Doumbia, a Roma il “bomber di cristallo”

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SEYDOU DOUMBIA era un ragazzino, vendeva stracci per le strade di Adjame: un sobborgo difficile alle porte di Abidjan. Lavorava fin da bambino per aiutare la mamma a comprare cibo per i fratelli ancora più piccoli di lui.

Il calcio lo ha imparato lungo quegli sterrati polverosi, superando in slalom grossi bidoni o ostacoli improvvisati. Un calcio istintivo, fatto di tanto talento naturale e poco studio del gioco.

Olivier Koutona, presidente di un’Accademia di Football, aveva subito notato questo calciatore veloce. Gli piaceva il modo con cui si muoveva, lo affascinava l’amore che il ragazzo aveva per il pallone.

Una proposta, la prima squadra.

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A 15 anni Sydou era in Seconda Divisione. A 17 era il capocannoniere del campionato di I Divisione con una squadra tutto sommato modesta come il Denguele.

È cresciuto in fretta Doumbia. Un problema con il visto gli ha fatto sfumare l’occasione di andare nella Ligue francese. È così volato in Giappone. Tre anni con i Kashiwna Reysal. Un periodo senza lampi. L’impatto con una cultura totalmente diversa ha condizionato il suo rendimento. Non riusciva ad esprimere tutta la gioia del suo gioco fatto di piccoli scatti e mille acrobazie.

Gli Young Boys l’hanno comprato per l’equivalente di 130.000 euro. Due stagioni, entrambe da capocannoniere: 64 partite e 50 gol.

L’interessamento del CSKA e soprattutto dieci milioni di euro hanno convinto gli svizzeri a cederlo in Russia. Anche lì l’ivoriano, malgrado un clima nemico di ogni africano e un razzismo neppure troppo nascosto, ha marciato forte: 61 gol in 95 partite. E tutto questo nonostante una lunga serie di infortuni, che in definitiva sembrano essere il suo punto debole.

Lo scorso anno è stato fermo un mese in agosto per l’infortunio a una coscia. Dolori al tendine di Achille l’hanno bloccato in settembre. Si è allenato poco in ottobre e novembre per un problema alla caviglia. Se a questo si aggiunge il fatto che nella stagione 2012/2013 è stato a lungo fermo per dei guai legati alla schiena, si capisce come a questo ragazzo starebbe meglio il soprannome di “Bomber di cristallo” piuttosto che quello di “The Lord” che gli hanno regalato i tifosi svizzeri.

Questo il lato negativo. Di positivo ha la capacità di andare con grande facilità in gol. La possibilità di giocare anche esterno d’attacco pur essendo un centravanti naturale. Il grande senso del collettivo, la passione sincera per la squadra in cui gioca. Tecnicamente non è velocissimo, ma si muove con grande rapidità nel breve e ha la rara capacità di creare superiorità numerica azzardando senza problemi l’uno contro uno.

È per tutto questo che Rudi Garcia l’ha voluto, è per questo che la Roma ha pagato l’ acquisto definitivo del 27enne ivoriano (ha compiuto gli anni l’ultimo giorno del dicembre scorso) 15 milioni di euro (due subito e gli altri in tre anni). A lui andranno tre milioni di ingaggio, bonus compresi. Potrebbe giocare largo assieme a Gervinho con Totti (o Ljajic) a fare da trequartista.

Seydou Doumbia, “il signore” del calcio, è l’ultimo arrivato in Italia.

Va seguito con curiosità.

 

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Russo, se otto round sono troppo lunghi…

Clemente-Russo

NON VA, davanti a un pubblico adorante Clemente Russo conferma che otto riprese sono troppo lunghe per lui. Perde in modo chiaro la sfida con Aleksey Egorov, ma ancora una volta non riesce a vincere neppure il dopo match.

Andiamo con ordine.

Pronti via e va in scena la Grande Illusione.

Russo appare scattante, esplosivo, in grado di sostenere un buon ritmo. Decisamente meglio del pugile che avevo visto a novembre cedere contro lo stesso avversario a Bergamo. Vince la prima ripresa, almeno questa è la mia sensazione anche se due giudici su tre la danno all’altro. Si aggiudica anche la seconda in modo da alimentare speranze e illusioni.

Egorov è una macchina da guerra, come sempre. Viene avanti, fa pressione, scarica colpi. Non è portatore di un attacco sterile, fatto di sole intenzioni. Lui chiude l’azione, piazza i pugni. Ma l’azzurro ha ancora gambe e braccia a pieno regime e tiene bene il ring.

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Il calo, a mio avviso, ha inizio nella terza ripresa. Russo la vince di strettissima misura, ma comincia a respirare a bocca aperta, a muovere meno le braccia, a portare colpi sempre più isolati.

Poi l’incontro diventa un sentiero in discesa. L’altro è un diesel implacabile, uno sparapugni che non conosce soste. Il nostro non ha nella gambe e (forse) nella testa le otto riprese. Una distanza normale per qualsiasi prima serie professionista. Per pugili che preparano il titolo italiano o impegnati in match di collaudo. Ecco tra i pro’ normali, quelli che non siano targati Aiba, gli otto round sono un gradino sotto i campionati nazionali. Qui servono per assegnare un titolo assoluto.

Egorov è giovane e si adatta. Clemente non ha lo stesso vigore fisico.

Qualche colpo, qualche buon gancio. Ma sono pugni isolati che vanno a confondersi con il continuo, incessante martellare del russo.

Finisce con due giudici che danno la vittoria a Egorov (77-75, il mio stesso cartellino) e il terzo che tira fuori dal cilindro un pari (76-76). Ora a Egorov basterà salire sul ring a settembre, per l’incontro che chiuderà questo primo ciclo dell’Apb, e il pass olimpico sarà suo.

Dicevo del dopo match.

Questo ha detto Clemente Russo: “I colpi più belli li ho tirati io, lui ha dato pugni sui guantoni e ha impressionato la giuria. È un rullo compressore, ma non sa tirare un colpo. Con un avversario più scarso di me forse si troverebbe male. È difficile andare indietro e tirare pugni per otto round, sono lunghi. Mi rifarò a settembre.

Russo-Egorov

Perché?

Perché non dire che Egorov ha vinto perché ancora una volta è stato più bravo?

E poi prendersela con la distanza del match non mi sembra una via percorribile. È il professionismo, e neppure nel suo aspetto più faticoso.

Clemente Russo ha vinto due argenti olimpici e due ori mondiali. Ha conseguito risultati eccezionali nel mondo del dilettantismo. Sono sempre stato convinto che davanti a questi numeri si debba fare tanto di cappello, merita un posto nella storia del dilettantismo. Per tutto quello che ha fatto gli auguro di recuperare voglia e vigore, di presentarsi a Rio per la sua quarta Olimpiade. Sarebbe la degna chiusura della carriera. E un consiglio, non chiesto e probabilmente non desiderato. Ammettere la superiorità di chi ti ha sconfitto non è un peccato mortale. Un campione lo fa.

