In giro non vedo fenomeni. Russo, a 34 anni, può tentare il colpaccio

Kover

Giochi di Rio 2016/Dario olimpico 3. continua*

È la quarta Olimpiade di Clemente Russo. Ed è diversa da tutte le altre. A 34 anni il pugilato comincia a pesare più che in passato. E le nuove regole non giocano certo a suo favore.

Il sistema dei 10 punti non lo aiuta.

Clemente era quello di un colpo e via. Accumulava un vantaggio, seppur minimo, e non si faceva più recuperare. Adesso sul piatto della bilancia ci sono altri fattori a influenzare il giudizio.

La perdita più pesante con il passare delle stagioni è la mancanza di continuità, la ridotta reattività che ne penalizza il contrattacco, altra specialità della casa. Ora deve giocare d’astuzia, di esperienza e far pesare tutto il suo carisma.

Raggiunta la semifinale olimpica a Londra 2012, Russo mi spiegato con queste parole la vittoria (12-10) contro Josè Larduet.

Col cubano è stata solo cazzimma! Prima del match ho ricevuto un Sms da Brillantino. “Hallo champ, mi raccomando stasera fai prevalere i venti anni di esperienza e tanta cazzimma”. Dopo il match mi ha mandato un altro Sms: “Hallo champ, hai esagerato un po’ con la cazzimma”.
Ecco, quando fa così Russo mi è simpatico. È autoironico, sincero e spiritoso. Ma non sono qui per dirvi come io giudichi l’uomo, non ne ho facoltà. Meglio parlare del pugile.

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Il popolo dei denigratori è altrettanto numeroso di quello degli estimatori. Il mio punto di vista l’ho ripetuto cento volte. Lo stile del campano può essere discutibile, può non piacere. Ma l’efficacia del suo pugilato non va messa in discussione. Non si vincono due ori mondiali e due argenti olimpici se non si è un dilettante di livello assoluto.

Stravinci e l’aversario nun nè bbuono, straperdi e si ‘nu scemo, che amma a fa’? Voglio prendere i fischi sino alla fine, me ne strafrotto. L’importante è il risultato”.
Questo ha sempre pensato, questo l’ha portato in alto, questo continua a pensare.

Eccolo dunque alla quarta Olimpiade. Non esalterei più di tanto questo record, figlio di una politica che ha generato quelli che da tempo chiamo i dilettanti di Stato. Non è il numero delle partecipazioni ai Giochi a colpirmi, quanto la capacità di esprimersi sempre o quasi al massimo dell’efficienza.

Stavolta si trova in una situazione che, se fosse arrivata con quattro anni di anticipo, gli avrebbe potuto regalare quell’oro olimpico che insegue con incredibile tenacia. Il campo dei pesi massimi non presenta campioni decisamente più forti del resto del gruppo. Non vedo fenomeni e almeno cinque degli iscritti sono sulla stessa linea.

WCENTER 0XMIBARIOE                Clemente Russo of Italy celebrates after beating Teymur Mammadov of Azerbaijan in the Men's Heavy (91kg) Semifinal for the London 2012 Olympic Games Boxing competition in London, Great Britain, 10 August 2012.   ANSA/ETTORE FERRARI

L’assenza di Aleksey Egorov deve avergli fatto fare un sospiro di sollievo. Tolto l’uomo che nel 2015 l’aveva battuto tre volte su tre, si ritroverà davanti un altro russo (con la erre minuscola) che ha già sconfitto: Evgeny Tischenko.

Non credo di fare un pronostico azzardato se dico che quella di Clemente è la medaglia che nel club Italia ha la più alta percentuale di essere portata a casa. Della stessa idea sono i colleghi di Sports Illustrated che hanno indicato il campione di Marcianise come l’unico azzurro in grado di salire sul podio, anche se sul gradino più basso.

Con un sorteggio fortunato e con l’aiuto di un momento di forma ai massimi livelli attuali io vado oltre e dico che potrebbe regalarci il colpaccio.

Rispetto alle ultime esibizioni dovrà però migliorare la fase difensiva. E soprattutto dovrà esprimersi con un ritmo di gara che negli ultimi tempi gli è mancato.

Forse la causa che ha generato alcune infelici dichiarazioni, tipo “Mayweather che ai Giochi prenderebbe mazzate”, è proprio la condizione ottimale che tardava ad arrivare. Russo è un ragazzo intelligente, sa muoversi nel pentolone mediatico. Ha capito che quello era il momento delle parole, delle provocazioni. E ha ottenuto il risultato che sperava.

Adesso è arrivato il momento dei fatti. L’Olimpiade è dura, anche se in tabellone non hai Teofilo Stevenson Felix Savon, Aleksandr Usyk o Rakhim Chakhkiev.

Se la giocherà con i migliori di oggi. Ha testa e astuzia per dire la sua e arrivare sino in fondo. Ne sapremo di più al momento del sorteggio.

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IL FAVORITO
Erislandy Savon, un altro oro in famiglia?

