riguarda questi Mondiali. Sembra che l’AIBA non abbia applicato la dovuta diligenza necessaria prima di assegnare questo torneo a Belgrado, nonostante il CIO abbia ripetutamente avvisato le Federazioni Internazionali della necessità di tale indispensabile percorso informativo prima dell’assegnazione di un evento. Pertanto questo incidente, che è dannoso per gli atleti del Kosovo, si aggiunge alle gravi preoccupazioni che il CIO ha riguardo al governo di questa Federazione internazionale da tempo sospesa”.
Ricordo che il Kosovo, che è membro AIBA dal 2014, ha auto dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia nel 2008. È riconosciuto come Stato indipendente da 97 dei 193 membri delle Nazioni Unite. La Serbia non riconosce il Kosovo come Stato sovrano, ma come parte autonoma del proprio Paese.

Mondiali. Fenomeni da Cuba, l’Italia sul ring per ricostruire

Stamattina guardavo l’albo d’oro dei Mondiali, sul desktop del computer avevo quello del 1974, la prima edizione. Da paura. Teofilo Stevenson nei massimi, Mate Parlov nei mediomassimi, Rolando Garbey nei welter, Ayub Kalule nei superleggeri, Howard Davis nei piuma, Wilfredo Gomez nei gallo. E gli altri che completavano il quadro non erano da meno. I mondiali erano e sono una grande vetrina.


Quattro uomini, sei ori. Così l’Italia è entrata nella storia di questa competizione: Tommaso Russo (1991, pesi medi), Clemente Russo (2007 e 2013, pesi massimi), Domenico Valentino (2009, pesi leggeri), Roberto Cammarelle (2007 e 2009 pesi supermassimi).
I tempi però cambiano, sono cambiati.
Oggi pomeriggio cerimonia d’apertura, da domani si comincia. A Belgrado la nazionale azzurra maschile (foto in alto dal profilo Twitter dell’AIBA) riparte portandosi dietro un peso enorme, la non qualificazione per l’Olimpiade di Tokyo 2020. Una vergogna difficile da cancellare. Quella che salirà sul ring serbo sarà una squadra in costruzione, non si può pensare di cancellare la figuraccia e tornare sul podio dopo pochi mesi. L’Italia ha bisogno di tempo. Per capire che tipo di lavoro si stia facendo sarà sufficiente meno di un anno. Per tirare il primo bilancio importante, dovremo aspettare settembre 2023, quando a Tashkent in Uzbekistan si disputerà la prossima edizione dei Mondiali maschili. Per avere risultati a livello assoluto, occorreranno due cicli olimpici, Parigi 2024 sarà una tappa non il punto di arrivo.
Il problema è che siamo a digiuno da troppo tempo.
Da tre Mondiali (2015, 2017, 2019) non saliamo sul podio, zero medaglie anche nelle ultime due Olimpiadi (Rio 2016, Tokyo 2020). Nessun qualificato per i Giochi in Giappone.
Impossibile nascondere la realtà. Si riparte da zero.
I Mondiali di Belgrado 2021 sono l’evento peggiore per tornare a sorridere. Centocinque nazioni in gara, seicentocinquanta pugili, molti dei quali di altissimo livello. Prendiamo la squadra cubana. Schiera quattro fuoriclasse che hanno vinto sia l’oro olimpico che quello mondiale: Andy Cruz (leggeri), Roniel Iglesias (welter), Arnel Lopez (mediomassimi), Julio LaCruz (massimi). Ci sono poi tutti i Paesi dell’Est carichi di tradizione e fame di vittoria.
Quest’anno ci sono i soldi in ballo ed è inutile nascondersi. La possibilità di portare a casa 100.000 dollari farà aumentare a dismisura la competitività.

Noi porteremo sul ring tante speranze e nessuna certezza. È giusto che in questa fase sia così, i miracoli nello sport non esistono. Da Belgrado ci attendiamo un segnale che ci faccia pensare che, lavorando intensamente e con metodo, si possa guardare con un po’ di ottimismo al futuro. Per ora non chiediamo medaglie, sarebbe un sogno, ma prestazioni di cui essere orgogliosi.

