Fury vs Wilder. I pronostici di Tyson, Joshua, Usyk e…

Le voci di dentro.
Parlano i campioni, gente che conosce la boxe, che ha provato sulla propria pelle emozioni, gioie e angosce di un titolo mondiale. Sul ring o all’angolo, l’importante è esserci stato.
Manca poco al terzo match tra Tyson Fury e Deontay Wilder. Domani si affronteranno sul ring della T-Mobile Arena di Las Vegas per il campionato Wbc dei pesi massimi.
Diretta (in pay per view, 9.99 euro) su Sky.

“Deontay Wilder non ha nulla per cui essere triste, nulla di cui lamentarsi. Ha combattuto grandi battaglie. Ma penso che questo sia il momento di Tyson Fury. I cambiamenti fatti da Fury dal primo incontro al secondo, significano una sola cosa: che lui sa esattamente come gestire Wilder”.

“Non penso troppo a chi possa vincere questo match. Sarà sicuramente una bella battaglia. Non si può cancellare dal pronostico Deontay Wilder, perché lui è uno che ha sempre il colpo del ko in canna. Non sono bravo a fare pronostici. L’unica previsione che mi sento di fare è che stasera avrò una cena fantastica”.

“Dico Wilder perché sembra ossessionato, vuole davvero vincere. Sembra molto concentrato sul compito da svolgere, e un uomo concentrato è un uomo pericoloso. Wilder potrebbe vincere per knockout”.

“Penso che Wilder sia uno dei migliori pesi massimi al mondo, ma non credo che stilisticamente sia all’altezza di Fury. Wilder non combatte molto bene quando è costretto a farlo pedalando all’indietro. Psicologicamente, dovrebbe combattere in una modalità opposta a quella che ha messo in atto sinora. Fury riesce a cambiare stile scegliendo la tattica più adatta all’avversario. Non credo che Wilder sappia farlo”.


“Quanto il nuovo allenatore Malik Scott riuscirà a influenzare il modo di combattere di Deontay Wilder? È stato questo uno dei temi principali degli ultimi giorni. Non sono rimasto impressionato dal filmato che ho visto. Non sono sicuro che Scott sia perfetto per lui. Non credo sia così esperto come crede Wilder. Sta facendo un buon lavoro, ma ci sono dettagli nella tecnica che sicuramente non sono a vantaggio di Wilder, dettagli che Scott non potrà correggere”.


“Credo che vincerà Fury. Non taglio fuori completamente Wilder dal pronostico, ma se si deve giudicare dall’ultimo match, non ha possibilità di successo. Fury è decisamente il mio favorito.”

“Ho visto Deontay allenarsi, ho guardato i video e mi sono convinto che sia migliorato.  Ora lancia combinazioni al corpo. Tira colpi alla figura, combinazioni di tre colpi al volto. Uppercut. Molte cose che gli mancavano. Prima era solo un pugile da 1-2. Sarà bello vedere quanto sia riuscito a cambiare il suo stile. Spero che Deontay Wilder ottenga la sua vendetta. Si è allenato duramente, rimanendo concentrato e rimettendosi in forma. Gli auguro il meglio. Spero che ottenga un grande knockout”.

“Dico dall’inizio della sua carriera che Wilder non può combattere. Non può farlo.  Non ha mai imparato a combattere. Ma un pugile non si crea, pugili si nasce, e lui è nato con quella grande fortuna, con quel fulmine nella mano destra. Nel secondo match, non era lì per tirarlo fuori dal fuoco. Quella notte non si è esposto perché non sa combattere, per via della sua tecnica. Adesso penso che possa farlo. Sarà più forte perché avrà paura di come potrebbe sentirsi il giorno dopo il combattimento e per molti, molti giorni ancora. Quello con cui sarà costretto a convivere e a provare nel caso dovesse essere sconfitto, gli fa più paura di qualsiasi altra cosa debba affrontare durante il match. Trentasei minuti e poi una vita per pensare a cosa è accaduto. Fury sta combattendo per il suo futuro, e questo è molto importante. Sarà un altro grande giorno di paga, e questo è straordinario. Ma Wilder combatterà per qualcosa di più prezioso, più importante dei soldi. Sta combattendo per la sua esistenza, il suo diritto di sentirsi campione per il resto della vita”.