E se fosse l’Olimpiade della consacrazione di Erislandy Savon? Sul cubano pesa da sempre una parentela importante. Dal nipote dal triplo vincitore olimpico Felix Savon ci si aspettavano cose fantastiche. Ma Erislandy, oggi 26enne, non ha sufficiente carisma e neppure uguale talento per emulare lo zio. È però pugile dal pugno pesante. Argento mondiale nel 2015 a Doha dopo aver battuto in semifinale Abdulkadir Abdullayev, un grande torneo Wsb quest’anno, la vittoria indiscussa alle qualificazioni olimpiche americane di Buenos Aires. Finora si è sempre fermato nel momento decisivo, l’equilibrio della categoria potrebbe consentirgli di mettere a segno il grande colpo.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Evgeny Tischenko (Russia)
Erislandy Savon (Cuba)
Vassililiy Levit (Kazakhstan)
Clemente Russo (Italia)
Abdulkadir Abdullayev (Azerbaijan)

PROGRAMMA PESI MASSIMI
(91 kg, 18 iscritti)

Calendario

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* prima puntata: Carmine Tommasone 29/7/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/07/29/tommasone-ai-giochi-contrada-sale-sul-ring-in-tremila-tifano-per-lui/)

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seconda puntata: Irma Testa 30/7/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/07/30/irma-testa-prima-donna-ai-giochi-ci-prova-a-diciotto-anni-non-si-ha-paura-di-sognare-2/)

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I miei Giochi, è il momento giusto per leggerlo. Dentro ci sono molti protagonisti della boxe alle Olimpiadi. Maurizio Stecca, Francesco Damiani, Vincenzo Nardiello, Giovanni Parisi, Roy Jones jr, Paolo Vidoz, Roberto Cammarelle, Vincenzo Mangiacapre, Clemente Russo, Anthony Joshua. I trionfi azzurri a Los Angeles ’84, gli scandali di Seul ’88, la magia di Pechino ’08. Pugilato e non solo. Dieci Olimpiadi da inviato in cui ho visto cose che voi umani… (I miei Giochi di Dario Torromeo, Edizioni Absolutely Free, 312 pagine, 16 euro. Nelle migliori librerie e negli store online)

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Pugile pro’, qualificato per Rio, sul ring a una settimana dai Giochi! È una cosa seria?

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Sul ring di La Palestre di Le Cannet, in Francia, il supermedio Hassan N’Dam N’Jikam (33-2-0, 19 ko) ha battuto per kot 7 il polacco Tomasz Gargula (18-2-1, 5 ko) in un match che era previsto sulle distanza delle otto riprese. Una successo facile facile, con il polacco (al tappeto già nel terzo round) che non ha opposto alcuna resistenza.

Il 37enne camerunense non è un omonimo del pugile che pochi giorni fa a Vargas ha conquistato il pass olimpico ed è in tabellone a Rio 2016. È proprio lui. Nel pomeriggio aveva fermato la bilancia su 76 kg (in Venezuela si era qualificato tra i mediomassimi a 81 kg). Il suo è stato il match di apertura per Canal+ in collegamento dalle ore 21. A seguire Michel Soro (27-1-1) vs Hector David Saldivia (45-3-0) per il vacante titolo internazionale superwelter Wba. In chiusura l’italiano Roberto Cocco (10-0-2) contro Mikhael Diallo (13-0-2).

Ma è stato Hassan N’Dam N’Jikam a fare notizia.

Dalla Francia mi dicono che ha ottenuto il permesso direttamente dall’Aiba.

Lui è tranquillo.

Era proprio necessario disputare un match a così breve distanza dall’Olimpiade?

Io sono un professionista, questa è la mia carriera e questo è il mio lavoro“.

Ma non sarà difficile passare in così poco tempo dalle otto alle tre riprese?

Ho già dimostrato di sapermi adattare“.

Quando partirà per Rio?

Lunedì, il primo match è sabato. Ho tutto il tempo per superare i problemi legati al fuso orario“.

A me sembra una follia.

È di pochi giorni fa la notizia del mancato nulla osta a Irma Testa per un incontro a Torre Annunziata previsto per il 24 luglio, l’autorizzazione non è stata concessa (sembra) proprio per la breve distanza dall’evento olimpico.

E il camerunense? Lui in un video ha invitato i tifosi a guardarlo in tv e li ha esortati a sostenerlo nel suo impegno a Rio 2016.

Il pugile è uno dei due professionisti esibiti come fiore all’occhiello dall’Aiba nell’ultima qualificazione venezuelana. Forse per questo non è stato negato il nulla osta.

A voi sembra una cosa seria?

 

Irma Testa, prima donna ai Giochi, ci prova. A diciotto anni non si ha paura di sognare…

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Giochi di Rio 2016/Dario olimpico 2.continua*

Irma ha solo diciotto anni e porta sulle spalle il peso di un pronostico tirato via con troppa fretta da chi nella boxe vede solo certezze, senza mai porsi un minimo dubbio.

Irma Testa ha già conosciuto la gioia di essere campione del mondo. Adesso è anche diventata la prima donna italiana a salire su un ring olimpico. E di getto tutti le chiedono l’oro. Come se fosse facile, come se assieme a lei nel tabellone non ci fossero rivali terribili come Taylor, Alexeyevna, Mossely o Potkonen.

Le cento interviste, in televisione o sui giornali, hanno rischiato di inflazionare il personaggio, hanno spostato leggermente le lancette. L’immagine mediatica rischia di prevalere su quella reale dell’atleta. E sarebbe un peccato da non commettere, perché Irma Testa ha talento, capacità e mezzi per realizzare un sogno.

