Scopriamo Colby Mad Dog Madison, stanotte sfida Vianello

Sesto match per Guido Vianello (5-0, 5 ko).
Stanotte, 30 novembre, al Cosmopolitan di Las Vegas affronterà Colby Madison (8-1-2, 5 ko), pugile di 36 anni alla terza stagione da professionista.
L’unica sconfitta l’ha subita nell’ultimo match. Lo ha battuto a sorpresa Robert Simms (8-3-0) che sembrava dovesse essere una vittima designata. Madison (1.93 per 107 chili) è stato superato nettamente ai punti in otto round (80-72, 80-72, 79-73) il 22 giugno scorso a Filadelfia.
Lo statunitense, che vive a Owings Mills nel Maryland, ha avuto un’infanzia difficile. Ha vissuto fino a cinque anni con la mamma, senza mai conoscere il padre. In casa anche quattro fratelli e tre sorelle. A cinque anni ha perso la mamma e poco tempo dopo, a causa della violenza di strada, anche il fratellino.
Colby ha trascorso la gioventù attraversando un percorso costellato da mille problemi. Poi si è guadagnato, grazie al basket, una borsa di studio. Ma non è riuscito a stare fuori dai guai. Persa la borsa di studio ha dovuto lasciare la scuola.
Il pugilato lo ha tolto dalla strada. Discreto dilettante, ma con pochi match all’attivo (26-3-0 il suo record), è passato pro’ nel 2016. È numero 77 tra i pesi massimi statunitensi, è 310 nel mondo secondo le classifiche del sito specializzato boxrec.com.
Ha due soprannomi Braveheart (cuore impavido) e Mad Dog (cane pazzo).
Al peso ha segnato 108.400, Vianello si è fermato a 107.500.

Gutierrez manca il peso per 5 chili! Annullato il match con Valdez

Il clou della riunione di stanotte al Cosmopolitan di Las Vegas (dove è impegnato anche Guido Vianello) avrebbe dovuto essere l’eliminatoria per il titolo WBC dei superpiuma tra Oscar Valdez (26-0, 20 ko, esordio nella categoria, proviene dai supergallo) e Andres Gutierrez (38-2-1, 25 ko).
Al peso, la sorpresa.
Gutierrez ha segnato 141 libbre, undici sopra il limite della categoria. In pratica quasi cinque chili in più. A quel punto il match è ovviamente saltato, con grande disappunto di Valdez (foto) che considerava questo come un test importante in vista della prossima sfida per il titolo WBC dei superpiuma contro Miguel Berchelt (37-1-0, 33 ko).
Bob Arum, boss della Top Rank, che organizza la riunione, ha offerto ad Adam Lopez (13-1-0, 6 ko) di sostituire Gutierrez.
Lopez, che era in cartellone per un incontro con Luis Coria (12-2-0, 7 ko), si è preso un po’ di tempo prima di dare la risposta. Poi, ha accettato.
Non è la prima volta che Andres Gutierrez fa saltare un combattimento alla vigilia. Era già accaduto nel previsto match con Carl Frampton due anni fa a Belfast. Era caduto mentre faceva la doccia e aveva dovuto annullare l’impegno.
Mauricio Sulaiman, presidente del World Boxing Council, ha postato sul suo account Twitter un commento alla vicenda: “Questa è una chiara indicazione della pericolosa tattica di Gutierrez per il taglio del peso. Il caso sarà esaminato a fondo sino alle massime conseguenze. Questa pratica è estremamente pericolosa”.