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Fury il favorito. Due secondi di speranza per Wilder …


A volte un sigaro
è solo un sigaro
(Sigmund Freud)


Il puzzle sembra avere una soluzione sin troppo semplice.
Qualsiasi strada io provi a prendere, mi porta sempre alla stessa conclusione. Tyson Fury è il chiaro favorito contro Deontay Wilder nel mondiale massimi Wbc.
Lo è perché ha dimostrato di essere più forte nei primi due incontri. Hanno disputato 19 round e il britannico, secondo la maggior parte degli osservatori, ne ha vinti 15 (lui dice 17, ma nessun pugile racconta la verità su sé stesso).
Lo è perché boxa meglio, tecnicamente e tatticamente. Lo ha fatto vedere soprattutto nel secondo combattimento, quando ha attaccato come se non ci fosse un domani. Wilder se pressato, messo sotto tiro, costretto a boxare andando indietro, è più debole di quando è lui ad avere l’iniziativa. Il raggio di azione del diretto destro si riduce, lo spazio in cui può tirarlo si accorcia. E la potenza diventa meno efficace di quando può spararlo a tutto braccio.
Lo è perché lui, Fury, può cambiare schema tattico sul ring. L’altro no. Più povero tecnicamente, lo sfidante non riesce a modificare in corsa un piano prestabilito. Si affida solo e sempre all’unica arma in suo possesso.
È nel vero Deontay quando dice che gli avversari devono fare un match perfetto, mentre a lui bastano due secondi. Destro dritto e bum, l’altro è al tappeto fino all’out. Ma proprio perché tutto il tesoro di casa è nascosto in un’unica soluzione, l’obiettivo diventa ancora più difficile da raggiungere. La vittoria di Wilder appare alla vigilia figlia di una concausa di eventi eccezionali, per questo improbabile.
Metto sul piatto l’analisi e penso che il risultato, il pronostico, sia troppo semplice da individuare. E se lo è, temo di avere fatto qualcosa di sbagliato in fase di analisi.
Freud dice che a volte un sigaro è solo un sigaro. A volte quello che si vede è quello che è. Prendo le distanze, mi scuso, ma la paura di sparare a salve mi porta a un ulteriore sviluppo dell’indagine.
Vado a cercare altrove.
Wilder ha cambiato allenatore. Averne uno nuovo potrebbe avergli giovato? Anche qui seguo una logica, non mi affido a ipotesi senza appoggi concreti. E la conclusione che ne viene fuori è, ancora una volta la stessa. Nessun elemento a favore, difficilmente ne avrà giovamento.
Ha licenziato Mark Breland. Non credo per il cattivo lavoro fatto, quanto per avere gettato l’asciugamano nel secondo match con Fury. L’ego di un campione, soprattutto dei pesi massimi, è smisurato. Meglio cercare colpevoli altrove, piuttosto che addossarsi i peccati commessi.
E allora, via Breland ed ecco Malik Scott. Un neofita a questo livello. Pugile sino a cinque anni fa, non si è mai mosso su palcoscenici così impegnativi come coach. E poi non credo che Wilder possa cambiare modo di boxare, non credo possa farlo a 35 anni e dopo 44 combattimenti da professionista. E allora viene il sospetto che l’uomo dell’Alabama l’abbia fatto unicamente per appagare il proprio ego, per sentirsi dire le cose vuole sentirsi dire, non quelle di cui avrebbe bisogno.
Tutto questo mi ha riportato indietro nel tempo, a Mike Tyson vs James Buster Douglas a Tokyo, febbraio 1990. Iron Mike veniva da una serie di 37 vittorie consecutive, era imbattuto. Episodi che ne avevano gonfiato l’autostima, instillando nella testa la convinzione di essere imbattibile. Debilitato da un’infezione intestinale da virus, poco allenato, aveva aggiunto a questi aspetti negativi l’assunzione di nuovi allenatori: Jay Bright e Aaron Snowell, due vecchi amici.
Due ragazzi che non potrebbero insegnare neppure come si nuota a un pesce” aveva commentato Teddy Atlas.
E aveva perso per ko.
Non dico che Malik Scott meriti una definizione come quella che Atlas ha sparato sulla coppia di amici, ricordo l’episodio solo per sottolineare come la psiche di un campione lo porti a volte a cercare di nuotare in un mare piatto e senza correnti, piuttosto che investire su allenamento e nervi tesi per gestire la barca quando l’Oceano è in tempesta.
Ormai l’avrete capito, So cercando disperatamente un ma che possa aiutarmi a individuare un dubbio. Alla fine sono stato premiato, l’ho trovato. Mi è stato detto che, nonostante un’apparente tranquillità e la solita tracotante sicurezza nelle uscite ufficiali, in realtà Tyson Fury sia davvero furioso, agitato.
Voleva Anthony Joshua. Lo voleva per unificare i titoli, per guadagnare cento milioni di dollari, per aumentare la sua popolarità sino a farla diventare universale. Lo voleva soprattutto perché era certo di batterlo. E adesso il pesce grosso non c’è più. Al suo posto c’è la trappola Deontay Wilder. Un match in cui ha tutto da perdere.
Dovesse batterlo avrebbe chiuso una questione che tutti avevano già dato per chiusa, fino a quando un ex giudice non ha deciso che il terzo incontro fosse obbligatorio.
Dovesse perdere, difficilmente si rimetterebbe in piedi. Sicuramente non si rimetterebbe in piedi avendo davanti le stesse prospettive di oggi.
È questo che alla fine regala un po’ di incertezza al mondiale.
Fury per vincerlo non deve mai perdere la concentrazione, deve avere la giusta tensione per tutto il tempo in cui rimarrà sul ring. Perché una cosa giusta Wilder l’ha detta: a lui basta trovare due secondi di incertezza per metterlo ko.