PROGRAMMA
Oggi (ore 19): Cerimonia di Apertura
Da domani al 2 novembre (ore 13 e ore 18): Preliminari
3 novembre: Giorno di Riposo
4 novembre (ore 13 e ore 18): Semifinali
5 e 6 novembre (ore 18): finali

DOVE VEDERLI
https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

L’ITALIA
Nicola Cordella (48 kg)
Federico Serra (51)
Manuel Cappai (54)
Raffaele Di Serio (57)
Simone Spada (60)
Gianluigi Malanga (63,500)
Vincenzo Mangiacapre (67)
Francesco Faraoni (71)
Salvatore Cavallaro (75)
Simone Fiori (80)
Aziz Abbes Mouhiidine (92).

CAMPIONI ISCRITTI
Andy Cruz Gomez, Roniel Iglesias, Arlen Lopez and Julio La Cruz (Cuba), Hovhannes Bachkov (Armenia), Loren Alfonso Dominguez (Azerbaijan), Wanderson de Oliveira and Abner Teixeira (Brasile), Javier Ibanez and Radoslav Pantaleev (Bulgaria), Yuberjen Martinez Rivas (Colombia), Billal Bennama and Sofiane Oumiha (Francia), Nelvie Tiafack (Germania), Sanjeet Sanjeet and Sachin Kumar (India), Reito Tsutsumi (Giappone), Saken Bibossinov and Aibek Oralbay (Kazakhstan), Azat Usenaliev (Kyrgyzstan), Enkhmandakh Kharkhuu (Mongolia), Eumir Marcial (Filippine), Vsevolod Shumkov and Dzhambulat Bizhamov (Russia), Atichai Phoemsap (Tailandia), Tsotne Rogava (Ucraina), Mirazizbek Mirzahalilov, Hasanboy Dusmatov and Shakhram Giyasov (Uzbekistan).

NOVITA’


Tredici le categorie.
Bianchi i guantoni, con il logo dell’AIBA sul fronte.
Gli indumenti dei pugili sul ring saranno del colore dei loro angoli. Sulla divisa i pugili potranno inserire i colori della loro nazione.
Al vincitore sarà consegnata una cintura di campione del mondo e una medaglia in oro solido.
All’altro finalista una medaglia in vero argento.
Ai due sconfitti in semifinale, bronzo.

Mondiali. Il Kosovo, bloccato al confine, chiede aiuto a CIO e AIBA

La delegazione del Kosovo (tre pugili, un allenatore e un dirigente) è partita da Pristina nella tarda mattinata di oggi. La meta era Belgrado, dove la squadra avrebbe dovuto partecipare ai Mondiali maschili.  Dopo un’ora e mezzo di viaggio, a bordo di un pulmino, la delegazione ha raggiunto la città di Končulj. Lì è stata fermata prima di entrare in Serbia. Gli è stato negato l’ingresso. Sono tornati a Pristina. (nella foto, tratta dal profilo Facebook del Kosovo Olympic Committee, la delegazione in viaggio per i Mondiali).
I capi del Comitato Olimpico del Kosovo sono in costante contatto con il Comitato Olimpico Internazionale per trovare una soluzione a questa situazione di emergenza.
L’AIBA ha pubblicato sul suo sito ufficiale una dichiarazione che incita il Comitato Organizzatore a trattare il Kosovo “come tutte le altre nazioni partecipanti ai Campionati”.
Anche il CIO appoggia un accordo in questo senso.
Il Kosovo, che è membro AIBA dal 2014, ha auto dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia nel 2008. È riconosciuto come Stato indipendente da 97 dei 193 membri delle Nazioni Unite, 
La Serbia non riconosce il Kosovo come Stato sovrano, ma come parte autonoma del proprio Paese.
Molte nazioni non supportano l’indipendenza del Kosovo, soprattutto quelli che hanno all’interno movimenti separatisti come la Spagna.
Domani cerimonia di apertura dei Mondiali. Da lunedì parte il torneo.