Una nota positiva ieri sera comunque c’è stata. Quattromila spettatori al Palasport di Catania. Di questi tempo è un risultato davvero da applausi.

Massimi: Aleksey Egorov (Rus, 90,600) b Clemente Russo (Ita, 90,800) p. 8 (77-74, 77-75, 76-76).

 

Milan senza futuro. Sono avvelenato

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IL MILAN non ha futuro. Perché, non da oggi, nel calcio solo se hai i soldi puoi comprarti un futuro.
Non ha speranza, perché nell’intera rosa non ha giocatori di valore assoluto e non ha intenzione di investire per prenderne altri.
Non ha difesa. Non può essere una garanzia la linea a quattro Abate Mexes Alex Armero schierata contro la Lazio. Ha subito 25 gol, peggio di Juventus, Roma, Lazio, Napoli, Sampdoria, Fiorentina, Genoa, Torino, Atalanta, Empoli e Chievo. Come l’Inter.
Non ha centrocampo. Fiacco quello composto da Poli Montolivo van Ginkel. E Muntari non può certo essere una soluzione.

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Non ha attacco. Bonaventura Menez El Sharaawy hanno fatto un solo tiro in porta. E le cose non sono cambiate con Cerci e Pazzini. Ha segnato 28 gol, peggio di Juventus, Roma, Lazio, Napoli, Inter, Palermo. A un passo da Fiorentina e Genoa che hanno una partita in meno.
Non ha grinta, mordente, saggezza tattica. Inzaghi ha capito sino in fondo che una cosa è giocare, un’altra allenare. Due punti nelle ultime cinque partite, tre gol fatti e sette subiti contro Lazio, Atalanta, Torino, Sassuolo e Roma. Decima in classifica, con il rischio di scalare un’altra posizione quando la prima di ritorno si concluderà lunedì.
E il presidente solo un mese fa raccontava di terzo posto, Champions League, scudetto il prossimo anno, rosa più forte della Roma e competitiva al pari della Juventus, ingaggio di Capello/Ancelotti/Sacchi. Contemporaneamente.

AC Milan v US Sassuolo Calcio - Serie A
Non ne posso più! E credo che come me si sia stancato qualsiasi tifoso milanista.
Il nostro futuro ormai è dietro le spalle. Viviamo di ricordi.

Mi concedo una divagazione artistica rileggendo in chiave milanista “L’avvelenata” del grande Francesco Guccini. Perché avvelenato lo sono davvero.

striscione

Ma s’io avessi previsto tutto questo, risultati sconfitte delusioni, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro giocatori, queste partite da finti, avrei scritto articoloni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il “crucifige” e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo giornalista che ha studiato…

Il mio direttore in fondo aveva anche ragione a dir che il bomber è davvero importante,
il caporedattore non aveva poi sbagliato a dir che un difensore conta più d’un attaccante:
vecchio ma ingenuo io ho perso la testa, sian stati Gullit Van Basten o il mio sacchismo,
e un 1-3 e accuse di difensivismo, dubbi di mezza classifica, son quello che mi resta…

Voi dirigenti, voi giocatori austeri, milanisti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che solo con i gol si va in Coppa Campioni, si possa far scudetto;
io scrivo quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non leggete i miei pezzi e sputatemi addosso…

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a criticare,
godo molto di più nell’ubriacarmi, a vedere un film o al limite a giocare…
se son d’umore nero allora insulto frugando nelle milaniste miserie
di solito ho da far cose più serie, scrivere libri in serie o mantenermi vivo…

Io tutto, io niente, io milanista, io ubriacone, io poeta, io buffone, io attaccante, io difensivista,
io ricco, io senza soldi, io nostalgico di Capello, Ancelotti e di qualche altro milanista!
io venduto, io perchè scrivo so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l’angoscia e un po’ di vino, voglia di vomitare!

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare a guardare questo disastro in peggioramento?
Ovvio, il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no un certo schema:
compagni il gioco si fa brutto e tetro, comprate questa squadra, io la vendo per poco!

Colleghi milanisti, eletta schiera, che si accende alla sera per questi bambinoni,
voi che siete capaci fate bene a aver i sogni pieni e non solo i coglioni…
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete
un giornalista fallito, un presidente, o un prete a sparare pallate!

Ma s’io avessi previsto tutto questo, sconfitte naufragio e affondamento, forse farei lo stesso,
mi piace vedere calcio e bere vino, mi piace far casino, e poi sono nato fesso
quindi tiro avanti e non mi svesto della passione che son solito vestire:
ho tante cose ancora da raccontare per chi mi vuol seguire e a culo tutto il resto!

 

 

 

In un libro tutte le follie di Mayweather

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UN AMICO mi ha segnalato una notizia apparsa sul Daily Mail.

Tasha Robinson, la 42enne ex assistente di Floyd Mayweather jr, ha scritto un libro sul campione. Alcuni dettagli erano già noti, altri no. Mrs Robinson è stata assistente di Mayweather per 12 anni. Il libro, che si intitola “Right hand to THE CHAMP”, è già in vendita e racconta che…

…Maywether
passa due ore a prepararsi ogni giorno prima di uscire da casa.
non ama le carte di credito, preferendo pagare tutto in contanti: ritira 100.000 dollari e li mette in quella che lui chiama “il borsone incinta”.
una volta ha acquistato sei auto in una sola giornata, pagandole tutte in contanti.
ha spogliarelliste già pagate in tutti gli Stati Uniti, per i viaggi in aereo quando torna a casa in Michigan. Ma non gli piace la lap dance.
una volta ha fatto la doccia a una stanza piena di spogliarelliste con biglietti da 100 dollari, poi ne ha tirati altri in piscina giusto per vedere come si tuffavano.
ha girato un video con dieci spogliarelliste del Sam’s Hofbran Adult Cabaret di Los Angeles. Lui e le dieci ragazze, pagate tremila dollari ciascuna per un’ora di spettacolo privato, in una suite di un albergo superlusso.


non ama indossare un abito due volte, getta via tutto il suo guardaroba ogni sei mesi e spende più di 35.000 dollari ogni volta che va a comprare dei vestiti.
ha regalato migliaia di dollari a sconosciuti con cui aveva parlato per caso, solo perché era di buon umore.
manda denaro agli amici in carcere a Grand Rapids, Michigan.
non viaggia con meno di tre donne, pagate per stargli vicino.
scommette quasi ogni giorno grandi somme di denaro.
non ha salari fissi per il suo staff, li paga quando ne ha voglia e, talvolta, con Rolex e Mercedes al posto dei soldi.
ama il suo corpo privo di peli, per questo si depila tutto ogni giorno. Fa pedicure e manicure ogni due settimane. Ha una visita dal dermatologo ogni 6 settimane per depilarsi la faccia.
ha uno staff dedicato solo alla pulizia della sua auto e non guida la macchina se non è completamente sterilizzata.
ha la grande villa pulita da capo a piedi ogni giorno. È anche un germofobico, per questo supervisiona la pulizia.
non beve e non si droga. Alle feste preferisce soda e succo di mirtillo.
voleva essere un magnate della musica come 50 Cent o Jay Z.
ha subito una truffa da 15 milioni di dollari da parte di un criminale di nome 3 Comma Joe e non ha mai recuperato il denaro.
era sull’orlo del fallimento e il Fisco americano lo stava inseguendo nel 2008, per questo motivo ha posto fine al suo ritiro.
ha già preso accordi per la sua morte, contemplando anche il suicidio.