Wilder, un suicidio sfiorato. Il riscatto, per tornare libero

5,1,6,10.
I numeri a volte raccontano una storia.
Questi parlano di un periodo felice, di sorrisi e pacche sulle spalle.
Cinque anni, un mese, sei giorni, dieci difese.
Raccontano la storia di Deontay Wilder campione del mondo dei massimi. Quando la gente per strada lo salutava gridando “Hi, Champ!”. Al ristorante aveva sempre il tavolo migliore, in discoteca non c’era bisogno di fare la fila e i giornalisti chiamavano ogni settimana.
Da venti mesi non è più così.
I sorrisi sono sempre di meno, aumenta il tempo in cui si chiude in sé stesso e riempie la vita di domande. Il finale è sempre uguale, un appello all’angelo custode, all’unica cosa può farlo tornare a sorridere.
Il suo diretto destro.
Non è un colpo, è un’arma letale. Lo porta in modo quasi perfetto.
E non fa prigionieri.
Gli altri per pensare di battermi devono essere perfetti per dodici riprese, a me bastano due secondi all’interno del match”.
Le gambe fanno presa sul tappeto, la spinta della spalla carica il colpo. Il braccio si distende. Prima di centrare il volto, il pugno compie un’ultima rotazione in senso antiorario. Un solo movimento coordinato, senza lasciare alla potenza la possibilità di disperdersi. Poi, l’esplosione. Nello spazio di un sorriso, ha portato il peso del corpo sul piede destro, poi velocemente l’ha passato sul sinistro. Tutta la gamba destra si è distesa, il tallone ha ruotato di un quarto di giro verso destra. Il tronco ha fatto una torsione verso sinistra, la spalla destra si è portata in linea con l’altra.
Una fucilata che ha tolto al rivale ogni contatto con la realtà.
Quando chiude questa sequenza di movimenti Deontay Wilder sente una scossa attraversargli il corpo. Il diretto destro è l’unico colpo che porti secondo regole da manuale, anche se a volte lo sporca avvicinandolo al gancio, lasciando che resti pericolosamente a navigare tra le due traiettorie.
Pensa tanto questo gigante dell’Alabama, che tra due settimane compirà 37 anni. Pensando torna indietro nel tempo, la mente attraversa un percorso insidioso, pieno di buoni e terribili ricordi.
Tempo fa il giornalista Manouk Akopyan ha raccontato la sua anima su boxingscene.com.
Ha ricordato come il campione fosse addirittura arrivato a pensare al suicidio nel 2005, quando sua figlia Naieya era nata con la spina bifida.
Abuso di alcool e droghe l’avevano portato verso la depressione.
Tutti abbiamo problemi mentali. Non c’è nessuno che sia sano al 100%. A volte sono pazzo. A volte faccio cose strane.  Avevo una pistola in mano quando ho pensato di uccidermi. Voglio dire, merda, non c’è niente di diverso da Fury. A qualcuno interessa dei miei problemi mentali? Non credo. Potrei essere un modello di riferimento, ma dovreste accettarmi per quello che sono. Potrei dire delle cose pazze. Potrei inventare parole. Sono un essere umano. Non percorro una strada diritta. Sono molte le cose che potrebbero andare storte nella mia vita. Dipenderà da me correggerle. Alla gente dico solo di accettarmi per quello che sono. Non sono perfetto. Ma sono sempre stato una persona ottimista e felice. Sento amore attorno a me ogni mattina quando mi sveglio. Non permetto ad alcuna negatività di girarmi attorno. Ho lavorato duramente per raggiungere questa posizione. Molte volte, per tanti anni, la mia vita non è andata così. Ero in posti bui, come molti di quelli che non sono nati nei luoghi giusti. Adesso devo rimanere positivo, è questa la spinta che sento dentro di me. Il successo mi rende felice, mi aiuta.
Il successo lo rende felice.
È anche per questo che sabato notte lotterà con il peggiore dei suoi incubi da quando è diventato professionista. Un omone bianco che gli ha preso tutto e l’ha ricacciato indietro nel tempo. Il re dei gitani è il fantasma che lo tormenta.
Deontay ne è convinto.
È arrivato il tempo di riprendersi quello che era suo.
5, 1, 6, 10.
Questi numeri devono tornare a farlo sorridere, da venti mesi evocano solo rimpianti.