Hearn: Fury vs Whyte a inizio 2022. E il WBC ancora tace…

La sentenza del giudice è arrivata prima del previsto.
Al processo visionario che ho raccontato ieri pomeriggio (https://dartortorromeo.com/2021/10/22/wallin-vs-whyte-e-la-strana-dichiarazione-di-un-teste/) mancava solo l’atto finale.
La soluzione del giallo non è stata offerta da chi avrebbe dovuto offrirla, cioè il WBC. Ma da un altro protagonista della vicenda: Eddie Hearn di Matchroom. Manager di Dillian Whyte.
In una serie di interviste con giornali, siti, tv inglesi e americane, in pratica ha detto: la questione la gestiamo noi e decidiamo quello che pensiamo sia meglio fare, eventuali danneggiati sono solo danni collaterali, non ci preoccupano. Gli affari nella boxe vanno così.
Non ha usato queste parole, ma c’è andato vicino.
Quale sarà il futuro di Dillian Whyte?
“Affronterà Tyson Fury all’inizio del prossimo anno”.
Quindi il match con Otto Wallin non sarà riprogrammato?
“Al momento non c’è interesse a farlo”.
E Otto Wallin, che si è preparato per mesi per la sfida del 30 ottobre, cosa farà?
“Gli abbiamo proposto dieci round contro Alen Babic (il testimone del processo di cui sopra, ndr). Ha rifiutato”.
Ma lui ha firmato un contratto per affrontare Dillian Whyte.
“Era una difesa volontaria, senza vincoli regolamentari. Il WBC aveva solo dato il nulla osta per il match. Lui è il numero 20 del mondo, non poteva certo essere una difesa ufficiale del titolo ad interim dei pesi massimi”.
In molti pensano che l’infortunio di Whyte sia stata solo una scusa per evitare Wallin e puntare direttamente a Fury.
“Per preparare Dillian al match, che poi è saltato, sono stati spesi soldi per il tempo in cui si è allenato in Portogallo, per gli sparring, per i viaggi. Lui ha speso giorni di lavoro, fatica, sopportazione del dolore. E poi, se avesse voluto puntare direttamente a Fury, l’avrebbe fatto due settimane fa quando il WBC ha annunciato che il campione sarebbe stato obbligato ad affrontare lo sfidante ufficiale. Non sarebbe arrivato a dieci giorni dal match per rendere pubblica la rinuncia per infortunio”.
Tyson Fury potrebbe anche non accettare il match contro Dillian Whyte.
“A quel punto penso che il WBC potrebbe togliergli il titolo e consegnarlo con una email a Dillian Whyte. Non sarebbe bello per il pugilato”.
Non so cosa pensi di fare Tyson Fury, ma mi giungono voci che intenda chiedere al WBC di diventare campione in franchise. Cioè? È l’ennesima invenzione del World Boxing Council: il campione in franchiese è il campione simbolo, quello che può godere dei particolari benefici di chi ottiene questo status. Non è obbligato a difendere il titolo nei termini stabiliti dal regolamento, può programmare l’attività a suo piacimento. A quel punto chi avrebbe problemi di collocazione sarebbe paradossalmente proprio quel Dillian Whyte che ha accesso la miccia della situazione.
Per quanto riguarda il WBC, ieri notte a Montreal ha battezzato il suo diciottesimo titolo mondiale, quello dei Bridgerweight tra Oscar Rivas e Ryan Rozicki. Presto arriveremo a una categoria ogni etto di peso…
Ma torniamo a noi.
Dillian Whyte accusa un infortunio alla spalla e dà forfait contro Otto Wallin a dieci giorni dal suono del primo gong. Quarantotto ore dopo, il suo manager/organizzatore Eddie Hearn annuncia che Whyte affronterà direttamente Fury.
Questi i fatti.
Nessuno ha interpellato il campione, nessuno del WBC ha ancora preso posizione su quale dovrà essere il prossimo match per il mondiale dei pesi massimi.
Il grande Charles M. Schultz ha fatto dire a Lucy van Pelt, in una delle sue fantastiche strisce della serie Peanuts: “Non ho mai fatto un errore in vita mia. Una volta ho creduto di averne fatto uno. Ma mi sbagliavo”.
Potrebbe essere il motto di ogni Ente che attualmente governa la boxe mondiale…