Si sa molto di lei. Si sa che è entrata in palestra a dodici anni per seguire, come faceva in ogni azione della vita, la sorella Lucia. Si sa che è nata e cresciuta alla Boxe Vesuviana, società dalla nobili tradizioni: 52 anni di attività e un maestro d’eccezione.
Lucio Zurlo appartiene a una razza da salvaguardare. Insegna pugilato e dà consigli di vita. Per i suoi atleti è allenatore, padre e amico.

Una faccia ritagliata nell’archivio delle grandi maschere napoletane, una saggezza antica, la conoscenza profonda dello sport che insegna.

E Irma sta ad ascoltarlo, vuole imparare.

Ha carattere la ragazza. Tesserata per le Fiamme Oro sogna un futuro nei Nocs o nella Squadra Mobile.

Ha già dimostrato di avere morale d’acciaio, e questo fa bene sperare. In una maledetta notte di fine luglio 2014 si è svegliata all’improvviso, un urlo di dolore, la corsa in ospedale e l’operazione di appendicite.

Tre settimane dopo a Nanchino, in Cina, c’erano le Olimpiadi giovanili. I dottori scuotevano la testa. Niente aereo, di allenarsi non se ne parla neppure. Certo, proprio così. Lei non solo ha preso l’aereo e si è anche allenata, ma è salita sul ring per fermarsi solo in finale dove è stata sconfitta di misura dalla cinese Chang Yuan.

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Nativa di Torre Annunciata, si è allenata alla Vesuviana nel quartiere della Provolera che poi in dialetto non è altro che la Polveriera. Le cronache quotidiane dicono che il nome non è di certo usurpato. Proprio tranquillo quel posto non è. Ma la palestra di Lucio e Biagio Zurlo è un’oasi dove coltivare sogni. E Irma ha cominciato a lavorarci sopra da tempo. Prima però ha dovuto convincere la mamma, cuoca in un ristorante davanti agli scavi di Pompei. Non ne voleva sapere, poi si è arresa. Più facile con il papà, cameriere di professione.

Pugile Lucia, poi Irma. E adesso anche i fratelli Ugo e Michel hanno cominciato a seguire questa strada.

Per approdare ai Giochi la Testa ha fatto un salto di categoria, dai 51 ai 60 chili. Può permetterselo. Lei che è alta 1.73 non rischia certo di mettere su chili di troppo. A un primo sguardo fatichi a darle fiducia. Braccia lunghe ed esili, gambe che non sembrano nascondere potenza sotto muscoli allungati e poco marcati. E poi quel viso da bambina imbronciata ti fa abbassare la guardia.
E te ne penti subito. Perché la boxe Irma la conosce alla perfezione. La chiamano Butterfly, farfalla. E mi fermo qui, non voglio scivolare nel vola come una farfalla, pungi come un’ape. Lascio a Bundini Brown e all’eccellenza del rimpianto Muhammad Ali il copyright della citazione.

Lei, Irma Testa dice di non essersi ispirata a nessuno. Né a Simona Galassi, che non ricorda nei giorni migliori. Né ad altre atlete del ring. Degli uomini un tempo diceva di ammirare Valentino e Mangiacapre, strada facendo ha ristretto il cerchio e adesso se proprio deve fare il nome di qualcuno che le piacerebbe imitare cita Valentina Vezzali e Federica Pellegrini.

Le auguro di percorrere almeno una piccola parte della loro strada olimpica. Torre Annunziata la festeggerebbe per una settimana intera.

Sarà dura, anzi durissima. Ma a diciott’anni non ci si spaventa di nulla e non si ha certo paura di sognare.

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LA FAVORITA
Katie Taylor, cinque ori mondiali e uno olimpico

Katie Taylor, irlandese, ha vinto cinque campionati del mondo e un oro olimpico. Non è più la guerriera che non conosce sconfitte. Ha trent’anni e nel 2016 ha già perso due volte: in semifinale agli Europei contro l’azera Yana Alekseevna e ai Mondiali contro la francese Estelle Mossely. Tutto vero, ma mi sembra abbia ancora qualcosa in più delle avversarie. In un torneo con solo dodici iscritte è la mia favorita all’oro.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Katie Taylor (Irlanda)
Yana Alexseevna (Azerbaijan)
Estelle Mossely (Francia)
Mira Potkonen (Finlandia)
Irma Testa (Italia)

PROGRAMMA PESI LEGGERI (DONNE)
(60 kg, 12 iscritte)

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* prima puntata: Tommasone 29 luglio 2016 (https://dartortorromeo.com/2016/07/29/tommasone-ai-giochi-contrada-sale-sul-ring-in-tremila-tifano-per-lui/)

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I miei Giochi, è il momento giusto per leggerlo. Dentro ci sono molti protagonisti della boxe alle Olimpiadi. Maurizio Stecca, Francesco Damiani, Vincenzo Nardiello, Giovanni Parisi, Roy Jones jr, Paolo Vidoz, Roberto Cammarelle, Vincenzo Mangiacapre, Clemente Russo, Anthony Joshua. I trionfi azzurri a Los Angeles ’84, gli scandali di Seul ’88, la magia di Pechino ’08. Pugilato e non solo. Dieci Olimpiadi da inviato in cui ho visto cose che voi umani… (I miei Giochi di Dario Torromeo, Edizioni Absolutely Free, 312 pagine, 16 euro. Nelle migliori librerie e negli store online)

 

Tommasone ai Giochi, Contrada sale sul ring. In tremila tifano per lui

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Giochi di Rio 2016/Dario olimpico 1. continua