Così saranno scelti arbitri e giudici per i Giochi di Tokyo 2020

L’AIBA sembra abbia concluso l’inchiesta sui 36 arbitri che hanno officiato ai Giochi di Rio 2016, ma non ha ancora annunciato quando renderà pubbliche le conclusioni.
Il CIO ha avvalorato la scelta dell’AIBA e, in occasione dei prossimi Giochi, ha congelato tutti gli ufficiali di gara che hanno operato in Brasile.
A questo punto chi arbitrerà e giudicherà durante il torneo olimpico di Tokyo 2020?
Saranno altri arbitri e giudici AIBA, quelli che erano stati giudicati meno bravi dei colleghi che al momento sono fermi. E già questo non mi riempie di ottimismo. Vediamo come saranno scelti.
L’AIBA ha spedito una email ai migliori elementi. A tutti i migliori elementi, compresi i 36 congelati che successivamente sono stati giudicati ineleggibili. Gli ufficiali di gara che hanno ricevuto il modulo hanno dichiarato la propria disponibilità o la propria rinuncia alla selezione.
Chi si è dichiarato disponibile, ha riempito un modulo online che prevedeva risposte sulla manipolazione delle competizioni e sulle regole generali del pugilato. La Task Force, presieduta da Morari Watanabe (foto), e la Commissione Etica e di Conformità del CIO hanno valutato e verificato.
L’8 novembre 2019, il primo passo è stato completato.
Il CIO ha ricevuto i moduli dall’AIBA, che ha così concluso il suo ruolo. Non potrà, a nessun livello, entrare nella gestione del torneo olimpico.
Per arbitrare o giudicare a Tokyo, o nei tornei di qualificazione, gli ufficiali di gara dovranno essere inseriti dalla Task Force nella cosiddetta Grande Lista. Successivamente dovranno superare un test attitudinale, orale e scritto, dovranno essere in possesso di una certificazione 3 Stelle AIBA, dovranno frequentare dei corsi di formazione.
I prescelti saranno purtroppo e comunque tra quelli che hanno creato il caos ai Mondiali sia maschili che femminili di quest’anno; ai Giochi Asiatici e alle Olimpiadi giovanili del 2018 e ovunque si siano presentati.
La questione arbitrale è a un livello di alta criticità.
Per Tokyo 2020 ci saranno da gestire cinque tornei di qualificazione (quattro continentali e uno mondiale), più l’Olimpiade.
Una volta  completati i test e fatti i corsi di formazione, la Task Force del CIO formerà una lista definitiva, da cui selezionerà gli ufficiali di gara con un sorteggio a 60 giorni da ogni singolo evento.
La Task Force rivedrà anche i criteri di gestione delle classifiche mondiali e la scelta delle teste di serie.
Tutto questo con un processo partito a giugno, un percorso che ha definito il primo passo solo tre settimane fa.
Il calendario del 2020 è fitto.
Tornei di qualificazione.
Febbraio (3-14) a Wuhan (Cina) per Asia/Oceania
Febbraio (20-29) a Dakar (Senegal) per l’Africa
Marzo (13-23) a Londra (Inghilterra) per l’Europa
Marzo/aprile (26.3/3.4) a Buenos Aires (Argentina) per l’America
Maggio (13-24) a Parigi (Francia) per chi non si è qualificato nel primo torneo.
Olimpiade
Luglio/agosto (24.7/9.8) a Tokyo (Giappone) Giochi Olimpici.
Si combatte in tredici categorie, cinque giudici per ciascun match, un arbitro, una giuria d’appello. Serve una base finale di cinquanta elementi da cui selezionare i trentasei prescelti.
Sarà dura trovarne così tanti di livello, non dicono buono, ma accettabile.
Il problema ha radici antiche.
Seul 1988, Londra 2012 e Rio 2016 sono solo i punti più bassi, ogni edizione dei Giochi ha vissuto momenti di rabbia e tristezza alla lettura dei cartellini. Anche, ma non solo, per questo l’AIBA ha pagato. E ora si va di corsa, cercando un rimedio. Peccato che sia sbagliato il punto di partenza.
Sempre di ufficiali di gara AIBA si tratta, e non sono certo i migliori.

 

 

 

Trump si vede come Rocky, spunta subito la versione Butterbean

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, in doppia versione.
In quella a destra, da lui postata sul suo account Twitter, è Rocky Balboa, una versione da Photoshop partendo dalla copertina del DVD di Rocky III. In passato il presidente aveva cercato di far intraprendere la carriera politica a Sylvester Stallone che aveva ringraziato, ma si era detto non interessato. Ora si ripropone nella versione patinata dell’eroe del ring creato dall’attore/regista.
Nessun commento accanto alla foto.
Qualche ora prima, a un comizio in Florida, Trump aveva raccontato che durante un esame medico, i dottori lo avevano invitato a togliere la camicia e a mostrare lo splendido torace. Secondo la Casa Bianca, ricordano i giornalisti americani, l’ultimo esame clinico del Presidente ha determinato un indice di massa corporea pari a 30,4. Valore che lo qualificherebbe come obeso.

