Mondiali. Mangiacapre, l’orgoglio non basta. Eliminato

L’orgoglio, il carattere, la voglia di lottare, di guardare avanti.
Vincenzo Mangiacapre ha messo tutto sul piatto, non è bastato, non poteva bastare.
Chinzorig Baatarsukh gli ha rubato il tempo. In tutti i sensi. Si è appropriato del futuro. Lo ha sistematicamente anticipato in ogni azione.
Il mongolo ha comandato la scena, l’azzurro è sembrato lento nell’uscire dalle traiettorie dei pugni dell’avversario, poco rapido nei movimenti di gambe. E ha peccato nella fase difensiva, lasciandosi più volte sorprendere dai colpi dell’asiatico.
Vincenzo ci ha messo tutto quello che aveva. Ma la freschezza atletica di Baatarsukh lo ha sconfitto. Era chiaro alla vigilia che sarebbe stata una montagna difficile da scalare. Trentadue anni e centocinquanta match sono un bagaglio pesante da portare sul ring.
Occorreva rapidità in uscita quando si provava un attacco, maggiore precisione nei colpi (spesso ha sbagliato la distanza finendo con l’andare a vuoto), un ritmo più alto. Ci voleva tutto questo per sconfiggere il mongolo. Orgoglio, carattere e voglia di lottare non sono bastate ad annullare il divario. Peccato, ma la sconfitta, anche se netta, non è una condanna.
Vincenzo Mangiacapre ha dato il massimo di quello che oggi aveva dentro.

67 KG (sedicesimi) Chinzorig Baatarsukh (Mgl) b. Vincenzo Mangiacapre 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 30-27).

Mondiali. Di Serio, troppo poco per battere il brasiliano

Non so se Raffaele Di Serio avesse un problema di qualsiasi natura, se così non fosse fatico a capire cosa possa essergli accaduto. Ha lasciato per tre round (esclusa parte della ripresa iniziale) il pallino in mano a Louiz Do Nascimento Chalot. Il brasiliano ha preso il centro del ring, lo ha pressato, anticipato, beffato sul tempo, non gli ha concesso spazi per provare a mettere a segno qualche colpo, è entrato e uscito dalla guardia dell’azzurro senza mai rischiare.
Per carità, non c’è stata alcuna punizione. Il casertano non ha mai accusato oltremisura i colpi, non mi è mai sembrato in affanno per i pugni ricevuti. Se dovessi citare la pecca più evidente, direi che la condizione fisica non mi è parsa ottimale. Ho visto una maratona in cui il primo correva e l’altro passeggiava. Non si è trattato di superiorità tecnica, almeno non mi è sembrato. A mancare è stata una spregiudicatezza comportamentale che è andata a fare compagnia a un calo fisico arrivato troppo presto.
Peccato. Il brasiliano è bravo, ma non è certo un fenomeno. Attaccandolo in controtèmpo, provando a frenarne la mobilità sulle gambe con dei colpi sotto, intimidendolo con un atteggiamento più aggressivo, avrebbe cambiato le cose. O forse no. Ma almeno avremmo avuto la risposta alle domande che ciascuno di noi si è fatto.
Non c’è niente di male a perdere contro uno più bravo. Accade spesso nello sport, anche se pochi lo ammettono. Stavolta è accaduto. Louiz Do Nascimento Chalot è stato più bravo. E ha vinto.
Per tutti, meno per il giudice argentino che ha visto in vantaggio il nostro. Gli ha assegnato le prime due riprese e ha chiuso con un 29-28 che non mi sembra rispecchi la realtà di quello che è accaduto nel combattimento.

57 KG (sedicesimi) Louiz Do Nascimento Chalot (Bra) b. Raffaele Di Serio 4-1 (30-27, 30-27, 29-28, 28-29, 30-27).

Mondiali. Domani quattro azzurri sul ring, chi li aspetta?