Un piccolo paese agricolo alle porte di Avellino, poco più di tremila abitanti e un rappresentate ai Giochi di Rio 2016.
Quella di Carmine Tommasone è una storia che ha una precisa data di inizio.
Contrada, 24 ottobre del ’94.
Tutto è cominciato quel giorno, quando un ragazzino di dieci anni è entrato per la prima volta in una palestra di boxe. Due uomini di sport lo hanno preso per mano e l’hanno fatto camminare sulla strada giusta.
Michele Picariello e Agostino Cardamone, sono le guide pugilistiche di Carmine.
Alfonso Tommasone è il papà. La morte della moglie, quando i figli maschi avevano appena due e tre anni, è stato un colpo difficile da incassare.
Ha sempre gestito un bar portandosi dietro la preoccupazione di tenere lontano dalla strada il figliolo più grande. Carmine gli dava qualche pensiero, diciamo che non aveva la predisposizione a stare lontano dai guai.
La boxe ha avuto il merito di regalargli disciplina, motivazioni e rispetto. Lui ha ringraziato e a lungo andare ha saputo meritarsi quel dono.
Il papà ha trovato un’altra donna da amare, lei si è presa cura della casa e dei bambini che, con grande affetto, hanno subito imparato a chiamarla mamma.

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Campione italiano da dilettante, la qualificazione per l’Olimpiade di Pechino 2008 mancata di poco, la scelta di passare professionista nel 2010.
Quindici match, altrettante vittorie e la qualifica di sfidante ufficiale al titolo europeo. Ma in giro c’era sempre una cosa che lo stuzzicava di più: non aveva mai accettato il concetto di non poter vestire la maglia azzurra ai Giochi.
E così quando l’Aiba, a due soli mesi dal via di Rio 2016, ha annunciato l’ingresso dei professionisti all’Olimpiade, lui non ci ha pensato neppure un momento.
C’era un problema da risolvere e l’ha risolto velocemente. Avrebbe dovuto fare da testimone alla sorella Consiglia che proprio in quei giorni si sposava. Le ha chiesto scusa, ha preso l’aereo ed è volato a Vargas, in Venezuela, dove ha staccato il pass per il Brasile.
Tutta Contrada tiferà per lui. A cominciare dalla famiglia, con la nonna in testa. E poi ci sarà Laura, la fidanzata che quando lui combatte trema perché vede solo i colpi che l’innamorato prende non quelli che dà.
Carmine Tommasone, soprannominato dagli amici Mr Wolf per via dei lupi irpini, sarà il primo professionista italiano impegnato in un’Olimpiade. Un record anche questo.
Pugile tecnico, più che fighter arrembante (quattro vittorie prima del limite su quindici incontri), peso piuma da professionista, peso leggero a 60 kg ai Giochi. Il maestro Biagio Zurlo punta su di lui. Stessa cosa fanno l’allenatore storico Michele Picariello e l’ex campione dei pesi medi Agostino Cardamone. A Rio, Carmine non sarà solo.

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IL FAVORITO
Alvarez Estrada, il vincitore di tre mondiali
Lazaro Alvarez Estrada, guardia destra, nato all’Avana il 28 gennaio 1991. Ha vinto le ultime tre edizioni dei campionati del mondo Aiba: a Baku 2011 nei gallo (battendo in finale Luke Campbell futuro oro olimpico l’anno successivo), ad Almaty 2013 e Doha 2015 nei leggeri. Due ori ai Panamericani. Bronzo a Londra 2012. Vincitore della quinta edizione delle World Series.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Lazaro Alvarez (Cuba)
Berik Abdrakhmanov (Kazakhistan)
Robson Conceicao (Brasile)
Albert Selimov (Azerbaijan)
Dorjnyambuugiin Otgondalai (Mongolia)

PROGRAMMA DEI LEGGERI
(60 kg, 27 iscritti)

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La storia di Danny Garcia, dal ghetto di Filadelfia alla conquista del mondo

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Una voce dal mondo della boxe americana. Stephen Espinoza, vice presidente di Showtime Tv, annuncia la possibilità di vedere a inizio 2017 l’unificazione del mondiale welter tra Keith Thurman (27-0, 22 ko) e Danny Garcia (32-0, 18 ko). Lo scrive Eric Baldwin su BoxingNews24.

L’evento è legato alle vittorie dei due nelle rispettive difese: Thurman per la Wba contro lo sfidante ufficiale David Avanesyan (22-1-1, 11 ko). Garcia (nella foto in alto con la figlioletta) per il Wbc in settembre contro Andre Berto (31-4-0, 24 ko). Il dubbio più forte è legato al recupero di Thurman che è uscito dal difficile match con Shawn Porter con qualche ferita.

La notizia mi offre l’occasione per riproporre la storia di Danny Garcia, un personaggio davvero interessante.

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Baymon è un piccolo centro nell’immediato entroterra nord orientale di Portorico. Confina ad est con Guaynabo, la località dove è nato Luvi Callejas. Sono stato laggiù una sola volta, per la difesa mondiale di Loris Stecca, e ho riportato a casa tanti ricordi. Il calore della gente; un’umidità asfissiante che mi faceva sentire come se fossi immerso nella melassa; la poesia di un gruppo di anziani che giocavano a domino su tavolini in marmo, lungo i vicoli del porto. E soprattutto la grande passione per la boxe. Un sentimento religioso, ascetico, al confine con il fanatismo. Ma anche un rispetto estremo per una disciplina che da quelle parti hanno sempre considerato davvero nobile.