A sinistra Trump è nella versione Butterbean, postata da un altro utente Twitter (Photo Twitter/ Paul van Meer). Eric Esch, detto Butterbean (fagiolino) è stato un peso massimo americano, un personaggio soprannominato il re delle quattro riprese, un pugile che ha messo assieme un record di 77-10-4 (58 ko). Uno showman che per qualche anno ha catturato l’attenzione degli spettatori. Nell’ultimo match aveva fermato la bilancia a 190 chili…

Il Wbc riduce i round per i titoli regionali, primo test in Arabia Saudita

Il World Boxing Council ha discusso nell’ultimo Congresso, a Cancun, una riduzione del numero di riprese per i match con un titolo in palio.
Restano sulla distanza dei 12 round il mondiale e l’Internazionale.
Per gli altri titoli regionali il limite dovrebbe essere portato a 10, non escludendo addirittura le 8 riprese in alcune occasioni. Entro la fine dell’anno, una nuova riunione del Comitato Esecutivo dovrebbe convalidare queste raccomandazioni.
Il 7 dicembre a Diriyah, nella riunione imperniata sulla rivincita tra Andy Ruiz jr e Anthony Joshua, vedremo per la prima volta un regionale sugli otto round. Sarà il debutto assoluto per il titolo Wbc Middle East. In palio la cintura dei leggeri tra due pugili imbattuti. Sul ring Omar Dusary (7-0-1, a destra nella foto), venticinquenne del Kuwait residente in Inghilterra e Zuhayr Al Qahtani (7-0), mancino di Jeddah (Arabia Saudita, combatte quindi in casa) residente anche lui in Inghilterra.
Al Qahtani è stato il primo pugile professionista del suo Paese, ha esordito l’1 aprile del 2017. Da dilettante vanta un record di 50 vittorie e 5 sconfitte.
A 12 anni è stato mandato, assieme ai cinque fratelli, a Londra a studiare l’inglese. Lì ha scoperto la neve e il bullismo. I compagni di classe lo deridevano e gli tiravano contro delle monete. Il fratello maggiore Fahad lo ha portato in palestra ed è diventato il suo maestro. Ha imparato a difendersi, ha imparato a combattere su un ring.
Al momento è uno dei due professionisti dell’Arabia Saudita. L’altro è il quarantenne peso medio Abdulfatah Julaidan (3-2-0) che ha esordito il 15 settembre 2018.
Simile la storia di Dusary, laureato in ingegneria come Al Qahtani. Mandato in Inghilterra dalla famiglia per imparare l’inglese, bullizzato a scuola, cresciuto in autostima all’interno di una palestra.
Per entrambi si tratterà di un momento importante.
Arbitro del match l’italiano Massimo Barrovecchio, che sarà anche in giuria nel titolo Wbc Internazionale dei massimi tra Filip Hrgovic (9-0) ed Eric Molina (27-5-0), sulla distanza delle 12 riprese. Il supervisore sarà un altro italiano, Mauro Betti vice presidente del World Boxing Council.

Franco De Piccoli, il gigante veneto che aveva preso Roma in pugno

Franco De Piccoli oggi festeggia 82 anni.
Ripropongo un articolo scritto qualche tempo fa.
A lui ho dedicato molte pagine de “L’Oro dei Gladiatori”
Roma 1960, la magica Olimpiade della boxe italiana.

