Rossetti e Morejon. Sei coincidenze, una storia incredibile da raccontare

Sei coincidenze fanno una storia.
Loro si chiamano Giovanni Rossetti Raymond e Angelo Morejon Raymond.
Sono nati entrambi all’Avana. Stessa mamma, la signora Raymond, cubana. Del signor Morejon non sono note informazioni pubbliche, se non quelle fornite in in’inervista dal figlio che lo ha indicato come l’uomo che lo introdotto a questo sport. Giuseppe Rossetti, che ha conosciuto la signora Raymond in un secondo momento, è il padre di Giovanni con cui vive a Sava.
Sono pugili professionisti, Giovanni detto Nino nella categoria dei pesi medi, Angelo detto El Terrible in quella dei pesi massimi.
Combatteranno nella stessa riunione, sabato 4 luglio al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano a Roma, per un titolo italiano. 
Provengono dalla stessa scuola pugilistica, la Quero-Chiloiro di Taranto. Giovanni allenato da Cataldo Quero detto Aldo. Angelo da Emanuele Orlando detto Lele, poi trasferitosi a Castel di Casio nell’Alto Reno nell’Appennino Tosco Emiliano. Entrambi i maestri sono cresciuciuti, come pugili, sotto la guida di Vincenzo Quero.
Giovanni è emigrato a Sava (nella provincia di Taranto), assieme al papà, subito dopo le scuole elementari. Angelo è emigrato a Porretta Terme per ricngiungersi con la mamma. 
Nell’ultimo anno qualcosa è cambiato nei loro rapporti. Non si parlavano da tempo, Aldo Quero ha spinto affinché Giovanni facesse un tentativo. Ha incontrato la mamma, ogni tanto si sentono. Anche con Angelo si sono visti e qualche progresso nei rapporto è arrivato.
Il 4 luglio, Giovanni Rossetti
Raymond (18-4-0, 7 ko)  affronterà Francesco Faraoni  (8-1-0, 2 ko) per il vacante titolo nazionale dei pesi medi. Angelo Morejon Raymond (10-0, 7 ko) incontrerà Antonio Carlesimo (10-0,9 ko) per il vacante titolo italiano dei massimi.
Ho chiesto ai loro allenatori di raccontare speranze e certezze.

Emanuele Lele Orlando

Quale è la migliore qualità di Angelo?
“Si allena tantissimo, con convinzione, umiltà e impegno. È un pugile bene impostato tecnicamente.”
Quando è arrivato in Italia?
“Nel 2023″
Lui dice che il cambiamento più evidente che ha fatto è stato quello di modificare il modo di stare sul ring. Prima ballava di più, ora ha gli appoggi più sicuri e questo significa più potenza.
“Vero. Quando è arrivato non si può certo dire che facesse male. Adesso se tocca, lo senti.”
Perché pensi possa battere Carlesimo?
“Perché ha fame. Ha voglia di arrivare, una voglia forte che gli fa sopportare qualsiasi duro allenamento. Ha un obiettivo nella testa o lo vuole raggiungere.”
Quando è arrivato faceva il bridgerweight. Adesso fa il titolo dei massimi.
“La sua categoria è quella dei bridgerweight (101,6 kg, ndr). Lui pesa attorno ai 96/100. Fare il peso massimo non un mestiere che puoi creare in poco tempo.”
Tu vieni dalla Quero-Chiloiro, la stessa palestra di Giovanni Rossetti, altro protagonista della riunione del 4 luglio.
“Aldo Chiloiro per me è come un fratello. Il papà, Vincenzo, è una splendida persona. Loro sono una famiglia fantastica. Ci sono mille coincidenze in questa riunione. Se qualcuno avesse pensato di metterle insieme non ci sarebbe riuscito.”
Oltre a te, chi contribuisce alla crescita di Angelo?
“LA IRP, Italian Ringside Promotion. Gli dà assistenza, sostegno e gli permette di fare il pugile.”

Cataldo Aldo Quero

Quale è la dote migliore di Giovanni?
“Non si basa su sun solo colpo risolutore. Quando va in progressione, più colpi mette più fanno male. È lquesta la sua arma. Portare le serie. E, non sembra, ma fa male quando colpisce.”
Si allena molto?
“Ni.”
In che senso?
“Deve essere sempre stimolato. Gli piace un po’ il fare niente. Nella vita in generale. Ma quando ha un match si allena. Questa preparazione l’ha fatta bene, è in peso. Non voglio che i miei pugili pratichino il taglio del peso.”
Quando è arrivato alla Quero-Chiloiro?
“È con mie da quando era junior, aveva 16 anni. Ha iniziato a fare pugilato per strada a Cuba.”
È arrivato da noi finite le elementari, a che età ha cominciato a tirare di boxe?
“In italia un tempo diventavi calciatore per strada, a Cuba si diventava pugili per strada. Così lui ha scoperto e praticato il pugilato per le vie di Cuba.”.
Dove vive?
“A Sava, in provincia di Taranto, con il padre. Viene ogni giorno in palestra. Per dirti quanto è cubano, non ha preso la patenta. Non ha voglia di andare a scuola guida.”
Il primo titolo importante?
“Aveva appena compiuto 19 anni. Era al primo anno di Elite, quando ha vinto gli Assoluti.” 
Come pensi che andrà il match?
“Faraoni lo conosco da quando era ragazzino. È bravo. Lui ci sa fare, è esperto. Hanno due stili simili. Sarà un combattimento impegnativo, duro, intenso. Difficile. Chi avrà più voglia di vincere e più testa, vincerà.”
Come era all’inizio il suo pugilato?
“Aveva uno stile cubano. Non l’ho trasformato tanto. Ho fatto come mi ha insegnato mio padre, il pugile si imposta a seconda di quello che ti può dare psicologicamente e fisicamente. Lui ha iniziato da bambino, a quell’età impari tantissimo. L’ho lasciato così. Gli ho solo dato degli accorgimenti in più, senza stravolgerlo. Purtroppo si è stravolto da solo, ora combatte da da professionista.”
Il consiglio più importante che hai dato a Nino?
“Una cosa che gli ho sempre detto. Un pugile deve sfruttare l’istinto. Abbiamo preparato questo match, abbiamo studiato cosa fare per battere Faraoni. Ma non sono un allenatore di calcio. Faccio fare ai pugili quello che istintivamente pensano sia giusto fare. È una chiave in più per vincere. Da Nino me lo posso aspettare, perché è bravo.”


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