Domani tornerà sul ring Aziz Abbes Mouhiidine nei sedicesimi dei 92 kg. E lì troverà un tipo scomodo, un croato tosto e abile. Uno che sa usare il sinistro e fa male con il destro. Si chiama Toni Filipi, non è un fulmine di guerra, ma si muove bene sulle gambe e nel match ci sa stare. Ha avuto la sfortuna di essere il primo positivo al Covid-19 tra i pugili impegnati nelle qualificazione di quel torneo di Londra, nel marzo 2020, messo in piedi senza starci tanto a pensare su. Nella sua carriera troviamo anche un momento che dovrebbe indurre l’azzurro a riflettere. Nel 2018 il croato, 22enne esordiente nelle World Boxing Series, ha sconfitto chiaramente Clemente Russo. Filipi, classe 1996, appena due anni fa ha centrato il bronzo ai Giochi Europei. Ripeto, non è certo uno spauracchio, e ha una boxe che si adatta alle caratteristiche dell’azzurro, ma Mouhiidine dovrà essere decisamente migliore di quello che ha faticato contro l’armeno Narek Manosyan se vorrà passare il turno.
Uno statunitense per il romano Francesco Faraoni nei 71 kg. Anche lui, come molti degli azzurri ai Mondiali, è sceso di categoria. Quattro chili di peso in meno rispetto ai 75 abituali, quando di massa grassa superflua in un ventenne, che fa praticamente il pugile a tempo pieno, ne troviamo veramente poca. Il giovanotto viene da una famiglia fortemente radicata nella boxe: pugile il fratello Mattia (campione italiano tra i professionisti nei massimi leggeri) e il padre (dilettante, che lo ha spinto verso questo sport). Ha cominciato alla Team Boxe Roma XI con il maestro Italiano Mattioli, ha continuato alla Phoenix Gym di Stefano D’Alessandri a Pomezia, ora è con il Centro Sportivo Carabinieri.
L’avversario si chiama Obed Bartee-El, viene dall’Alabama dove è nato 19 anni fa. È praticamente alla prima esperienza internazionale. Sognava di andare a Tokyo 2020, si è dovuto accontentare di fare lo sparring a quelli che partivano per il Giappone. La prima volta che è entrato in una palestra, ha scoperto che la boxe non gli piaceva. Ma ha insistito, doveva perdere peso. Ha pianto, sofferto, lottato, faticato. E alla fine è arrivato un argento ai Golden Gloves a dargli la fiducia necessaria per continuare.
Nel primo turno di questo campionati ha sconfitto Carl Hield delle Bahamas. E adesso, come ha scritto sul suo profilo Facebook, sfida “la speranza italiana”.
Simone Spada ha 21 anni e boxa nei 60 kg. Boxa per la Versus Academy e lavora come elettricista nell’azienda di uno dei suoi due maestri, Fabio Carice. L’altro è Fabrizio Campo. Ha cominciato nel 2014, combattento a 43,5 kg. Cinque anni dopo è diventato campione italiano a 60 kg.
L’avversario sarà l’azero Tayfur Aliyer, che al primo turno ha dominato Charles Petit Homme di Hong Kong.
Il quarto uomo sul ring con i colori dell’Italia sarà un veterano, Manuel Cappai. Un 54 kg con quasi cento match sulle spalle. Viene da un periodo negativo. È tesserato per le Fiamme Oro dal 2011, ha grande esperienza e sa come gestire la tensione. Il suo allenatore di società è il papà, Fabrizio Cappai: è stato campione italiano tra i professionisti, nei pesi piuma.
Il sardo affronterà il giapponese Tomoya Tsuboi, un 25enne con meno di sessanta match all’attivo. Si giocano gli ottavi di finale.