 

Franco De Piccoli ha il naso schiacciato e lo sguardo da duro.
È nato a Campalto, alle porte di Mestre. In una zona di campagna, ma con la gioia di avere la laguna sempre davanti agli occhi.
Mamma Uliana trasportava viveri con la barca.
La guerra era appena scoppiata quando Franco, un bimbo di appena tre anni, aveva rischiato di morire per un fibroma alla nuca. I medici lo avevano giudicato inoperabile. Ma Uliana era una che non si arrendeva mai. E così aveva caricato il piccolo sulla barca e l’aveva portato all’ospedale civile di Venezia. Aveva pianto, urlato, pregato, spinto fino a quando i medici si erano convinti ad operarlo di gran fretta. E l’avevano salvato.
Quando era un ragazzino il calcio gli era entrato nel sangue. Giocava da mediano, a volte da attaccante. Un mancino di piede, come poi lo sarà di pugno. Le passioni giovanili sono violente ma durano poco. E così il calcio era stato messo da parte in favore di un’altra disciplina affascinante, anche se più faticosa.
Si era comprato una bicicletta e aveva anche provato a pedalare come facevano i suoi idoli. Ma aveva già un fisico ingombrate, era fin troppo robusto.
Meglio dedicarsi ad altro. Le balere stavano diventando sempre più popolari. Ce ne erano tante anche nella zona di Venezia.
Ballare era divertente. E Franco (foto sopra con Musso e Benvenuti, i tre ori del pugilato a Roma ’60) si lanciava senza problemi. Il sabato al “Bagiggi” di Spinea era diventato un appuntamento fisso.
In quel locale era stato notato dal proprietario, uno che organizzava anche riunioni di pugilato. Gli aveva chiesto se volesse provarci.

depiccoli

Il primo match è datato 6 marzo 1955, a Spinea. Vittoria per ko in appena quaranta secondi contro Trevisan, un trevigiano di Susegana.
L’approdo in maglia azzurra era arrivato nel ‘57, per conquistare un posto nella squadra olimpica doveva confrontarsi con un altro veneto, Giorgio Masteghin. Fisico statuario, sfiorava i due metri e aveva una discreta potenza.
Nel ’58 De Piccoli perdeva a finale dei campionati italiani proprio contro Masteghin. Ma nel 1959 e nella stagione olimpica si sarebbe preso una doppia rivincita.
I primi convocati in nazionale erano stati 52. Si erano poi ristretti a 40 per la selezione al PalaEur romano. Erano ancora venti quando erano andati in ritiro, dal 10 al 25 luglio del ‘60, a Roccaraso. Ossigenazione in quota, qualche svago, poi tutti a riposo all’Albergo Reale. Su quei monti DePiccoli aveva trovato la tranquillità. Passava il tempo a cogliere fiori e a pensare.
Aveva nascosto a tutti il suo piccolo grande dramma. Prima di partire si era infortunato alla mano destra. Una forte contusione.
«A me basta il sinistro», ripeteva come una sorta di mantra.

giornale

Il 31 di agosto era il giorno dell’esordio olimpico. Franco aveva un montante devastante. Aveva potenza e scatto. E aveva giurato che alla fine dei Giochi avrebbe avuto al collo la medaglia d’oro.
Venneman, il suo rivale all’esordio, si era arreso dopo 1:30 dal suono del primo gong.
All’Olimpiade di Roma l’eroe di Campalto era arrivato dopo dure selezioni contro Masteghin. Aveva vinto il torneo “Giovani colossi” battendo Sante Amonti, Vogring, Saraudi, Scattolin.
In quell’Olimpiade del ‘60 il rivale più pericloso si chiamava Andrey Vasilyevich Abramov. Nel momento in cui il nome del sovietico era stato sorteggiato nella sua parte del tabellone, De Piccoli aveva subito pensato di essere un uomo sfortunato. Lo avrebbe affrontato al secondo match.
Andrey Vasilyevich Abramov aveva più di 300 match alle spalle e per due volte aveva conquistato l’ europeo. Lo chiamavano “l’orso russo”. Era avvolto da fascie muscolari possenti, un lottatore dallo sguardo di ghiaccio e dai capelli alla Marlon Brando. Era uno che picchiava e non si fermava mai.
Ma De Piccoli non lo temeva.
Il gancio sinistro al fegato con cui aveva centrato il russo nel primo round era stato una roba da paura. Il favorito del torneo era sull’orlo del burrone, a un passo dal ko.

