Il mondo del pugilato dilettantistico potrebbe tornare alle antiche abitudini. Dal 1984 il caschetto protettivo è diventato obbligatorio per uomini e donne. Per i successivi ventinove anni il dibattito è andato avanti tra la comunità scientifica, che (in gran parte) portando documentazione e statistiche voleva tornare al passato, e chi difendeva lo stato acquisito.
Nel 2013 l’International Boxing Association ha ristretto l’uso obbligatorio del casco al settore femminile e a quello giovanile. Dai Giochi Riio 2016 fino ad oggi gli uomini sono tornati a battersi senza la protezione.
Ora la World Boxing, che ha preso il posto dell’IBA come organismo gestore del pugilato mondiale dilettantistico, sta studiando la possibilità di reinserire il caschetto. La decisione sarà presa in occasione del Congresso che si terrà a Panama il 20 novembre di quest’anno.
In quell’occasione si terrà anche l’elezione di sette posizioni all’interno del Consiglio direttivo: due vicepresidenti, due posti nel Consiglio Direttivo e i ruoli di presidente del Comitato Finanziario e di Revisione, del Comitato Sportivo e delle Competizionii, del Comitato medico e Antidoping.
La discussioni sul caschetto protettivo è nata in seguito alle preoccupazioni sollevate in merito all’incidenza dei tagli nella boxe maschile e al loro conseguente impatto sulla capacità dei pugili di completare le competizioni.
Si è discusso anche e soprattutto su quanto fossero efficaci i caschi a protezione della salute degli atleti.


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