Wallin vs Whyte e la strana dichiarazione di un teste…

Quello che sto per raccontare è un giallo, un mistero al momento insoluto. L’ambientazione, il giudice, il procuratore, l’avvocato della difesa sono personaggi inventati. Ma i fatti, le dichiarazioni dei protagonisti, l’accusato e il testimone a discarico appartengono alla realtà. Le testimonianze di Dillian Whyte e Alen Babic sono prese dalle loro interviste, rispettivamente a Sky Sports e Boxing Social.
Ho voluto scrivere l’articolo come se la scena si svolgesse all’interno di un tribunale perché è questo il luogo in cui, credo, meriterebbe essere dibattuta. Ho usato alcuni protagonisti di fantasia perché ho l’impressione, sicuramente discutibile, che il tutto sia più vicino alla commedia che al dramma.

Tribunale di New York. Fuori piove, la pandemia ha resto tutti più cupi, ma la gente continua a correre come nei giorni felici. Molti i posti liberi in aula.
Sul bancone del giudice, siede un signore in carne, poco oltre la cinquantina, colorito olivastro, accento sudamericano. Il procuratore è un uomo che ha passato da poco i sessanta, ha capelli grigi e lo sguardo indagatore. Il difensore è un tipo in età avanzata, capelli bianchi e barba corta dello stesso colore.

Giudice: Siamo qui riuniti per discutere il caso Otto Wallin vs Dillian Whyte, i due avrebbero dovuto affrontarsi il 30 ottobre prossimo alla 02 Arena di Londra per il titolo ad interim del World Boxing Council. L’imputato, signor Dillian Whyte, è accusato dalla controparte di avere annullato la sfida per un infortunio alla spalla senza averlo in realtà subito, o perlomeno di non averlo subito in maniera invalidante. La controparte ha denunciato l’imputato di avergli procurato un grave danno economico. Parola al procuratore.

Procuratore: Vostro onore, il signor Whyte ha numerosi precedenti che vanno a sostegno della nostra tesi di non sincere dichiarazioni. Ha rifiutato quattro milioni di dollari come borsa per affrontare Tyson Fury, giudicandoli, testuale, spazzatura. Ha fatto causa al WBC che, a suo dire, lo avrebbe tenuto troppo a lungo in attesa del mondiale. Nel 2012 è stato squalificato dopo essere stato trovato positivo doping ed è rimasto fermo per due anni. Conclusa la squalifica si è fatto operare alla spalla destra, una spalla ancora dolorante che l’avrebbe portato alla richiesta di annullamento del match contro il nostro assistito Otto Wallin. A nostro avviso il signor Dillian Whyte è persona inaffidabile. Chiediamo che porti in aula una prova tangibile dell’infortunio. Una risonanza magnetica che testimoni il danno subito. In caso contrario chiediamo la sua squalifica, l’annullamento di tutti gli accordi presi con la sua organizzazione, con il signor Wallin e con chiunque altro possa portarlo a una sfida mondiale contro Tyson Fury che, a nostro avviso, è la vera ragione che lo ha spinto verso l’annullamento dell’evento del 30 ottobre.

Giudice: Avvocato (difensore di Whyte) cosa ha da dire a tutela del suo cliente?

Avvocato: Ci meravigliamo delle parole del procuratore, siamo indignati davanti alle allusioni fatte. Abbiamo prove e testimonianze che convalideranno l’evidenza del danno fisico subito dal nostro assistito.

Giudice: Avvocato, quale è il suo primo testimone?

Avvocato: Chiamo al banco il signor Dillian Whyte.

Giudice: Venga signor Whyte e pronunci il giuramento.

Whyte: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

Giudice: Lo giura?