La palestra dove si allena Danny Garcia a Filadelfia ha le pareti coperte dai ritratti di Felix Trinidad, Hector Macho Camacho, Miguel Angel Cotto, Wilfredo Benitez. Li ha disegnati un amico che di mestiere fa il tatuatore.

Quelli sono pugili che hanno scritto pagine di storia in questo sport. Il locale è in una stanza di un vecchio edificio abbandondato, acquistato e ristrutturato dalla famiglia Garcia. Nello stesso stabile ci sono anche un barbiere, un rivenditore di ricambi per auto e uno studio di registrazione.

Ma quella stanza con un ring al centro è il regno dei Garcia.

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Danny (a destra nella foto contro Matthysse) è nato a North Philly, la zona a rischio della vecchia Filadelfia. La crisi economica degli anni Ottanta l’aveva segnata profondamente. Lì si muoveva gente che voleva fare soldi in fretta.

Era la zona dei Blue Tape Warriors, una gang che gestiva lo spaccio di droga tra l’Ottava strada e Butler. Un commercio all’aperto, senza sentire la necessità di nascondersi. I muri attorno erano ricoperti di graffiti. Parlavano il linguaggio delle bande, predicavano l’illegalità.

Angel Garcia ci aveva provato a rimanere onesto. Veniva da Bayamon, sua moglie Mariza era di Noguabo. Una coppia di portoricani come tanti, con due figli da accudire. Erik, il più grande, e Danny più piccolo di due anni.

Angel aveva trovato lavoro in una fabbrica di vestiti. Ma a fine mese riusciva a mettere assieme poche centinaia di dollari, vendendo droga ne accumulava migliaia. E poi era la cultura del posto a dirgli che quella era l’unica cosa giusta da fare. Ovunque si girasse vedeva gente che soffriva e uomini che potevano permettersi macchine di lusso, cappotti da mille dollari e cibo sicuro per tutta la famiglia.

Angel era tornato a spacciare per i Blue Tape Warriors.

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Danny cresceva in fretta. Era un bambino vivace, spesso correva per casa tirando pugni all’aria. A sette anni il papà l’aveva portato in una palestra e gli aveva fatto vedere come si portano gancio, diretto e montante, i colpi principali. Anche lui avrebbe voluto essere un pugile, ma non ce l’aveva fatta. Il figlio l’avrebbe aiutato a realizzare un sogno.
Era stata quella una visita veloce, la regola diceva che prima del decimo compleanno un ragazzino non poteva frequentare una palestra di boxe. Una regola che neppure Angel poteva infrangere.

Aveva dieci anni Danny Garcia il 20 marzo del 1998, quando aveva finalmente fatto il suo ingresso ufficiale all’Harrowgate Boxing Club. Cinque mesi dopo il papà veniva arrestato.

Angel si trovava in una casa di Hunting Park, la sua zona di spaccio. Mariza l’aveva pregato di non andare. Aveva fatto un brutto sogno ed aveva paura che potesse accadergli qualcosa di terribile. Lui aveva scrollato le spalle, si era chiuso la porta di casa alle spalle ed era andato al “lavoro”.

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La polizia aveva circondato l’edificio, Angel per scappare si era lanciato dal secondo piano. Per sua fortuna non si era rotto nulla, ma appena piombato sul prato era stato ammanettato e portato via.

Il processo era stato veloce. Lui si era dichiarato colpevole e il giudice l’aveva condannato a due anni di prigione.

Ne aveva viste tante nella sua vita Angel Garcia. Il cognato era stato ucciso da un colpo di pistola quando era ancora un ragazzo, un amico era stato trucidato con dieci pallottole sulla faccia. Lui stesso aveva avuto due pistole puntate alla testa. Gli era andata bene ancora una volta, i rapinatori gli avevano preso ottomila dollari di cocaina ed erano scappati via.

In cella aveva riflettuto a lungo. E aveva deciso di cambiare. Mariza, Erik e Danny avevano bisogno di un marito e di un padre. Lui aveva bisogno di una famiglia.

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Aveva comprato quel vecchio edificio a North Philly e l’aveva rimesso a nuovo. Ora aveva una missione da compiere. Portare suo figlio al titolo mondiale (nella foto, Angel a destra e Danny alla conferenza stampa dopo il match con Matthysse).

Per riuscirci lo ha sottoposto a un regime militare. Ne ha gestito la dieta in maniera ossessiva, ha controllato tutte le amicizie del ragazzo, ha concesso rare uscite con le amiche. Ma non andate a dire a Danny Garcia che il papà ha sbagliato. Sarebbe il modo più veloce per farlo arrabbiare.

Da dilettante Danny andava molto bene, nel suo record 107 vittorie e 13 sconfitte. Sognava i Giochi di Pechino. Era il 2006 e il destino aveva deciso che la parola felicità non dovesse entrare in casa Garcia.

Ad Angel avevano diagnosticato un tumore alla gola. I dottori gli avevano pronosticato al massimo sei mesi di vita.

Un’intensa chemioterapia, un periodo di digiuno quasi assoluto (non poteva mangiare e veniva alimentato solo attraverso un tubo nello stomaco), una debolezza sensa confini.

Il figlio, giovane pugile in ascesa, aveva perso la passione per lo sport. In casa erano tanti quelli che venivano a proporsi come nuovo maestro, manager di fiducia e chissà quanto altro ancora. Lui ringraziava tutti e li mandava via.