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Per uscire da una sorta di prigionia tecnica, il campione dell’Est aveva attaccato senza prudenza. Era stato a quel punto che era arrivato il gancio sinistro al fegato di De Piccoli. Era accaduto sul finale del primo round. Centro, bingo! Abramov si era piegato, soffriva, barcollava.
L’arbitro contava: “7, 8…“.
Il sovietico si inginocchiava verso l’angolo. Stava per dichiarare la resa? Il gong l’aveva salvato. E quando era cominciato il secondo round quello si era rialzato e aveva ripreso a combattere con più rabbia di prima.
Erano stati tre round intensi. E alla fine il successo era andato all’italiano.
Franco al Villaggio Olimpico divideva la stanza con Nino Benvenuti. Sulla parete di quella che sarebbe diventata la “stanza dell’oro” c’era un poster di Vittorio Tamagnini, oro ad Amsterdam 1928 nei leggeri.
-Ehi Nino, chissà se anche noi…
«Dai Franco, possiamo farcela.»
-Sarebbe davvero un sogno
In semifinale, avrebbe affrontato Josef Nemec che aveva vinto due medaglie di bronzo agli Europei.
Nella seconda ripresa l’azzurro sparava un gancio sinistro di incredibile violenza. Il guantone si apriva in due. Il match era sospeso.
Era più veloce De Piccoli, per salvarsi Nemec ricorreva al clinch. Legava, abbracciava e poi riprendeva a combattere. Un gancio sinistro dell’italiano lo centrava sul volto, lo metteva in difficoltà. Poi, tutto scivolava via su un piano di equilibrio. Era stato un match difficile, ma alla fine era stato vinto con pieno merito da De Piccoli (sotto con Benvenuti) che era così approdato in finale.

oggi

Solito dialogo all’angolo azzurro.
-Franco, hai paura?
«No, signor Rea. Difendo l’Italia.»
-Vai e faje vedè chi sei.
Si poteva cominciare. Erano bastati 40 secondi a Franco De Piccoli per piazzare una combinazione vincente. Il primo gancio sinistro, era stato magistralmente doppiato da un diretto destro. Entrambi al volto del sudafricano che era stato contato dall’arbitro polacco Neundig. All’“8″, Bekker aveva fatto segno che si poteva continuare. Era pronto a riprendere quella sfida ormai diventata impari. Decisione poco saggia.
De Piccoli lo travolgeva di pugni. Accorciava la distanza e piazzava colpi alla figura, poi al volto. Lentamente Daan si piegava verso il tappeto. Fletteva prima il busto, poi gli cedevano le gambe e lui era giù. L’arbitro contava fino al knock out tecnico dopo 1:30.

Franco De Piccoli era campione olimpico. Piangeva il gigante azzurro. E con lui piangevano molti degli spettatori del PalaEur. Quel ragazzone li aveva conquistati.
Un uomo semplice, un contadino arrivato dalla laguna veneta aveva appena preso Roma in pugno.

Ruiz jr vs Joshua, tutto quello che c’è da sapere sulla rivincita

Sabato 7 dicembre in Arabia Saudita, rivincita del mondiale massimi Wba, Ibf, Wbo, Ibo. Il primo match si è svolto l’1 giugno al Madison Square Garden di New York e ha generato una delle più grosse sorprese nella storia del pugilato. Andy Ruiz jr, nettamente sfavorito in ogni pronostico, ha messo kot Anthony Joshua alla settima ripresa dopo averlo dominato e mandato al tappeto in quattro occasioni. Nel terzo round era finito knock down anche il peso massimo americano di origini messicane. Adesso si replica in Arabia Saudita.

DOVE
Alla Diriyah Arena a Diriyah (Arabia Saudita), un impianto con la capienza di 15.000 posti, costruito in otto settimane di lavoro. Per allestire questa sfida l’Arabia Saudita (fonte il quotidiano britannico The Telegraph) ha investito cento milioni di dollari.

COSA
Mondiale massimi WBA, IBF, WBO, IBO. Dodici round da tre minuti.

ORARI
Il match principale avrà inizio attorno alle 21:30 (fuso orario italiano). La riunione avrà il primo gong attorno alle 17:00.

BIGLIETTI
Il costo dei biglietti va da 140 a 13.500 dollari.

