Oliva all’Isola, ultima sfida del campione

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Domande come carta igienica vetrata: a lungo andare, molto irritante.”

(Peter Sellers, Invito a cena con delitto)

 

MOLTI AMICI continuano a chiedermi perché Patrizio Oliva sia partito per L’Isola dei Famosi, il reality di Canale 5. Quasi fossi il suo manager. C’è chi ha storto la bocca, qualcuno lo ha criticato. Non ne capisco il motivo. Per un uomo di spettacolo, quale oggi Patrizio è, la scelta è sicuramente giusta. Adeguato compenso, promozione mediatica e possibilità di ritagliarsi un ruolo importante all’interno dello show business che nella televisione trova un teatro ideale.

Oliva ha sempre cercato nuove sfide. Questa è solo l’ultima.

Napoli ha regalato tanti campioni al pugilato. Se un curioso provasse a indicare i luoghi di provenienza dei protagonisti della boxe, si troverebbe a disegnare la mappa della città. Ogni quartiere ha avuto il suo. Elio Cotena veniva da Mergellina, Mario Lamagna dal Vomero, Tonino Borraccia dai Quartiere Spagnoli, Alfredo Raininger dal rione Mater Dei, Ciro De Leva dal Vasto, Agostino Cossia da Piscinola, Ernesto Centobelli da Capodimonte.

Patrizio Oliva è stato quello che ha avuto più successo di tutti.

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Ai tempi in cui calcava il ring era stato soprannominato “Lo Sparviero della Stadera”, zona Poggioreale, dal giornalista Franco Esposito allora al Mattino. Quel nomignolo deve averlo colpito molto se è diventato il titolo della sua recente autobiografia, intitolata appunto “Lo Sparviero”.

Oliva in un mondo difficile come quello pugilato ha interpretato ogni ruolo. E, a cinquantasei anni, non ha ancora finito di “combattere”.

Da dilettante ha vinto (dopo l’oro agli europei junior e l’argento ai senior) l’Olimpiade e la Coppa come miglior pugile ai Giochi di Mosca 1980. Poi, passato professionista, ha conquistato i titoli di campione italiano, europeo e mondiale. Ma è stato anche allenatore della nazionale azzurra (da giugno 1996 a dicembre 2001), organizzatore, manager (ha guidato l’avvio della carriera di Agostino Cardamone), arbitro e dirigente. Non c’è ruolo che non abbia ricoperto da quando a 8 anni ha fatto il suo ingresso nell’universo pugilistico.

E quasi sempre ha avuto successo.

È stato vicino a Giacobbe Fragomeni quando ha conquistato il mondiale massimi leggeri Wbc. “Mi guida come se muovesse il joystick della playstation” confessava all’epoca Giaco. Ha scoperto talenti in nazionale. E il tempo gli ha dato ragione.

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Oliva è un ottimo tecnico-tattico. Purtroppo l’incomprensione con un presidente federale gli ha impedito di offrire in maniera più continuativa il suo contributo all’attività azzurra.

Oggi si divide tra spettacolo, sport e la sua attività di dirigente del Consorzio CAS: una società che si occupa di gestione documentale con sede a Roma. Trasformano i documenti cartacei in versione digitale. Pugile, manager, organizzatore, arbitro, tecnico, dirigente. Ogni vestito se lo è cucito su misura senza preoccuparsi quale fosse il campo in cui doveva mostrare le sue capacità. Fino a diventare co-presidente del Monterosi calcio. Tante attività, ma con il pugilato a occupare sempre un posto di privilegio nel cuore.

Neppure la boxe però gli bastava. È diventato attore di cinema, ha recitato in teatro. L’ho visto in scena al Ridotto dell’Eliseo a Roma. Promosso, bravo quasi come sul ring.

Un esempio di “uomo ovunque” in uno sport duro e spietato che gli ha insegnato a lottare, a osare. E lo fa ancora una volta mettendosi in gioco. L’Isola dei Famosi non è un campionato del mondo, non regala candidature all’Oscar, non so se sia divertente o meno, è sicuramente popolare. Conosco il format, non amo il genere, ma non per questo prendo a frustate (si fa per dire) quei milioni di telespettatori che lo seguono. È una sfida e come tale Patrizio la affronterà, sicuro di battersi come ha sempre fatto sul ring. Contro pronostico, per poi alzare le mani felice per la vittoria a fine match.

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A un pugilato che finisce in prima pagina solo se trova nei suoi ranghi qualcuno che pratichi il crimine da professionista, vedere un campione del mondo sulla copertina di Sorrisi e Canzoni TV non può che far piacere. A una boxe che non schioda dal 3% di share, avere un protagonista che raccoglie un’audience da mondiale non potrà che giovare.

Buon divertimento.

“Lei ha sei mesi di vita”, mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva. Anni dopo lo cercai, volevo fargli sapere che ero sopravvissuto, ma era morto lui. È andata sempre così: mi pronosticavano la fine, io sopravvivevo, sono morti loro.

(Toni Servillo, Il divo)

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