Come nelle favole, il papà allenatore tornava in palestra. Era il 2007. Non stava ancora benissimo, ma aveva recuperato gran parte delle forze (solo nel 2009 avrebbe avuto la certezza della regressione della malattia).

Era arrivato il grande momento. Danny passava professionista e diventava “the swift”, il veloce.

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Da allora ha vinto tutti e 32in match che ha disputato, diciotto volte ha chiuso prima del limite. Ha battuto due volte Erik Morales, ha sconfitto Amir Khan e Zab Judah. E’ diventato campione del mondo dei superleggeri. Ha sconfitto Lucas Martin Matthysse, un argentino che aveva collezionato 34 vittorie, trentadue delle quali per ko. E’ stato quello il match che lo ha definitivamente consacrato protagonista assoluto.

Soldi, popolarità. Molto è cambiato nella vita di Danny Garcia, ma non è cambiato l’amore. E’ sempre legato a Erica Mendez (nella foto sopra con il campione del mondo), sua fidanzata da molti anni. Erica è una talentuosa artista che produce in proprio i suoi spettacoli di cantante, ma allo stesso tempo non molla gli studi in legge. Diventare avvocato è uno degli obiettivi della sua vita.

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Danny è passato tra i welter, è salito di categoria. E ha vinto il titolo Wbc battendo Robert Guerrero il 26 gennaio scorso a Los Angeles.

Il ragazzo mi ha entusiasmato. E’ un pugile che ha sempre il match in mano, uno capace di gestirsi con infinita pazienza e grande coraggio. Abile nello smontare qualsiasi iniziativa dello sfidante, preciso ogni volta che decide di contrattaccare. Una saggezza tattica che appartiene ai fuoriclasse. Ho visto un grande ed ho deciso di scrivere la sua storia.

Puoi precipitare in fondo al burrone, ma se lotti con coraggio e volontà potrai tornare a vedere la luce. Nello sport, come nella vita.

La boxe spesso viene additata come luogo di violenza e perdizione. Io dico che da queste parti si può trovare la redenzione. Altrove, non so.

 

Il re del ko vince il mondiale, intasca 70.000 $, torna a casa e gli rubano tutto!

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Jonathan Guzman (a sinistra nella foto), dominicano di 25 anni, ha il ko facile. Ventidue match, ventidue vittorie, ventidue knock out. Compreso quello ottenuto una settimana fa a Osaka contro Shingo Wake, fermato al round numero undici nel match valevole per il titolo dei supergallo Ibf.
Baci, salti di gioia, abbracci e poi negli spogliatoi sono arrivati anche i soldi della borsa: novantamila dollari in contanti, ventimila dei quali subito versati a manager e maestro.
I suoi settantamila Mr Guzman li ha messi in una valigia. Tutto bene nella prima tratta di volo da Tokyo a Miami. Meno bene nella seconda parte del tragitto.
Nell’aeroporto della Florida gli agenti della dogana hanno ricordato a mr Guzman che poteva portare a bordo una sola valigia mentre lui aveva due bagagli a mano.
Il campione ha scelto quella con la corona mondiale, imbarcando quella con i soldi.
All’arrivo nella Repubblica Dominicana ha recuperato il bagaglio, ma ha avuto una brutta sorpresa. I soldi erano spariti. Zero dollari in valigia, in pratica aveva combattuto gratis.
Gli agenti della dogana, gli specialisti della sicurezza dell’Aviazione Civile e il personale dell’aeroporto domenicano Siglo XXI stanno investigando sul caso.
Me li hanno rubati qui, a Santo Domingo” ha protestato Mr Guzman.
Finora nessuna notizia sul ladro.
Il manager di Mr Guzman, Sampson Lewkowicz, ha detto che anticiperà il ritorno sul ring del suo pugile a dicembre con l’intento di fargli guadagnare cifre importanti nella speranza che dimentichi questo brutto momento.
Buone intenzioni, ma resta il fatto che un ladro ha reso infelice anche il momento più bello della carriera di un pugile, quello in cui conquista il massimo, in cui realizza un sogno.
Ora, quando pensa al match mondiale, Guzman rivive il volo verso il nulla dei suoi settantamila dollari e precipita in un incubo.

Non sarà necessario fare l’alba. Spence jr vs Bundu sul ring a mezzanotte

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Un’altra buona notizia per chi ama la boxe.

Per vedere la sfida tra Errol Spence jr (20-0, 17 ko) e Leonard Bundu (33-1-2, 12 ko) non sarà necessario fare l’alba, come solitamente accade a chi vuole gustare il pugilato che arriva in tv dagli Stati Uniti. La semifinale dei welter Ibf dovrebbe infatti andare in scena attorno alla mezzanotte (ora italiana) di domenica 21 agosto.

La NBC, il network che trasmetterà l’evento in diretta negli Stati Uniti, si collegherà con la nuova arena da cinquemila posti sulla Coney Island Boardwalk di Brooklyn poco dopo le 17:00, subito dopo la conclusione della finale olimpica per l’oro della pallacanestro che sarà l’ultima gara in cartellone ai Giochi di Rio 2016.

Un solo match in programma prima dell’incontro per designare lo sfidante ufficiale al titolo welter Ibf (due se quel match dovesse chiudersi velocemente).

Poi saliranno sul ring Spence jr e Bundu.