Whyte: Lo giuro.

Procuratore: Quando ha capito che non avrebbe potuto affrontare il match contro il signor Otto Wallin?

Whyte: Quando ho comunicato ufficialmente all’organizzatore Eddie Hearn di Matchroom la mia indisponibilità. Sono devastato perché ho fatto un ottimo allenamento, una grande preparazione. Ero in splendida forma e ho avuto dei lusinghieri test con gli sparring. Non vedevo l’ora di mettere ko Wallin, l’avrei fatto nella prima metà dell’incontro”.

Avvocato: Non c’era alcuna possibilità di salire sul ring e battersi contro il suo avversario?

Whyte: No, il dolore era troppo forte.

Avvocato: Grazie, ho finito.

Giudice: Procuratore, vuole procedere con i contro interrogatorio?

Procuratore: Mi riservo di farlo in seguito.

Giudice: Avvocato, ha altri testimoni?

Avvocato: Per confermare la reale entità chiamiamo sul banco dei testimoni il signor Alen Babic.

Giudice: Venga al banco signor Babic e pronunci il giuramento.

Babic: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.

Giudice: Lo giura?

Babic: Lo giuro.

Giudice: Prego, avvocato.

Avvocato: Lei signor Babic ha visto il signor Whyte in allenamento, come stava?

Babic: Male.

Avvocato: Le sembrava accusasse dei dolori?

Babic: Sì.

Avvocato: Così forti da farlo rinunciare al match?

Procuratore: Obiezione Vostro Onore, il signor Babic non è né medico, né fisiatra, né ortopedico. Il suo giudizio non è quindi da esperto, di conseguenza non è rilevante.

Giudice: Accolta.

Avvocato: Riformulo la domanda. Guardandolo in allenamento, lei, da pugile professionista, pensava potesse affrontare un match?

Babic: No.

Avvocato: Grazie, ho finito.

Giudice: Procuratore, a lei il testimone.

Procuratore: Da dove arriva la sua sensazione che Whyte provasse dolore?

Babic: Faceva davvero fatica quando sollevava pesi e cose del genere. “Non mi piace” gli ho detto. Ma Dillian è Dillian. Fa quello che vuole. Non vedevo come questo potesse aiutarlo con la spalla, è andata male.

Procuratore: In che senso, è andata male?

Babic: Nel senso che non ha fatto sparring per le ultime due o tre settimane.

Procuratore: Grazie, non ho altre domande.

Giudici: Ci sono altri testimoni?

Avvocato: Non da parte nostra.

Procuratore: No.

Giudice: Potete formulare le vostre arringhe. A lei, avvocato.

Avvocato: Il signor Dillian Whyte è un pugile paziente. Ha aspettato quasi due anni prima che il WBC gli consentisse di disputare il titolo, ha lavorato duramente dopo l’operazione alla spalla, si è allenato con serietà per la sfida a Otto Wallin. Solo la sfortuna e il risentimento di un vecchio dolore gli hanno impedito di mantenere l’impegno. Chiediamo che la richiesta non procuri danni al nostro assistito, che la trattativa per la sfida a Tyson Fury per il mondiale WBC non si arresti e che Dillian Whyte possa vedere rispettato il suo ruolo di sfidante ufficiale.

Giudice: A lei procuratore.

Procuratore: Credo che il caso abbia una doppia possibile soluzione. La prima che il signor Dillian Whyte presenti una risonanza magnetica che avalli la sua tesi e confermi l’infortunio. In questo caso, siamo disposti a ridiscutere la situazione. La seconda che il signor Whyte sia condannato a pagare i danni procurati al signor Wallin con l’annullamento del match senza fondati motivi per farlo. E la testimonianza del signor Babic ne è conferma eclatante. Se, come ha giurato il signor Babic, nelle ultime tre settimane non ha potuto fare sparring, perché è arrivato solo ventuno giorni dopo a comunicare l’infortunio all’organizzatore? Solo perché può farlo, in quanto Eddie Hearn/Matchroom oltre che organizzatori sono anche i suoi manager? E se Babic ha testimoniato il vero, ne deduciamo che Whyte ha testimoniato il falso quando ha detto di avere fatto ottime sedute di sparring sino alla fine. Concludendo, chiediamo che sia condannato per avere giurato il falso, gli sia tolta la possibilità di allungare i termini per un match contro Otto Wallin e soprattutto gli sia impedito di aprire una trattativa con Tyson Fury.