Quello che segue è invece un articolo che ho scritto sullo stesso tema qualche tempo fa.

 

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Floyd Mayweather jr, cinque volte campione del mondo, non a caso si è regalato il soprannome di Money.C’è un’ampia letteratura sul rapporto tra il pugile del Michigan e il denaro.

Vive in una casa di duemila metri quadri, con cinque stanze da letto e sette bagni, all’interno del Southern Higlands Golf Club di Las Vegas. Nel garage ha otto auto di lusso, tra cui una Bentley da 300.000 $. Tutte bianche. Ne ha altre sei parcheggiate davanti alla villa di a Miami. Tutte nere. E quattro davanti a quella di Los Angeles. Tutte blù. Ogni città, un colore…

Lo scorso anno, più esattamente la mattina del 20 giugno 2013, gli è venuta una gran voglia di andare a vedere Gara 7 della finale NBA tra Spurs e Heat. Voleva quattro posti a bordo campo. Ha dato incarico di trovarli all’agenzia White Glove Entertainment. Detto, fatto. Gli è bastato pagarli 20.000 dollari. Non male per una sola partita di basket.

Floyd si sposta con un jet privato: un Gulfstream. Ma fa viaggiare le guardie del corpo su un altro jet di sua proprietà: ha paura che con il loro peso quei signori destabilizzino il suo aereo.

Restiamo in tema. Su un jet si è fatto riprendere nel primo semestre del 2013 mentre contava un milione di dollari, in sottofondo 50 Cent cantava Double Up: un rap pieno di volgarità.

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Indossa la biancheria intima una sola volta, poi la butta. Si può fare, basta mettere in contro spese 6.000$ l’anno. E la stranezza non si ferma qui. Quando è in giro usa lo stesso sistema con le scarpe. Le mette un giorno, poi le lascia al personale dell’albergo che lo ospita.

È ossessionato dai contanti. Porta con sé almeno 60.000$, a volte arriva a girare con una borsa da golf che contiene fino a un milione.

È un maniaco dei gioielli. Nel 2008 una coppia di ladri entrata nella sua ville ne rubò per sette milioni. Lo scorso mese ha speso 250.000$ per un regalo di compleanno, orecchini e collanina, da fare alla figlia di 13 anni. Prima di scegliere è rimasto nella lussuosa gioielleria per un’ora. A quel punto gli è venuta fame ed ha preteso che gli portassero dita di pollo fritte e patatine. Pensate che il proprietario abbia opposto uno sdegnato rifiuto?

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Sempre lo scorso anno per riconciliarsi con la fidanzata Shantal Jackson (foto sopra), che ha da poco lasciato, le ha regalato un anello con un mega diamante da 10 milioni.

Esibire la ricchezza è una sorta di patologia. A Tim Keown di ESPN che gli chiedeva di quantificarla, ha mostrato il saldo del conto in banca: 123 milioni. “Ma è solo uno dei miei conti” ha precisato.

Floyd Mayweather ama gli eccessi, gode a mostrare la sua ricchezza.

L’ultimo colpo l’ha messo a segno regalando una Bentley d’oro da cart a Koraun per il suo quattordicesimo compleanno. Il ragazzo lo ha ricambiato qualche ora dopo dichiarando a Usa Today: “Mio padre è un codardo.”

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In carriera ha guadagnato più di 400 milioni, 105 nella scorsa stagione. Ha contratti già firmati per altri 180 milioni. Non deve certo preoccuparsi dei soldi…

Fonti: ESPN, Business Inside, Bleacher Report, 8NewsNow, Daily Mail.

 

Verso Rio 2016 nel labirinto dell’Aiba

Russo-Egorov

APB. Ovvero Always Problems in Boxing, sempre problemi nel pugilato. Mai una gioia, solo confusione. Avevo dei dubbi su come fossero assegnati i pass olimpici attraverso il professionismo targato Aiba. Sul sito ufficiale ci sono varie versioni e l’ultima non corrisponde a quanto si dice in altre sedi.

Cliccando ad esempio sul sito della Federboxe, è possibile ottenere la guida all’evento: http://www.fpi.it/attachments/article/2399/AIBA%20PRO%20BOXING-Press%20Book%20Italiano.pdf, dove si potrà leggere: “In pratica si qualificheranno direttamente i pugili che arriveranno alle finalissime di fine gennaio 2015 (in Italia il 30 gennaio 2015 avrà luogo quella dei 91 Kg, categoria nella quale partecipa Clemente Russo).”

Poiché da sempre sono convinto che per ottenere informazioni ci si debba rivolgere direttamente alla fonte, ho posto all’Aiba due domande:
1. Chi otterrà il pass olimpico a conclusione di questa prima parte del percorso?
2. Dove posso trovare la regola all’interno del vostro sito?
Alla prima domanda mi ha velocemente risposto Iryna Mazur (Aiba Communications Manager): “Il primo campione APB combatterà automanticamente nel match per il titolo del Cycle 1. Entrambi i pugili coinvolti in questo incontro, campione e sfidante, guadagneranno il pass per Rio 2016. Pertanto le possibilità che il primo campione APB si qualifichi per Rio 2016 sono molto alte. Ma per guadagnare il pass definitivo dovrà difendere il suo titolo nel match titolato del Cycle 1, torneo che scatterà a marzo 2015”.
Alla seconda domanda non ho avuto risposta.

Quindi, per quanto riguarda Russo, se batterà Egorov il 30 a Catania guadagnerà l’accesso al match per il titolo del Cycle 1. A quel punto gli basterà presentarsi sul ring, a settembre 2015, e il pass sarà suo.

Ma di tutto questo non sono riuscito a trovare traccia all’interno del sito Aiba.

Ho trovato invece norme contrastanti.