TELEVISIONE

DAZN ha annunciato la diretta dall’Arabia Saudita delle operazioni di peso, venerdì 6 dalle ore 14:00. Sabato 7 a partire dalle 18:00 (fuso orario italiano) la riunione, il mondiale massimi è previsto attorno alle 21:45 (fuso orario italiano).

ANDY RUIZ JR

età: 30 anni
record: 33-1-0 (22 ko)
percentuale ko: 64.7 %
altezza: 1.88
peso ultimo match: 121,560 kg

Ultimi sette match

1/6/2019 Anthony Joshua (32-1-0) +kot 7
(mondiale WBA, WBO, IBF, IBO)
20/4/2019 Alexander Dimitrenko (41-4-0) +kot5
7/7/2018 Kevin Johnson (32-9-1) +UD10
10/12/2016 Joseph Parker (21-0) -MD12
(mondiale massimi WBO)
10/9/2016 Franklin Lawrence (21-2-2) +UD10
16/7/2016 Josh Gormley (23-4-0) +kot3
14/5/2016 (29-6-4) Ray Austin (29-6-4) +kot4

ANTHONY JOSHUA

età: 30 anni
record: 22-1-0 (21 ko)
percentuale ko: 93.8 %
altezza: 1.98
peso ultimo match: 112,400 kg

Ultimi sette match

1/6/2019 Andy Ruiz jr (32-1-0) –kot 7
(mondiale WBA, WBO, IBF, IBO)

22/9/2018 Alexander Povetkin (34-1-0) +kot 7
(mondiale WBA, WBO, IBF, IBO)
31/3/2018 Joseph Parker (24-0) +UD 12
(mondiale WBA, WBO, IBF, IBO)
28/10/2017 Carlos Takam (35-3-1) +kot 10
(mondiale WBA, IBF, IBO)
29/4/2017 Wladimir Klitschko (64-4-0) +kot 11
(mondiale WBA, IBF, IBO)
10/12/2016 Eric Molina (25-3-0) +kot 3
(mondiale IBF)
25/6/2016 Dominic Breazeale (17-0) +kot 7
(mondiale IBF)

Le scommesse

Netto favorito Anthony Joshua: 2/5 (punti 5 euro, ne prendi sette: 2 di vincita, più i 5 della puntata). Andy Ruiz jr 2/1 (vinci il doppio della puntata). Nel primo match le quote erano: Joshua 1/33, Ruiz jr 14/1.

LE BORSE
Andy Ruiz jr dovrebbe prendere 12 milioni di dollari. Anthony Joshua avrà una borsa di 40 milioni di dollari. Nel primo match le borse erano state 28 milioni di dollari per Joshua, 7 per Ruiz.

HANNO DETTO



Andy Ruiz jr

“Il suo stile, il modo in cui si muove sul ring, è perfetto per me. È forte, è grande, ma nulla di tutto ciò conterà. Ho visto il video in cui sembrava più magro. Non so se per lui sarà un vantaggio o uno svantaggio. Non so se riuscirà a incassare i miei pugni come ha fatto quando era più pesante. Io? La gente dice che ho perso troppo peso, che non sarò forte, che mi distruggerà. Sono otto chili più magro di quanto pesassi l’1 giugno. Ma il pugile è sempre lo stesso. Credetemi, sarò ancora il più forte”.

Anthony Joshua
“Sto per affrontare il miglior pugile del mondo. Ho intenzione di farlo sentire frustrato, gli mostrerò quanto sono bravo. In molti pensano che lui sia fantastico, è per questo che quando lo avrò sconfitto vorrei che tutti si inchinassero e mi dicessero quanto sono grande. Forse l’altra volta ho sbagliato l’approccio al match. Va bene, accetto il giudizio del pubblico. Sto per affrontare il pugile più veloce che ci sia in giro, il miglior fighter tra i pesi massimi. Ripeto. Una volta che l’avrò battuto, vorrei tutti si inchinassero e mi rendessero i giusti meriti”.