A New York saranno più o meno le 18:00, mezzanotte in Italia.

Se non ci saranno stravolgimenti nei prossimi giorni la diretta su Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre, 225 del bouquet Sky) non dovrebbe quindi essere un’esclusiva per nottambuli.

Dagli States arrivano intanto altre notizie su questo incontro. Sembra che nel clan di Kell Brook si stia facendo sempre più concreta l’idea di abbandonare la corona Ibf dei welter. Il 10 settembre Brook affronterà Gennady Golovkin per il titolo dei medi. Vinca o perda, non tornerà indietro. Al massimo potrebbe scendere tra i superwelter.

La cintura dei welter Ibf a quel punto diventerebbe vacante.

Il vincente della sfida del 21 agosto sarebbe il nuovo numero 1, qualifica questa che gli consentirebbe in caso di asta di ottenere il 75% della borsa. Al primo pugile disponibile in classifica andrebbe invece solo il 25%.

A meno di accordi privati.

Ma sono andato troppo avanti.

La notizia di oggi, se non interverranno mutamenti importanti in corso d’opera, è che Spence jr vs Bundu è fissato attorno alla mezzanotte di domenica 21 agosto.

Nel caso tutto fosse confermato, non ci sarebbero più scuse.

Saranno accettati solo ascolti importanti per la boxe in tv, dal momento che l’evento sarà trasmesso in chiaro e in un orario accettabile.

Bundu: E se il mio montante sinistro sorprendesse tutti, compreso Spence?

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Poco più di un mese fa, dando l’annuncio della sfida tra Errol Spence jr e Leonard Bundu, ho pubblicato un’intervista al forte e simpatico pugile di casa nostra. Ora che abbiamo la certezza di vederlo in diretta e in chiaro anche da noi (Sportitalia, canale 60 digitale terrestre e 225 del bouquet di Sky nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 agosto) ripropongo quell’articolo.

 

 

Errol Spence jr, “The truth”: la verità, ha annunciato ai microfoni della Nbc che il 21 agosto negli Stati Uniti si batterà nella semifinale del titolo welter Ibf che designerà lo sfidante di Kell Brook (che il 10 settembre affronterà Gennady Golovkin per la corona dei medi).
L’americano (20-0, 17 ko) è uno dei migliori della categoria, un uomo su cui lo stesso Al Haymon punta forte. Ha sconfitto prima del limite Chris Algieri, Alejando Barrera, Phil Lo Greco, Samuel Vargas. Ottima tecnica, pugni pesanti, nella piena maturità fisica.
Il suo avversario sarà Leonard Bundu (33-1-2, 12 ko), il nostro miglior pugile, numero 7 della classifica dell’International Boxing Federation. L’incontro verrà trasmesso in chiaro dalla Nbc, uno dei tre grandi network americani, in prime time (cioè nell’orario di maggiore ascolto).
Ho parlato al telefono con il toscano della Sierra Leone.

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Leonard Bundu, Errol Spence è uno dei più forti pugili in circolazione. Hai avuto dei dubbi ad accettare la sfida? E perché l’hai accettata?
“È una grande occasione. Alla mia età non si può dire di no, non hai altre possibilità A vent’anni puoi anche pensare: aspettiamo e vediamo cosa ci riserva il futuro prossimo. A 41 prendi anche i rischi”.
Pensi che sarà un match più duro di quello con Keith Thurman?
“Thurman era bello tosto, questo lo è di più. Mi ha colpito il modo in cui ha travolto Algieri. Ma adesso ho più esperienza per quel che riguarda le sfide ad alto livello. La prima volta sono andato con qualche dubbio e questo mi ha frenato. Stavolta voglio giocarmela. Senza illusioni, ma voglio giocarmela”.
Che tipo di atteggiamento tattico ti aspetti da parte di Spence?
“Di certo non farà come Thurman. A lui piace attaccare. Sarà un pericolo in più, ma sarà anche un piccolo vantaggio per me che preferisco boxare a corta distanza”.
Oggettivamente sei sfavorito. Questo ti crea qualche problema?
“No, mi libera da un peso in più. Sono consapevole della difficoltà del combattimento, so che mi troverò davanti a un campione, ma ho esperienza a sufficienza per gestire una situazione così”.

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Quale colpo potrebbe ribaltare il pronostico?
“Il mio montante sinistro al fegato, dalla media o corta distanza, potrebbe essere il pugno capace di far saltare tutti sulla sedia. Una sorpresa a livello mondiale. Sia chiaro: non dico vado e lo metto ko. Sarei un buffone. Il match resta difficile, difficilissimo, pericoloso”.
Gli americani, commentando la scelta, hanno detto che sei tecnicamente valido, ma anche che a 41 anni non rappresenti un ostacolo. Come commenti?
“Non dò peso a questa cosa. Mi sento bene, sono motivato e ho esperienza. Non mi preoccupa l’età”.
Ma il passare del tempo qualcosa ti avrà pure tolto, o no?
“Ha ridotto la mia capacità di recupero, la possibilità di entrare in forma più velocemente. Mi serve tempo. Per fortuna ne ho e non lo sprecherò”.