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Il primo dispositivo (reperibile su http://www.aiba.org/) recitava: “Sulla base delle classifiche decise dai sette membri del comitato APB la rosa di 120 pugili è stata ridotta a 80 pugili che inizialmente si batteranno per due volte sui sei round di tre minuti per stabilire la classifica mondiale in ciascuna delle dieci categorie di peso. Quindi, sulla base di questa classifica ogni pugile combatterà ancora almeno tre volte sui sei round nei match per arrivare al titolo di Campione del Mondo APB che si disputerà sugli otto round.”

Il 24 febbraio 2014, nel notiziario il sito informava ufficialmente che “I match del pre ranking si svolgeranno in giugno/luglio, periodo in cui i pugili combatteranno almeno due volte sulle sei riprese per stabilire la classifica. Quindi affronteranno i match per il titolo nel periodo agosto/dicembre: almeno due incontri sugli otto round e quello per il mondiale Apb sui 10.

Egorov e Russo hanno disputato ciascuno tre incontri sulle sei riprese e si batteranno per il titolo sulla distanza degli otto round.

Solo il 7 aprile 2014 il sito Aiba dava la disposizione definitiva. Hanno pensato alla formula per anni, hanno rinviato l’inizio del torneo di 18 mesi, hanno reso ufficiali almeno due versioni per poi cambiare idea dopo appena 60 giorni dall’ultimo annuncio ufficiale!

E veniamo alla qualificazione per Rio.

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Nel sito ufficiale Aiba/APB si legge ancora oggi: “Ci sono un totale di 20 posti a disposizione per i Giochi Olimpici del 2016 per i pugili che competono nel torneo APB. Il campione e lo sfidante di ogni categoria in ciascuno dei titoli di Campione del Mondo APB, vale a dire i primi due pugili classificati, otterranno la qualificazione per i Giochi Olimpici di Rio 2016.” Non c’è specifica di come si arrivi alla disputa del titolo.

Solo ora si apprende che il primo sfidante sarà colui che avrà vinto la prima fase: due match (sui sei round) per stabilire la classifica dei migliori otto professionisti Aiba, un terzo match (sempre sei round) tra il numero 1 e il 2 di questa classifica, un quarto match (otto round) per il titolo. Campione del mondo professionisti dopo tre incontri da sei riprese e uno da otto!

Tutto questo senza considerare il fatto che l’Aiba abbia annunciato in un recentissimo passato. “Nel mese di marzo 2015, il programma APB avrà la sua grande apertura con il primo ciclo di competizioni tra questi pugili classificati.”

Questo farebbe supporre che finora abbiamo scherzato.

Un’ultima nota sul tema. Auguro a Clemente Russo di battere Egorov e di fare così un passo quasi decisivo verso il pass olimpico. Ma se questo dovesse verificarsi, cosa farà da qui all’Olimpiade? Non potrà combattere nell’APB. È vero che dall’Aiba ci si può aspettare di tutto, ma non credo che arrivi a far disputare a Russo, già qualificato per il match del titolo di fine Cycle 1, il torneo. Non è iscritto nella squadra delle WSB. Non può fare i tornei di qualificazione, avendo un pass virtuale in tasca. Resterà fermo sino ai Giochi?

Il disinteresse nel mondo, Italia compresa, per il professionismo targato Aiba è totale. Le televisioni fanno un passo indietro, i diritti che l’Aiba vorrebbe restano un’ipotesi difficilmente realizzabile. E le spese sono tante.

Valore tecnico di livello medio-basso, popolarità scarsa, costi elevati, confusione. Questo ha finora prodotto quella che avrebbe dovuto essere la rivoluzione del pugilato.

Complimenti.

Un’ultima nota. Per quelli che ancora non hanno capito cosa abbia fatto l’Aiba, voglio ricordare come questa associazione abbia individuato come nemico qualsiasi ente pratichi il professionismo in qualsiasi disciplina. E abbia vietato ogni contatto ai loro affiliati, pena la squalifica.

Ripeto, qualsiasi disciplina.

Riporto, per quelli che continuano a credere alle favole senza fare lo sforzo di informarsi, cosa l’Aiba intenda per enti professionisti oltre al pugilato: “…shall include such sports activities as mixed martial arts (MMA), UFC, kickboxing, K-1 and other similar combat sports as may be determined by AIBA.” (articolo 32.1 dello Statuto).

Come il Cio possa avere approvato questo comma resta per me incomprensibile.

Includono dunque nelle attività sportive da bandire arti marziali (MMA), UFC, kickboxing, K-1 e tutti quegli sport da combattimento che saranno considerati da evitare a discrezione dall’Aiba.

Buona fortuna a chi si è messo nelle mani di questi signori.

 

 

 

Oliva all’Isola, ultima sfida del campione

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Domande come carta igienica vetrata: a lungo andare, molto irritante.”

(Peter Sellers, Invito a cena con delitto)

 

MOLTI AMICI continuano a chiedermi perché Patrizio Oliva sia partito per L’Isola dei Famosi, il reality di Canale 5. Quasi fossi il suo manager. C’è chi ha storto la bocca, qualcuno lo ha criticato. Non ne capisco il motivo. Per un uomo di spettacolo, quale oggi Patrizio è, la scelta è sicuramente giusta. Adeguato compenso, promozione mediatica e possibilità di ritagliarsi un ruolo importante all’interno dello show business che nella televisione trova un teatro ideale.

Oliva ha sempre cercato nuove sfide. Questa è solo l’ultima.

Napoli ha regalato tanti campioni al pugilato. Se un curioso provasse a indicare i luoghi di provenienza dei protagonisti della boxe, si troverebbe a disegnare la mappa della città. Ogni quartiere ha avuto il suo. Elio Cotena veniva da Mergellina, Mario Lamagna dal Vomero, Tonino Borraccia dai Quartiere Spagnoli, Alfredo Raininger dal rione Mater Dei, Ciro De Leva dal Vasto, Agostino Cossia da Piscinola, Ernesto Centobelli da Capodimonte.

Patrizio Oliva è stato quello che ha avuto più successo di tutti.

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Ai tempi in cui calcava il ring era stato soprannominato “Lo Sparviero della Stadera”, zona Poggioreale, dal giornalista Franco Esposito allora al Mattino. Quel nomignolo deve averlo colpito molto se è diventato il titolo della sua recente autobiografia, intitolata appunto “Lo Sparviero”.

Oliva in un mondo difficile come quello pugilato ha interpretato ogni ruolo. E, a cinquantasei anni, non ha ancora finito di “combattere”.

Da dilettante ha vinto (dopo l’oro agli europei junior e l’argento ai senior) l’Olimpiade e la Coppa come miglior pugile ai Giochi di Mosca 1980. Poi, passato professionista, ha conquistato i titoli di campione italiano, europeo e mondiale. Ma è stato anche allenatore della nazionale azzurra (da giugno 1996 a dicembre 2001), organizzatore, manager (ha guidato l’avvio della carriera di Agostino Cardamone), arbitro e dirigente. Non c’è ruolo che non abbia ricoperto da quando a 8 anni ha fatto il suo ingresso nell’universo pugilistico.