PER VEDERLI

I match di domani su Discovery+, Eurosport, https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

IL CAMMINO DEGLI AZZURRI

48 kg (sedicesimi) Seyran Yeghikyan (Arm) b Nicola Cordella 3-0  (29-27, 29-27, 28-28, 29-27, 28-28).
51 kg (sedicesimi di finale) Federico Serra b. Ramish Rahmani (FC 1) wo. Prossimo match (ottavi, 1 novembre) Serra vs Ronaldo Da Silva (Bra)
54 kg (sedicesimi) Manuel Cappai vs Tomoya Tsuboi (Gia) venerdì 29 ottobre. Se vince affronta il vincente di Sakhobidin Zoirov (Uzb) vs Tamir Galanov (Serb) domenica 31 ottobre.
57 kg (sedicesimi) Louiz Do Nascimento Chalot (discussione Bra) b Raffaele Di Serio 4-1 (30-27 , 30-27, 29-28, 28-28, 30-27).
60 kg (sedicesimi) Simone Spada vs Tayfur Aliyev (Aze) venerdì 29 ottobre.
63,5 kg (trentaduesimi) Gianluigi Malanga b. Brandon Killian McCarthy (Irl) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27. 30-27, 30-27). Prossimo match (sedicesimi, sabato 30 ottobre) Malanga vs Joe Manuel Viafara (Col).
67 kg (sedicesimi) Chinzorig Baatarsukh (Mgl) b. Vincenzo Mangiacapre 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 30-27).
71 kg (sedicesimi) Francesco Faraoni vs Obed Emanuel Barteel-El (Usa) venerdì 29 ottobre.
75 kg (trentaduesimi) Salvatore Cavallaro b, Anton Emulajev (Fin) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28). Prossimo match (sedicesimi, sabato 30 ottobre) Cavallaro vs Kiryl Samodurau (Blr).
80 kg (sedicesimi) Simone Fiori contro il vincente di Odijon Aslanov (Uzb) vs Yusul Changalawe (Tan) sabato 30 ottobre.
92 kg (trentaduesimi) Aziz Abbes Mouhiidine b. Narek Manosyan (Arm) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 29-28). Prossimo match (sedicesimi, venerdì 29 ottobre) Mouhiidine vs Toni Filipi (Cro).

Mondiali. Fuori Cordella, paga un richiamo e il calo finale

Un richiamo ufficiale per trattenute nel secondo round ha indirizzato il match tra Nicola Cordella e Seyran Yeghikyan. L’arbitro indiano è apparso in controtendenza rispetto ai suoi colleghi di questo Mondiale. Ha spezzettato con ripetuti stop il combattimento, ha fatto dei richiami verbali per trattenute, testa bassa, colpi dopo il break, colpi di tosse. L’AIBA ha indirizzato la sua nave verso il professionismo. Nessuno ha avvertito il signor Kabilai Sai Ashok.
Detto questo, credo che nel suo insieme l’incontro sia stato equilibrato.
Più bravo Cordella, finché ha avuto fiato, dal punto di vista tecnico. Apprezzabili alcuni suoi ganci sinistri sull’attacco dell’armeno, godibili un paio di montanti, colpo raro dalle parti di Belgrado.
Più attivo, meglio preparato atleticamente, sempre in pressione e capace di sostenere un ritmo alto per l’intero match Yeghikyan.
Nicola Cordella il passaggio del turno lo poteva portare a casa.
Se fosse stato meno istintivo, se avesse evitato di abbracciare troppo spesso e quasi sempre quando non era necessario, se fosse riuscito ad avere fiato anche nella terza ripresa. È un pugile che boxa in modo apprezzabile, quando riesce a mantenere alta la concentrazione, quando non si fa fuorviare dall’arrembaggio dell’avversario.
È il primo italiano ad uscire fuori da questi Mondiali. Peccato, avremmo potuto fare cinquina.