Il WBC impone le regole per il dopo Fury vs Wilder III…

Il World Boxing Council, in un comunicato ufficiale, ha annunciato quale sarà il futuro del titolo mondiale dei pesi massimi.
Il vincitore del match di sabato notte a Las Vegas, tra Tyson Fury (30-0-1, 21 ko) e Deontay Wilder (42-1-1, 41 ko), avrà trenta giorni di tempo per raggiungere un accordo con Oleksandr Usyk (19-0, 13 ko), campione per Wba, Ibf, Wbo, Ibo, per l’unificazione del titolo. Nel caso in cui l’accordo non fosse raggiunto, il campione della cintura Wbc dovrà affrontare il campione ad interim dell’ente.
Attualmente la qualifica appartiene a Dillian Whyte (28-2-6, 19 ko) che il 30 ottobre incontrerà Otto Wallin (22-1-0, 14) alla 02Arena di Londra, titolo in palio.
Wallin ha combattuto contro Tyson Fury, per il mondiale Wbc, il 14 settembre 2019 perdendo ai punti in 12 round. 

Fury, un passato difficile. Un futuro “da uomo solo, triste”

Dopo la boxe sarò un uomo triste e solo.
(Tyson Fury a Tom Kershow, Indipendent)

Bob Dylan canta la sua angoscia in Blowin’ in the wind, una poesia contro la guerra. La risposta vola nel vento, accade. Un uomo può guardare in alto mille volte, senza mai riuscire a vedere il cielo.
Tyson Fury l’ha fatto. Ha alzato gli occhi e cercato il cielo. Gli è capitato di vederlo, c’è stato un momento in cui era felice.
Ha attraversato più vite, tappe drammatiche hanno scandito la sua esistenza. È scivolato nel buio, accompagnato da chi l’ha sempre amato. Da chi temeva che la luce non tornasse più a splendere.
L’8 agosto, appena due mesi fa, ha urlato alla Luna e maledetto il mondo. Era appena nata Athena, sesta figlia avuta dalla moglie Paris. La bambina stava male, era in pericolo di vita. I medici dell’Ospedale di Liverpool regalavano parole di speranza, ma sapevano che la battaglia sarebbe stata dura, difficile. La trasportavano in terapia intensiva, era in pericolo di vita.
Fury lasciava gli Stati Uniti, volava in Inghilterra. Era appena uscito dalla quarantena. Positivo al Covid-19 aveva dovuto rimandare il mondiale contro Deontay Wilder programmato per il 24 luglio.
La bambina era nata prematura, come del resto era accaduto al suo papà, venuto al mondo con tre mesi di anticipo quando pesava appena cinque etti. Alla fine Athena ce l’ha fatta e il sorriso è tornato sul volto di Tyson Fury.
Quante vita ha già vissuto il campione?
Il trionfo a sorpresa contro Wladimir Klitschko. Bocciato senza pietà da tecnici, giornalisti e bookmaker Fury aveva ribaltato il pronostico. Non per caso o per fortuna. Ma per classe e determinazione.
La felicità.
Poi trentuno mesi senza combattere. La depressione. Un disturbo bipolare, la diagnosi apparsa sui giornali aveva intristito il popolo della boxe. Non tutto. Perché di gente che l’odiasse, Fury ne aveva così tanta da riempire Wembley ogni giorno per almeno un paio di anni.
Il BBBC gli toglieva la licenza, la commissione antidoping indagava su di lui. Tyson rideva e non si allenava. Raggiungeva il peso record di 181 chili, diventava una sorta di Obelix in carne ed ossa.
Lentamente, con determinazione e coraggio si riprendeva per l’ennesima volta la sua vita. Perdeva 70 (settanta) chili in un anno. Tornava a combattere, pochi pensavano potesse farlo.
Due match, prima Seferi poi Planeta, quindi la sfida a Deontay Wilder. Non uno qualunque, ma il pugile imbattuto che aveva vinto il 98% dei match prima del limite, il 71% dei mondiali per ko, 20 knockout al primo round. Il campione del mondo del WBC.
Finiva pari. Fury knock down nel nono e nel dodicesimo round. Un atterramento devastante, l’ultimo. Pochi si sarebbero rialzati. Lui lo aveva fatto e aveva ripreso a combattere.
Nel secondo match tra i due le cose andavano subito male per Wilder. Al tappeto nel terzo round, poi nel quinto, fermato da Mark Breland, dall’angolo, nel settimo.
Ma la vita non aveva ancora finito di tormentare il re degli zingari.
Prima la sorpresa alla Corte di New York.
Un ex giudice sanciva, al termine di un arbitrato, il diritto di Deontay Wilder a disputare il terzo match contro Tyson Fury.
Il britannico si stava preparando alla sfida miliardaria con Anthony Joshua, sembra che sul piatto ci fossero 100 (cento) milioni di dollari. Non l’aveva presa bene.
Subito la data per Fury vs Wilder III: 24 luglio.
Seconda sorpresa all’Ospedale di Las Vegas.
Un tampone rivelava la positività al Covid del campione dei massimi WBC. La notizia è datata 9 luglio, a due settimane dal match.
Rinvio.
Ora, eccoci.
Cosa può accadere sul ring della T-Mobile Arena di Vegas, Nevada?
The answer is blowin’ in the wind.
La risposta vola nel vento, m chi vuole può sentirla. Il silenzio spesso non esiste, ci sono solo persone che non hanno voglia di ascoltare rumori diversi da quelli che sono abituati a sentire.
Dicono che Tyson Fury sia un folle, uno zingaro senza regole.

