Tommasone ai Giochi, Contrada sale sul ring. In tremila tifano per lui

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Giochi di Rio 2016/Dario olimpico 1. continua

Un piccolo paese agricolo alle porte di Avellino, poco più di tremila abitanti e un rappresentate ai Giochi di Rio 2016.
Quella di Carmine Tommasone è una storia che ha una precisa data di inizio.
Contrada, 24 ottobre del ’94.
Tutto è cominciato quel giorno, quando un ragazzino di dieci anni è entrato per la prima volta in una palestra di boxe. Due uomini di sport lo hanno preso per mano e l’hanno fatto camminare sulla strada giusta.
Michele Picariello e Agostino Cardamone, sono le guide pugilistiche di Carmine.
Alfonso Tommasone è il papà. La morte della moglie, quando i figli maschi avevano appena due e tre anni, è stato un colpo difficile da incassare.
Ha sempre gestito un bar portandosi dietro la preoccupazione di tenere lontano dalla strada il figliolo più grande. Carmine gli dava qualche pensiero, diciamo che non aveva la predisposizione a stare lontano dai guai.
La boxe ha avuto il merito di regalargli disciplina, motivazioni e rispetto. Lui ha ringraziato e a lungo andare ha saputo meritarsi quel dono.
Il papà ha trovato un’altra donna da amare, lei si è presa cura della casa e dei bambini che, con grande affetto, hanno subito imparato a chiamarla mamma.

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Campione italiano da dilettante, la qualificazione per l’Olimpiade di Pechino 2008 mancata di poco, la scelta di passare professionista nel 2010.
Quindici match, altrettante vittorie e la qualifica di sfidante ufficiale al titolo europeo. Ma in giro c’era sempre una cosa che lo stuzzicava di più: non aveva mai accettato il concetto di non poter vestire la maglia azzurra ai Giochi.
E così quando l’Aiba, a due soli mesi dal via di Rio 2016, ha annunciato l’ingresso dei professionisti all’Olimpiade, lui non ci ha pensato neppure un momento.
C’era un problema da risolvere e l’ha risolto velocemente. Avrebbe dovuto fare da testimone alla sorella Consiglia che proprio in quei giorni si sposava. Le ha chiesto scusa, ha preso l’aereo ed è volato a Vargas, in Venezuela, dove ha staccato il pass per il Brasile.
Tutta Contrada tiferà per lui. A cominciare dalla famiglia, con la nonna in testa. E poi ci sarà Laura, la fidanzata che quando lui combatte trema perché vede solo i colpi che l’innamorato prende non quelli che dà.
Carmine Tommasone, soprannominato dagli amici Mr Wolf per via dei lupi irpini, sarà il primo professionista italiano impegnato in un’Olimpiade. Un record anche questo.
Pugile tecnico, più che fighter arrembante (quattro vittorie prima del limite su quindici incontri), peso piuma da professionista, peso leggero a 60 kg ai Giochi. Il maestro Biagio Zurlo punta su di lui. Stessa cosa fanno l’allenatore storico Michele Picariello e l’ex campione dei pesi medi Agostino Cardamone. A Rio, Carmine non sarà solo.

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IL FAVORITO
Alvarez Estrada, il vincitore di tre mondiali
Lazaro Alvarez Estrada, guardia destra, nato all’Avana il 28 gennaio 1991. Ha vinto le ultime tre edizioni dei campionati del mondo Aiba: a Baku 2011 nei gallo (battendo in finale Luke Campbell futuro oro olimpico l’anno successivo), ad Almaty 2013 e Doha 2015 nei leggeri. Due ori ai Panamericani. Bronzo a Londra 2012. Vincitore della quinta edizione delle World Series.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Lazaro Alvarez (Cuba)
Berik Abdrakhmanov (Kazakhistan)
Robson Conceicao (Brasile)
Albert Selimov (Azerbaijan)
Dorjnyambuugiin Otgondalai (Mongolia)

PROGRAMMA DEI LEGGERI
(60 kg, 27 iscritti)

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