48 KG. (sedicesimi) Seyran Yeghikyan (Arm) b Nicola Cordella 3-0  (split decision, 29-27, 29-27, 28-28, 29-27, 28-28)

Mondiali. Mangiacapre e Di Serio, Marcianise sul ring

È un errore pensare continuamente al passato, a quello che è stato. Non aiuta a vivere meglio. Londra 2012 ci aveva lasciato negli occhi le immagini di quello che avrebbe potuto essere. In seguito, non tutto è andato per il verso giusto. È vero.
Bronzo ai Mondiali di Baku 2011.
Bronzo all’Olimpiade inglese un anno dopo.
Entrambe le medaglie nei superleggeri.
Poi una stagione sciupata tra l’incomprensibile passaggio nei medi e le WSB delle sofferenze. A seguire, il tentativo di trasformare in picchiatore quello che era un talento assoluto per scelta di tempo, velocità di esecuzione, abilità difensiva. I pregi su cui puntare erano stati accantonati, per cercare potenza.
La finisco qui con i ricordi. Guardo avanti. Domani Vincenzo Mangiacapre affronta una nuova avventura. È l’occasione per chiudere in bellezza, anche se sarà davvero difficile.
A 32 anni e con centocinquanta match sulle spalle ogni passo nasconde un’insidia. La sua resta comunque una bella storia da raccontare.
Era un bambino cicciottello. Amava la Nutella e si svegliava di notte per mangiare, razziando il frigorifero. A nove anni era alto 1,46 e già pesava settantotto chili. Bisognava correre ai ripari. Ecco perché aveva deciso di entrare in una palestra. Ce n’erano tre a Marcianise, paese del casertano con quarantacinquemila abitanti, oggi in grado di esibire due medaglie d’argento e un bronzo alle Olimpiadi, due ori ai Mondiali. Un posto così andrebbe studiato per capire come mai nascano proprio lì tanti campioni. Tre mesi dopo, quel bambino cicciottello era sceso a cinquantasei chili. E si era innamorato del pugilato. Domenico Brilltantino sarebbe diventato il suo mentore, Clemente Russo l’amico da seguire.
Dopo il primo pugno al sacco, non pensava più a niente. Erano scomparsi amici, pallone, giochi di strada, scuola. Solo palestra, sempre palestra. Passavano gli anni e la passione diventava sempre più forte. Entrava alle quattro del pomeriggio e si ritirava che erano le nove passate da un pezzo. Si fermava a guardare quelli più grandi che facevano i guanti. Rubava con gli occhi i segreti di quei ragazzi più esperti. Non riusciva ad allontanarsi dal ring. Mamma Antonia non ne voleva sapere, per lei la boxe era violenza e paura. Così lui preparava la borsa, la nascondeva in cortile e le raccontava che sarebbe andato a giocare al calcio. Quando tornava con un occhio nero, le spiegava che era stata una pallonata, una caduta, una gomitata. La mamma faceva finta di crederci.
Poi è arrivata la boxe vera, quella dei grandi.
Marcianise è da tempo terra di campioni. Da lì sono usciti Clemente Russo, Angelo Musone, Domenico Valentino, Vincenzo Mangiacapre e tanti altri. E ancora sforna talenti.
Nella palestra Excelsior, quella che ha visto per anni all’opera il maestro Domenico Brillantino, Vincenzo ha scoperto il pugilato. Lì si è formato anche Raffaele Di Serio, il secondo azzurro impegnato ai Mondiali nella giornata di domani.
Mangiacapre, che tra le sfortune della sua storia pugilistica annovera anche una serie di incidenti che lo hanno fermato a lungo, giovedì incontrerà Chinzorig Baatarsukh (Mongolia) che ha sconfitto il guatemalteco Carlos Romero Tobar (4-1) per un posto negli ottavi tra i 67 kg.
Di Serio, oro ai Giochi del Mediterraneo 2018, è entrato in palestra quando aveva nove anni. È rimasto lì fino a quando ne aveva 19. Poi, ha continuato la sua storia nei gruppi militari. Ora è con l’Esercito. Buona carriera nelle giovanili (oro agli Europei Youth 2015 in Polonia nei 56 kg), un record totale di 58-21-4. Un grande voglia di farsi valere.
Giovedì incontrerà il brasiliano Louis Chalot Do Nascimento, che ha dominato Tso Sin Yu di Hong Kong, per un posto negli ottavi nei 57 kg.