E quasi sempre ha avuto successo.

È stato vicino a Giacobbe Fragomeni quando ha conquistato il mondiale massimi leggeri Wbc. “Mi guida come se muovesse il joystick della playstation” confessava all’epoca Giaco. Ha scoperto talenti in nazionale. E il tempo gli ha dato ragione.

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Oliva è un ottimo tecnico-tattico. Purtroppo l’incomprensione con un presidente federale gli ha impedito di offrire in maniera più continuativa il suo contributo all’attività azzurra.

Oggi si divide tra spettacolo, sport e la sua attività di dirigente del Consorzio CAS: una società che si occupa di gestione documentale con sede a Roma. Trasformano i documenti cartacei in versione digitale. Pugile, manager, organizzatore, arbitro, tecnico, dirigente. Ogni vestito se lo è cucito su misura senza preoccuparsi quale fosse il campo in cui doveva mostrare le sue capacità. Fino a diventare co-presidente del Monterosi calcio. Tante attività, ma con il pugilato a occupare sempre un posto di privilegio nel cuore.

Neppure la boxe però gli bastava. È diventato attore di cinema, ha recitato in teatro. L’ho visto in scena al Ridotto dell’Eliseo a Roma. Promosso, bravo quasi come sul ring.

Un esempio di “uomo ovunque” in uno sport duro e spietato che gli ha insegnato a lottare, a osare. E lo fa ancora una volta mettendosi in gioco. L’Isola dei Famosi non è un campionato del mondo, non regala candidature all’Oscar, non so se sia divertente o meno, è sicuramente popolare. Conosco il format, non amo il genere, ma non per questo prendo a frustate (si fa per dire) quei milioni di telespettatori che lo seguono. È una sfida e come tale Patrizio la affronterà, sicuro di battersi come ha sempre fatto sul ring. Contro pronostico, per poi alzare le mani felice per la vittoria a fine match.

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A un pugilato che finisce in prima pagina solo se trova nei suoi ranghi qualcuno che pratichi il crimine da professionista, vedere un campione del mondo sulla copertina di Sorrisi e Canzoni TV non può che far piacere. A una boxe che non schioda dal 3% di share, avere un protagonista che raccoglie un’audience da mondiale non potrà che giovare.

Buon divertimento.

“Lei ha sei mesi di vita”, mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva. Anni dopo lo cercai, volevo fargli sapere che ero sopravvissuto, ma era morto lui. È andata sempre così: mi pronosticavano la fine, io sopravvivevo, sono morti loro.

(Toni Servillo, Il divo)

Verso Rio 2016, parte male l’Italboxe

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PE- PAM

Un uno due ha messo ko l’Italboxe, la squadra torna da Baku portandosi dietro solo dubbi, timori e delusioni. È finito nel peggiore dei modi l’esordio nelle World Series of Boxing edizione 2015.

Sono rimasto incredulo davanti al match di Vincenzo Mangiacapre.
Mangiacapre ha dominato Daniyar Yeleussinov. Trenta secondi per capire chi avesse davanti, poi via. Cominciava la lezione. Attacchi in controtempo, rapidità di esecuzione, grande condizione atletica. Ma soprattutto schivate millimetriche.
Visto? Sono come Matrix!

Questo scrivevo da Londra due anni fa, il ragazzo di Marcianise conquistava la semifinale olimpica e soprattutto conquistava tutti noi. Di quel pugile ieri sera non c’era nulla. Lento, legnoso, incapace di intuire i colpi del rivale. Restava sempre lì una volta portato il colpo e si faceva centrare dal gancio di Gadzhialiyev. Più spesso il sinistro, ma con buona frequenza anche il destro.

Due volte contato, nel primo e nel secondo round, mi è sembrato l’ombra di quello che era. Ha anche impostato in modo strano la sfida. Da picchiatore. Fermo sulle gambe, a corta distanza, come se dovesse scambiare sulla linea di fuoco per vedere chi fosse il più forte. E l’altro lo ha superato proprio sul campo in cui Mangiacapre era un maestro, la velocità di braccia, la rapidità nell’esecuzione del colpo. In attacco e di incontro.

È una sconfitta che viene da lontano. Da un anno sprecato a fare il peso medio nelle Wsb, a guardare gli altri combattere. Da un’altra stagione a ritmi lenti. Lui è un talento, non può essersi perso così. Non ci credo, quello che ho visto battersi sul ring di Baku non è neppure un lontano parente del vero Vincenzo Mangiacapre.

Condizione fisica, approccio tattico, incisività, rapidità di esecuzione. Tutto abbondantemente sotto la sufficienza. Ma non condanniamolo senza appello. Un pugile del suo livello saprà riscattarsi. A patto che capisca esattamente cosa è successo in Azerbaijan e non corra dietro a qualche giustificazione che potrebbe convincerlo che è stata solo una serata storta.

Non ho fatto in tempo a riprendermi dallo shock del match tra i superleggeri che mi è piombato addosso il ko subito da Fabio Turchi.

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Dopo due riprese perse di misura, è andato ad affrontare la terza. Nei round iniziali aveva fatto una discreta pressione, senza però mai scaricare serie importanti. Aveva tenuto il ring con onore contro un rivale più esperto di lui. Non si era mai scoperto, aveva tentato qualche affondo. Insomma, era sotto ma niente di definitivo.

Abdulkadir Abdullayev lo ha invece trattato allo stesso modo in cui aveva trattato il compagno di categoria e di maglia Clamente Russo dieci mesi fa. Allora era stato un montante sinistro al fegato al primo round a chiudere la sfida, stavolta è stato lo stesso montante sinistro al fegato. L’unica differenza è che Fabio è rimasto in piedi sino a quando mancavano 39 secondi alla fine del terzo. Un round in cui l’azero aveva aumentato il ritmo e il nostro aveva mostrato un po’ di affanno.

Un ko a effetto ritardato, una caduta al tappeto, una doppia ferita alle arcate sopracciliari. È finito così l’esordio della speranza azzurra, del peso massimo toscano. È giovane e bravo, avrà tempo per rifarsi.

L’unica nota positiva per Italia Thunder (le foto del servizio sono dal sito Facebook della squadra), in una serata da dimenticare è arrivata dal minimosca Patrick Barnes, un irlandese che ha sconfitto l’azero Ibiyev.