Giudice: Grazie, signori. Mi ritiro per decidere.

Cosa deciderà il giudice, che nella realtà si chiama Consiglio Esecutivo del World Boxing Council, lo sapremo nei prossimi giorni. Di certo dopo i ripetuti ricorsi in tribunale da parte di Dillian Whyte il WBC, già condannato una volta a New York a soddisfare le richieste del pugile, si trova in evidenti difficoltà.
E il pugilato?
La risposta amico mio vola nel vento, la risposta vola nel vento…

Pogba: “Ali è stato un eroe, ha influenzato la mia mia vita”

In una bella intervista su Sky Sports Football, Paul Pogba, centrocampista del Manchester United, parla di quanto Muhammad Ali abbia influito sulla sua vita. La trascrizione dell’intervista è stata pubblicata dallo stesso Manchester United sul suo sito ufficiale manutd.com. Questa è una parte dell’articolo.

I calciatori, per milioni di persone, sono degli eroi. Da ragazzo, chi era il tuo eroe?
“Muhammad Ali. Credo abbia salvato delle vite. Un eroe è qualcuno che salva una vita, che aiuta le persone. E io penso che sia quello che lui ha fatto. Ha salvato molte persone, ma non togliendo qualcuno dal fuoco, semplicemente dando un buon messaggio, aiutando il mondo, dicendo la verità quando era difficile dirla, soprattutto in un momento in cui era pericoloso farlo per i neri. Ha parlato per la comunità nera, ci ha aiutato ad avere più libertà oggi”.
Parli di uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, pensi che quello che ha fatto fuori dal ring sia stato ancora più grande?
“È un eroe, una leggenda. Ovviamente era un periodo difficile, come puoi immaginare. I miei genitori mi raccontavano la storia di quello che lui ha fatto per i neri. Era un uomo saggio, e tu cerchi sempre di imparare dai saggi”.
Quanto è stato coraggioso Muhammad Ali a parlare apertamente in quel periodo della storia americana? Viveva in un’America segregata, uscire allo scoperto ed essere sè stesso come lui ha fatto, poteva essere pericoloso.
“Penso che ci abbia dato forza attraverso le sue parole. Era saggio e sapeva come inviare un messaggio senza attaccare frontalmente qualcuno. La gente non diceva: ‘Ehi, quello sta attaccando i bianchi!”. Ha mandato un messaggio positivo in un momento in cui per il solo fatto di parlare ai giornali o in TV avresti potuto essere ucciso. Aveva la capacità, la personalità, il carisma, per dire quelle cose in modo intelligente, pensava che se lo avesse fatto in quel modo la gente avrebbe capito”.

Una lettera che viene dal passato. Natalino e Meo…

Ho ricevuto una lettera.
Comincia così il mio viaggio nel passato. L’ennesimo alla ricerca del tempo in cui io e il pugilato eravamo più forti. Una lettera, un modo obsoleto di comunicare. Oggi nessuno ne scrive più. Meglio un SMS. Frasi corte, grafia veloce.
c 6?
xkè?
c vdm alle 8?
dv?
slt pst
ok
Arrivasse a me una cosa del genere, penserei a qualche poveretto colpito da strazianti crampi alle mani mentre stava digitando un messaggio sulla tastiera del telefonino. In realtà è solo uno scambio di domande per fissare un appuntamento. Una cosa romantica, insomma.
C’è anche chi osa l’inosabile e lancia un messaggio WhatsApp o, se proprio vuole esagerare, una email.
E invece io ho ricevuto una lettera. Me l’ha spedita Terry Gordini, le aveva chiesto di farlo il papà, il mio amico Meo. È la copia di un’altra lettera indirizzata a lui con questa intestazione…
Bartolomeo Gordini
Presidente A.N.A.P.