PER VEDERLI

I match di domani, Di Serio primo match alle 13:00 e Mangiacapre ultimo match alle 20:45, su Discovery+, Eurosport, https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

IL CAMMINO DEGLI AZZURRI

48 kg (sedicesimi) Seyran Yeghikyan (Arm) b Nicola Cordella 3-0  (split decision, 29-27, 29-27, 28-28, 29-27, 28-28).
51 kg (sedicesimi di finale) Federico Serra b. Ramish Rahmani (FC 1) wo. Prossimo match (ottavi, 1 novembre) Serra vs Ronaldo Da Silva (Bra)
54 kg (sedicesimi) Manuel Cappai vs Tomoya Tsuboi (Gia) venerdì 29 ottobre. Se vince affronta il vincente di Sakhobidin Zoirov (Uzb) vs Tamir Galanov (Serb) domenica 31 ottobre.
57 kg (sedicesimi, domani 28 ottobre) Raffaele Di Serio vs Tso Sin Yu Hkg)
60 kg (sedicesimi) Simone Spada vs Tayfur Aliyev (Aze) venerdì 29 ottobre.
63,5 kg (trentaduesimi) Gianluigi Malanga b. Brandon Killian McCarthy (Irl) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27. 30-27, 30-27). Prossimo match (sedicesimi, sabato 30 ottobre) Malanga vs Joe Manuel Viafara (Col).
67 kg (sedicesimi, domani 28 ottobre) Vincenzo Mangiacapre vs Chinzorig Baatarsukh (Mongolia).
71 kg (sedicesimi) Francesco Faraoni vs Obed Emanuel Barteel-El (Usa) venerdì 29 ottobre.
75 kg (trentaduesimi) Salvatore Cavallaro b, Anton Emulajev (Fin) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28). Prossimo match (sedicesimi, sabato 30 ottobre) Cavallaro vs Kiryl Samodurau (Blr).
80 kg (sedicesimi) Simone Fiori contro il vincente di Odijon Aslanov (Uzb) vs Yusul Changalawe (Tan) sabato 30 ottobre.
92 kg (trentaduesimi) Aziz Abbes Mouhiidine b. Narek Manosyan (Arm) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 29-28). Prossimo match (sedicesimi, venerdì 29 ottobre) Mouhiidine vs Toni Filipi (Cro).

Mondiali. Mouhiidine vince un combattimento davvero brutto

Un match di un’imbarazzante bruttezza. Un clinch continuo, lungo tre round. E nulla più. L’unico momento positivo della serata arriva alla fine, quando l’abitro donna statunitense alza il braccio di Aziz Abbes Mouhiidine.
L’armeno Narek Manasyan sembrava un novellino calato in uno scenario a cui non apparteneva. Doveva a tutti i costi impedire che sul ring ci fosse un briciolo di pugilato. C’è riuscito. Muhiidine non ce l’ha fatta a impedirglielo, ha accettato di subire quella boxe sporca, fatta di trattenute, guantoni strusciati sulla faccia, colpi sulla nuca, lunghi momenti senza la possibilità di tirare un solo colpo.
L’azzurro non ha mai provato a fare una boxe diversa. L’altro gli veniva addosso e lui lo accompagnava in un giro di danza. Un balletto brutto, senza un minimo di richiamo all’arte pugilistica. Colpi? Pugni? Meglio evitare. Pochi, pochissimi. Nel primo round ne ha messi più a segno l’armeno, negli altri due ne ha piazzato qualcuno in più l’azzurro.
Alla fine risultato giusto. Bene il passaggio del turno. Meno bene, davvero meno bene, tutto il resto.
Prossimo match venerdì 29 ottobre per i sedicesimi nella categoria 92 Kg contro Toni Filipi, croato.