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Ha perso il peso medio Paolo Cavallaro, ma ha tenuto bene il ring. La sua sconfitta è legata all’interpretazione da parte dei giudici del quarto round. Aveva vinto primo e terzo, si fosse aggiudicato anche quello avrebbe portato a casa il risultato. È stata una ripresa difficile da interpretazre, combattuta sul filo della parità. La giuria ha deciso di assegnarla al bielorusso Veslalou che ha così portato un altro punto ai Baku Fires.

Male per noi. Decisamente male. Era un impegno difficile, un esordio impegnativo. Ma non abbiamo solo perso, abbiamo lasciato che gli altri dominassero. E le nostre due punte sono uscite nel modo peggiore. Qualcosa non va, soprattutto nel modo in cui Mangiacapre è arrivato sul ring. Speriamo sia un problema destinato a scomparire nei prossimi impegni.

Il cammino dell’Italia verso l’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 è cominciato nel peggiore dei modi.

Risultato: Azerbaijan Baku Fires (allenatore Nuripasha Talibov) b. Italia Thunder (allenatore Raffaele Bergamasco) 4-1.
Risultati: Minimosca: Barnes (Irl, 48,8) b. Ibiyev (Aze, 49 kg) 3-0 (49-46, 49-46, 50-44); piuma: Gurbanov (Aze, 56, A) b. Conlan (Irl, 55,9) 3-0 (49-46, 48-47, 48-47); superleggeri: Gadzhialiyev (Aze, 63,9, A) b. Mangiacapre (Ita, 64) 3-0 (50-44, 50-44, 49-46); medi: Veslalou (Blr, 74,9, A) b. Cavallaro (Ita, 74,5) 2-1 (49-46, 47-48. 49-46); massimi: Abdullayev (Aze, 91, A) b. Turchi (Ita, 90,2) ko 3.
Nota: in neretto la squadra Italia Thunder.
Prossimo appuntamento: 24 gennaio a Miami (Miccosukee Sports & Entrertinment Dome) contro gli Usa Knockouts.

Giornali sportivi, che futuro dietro l’angolo?

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LE CIFRE pubblicate mensilmente dall’Accertamento Diffusione Stampa mi fanno riflettere. Il problema oggi non è “vendere più copie”, ma “non far morire i giornali”. Il calo contemporaneo e elevato di diffusione/pubblicità ha portato l’editoria all’interno di una crisi spaventosa.

L’asse si sta lentamente sposando sul digitale, ma se ci fermiamo un attimo e riflettiamo su costi/ricavi capiamo che la via inseguita non è quella della salvezza. La pubblicità sul web copre in piccola parte gli investimenti fatti per offrire un prodotto di qualità. Il gettito degli inserzionisti su questo settore è l’unico dato in crescita, ma è monopolizzato dai colossi di Internet: Yahoo, Microsoft, Facebook e Aol nel 2012 hanno portato a casa 23,9 dei 37,3 miliardi di dollari che erano a disposizione della rete.

In aggiunta c’è da considerare come il moltiplicarsi delle fonti di informazione, tablet e smartphone ad esempio, abbia fatto lievitare il numero di persone che si rivolgono a questi mezzi per conoscere le notizie. Ma questo fenomeno ha anche creato il popolo del “tutto subito e gratis”.

Oggi è in crisi la sostenibilità economica delle aziende editoriali, bisogna ripensare al prodotto giornalistico. Anche perché oltre al cambiamento scatenato dalle nuove tecnologie, va considerato il cambio del pubblico di riferimento.

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Non c’è da sperare in un futuro migliore.

Il sito Daymurseries.co.uk ha intervistato 806 fra genitori ed esperti di infanzia, ebbene il 74% di questo campione statistico ha sostenuto la tesi che la tecnologia nella scuola materna ha un effetto negativo sui bambini.

Inquietante il parere della scrittrice Sue Palmer riportato dal Corriere della Sera: “Le difficoltà che hanno i bambini moderni a immergersi nella vita reale possono avere nefaste ripercussioni tanto sulla loro motricità (ovvero, tenere in mano una penna e sapere come utilizzarla in maniera corretta) quanto sulla stessa capacità di apprendimento, rendendo più difficile per alcuni di loro imparare a leggere e a scrivere.

La valanga ci sta travolgendo e i giornali generalisti fanno poco per evitarla. Fanno ancora meno gli sportivi, ad eccezione di un tentativo lodevole anche se non pienamente riuscito della Gazzetta dello Sport. Che però almeno ci sta provando.

Il contenimento dei costi è l’input principale che arriva dall’editore. Il taglio dell’organico redazionale e dei servizi è l’unica soluzione inseguita. Capisco che quando il mare è in tempesta si cerchi il primo appiglio a disposizione, ma adesso che lo sfoltimento è giunto a un limite invalicabile è arrivato il tempo di pensare al futuro. Con le redazioni ridotte ai minimi termini i costi dovrebbero essere stati contenuti.

Un giornale deve dare un motivo al lettore per recarsi all’edicola e comprarlo.

Un giornale deve soprattutto avere credibilità. Gli anni in cui si alimentavano i sogni raccontando favole è finito. I lettori si sentono traditi e negano la loro fiducia.

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Un giornale deve essere indipendente. Anche dai condizionamenti delle squadre di riferimento.

Scoop, inchieste, informazione affidabile, facilità di consultazione potrebbero essere un buon punto di partenza. Difficile da realizzare, ma se si pensa che in ballo c’è l’esistenza stessa del proprio lavoro si capisce che bisogna almeno provarci.

Altro punto che giudico irrinunciabile è l’interazione con il proprio sito web. Il quotidiano deve diventare un brand digitale, ma non bastano gli slogan per renderlo tale. Serve informazione in tempo reale, continua, precisa. E serve qualità.

Il pubblico di riferimento di un media sportivo è preparato, competente. Il giornalista che da informazione deve esserlo ancora di più. Sul piano tecnico, storico, della documentazione, dell’approfondimento. Leggo articoli che sembrano poemetti giovanili. Leggo servizi di una seriosità imbarazzante e di una pochezza di contenuti avvilente. Molti di quei pezzi sembra stiano lì solo per riempire spazi, senza offrire lucette lampeggianti che invitino alla lettura.

Internet va sfruttato in modo diverso. Ogni servizio deve avere dei link di riferimento, le notizie principali meritano una approfondimento. Le foto devono essere emblematiche. Gli unici video che possono interessare sono quelli degli eventi, la documentazione di fatti, episodi curiosi.

Le interviste vanno lasciate al cartaceo, gli argomenti extra vanno ridotti al minimo indispensabile. L’eliminazione delle donnine poco vestite in homepage è un obiettivo che inseguo (inutilmente) da tempo.

Chi guida i giornali o il sito è convinto che nudo e mercato siano le uniche fonti di richiamo. E su quello insistono. E su questa insistenza che si stanno giocando, perdendo, il futuro.

