La boxe secondo Matteo. Storia di un grande amore che non finisce mai

Oggi Matteo Signani festeggia il suo compleanno. 
Auguri, campione.


Come va?
“Quando vado a dormire sogno di risvegliarmi con una ventina di anni in meno e il maestro che mi dice: Forza Matteo, preparati che c’è un match da fare.”
Poi il sogno finisce.
“E c’è una bellissima realtà. Una compagna, due figli, il lavoro, la famiglia, gli animali. Ho tante cose per cui essere felice.” 
Come ti tieni in forma?
“Mi alleno nello stesso modo in cui mi allenavo quando ero in attività, l’unica differenza è che non combatto (ride)”
Macini chilometri, anche se solo per passione?
“Correre mi piace. Poco tempo fa me ne andavo in giro, senza spingere. Mi piace farlo. Sono arrivati cinque, sei ragazzi di una società podistica. Mi hanno superato. Mi sono detto. Ma come? E allora li ho ripresi, loro mi hanno staccato di nuovo. Li ho ripresi e ho visto davanti a noi la salita. Ho cominciato a spingere come un pazzo, avevo un gran male alle gambe, ma non mi arrendevo. Li ho staccati. Sono tornato a casa, per due giorni sono stato male. Ma non mi sono fatto battere, ero contento.”
Vai anche in palestra?
“Certo. Ho preso l’attestato di aspirante allenatore.”
E come va?
“Io li sfondo e loro mollano. Sono all’antica, convinto che anche se fai il vuoto devi impegnarti al massimo. Gli italiani hanno meno determinazione, gli stranieri sono più resistenti. Ma ad essere scatenate sono le ragazze, Hanno tanta voglia di fare.”
Dentro di te hai ancora quell’agonismo che ti spinge a osare?
“Credo che tutti noi dovremmo averlo. Nello sport, nel lavoro, nella vita. Devi sentire dentro di te quella molla che ti spinge a fare meglio, a fare di più.”
Cosa ti ha lasciato la boxe?
“Mi ha insegnato a vivere, mi ha fatto capire chi sono, come devo comportami. Quando sei in attività devi essere pugile ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Sempre. Fare il pugile è un mestiere difficile. Non devi mollare mai, devi essere sempre, e con tutto te stesso, nella parte. Nei pensieri, nel comportamento. Ti dico di più, dovresti esserlo anche nel parlare.”
Spiegati meglio.
“Sento e vedo troppa spavalderia in giro. Anche da chi non ha vinto niente. Non mi piace.”
Cosa ti manca della boxe?
“L’emozione che provavo pochi secondi prima che suonasse il gong, quando dicevano “fuori i secondi”. In quel momento mi tornavano in mente la fatica e i sacrifici fatti per arrivare fin lì. E mi dicevo: Matteo, hai fatto tutto questo, e allora vai, vai! Della boxe mi manca la scarica di adrenalina che ti regala l’agonismo.”
Rapido cambio di argomento. Hai ancora il tuo zoo personale?
“Certo. Ho i miei tre cani. Lady Oscar, purtroppo è venuta a mancare. Ho comprato un’altra femmina, l’ho chiamata Carla. Così ho Carlo e Carla. Poi ho Clara, Tyson, Adriano, il gallo Giordano e le due galline Augusta e Bianchina. E tanti altri animali ancora. Ho dovuto portare la mia capretta da un vicino, da me rischiava di essere sbranata dai lupi. Vado a trovarla tutti i giorni.”
Al lavoro, come va?
“Alla grande. In Marina mi vogliono tutti bene. Quest’anno a Rimini hanno fatto la fiera del Wellness. Un mega stand, soccorritori, palombari. Hanno montato un ring dove io facevo le figure. È venuto un comandante generale da Roma, ha messo anche lui i guantoni. È stato contentissimo. È stato davvero bello.”
Cosa ti ha insegnato il pugilato?
“Molte cose. Il rispetto, il valore del sacrificio. Mi ha insegnato che se vinci, il grido che senti è “abbiamo vinto” e sono in tantissimi a urlarlo. Se perdi, perdi da solo, assieme a pochi amici”
Hai un rimpianto?
“Avrei voluto fare un ultimo match a Savignano sul Rubicone, per salutare amici, parenti e tifosi. Ivano Carabini, sponsor e amico, era prono a mettere su la serata. L’avrebbe fatto. La Federazione mi ha fermato, avevo 45 anni e non avevo un titolo in tasca. Giusto, ma un po’ ci sono rimasto male. È stato il momento più brutto in sedici anni di carriera. È andata, è passata. Va bene così.”
Eleonora, la tua compagna ti sopporta ancora?
“Ti do una notizia, novità in arrivo.”
Cioè?
“Il 13 giugno mi sposo.”
Auguri.
“All’inizio, dicevamo: io e te, le mie sorelle Raffaella e Alba come testimoni, tutti in comune e il discorso è chiuso. Poi lei mi fa: e lo zio, i cugini, gli amici non li inviti?”
E allora?
“Ho scoperto che per sposarci ci vuole un patrimonio, un bagno di sangue.”
Cosa avete deciso?
“Ci sposiamo nel giardino di casa mia, in alta uniforme, sciabola compresa, un po’ come “Ufficiale e gentiluomo”. Celebrerà un collega che verrà apposta da Roma.”
Ci saranno un bel po’ di persone, penso.
“Un po’.”
Un po’ quanti?
“Duecentosettanta! E mi sono dovuto fermare lì. Li ho avvisati, faremo un rinfresco alla buona. Ma sarà comunque una grande festa. Banda compresa.”
Due figli. Dopo Carlo Secondo (chiamato così per onorare la memoria di nonno Secondo, scomparso tre ani fa) è arrivato Cesare Vittorio.
Lo hai chiamato così in onore di qualcuno?
“Del mio bisnonno, si chiamava Cesare. Cesare Vittorio ha tre mesi e mezzo. Ha due nomi per per mantenere la tradizione di famiglia. A dirla tutta, volevo chiamarlo Cesare Augusto, così avevo un imperatore in famiglia. Mi hanno detto che se l’avessi fatto mi avrebbero buttato fuori di casa. Così abbiamo scelto Cesare Vittorio. Gli ho preparato lo sparring a Carlo Secondo, fra un po’ li caccio sul ring e si sfogano così assieme.”
Davvero vorresti che facessero pugilato?
“Se dovessero chiedermelo, direi loro una sola cosa. Impegno totale. La boxe richiede piena dedizione, altrimenti è meglio non farla.”
Dopo sedici anni da professionista, niente più match. Ti senti un ex??
“Ti dico una cosa. Ho dato e ricevuto tanto. Ma non si può tirare giù una linea e dire prima ero pugile, ora non lo sto più. Anche se non combatti, resterai pugile per sempre.”

Matteo Signani detto “Il Giaguaro” (32-7-3, 12 ko) è nato a Savignano sul Rubicone il 5 giugno 1979. In attività, come professionista, dal 2007 al 2023. Ultimo match, 18 novembre 2023. Nei pesi medi è stato due volte campione italiano (quattro difese) e due volte campione europeo (due difese).


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