92 KG. (trentaduesimi) Aziz Abbes Mouhiidine b. Narek Manosyan (Arm) 5-0 (30-27, 29-28, 29-28, 30-27, 29-28).

Mondiali. Cavallaro passa senza problemi, torna sabato


Match intenso, ma non bello. Salvatore Cavallaro ne esce a testa alta, è stato lui a tirare quasi tutti i colpi andati a segno in questa sfida. Un pugilato sempre in affanno quello di Anton Embulajev. Una condotta di gara confusa, il gesto tecnico sporcato da troppe incertezze, l’unica abilità mostrata quella di legare in clinch.
L’azzurro ha tenuto un buon ritmo per tutti e tre i round, ha spinto sempre e comunque provando con i colpi dritti, con qualche gancio. Ha tenuto in mano il combattimento dall’inizio alla fine. E, breve inciso, non riesco proprio a capire quel cartellino del giudice guatemalteco che ha visto il primo round in favore del finnico. Cosa l’abbia portato a pensare che Emulajev meritasse quel 10-9 resta un mistero. Mi fermo qui, sarebbe paradossale recriminare su una singola ripresa, quando il verdetto finale è in così larga misura a favore dell’italiano.
Lascio da parte le sottigliezze e dico che Cavallaro ha offerto una buona prova, anche se i tanti colpi andati a vuoto sono un segnale di allarme. Contro rivali più consistenti quell’imprecisione potrebbe essere pagata cara.
Prossimo appuntamento sabato 30 ottobre, nei sedicesimi dei 75 kg, contro il bielorusso Kiryl Samodurau.

75 Kg. (trentaduesimi) Salvatore Cavallaro b, Anton Emulajev (Fin) 5-0 (30-27, 30-27, 30-27, 30-27, 29-28).

Mondiali. Bravo Malanga, dominato McCarthy

Tempo e misura, tempo e misura.
Molto del senso della boxe è in queste due parole.
Per un round e mezzo Gianluigi Malanga ha dimostrato di conoscerne bene il significato. Ha preso costantemente sul tempo, anticipandolo in quesi tutti i tentativi, Brandon Killian McCarthy. E lo ha colpito pulito, efficare indovinando anche la giusta distanza in ogni azione. L’irlandese si è ritrovato sulla faccia il pugno mancino, spesso doppiato dal destro, dell’azzurro che stava conducendo chiaramente l’incontro.
Poi, forse con la complicità della stanchezza, la linearità dell’azione si è ingarbugliata per entrambi i pugili. Ne è venuto fuori uno scontro più fisico che tecnico. Ma anche qui a comandare è stato il nostro pugile. Più attivo, capace di sviluppare comunque un ritmo superiore.
Una vittoria chiara, limpida al termine di una buona prova.
Pomezia, la Phoenix Gym e il maestro Simone D’Alessandri saranno soddisfatti.
Sabato, nei sedicesimi di questi Mondiali di Belgrado, Malanga affronterà il colombiano Joe Manuel Viafara.

63,5 KG (trentaduesimi) Gianluigi Malanga b. Brandon Killian McCarthy (Irl) 5-0 (29-28, 30-27, 30-27. 30-27, 30-27).

Mondiali. Serra va agli ottavi (lunedì) per forfait del rivale

Mondiali di Belgrado.
Federico Serra passa il turno senza combattere.
Ramish Rahmani, della squadra dei rifugiati, ha dato forfait.
L’azzurro avanza agli ottavi dove, l’1 novembre, troverà il brasiliano Ronaldo Da Silva che ha vinto nettamente (30-27 per tutti e cinque i giudici) il confronto con Po-Wei Tu di Taipei.
Il sudamericano ha un fisico compatto, boxa cambiando frequentemente guardia, pressa, preferisce la corta distanza. Un buon pugile, un rivale con cui Serra può giocarsela.

51 Kg (sedicesimi di finale) Federico Serra b. Ramish Rahmani (FC 1) wo.

Nicola: dall’esordio contro il gemello, al debutto mondiale

San Cassiano nel salentino, meno di quaranta chilometri da Lecce.
È l’11 agosto, estate del 2012.
In palestra c’è eccitazione, il club ha messo su una bella serata di boxe. C’è grande curiosità per quei due ragazzi che, tesi e grintosi, stanno per salire sul ring. Per tanti giorni hanno dato vita a sedute di allenamento intense come se in gioco ci fosse tutto il loro futuro. A quel punto il maestro ha deciso di metterli l’uno davanti all’altro.
Hanno la stessa età, 14 anni.
Sono nati nello stesso mese.
Nello stesso giorno.
Sono gemelli.