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Non sto qui a disegnare un progetto, sto solo cercando di mettere per iscritto qualche pensiero nella speranza che la fine non sia dietro l’angolo e ci sia comunque una via di salvezza per il cartaceo. Perché se muore quello, il web gli va a ruota. Nessuno è disposto a investire pesantemente su questo nuovo mezzo e soprattutto pochi fruitori sono pronti a pagare per avere l’accesso.

Il salto del fosso dal cartaceo al digitale sarebbe possibile a un numero ridotto di quotidiani, quelli che hanno già dimostrato di muoversi su numeri importanti. Per gli altri sarebbe la fine.

Si continua a parlare di tutto e in realtà si parla di niente. Manca il gusto del racconto, la voglia di approfondimento. Non ci sono nè storie, nè notizie. Per leggere un giornale sportivo basta meno di un minuto. Passati in rassegna i titoli, si passa a un’altra occupazione. E la volta dopo si evita di andare in edicola.

Si fanno giornali vecchi senza tenere in alcuna considerazione che sono cambiate tecnologie e pubblico di riferimento. Continuando a dare la colpa alla tv e a internet si cesserà di esistere convinti di non averne colpa.

 

Duello in casa azzurra per il pass olimpico

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IN MOLTI mi hanno chiesto come sarà formulata la classifica che alla fine della stagione regolare 2015 delle World Series of Boxing darà a diciassette atleti (il numero 1 di minimosca, mediomassimi, supermassimi; i primi 2 delle altre sette categorie) il pass per l’Olimpiade di Rio 2016.

Per chiarezza riporto nella tabella come saranno assegnati i punteggi.

Come in ogni classifica l’ordine di graduatoria sarà stabilito dal numero dei punti realizzati nel torneo.

A parità di punteggio sarà data preferenza al pugile che avrà ottenuto più vittorie seguendo il criterio discendente (dal numero 1 al numero 10) della tabella.

tabella

I migliori classificati che resteranno fuori dall’assegnazione del pass olimpico immediato avranno l’occasione di cimentarsi in un altro torneo che si terrà a maggio 2016. Assegnerà 26 posti (i vincitori di massimi e supermassimi; i primi 3 delle altre categorie) e sarà riservato ai pugili avranno partecipato alle competizioni Apb/Wsb.

Spero di essere stato chiaro.

La doppia strada (il professionismo targato Aiba e le Wsb) pone un unico quesito per quanto riguarda l’Italia. Chi andrà a Rio nel caso in cui i pesi massimi Turchi e Russo (che ha la prima occasione il 30 a Catania contro Egorov) ottenessero entrambi il pass olimpico? E, quesito più spinoso, chi farà il viaggio in Brasile se il toscano riuscisse a farcela e il campione di Marcianise no? Mi sono informato mercoledì durante la presentazione della nuova stagione delle Wsb e sembra che al momento, in entrambi i casi, il favorito sarebbe Russo.

Ricordo che il pass olimpico non è individuale: va alla nazione, non al pugile. Sarà dunque la Federazione a decidere.

Quante stranezze in vista di Rio 2016…

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PRENDE il via la corsa verso l’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 (5-21 agosto). Scattano le World Series of Boxing che, giunte alla quinta edizione, registrano alcuni sostanziali cambiamenti.

A livello assoluto il torneo apre una corsia preferenziale per il pass olimpico. L’Aiba non si smentisce e una volta ottenuto il monopolio del pugilato olimpico (ormai è diventata storia la condizione posta alle Federazioni mondiali: o stai con me anche nel professionismo, o ti puoi scordare i Giochi) continua nella sua politica gestionale altamente criticabile.

A Londra 2012 erano solo cinque i pugili che si erano qualificati direttamente attraverso questa competizione. Ora sono molti di più. Al termine delle Wsb avranno il pass 17 atleti in classifica (uno ciascuno per minimosca, mediomassimi e supermassimi; due per tutte le altre categorie). Ma ci sarà anche una sorta di ripescaggio che riserverà 26 posti direttamente al torneo APB/WSB  (vincitori di massimi e supermassimi; tre per tutte le altre categorie) che si terrà a maggio 2016.

Per quello che riguarda la squadra italiana c’è da segnalare, per la prima volta, un’esposizione economica importante da parte della Federazione. A pochi giorni dall’iscrizione si era addirittura andati assai vicini  a al forfait di Italia Thunder, poi è stato raggiunto l’accordo. L’uscita di scena di uno sponsor pesante come Dolce e Gabbana ha aperto un vuoto. Al suo posto sono entrati Energetic Source e lo sponsor tecnico Boxeur des rules.

Il torneo è costoso sotto il profilo economico e cervellotico sotto quello organizzativo. Prendiamo il calendario dell’Italia.

17 gennaio a Baku

23 gennaio a Miami

31 gennaio a Palermo

7 febbraio a Buenos Aires

14 febbraio in Polonia

21 febbraio a Porto Torres

28 febbraio ad Almaty

7 marzo a Milano

14 marzo a Roseto degli Abruzzi

21 marzo a San Juan de Portorico

28 marzo ad Andria

11 aprile in Sicilia

18 aprile a Caracas

25 aprile a Bergamo

È vero che ogni riunione avrà in programma cinque match (le categorie si alterneranno), ma è anche vero che le spese saranno comunque elevate e gli atleti (sette match a testa) saranno sottoposti a uno stress supplementare che poteva essere evitato, magari facendo dei raggruppamenti per Continente anziché obbligarli a fare il giro del mondo.

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Cambia il capitano/uomo immagine. Esce Clemente Russo, passato all’Apb (il professionismo targato Aiba), entra Vincenzo Mangiacapre tornato ai superleggeri grazie all’ampliamento a dieci categorie (altra novità) del torneo. “Siamo la squadra da battere!” ha sottolineato con orgoglio il pugile di Marcianise.

I sette eventi casalinghi saranno programmati su Italia 1 all’interno de La Grande Boxe, il sabato alle 23:45. A questi se ne aggiungeranno due in trasferta: il debutto in Azerbaijan e la data in Polonia.

L’ultima novità è la maggiore presenza di italiani in squadra rispetto al passato. Stavolta saranno sei su dieci. La possibilità di una qualificazione e la partecipazione economica della Fpi hanno suggerito questa strada.

Nuove WSB, ma vecchia Aiba.

Anche il presidente federale Alberto Brasca non è riuscito a nascondere il suo stupore davanti ad alcune decisioni dell’organismo mondiale. Ha addolcito per necessità politiche le dichiarazioni, ma il senso è quello di un profondo malcontento.

Ho assistito all’avvio del torneo APB e devo dire che alcuni di quei pugili non mi sono sembrati proprio il vertice di quanto possa offrire il pugilato attuale.”