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Che fine farà il tuo titolo europeo?
“Questa è una semifinale mondiale, all’europeo non ci voglio pensare. Dico solo che rimane lì, magari poi andrò anche a difenderlo. L’idea di battermi con Malignaggi mi stuzzica, anche se non so se ci sono i soldi per farlo”.
Ci sarà qualche novità nell’avvicinamento alla sfida?
“Dovremo essere più scientifici. Quando sono andato a Las Vegas per affrontare Thruman, mi sono accorto che su di me ne sapeva più lui che io. Sapeva quanti colpi tiravo a round, come mi muovevo, quanto tempo mi serviva per recuperare. Mi aveva studiato a fondo. Io mi sono sempre limitato a guardare qualche video, tanto per capire. Poi ho trovato sul ring la chiave giusta. Ma ora credo che sia arrivato il momento di fare un passo in avanti. Dovremo studiare Spence a fondo. Lo vedi, 41 anni servono a qualcosa…”
Seguirai una dieta particolare?
“Non credo che sarà qualcosa di molto particolare. Seguirò i consigli del mio nutrizionista Francesco Fagnani. E chissà che non faccia la dieta del guerriero”.
La dieta del guerriero?
“È l’unica che mi ha fatto dimagrire davvero”.
E sarebbe?
“Mangi poco a pranzo, soprattutto frutta e verdura. Poi lavori e la sera fai il vero pasto. Cominci  con la verdura cotta e quindi passi ai carboidrati”.
Poco a pranzo, pasto importante a cena. Esattamente il contrario di quello che consigliano i dietologi.
“Eppure con me ha funzionato”.

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A 70 anni, quando ti ritirerai dalla boxe, cosa farai?
“Non lo so. Magari resto nell’ambiente, magari apro una palestra. Di certo mi piacerebbe lavorare con il cibo. Mi piace cucinare, mi piace inventare piatti nuovi. Oltre al pane e alla pizza, mi sto specializzando in cottura sotto vuoto , sous-vide come dicono i francesi. E poi amo rivisitare anche i piatti classici. Chissà, forse tra qualche anno verrai a mangiare al Ristorante Bundu…”
Vuoi fare concorrenza a Paolone Vidoz?
“Ci proverò. Lui è bravo in cucina”.
Sì, ma a forza di assaggiare è diventato enorme.
“A me i cuochi magri non ispirano fiducia, anche se Massimo Bottura dell’Osteria Francescana a Modena, giudicato il miglior ristorante del mondo, è magro. Penso che sia l’eccezione che conferma la regola”.
Sono le stesse parole, cuoco magro poca fiducia, che mi ha detto tempo fa Vidoz.
“Lo vedi? La pensiamo allo stesso modo. Possiamo farci concorrenza”.

BoxingScene

BoxingNews24

L’intervista è stata ripresa da alcuni importanti siti americani.

 

Complimenti Crawford, questo sì che è un gancio sinistro!

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Quando ho visto questa foto ho subito pensato “Questo sì che è un gancio sinistro”. Terence Crawford (29-0, 20 ko) lo scaglia sul mento di Viktor Postol (28-1, 12 ko) nel corso del mondiale unificato superleggeri Wbo/Wbc vinto largamente ai punti dallo stesso Crawford.

Sono andato a dare un’occhiata a un vecchio manuale tecnico del mitico Steve Klaus. Tralasciando la posizione e i movimenti dei piedi, che nella foto non vediamo, ho preso in considerazione spalla, braccio, pugno.

Klaus scrive così.

Il braccio sinistro, spinto dalla spalla, vibrerà il pugno verso destra, in avanti, con lo stesso preciso tempo dello scatto effettuato dalla gamba sinistra. Si deve fare attenzione che il gomito si stacchi dal corpo ma che resti più basso del bersaglio, si badi che il braccio, in blocco con la spalla, formi con la schiena una sola linea diritta”.

Mi sembra che quello tirato da Crawford sia davvero un gran bel gancio sinistro.

Ufficiale. Spence jr vs Bundu in chiaro e in diretta su Sportitalia!

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Adesso è ufficiale, confermata in pieno la nostra anticipazione.
Sportitalia (canale 60 del digitale terrestre e quindi in chiaro, canale 225 del bouquet Sky) trasmetterà in diretta nella notte tra domenica 21 agosto e lunedì 22 il match tra Errol Spence jr (20-0, 17 ko) e Leonard Bundu (33-1-2, 12 ko) che permetterà al vincitore di diventare lo sfidante ufficiale di Kell Brook (che il 10 settembre affronterà Gennady Golovkin per la corona dei medi) per il mondiale Ibf dei pesi welter.
Sportitalia replicherà la sfida il lunedì.
Ancora non sono stati annunciati gli orari di messa in onda.
La serata che si svolgerà nella nuova arena sulla Coney Island Boardwalk di Brooklyn a New York, sarà trasmessa negli Stati Uniti dalla NBC con inizio del programma alle ore 5 del pomeriggio (in Italia saranno le 11 di domenica sera).
Un altro bel colpo di Boxe in Progress che dopo aver raggiunto un accordo per il mondiale di Giovanni De Carolis su Fox Sports, ha chiuso con Sportitalia per Bundu.
I grandi eventi con protagonisti pugili italiani tornano sulle televisioni. Ora starà agli appassionati dimostrare che la boxe merita la diretta Tv.
La possibilità di vedere (in chiaro) all’opera un pugile spettacolare e coraggioso come Leonard Bundu opposto a uno dei più forti giovani del mondo come Errol Spence jr è un’occasione da non perdere.
È finito il tempo delle chiacchiere, ora cari tifosi della nobile arte è arrivato il momento dei fatti.