Quando li vedi, capisci perché nessuno dalla platea li chiami per cognome. Per tutti sono Damiano e Nicola. Stesso peso, ovviamente, per i gemelli Cordella. Entrambi minimosca.
Il match, un incontro ufficiale. Il debutto che si trasforma in una grande sfida. Il combattimento più bello della serata. Finisce, come pugilato comanda, in parità.
Comincia su quel ring l’avventura nel mondo della boxe dei gemelli Cordella.
Facevano judo, poi hanno conosciuto il maestro Francesco Stifani e si sono convertiti. Più difficile trasmettere la fede per la noble art ai genitori, lì c’è voluta tutta la diplomazia del coach.
Damiano e Nicola sono nati e cresciuti a Copertino, lì hanno scoperto il pugilato, nella BeBoxe degli Stifani. Il Salento è nel loro cuore.
Domani, nove anni dopo quel giorno, Nicola salirà sul ring della Stark Arena di Belgrado e affronterà Seyran Yeghikyan. In palio un posto negli ottavi di finale dei Mondiali. Categoria 48 kg.
E pensare che appena due anni fa il giovanotto, subito dopo aver conseguito il diploma all’Istituto Nautico di Gallipoli, aveva deciso di chiudere con la boxe. Un po’ per la sconfitta ai campionati italiani. Un po’, anzi quasi sicuramente, perché allenamenti, ritiri e match gli rubavano il tempo che avrebbe invece dovuto dedicare al lavoro nella stazione di servizio assieme allo zio.
E così aveva smesso. Uno stop lungo, ma non lunghissimo.
Ultimo match della prima era, 7 dicembre 2018.
Il primo del nuovo corso, 29 gennaio 2021.
E adesso eccolo qui, pronto per l’esordio ai Mondiali Elite, quelli assoluti.
Il rivale è un armeno di vent’anni. Seyran Yeghikyan viene da Saratak, un paesone in altura con la popolazione che non arriva a 1300 abitanti. Sul ring è un attaccante che pressa, ha ritmo, sembra non stancarsi mai. Non è un grande tecnico, sbaglia spesso e si scopre. Ha poca esperienza internazionale.
È l’uomo giusto per capire se Nicola Cordella ha ripreso a marciare con il ritmo giusto. Il Salento tifa per lui. Il maestro Francesco Stifani gli sta accanto in Serbia, i genitori e il gemello Damiano aspettano buone nuove in Puglia. Non resta che salire sul ring e mostrare a tutti quale sia il suo attuale livello di competitività.
In caso di vittoria, tornerà sul ring contro Miriam Tukbor Uulu (Kaz) sabato 30 ottobre.

PER VEDERLO

Il match, nella sessione serale che avrà inizio alle 18, su Discovery+ e su
https://www.youtube.com/c/AIBABoxingOfficial

GLI ALTRI AZZURRI

54 kg (sedicesimi) Manuel Cappai vs Tomoya Tsuboi (Gia) il 29 ottobre. Se vince affronta il vincente di Sakhobidin Zoirov (Uzb) vs Tamir Galanov (Serb) domenica 31 ottobre.
57 kg. (sedicesimi) Raffaele Di Serio, bye al primo turno, vs vincente Luix Chalot Do Nascimento (Bra) vs Tso Sin Yu (Hkg) giovedì 28 ottobre.
60 kg (sedicesimi) Simone Spada, bye al primo turno, vs vincente Charles Petit Homme (Hai) vs Tayfur Aliyev (Aze) venerdì 29 ottobre.
67 kg. (sedicesimi) Vincenzo Mangiacapre, bye al primo turno, contro il vincente di Carlos Daniel Tobor Romero (Gua) vs Chinzong Baatarsukh (Mgl) giovedì 28 ottobre.
71 kg. (sedicesimi) Francesco Faraoni, bye al primo turno, contro i vincente di Carl Leviticus Hield (Bah) vs Obed Emanuel Barteel-El (Usa) venerdì 29 ottobre.
80 kg. (sedicesimi) Simone Fiori contro il vincente di Odijon Aslanov (Uzb) vs Yusul Changalawe (Tan) sabato 30 ottobre.