Traduco: molti dei partecipanti a questo avventuroso torneo sono delle mezze figure. Non a caso si è iscritto solo il 26% dei Top 8 delle classifiche (nei 69 kg la presenza è a quota 0!) e tra i Paesi organizzatori mancano Nord America, Europa Occidentale (Italia esclusa) con Germania e Inghilterra come assenze più rilevanti. In Asia non ospitano tornei Giappone, Corea, Thailandia.

Il professionismo targato Aiba si sta rivelando quel “bagno di sangue” che lo stesso Brasca aveva pronosticato alla presentazione della Lega Pro Boxe a Milano. Vi ha aderito solo il 20% dei vincitori di Londra 2012!

Le spese sono ingenti, gli incassi non sembrano all’altezza. Deboli gli introiti al botteghino, i diritti televisivi e gli sponsor. Se a questo si aggiunge un livello decisamente medio/basso dei partecipanti si capisce come da qualche parte si possa sentire già parlare di una prossima retromarcia.

Ancora Brasca.

Fare combattere su tre, cinque, sei, otto round nella stessa stagione credo che generi una notevole confusione per chi poi dovrà tornare alla distanza olimpica. È una gestione singolare, l’esperienza ha dimostrato che per portare avanti il processo di costruzione del pugile professionista che si batte sulle otto riprese non basta prendere un dilettante, anche buono, preparalo bene e metterlo sul ring.”I

Io aggiungo che è solo un’altra delle decisioni cervellotiche di un organismo che sembra non conoscere lo sport che gestisce. Pensare che dopo quattro anni di incontri da sei/otto round si possa tornare alle tre riprese da tre è proprio solo di chi ignora la materia.

Sempre il presidente.

Potevamo non partecipare alle WSB, abbiamo scelto di farle perché non pensavamo fosse giusto sprecare un’altra occasione di qualificazione olimpica. Questo però ha portato ulteriori costi di gestione. Le Wsb sono un gioco costoso. Al Centro di Assisi è andato ad aggiungersi quello di Ostia per i tre atleti dell’Apb. Sono investimenti spaventosi che non siamo abituati a sostenere.”

Ma evidentemente la nuova Aiba pretende casse aperte H24.

Alla Fpi sono convinti che anche non si potesse rispondere “no” all’ultimatum dell’Aiba pena l’allontanamento dai Giochi. Ne sono convinti anche al Coni. Io penso che sia inaccettabile dire “sì” a una Federazione dilettantistica che si trasforma in professionistica e pone delle condizioni mettendo sul piatto della bilancia un’Olimpiade. I Paesi pià forti sotto il profilo professionistico o quelli che avevano già due Federazioni hanno ignorato la vicenda. A tutelare gli altri avrebbe dovuto pensare il Cio che ha invece dimenticato il suo ruolo di Comitato Olimpico Internazionale.

Abbiamo fatto un ulteriore sforzo per organizzare in Italia un torneo di categoria dell’Apb. Abbiamo avuto l’opportunità di prendere quello dei massimi. È brutto dirlo, ma andando all’estero le possibilità di vittoria sarebbero calate perché a volte non è proprio possibile farcela. Il prossimo anno ripeteremo l’esperienza con la categoria dei leggeri.

Traduco. Le giurie si lasciano, diciamo, condizionare dall’ambiente e spesso assistiamo a dei verdetti che non corrispondono a quanto visto sul ring. E questo accade in ogni angolo del mondo.

Nell’Apb, fuori Valentino (che ci riproverà) e Picardi (che tornerà nell’Aob), rimane in corsa Clemente Russo che si giocherà la prima carta il 30 a Catania contro Egorov inseguendo la rivincita dopo la chiara sconfitta di Bergamo.

Il mondo dei dilettanti continua a muoversi tra incertezze, dubbi, costi elevati, caos politico, qualificazioni olimpiche complicate e idee bizzarre. Ma al Cio tutti tacciono…

WSB

Calendario

Stagione regolare (17 gennaio/25 aprile)

Quarti di finale (7/ 8 maggio)

Semifinali (21/22 maggio)

Finali (11/12 giugno)

I tecnici

Capo allenatore: Raffaele Bergamsco

Assistente: Maurizio Stecca

Fisioterapista: Fabio Morbidini

La squadra

Minimosca (49 kg) Paddy Barnes (Irl); mosca (52) Guarav Bidhuri (Ind); piuma (56) Michael Conlan (Irl); leggeri (60) Fabio Introvaia; superleggeri (64) Vincenzo Mangiacapre; welter (69 ) Freddie Evans (Gal); medi (75) Salvatore Cavallaro; mediomassimi (81) Valentino Manfredonia; massimi (91) Fabio Turchi; supermassimi (+91) Guido Vianello.

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QUALIFICAZIONI OLIMPICHE

Ai Giochi 2016 parteciperanno 250 pugili uomini divisi in dieci categorie di peso: minimosca (46/49 kg, 22 qualificati), mosca (52 kg, 26 qualificati), gallo (56 kg, 28), leggeri (60 kg, 28), superleggeri (64 kg, 28), welter (69 kg, 28), medi (75 kg, 28), mediomassimi (81 kg, 26), massimi (91 kg, 18), supermassimi (+91 kg, 18).

Le donne saranno 36, dodici in ciascuna delle tre categorie: mosca (48/51 kg), leggeri (57/60 kg), medi (69/75 kg).

Il limite di età è stato fissato tra l’1 gennaio 1976 e il 31 dicembre 1997.
Questi i criteri di qualificazione maschile.
17 posti dalle Wsb al termine della stagione2015 (il numero 1 di minimosca, mediomassimi, supermassimi; i primi due delle altre sette categorie).
20 posti (i primi due di ogni categoria) dalle classifiche Apb a settembre 2015.
23 posti (il vincitore di massimi e supermassimi; i finalisti di minimosca, mosca e mediomassimi; i primi tre delle altre categorie) dai Mondiali di Doha, Qatar: 5-18 ottobre 2015. Sarà quindi necessario disputare un incontro supplementare per il bronzo.
30 posti ciascuno ad Africa, Asia/Oceania, Europa dalle selezioni continentali che si disputeranno tra febbraio e aprile 2016.
25 posti all’America.
5 wild card che il Brasile sceglierà come Paese ospitante.
26 posti (i vincitori di massimi e supermassimi; i primi tre delle altre categorie) per le qualificazioni riservate a Apb/Wsb che si terranno a maggio 2016.
39 posti (due nei minimosca; uno nei massimi e uno nei supermassimi; cinque in ciascuna delle altre categorie) alle qualificazioni mondiali Aob che si terrano a giugno 2016.
5 wild card (una ciascuna nelle categorie gallo, leggeri, superleggeri, welter e medi) che una commissione speciale assegnerà a suo insindacabile giudizio.