Dentro ci sono parole piene di affetto, di gratitudine, di stima.
La firma è di un grande della boxe italiana, Natalino Rea. L’uomo che, tra le altre imprese, ha guidato la squadra azzurra portandola vincere tre ori, due argenti e un bronzo all’Olimpiade di Roma ’60.
Ho letto quel nome e davanti a me è apparsa la figura di un uomo tosto, onesto, abile. Un maestro che veniva dalla scuola di un altro grande, Steve Klaus. Di Rea ho scritto in un libro, L’oro dei gladiatori, in cui racconto la magia dei Giochi romani.
Cerco il volume negli scaffali dello studio, sfoglio le pagine, rileggo.
Natalino Rea era nato in Vicolo del Piede. Angelo, il papà, era venuto al mondo in un attico di Santa Maria in Trastevere, nella casa che con il tempo sarebbe diventata di Burt Lancaster. Desdemona, la mamma, era di via dei Fienaroli. Non erano semplicemente romani, era una famiglia di trasteverini puri.
Lui, Natalino, aveva scelto il pugilato. Era stato campione italiano nel ’36 e nel ’37. Tre match contro Roberto Proietti: una sconfitta e un pari a Testaccio, una vittoria a Trastevere.
Natalino, come stai?
Bene papà.
Questo è quello che conta. E come è andata?
Ho vinto, papà.
Bene, allora sei davvero un pugile.
Attraversando Ponte Sublicio, subito dopo Porta di Ripa Grande, si va da Trastevere a Testaccio. Un piccolo grande viaggio tra vicoli che appartenevano a chi li occupava.
Natalino amava la boxe, l’amava al punto da condizionare anche la scelta della data del suo matrimonio. Il 16 settembre del ’71, il giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno, ma anche un periodo in cui gli impegni della nazionale non erano pressanti.
Perfezionista nella preparazione, capace di ardite interpretazioni psicologiche, tecnico raffinato, motivatore da applausi. Ma anche uno a cui piaceva la battuta, si lanciava in spericolati stornelli romani o in classici come Arrivederci Roma.
Come ct della squadra italiana, non si tirava indietro davanti a situazioni difficili. Escludeva Giulio Saraudi, una stella, dal team che avrebbe partecipato a Tokyo 1964. Era stato scoperto a fumare una sigaretta, cosa altamente proibita dal regolamento interno. Rea scelse Cosimo Pinto, che andò in Giappone e vinse l’oro nei mediomassimi.
Ma soprattutto schierava Nino Benvenuti nei welter a Roma, facendo passare Carmelo Bossi nei superwelter. Scelta premiata da un oro e un argento.
Natalino non ha mai dimenticato i suoi ragazzi: Benvenuti, Musso, De Piccoli, Bossi, Saraudi, Atzori, Pinto, Valle, Bentini, Bambini.
È stato una roccia, alla boxe ha dato tutto sé stesso.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo. Avevamo un grande amico in comune, Roberto Fazi: inviato della Gazzetta dello Sport e mitico direttore di Boxe Ring. Abbiamo fatto lunghe chiacchierate. Era un piacere sentirlo parlare di pugilato, dovevo solo stare lì ad ascoltare. Aneddoti, storie, analisi tecniche, gestione tattica dei match. Di qualunque cosa parlasse, speravo che durasse fino a quando la notte e la stanchezza non ci avrebbero rispediti a casa.
Una lettera mi ha regalato la gioia di raccontarlo ancora una volta.


Mi piace quando scrive: Grazie, ma grazie detto in un certo modo, come sento dentro di me. Lì c’è tutto Natalino. Ti sta dicendo che ha capito il gesto, l’ha apprezzato e quel grazie non è solo una formalità, esce dal cuore.
E allora, rubandogli la frase, dico: Grazie Natalino, ma grazie detto in un certo modo, come sento dentro di me…