IL PROGRAMMA
Massimi (Wba, Wbo, Ibf, Ibo) Andy Ruiz Jr vs Anthony Joshua; (WBC interim) Dillian Whyte (26-1-0) vs Mariusz Wach (35-5-0); Alexander Povetkin (35-2-0) vs Michael Hunter (18-1-0); (WBC Internazionale) Filip Hrgovic (9-0) vs Eric Molina (27-5-0); Mahammadrasul Majidov (1-0) vs Tom Little (10-7-0). Medi: Diego Pacheco 7-0) vs Levan Sonia (15-17-0). Supergallo: Ivan Hopey Price (1-0) vs Swedi Mohamed (12-6-2). Leggeri (Wbc Middle East) Zuhayz Al Qahtani (7-0) vs Omar Dusary (7-0-1).

 

 

 

 

La WADA attacca lo sport russo, la boxe rischia di rimanere senza casa

Il Comitato di revisione della conformità dell’Agenzia mondiale antidoping (CRC WADA) ha raccomandato di vietare lo svolgimento dei tornei internazionali in Russia, ha raccomandato anche  di vietare l’esposizione della bandiera russa nelle competizioni per quattro anni. Il Comitato ha altresì proposto di ammettere alle competizioni internazionali solo gli atleti russi che abbiano dimostrato di non essere coinvolti nel mancato rispetto del codice WADA.
La WADA esaminerà le raccomandazioni del Comitato di revisione della conformità in merito allo status dell’Agenzia russa antidoping (RUSADA) in una riunione del Comitato esecutivo fissata per il 9 dicembre a Parigi.
Il segretario della federazione pugilistica russa, e membro del Comitato Esecutivo dell’AIBA, Umar Kremlev ha detto: “Queste raccomandazioni sono ingiuste, ma i dirigenti sportivi russi e i leader delle federazioni sportive sono i responsabili dell’attuale situazione nei confronti della WADA”.
Se l’Agenzia Mondiale Anti Doping farà proprie le raccomandazioni del Comitato di revisione di conformità, molti sport saranno colpiti, ma il più colpito di tutti risulterà il pugilato.
Non è un caso che quest’anno entrambi i Mondiali siano stati organizzati proprio in Russia: il maschile a Ekaterinburg, il femminile a Ulan Ude.
È il Paese con le maggiori risorse economiche e con la maggiore disponibilità di investimenti.
Bloccata la Russia, la boxe olimpica resterebbe senza casa.

Foreman: Wilder non è uno dei migliori di sempre, può diventarlo

Scende in campo George Foreman, l’uomo che ha messo ko Chuvalo, Peralta, Frazier (due volte), Norton, Cooney, Lyle (in un memorabile incontro) e Michael Moorer, conquistando il mondiale massimi a 45 anni.
È un ammiratore di Deontay Wilder e in un’intervista a TMZ ha detto che: “È bravo, ma non si avvicina a Joe Louis, Joe Frazier o Mike Tyson. No, non è ancora a quel livello. Assolutamente no. Dovrebbe esprimere la boxe di Mike Tyson nel confronto con Trevor Berbick prima di diventarlo. Quella sera ero a Las Vegas e ho pensato: quel ragazzo sarà un incubo per chiunque! Wilder ha il potenziale per stare tra i migliori, ma punta ad aumentare il numero delle difese senza alzare il livello di rivali. E poi fa troppe rivincite. Le rivincite non servono a niente. A meno che non si tratti di Wilder vs Tyson Fury 2, quello sarà uno dei più grandi match di sempre. Se lo vincerà, potrà avere un posto tra i migliori di ogni epoca”.

Tyson e la tigre, un pomeriggio nel giardino di casa dell’ex campione

Il post è apparso su Twitter.
Mostra Mike Tyson qualche tempo fa nel giardino della sua casa assieme a Kenya, la tigre del Bengala che ha ospitato per sedici anni dopo averla comprata per 70.000 dollari.

Kenya ha un guantone da boxe nella bocca.
La scena si conclude con un bacio e un tuffo della tigre in piscina.
Iron Mike ha recentemente dato l’animale a qualcuno che potrà curarla meglio di lui, l’animale invecchiando aveva cominciato ad avere problemi alla testa e agli occhi.
“Avevo una tigre da compagnia, provavo un grande affetto per lei. L’ho tenuta, ho dormito con lei, l’ho ospitata nella mia stanza. È rimasta con me per circa 16 anni”. (da un’intervista a GQ)