Giorno dopo giorno, da solo su una collina
L’uomo col folle sogghigno
Si tiene perfettamente in forma
Ma nessuno vuole conoscerlo.
(John Lennon, Paul McCartney, The fool on the hill)

Sabato si va in scena.

Momo Duran sul tetto del mondo in una notte magica

di Dario Torromeo

Ripropongo un’intervista, credo dica meglio di tanti racconti chi sia davvero Massimiliano Momo Duran e cosa abbia fatto nel mondo della boxe. Quale cammino abbiano percorso lui e la sua famiglia.

Il telefono suona due sole volte, prima che arrivi il terzo squillo Massimiliano ha già la cornetta in mano.
Dimmi Rocco.
“Sapevi che avrei chiamato?”
Lo speravo.
“Ho una grande notizia per te”.
Dimmi Rocco.
“Prova a indovinare”.
Il titolo europeo?
“Sali”.
Non dirmi che è il mondiale.
“E invece te lo dico. Hai la possibilità di fare il titolo. Hai un’ora di tempo per decidere. Prendere o lasciare”.
Ti richiamo.
Cinque minuti dopo Carlo torna a casa.
Papà, ha chiamato Rocco. Posso fare il mondiale.
“Te la senti? Ne sei convinto?”
Certo.
“E allora andiamo a prenderci questo titolo”.
È nata così la grande avventura di Massimiliano Duran.
La telefonata che gli ha cambiato la vita partiva da Genova, destinazione Ferrara. Era la tarda primavera del 1990.
Due mesi dopo, il 27 luglio di quell’anno: venti giorni dopo Italia ’90, si batteva sul ring di Capo d’Orlando contro il grande Carlos De Leon.

Ciao Massimiliano, vogliamo parlare di quella notte?
Volentieri Dario, comincio dicendoti come mi sentivo dopo quella telefonata di Rocco Agostino. Mi sembrava di essere protagonista di un sogno.
Se chiudi gli occhi, quale è la prima immagine che ti torna alla mente?
Quella di un signore che dal palazzo accanto all’hotel dove alloggiavo in attesa del match a Capo d’Orlando, mi ha visto e salutato. Due minuti dopo ero circondato da una marea di ragazzi, nell’edificio vicino c’era una scuola e loro volevano conoscere lo sfidante al titolo.
Altri tempi, altra popolarità per il pugilato.
Il match era trasmesso in diretta da Rai2, telecronista Mario Guerrini, interviste di Franco Costa. Stadio pieno.
Nello spogliatoio, prima dell’incontro, sia tu che Carlo avete detto che eravate sicuri della vittoria.
Il mio obiettivo era quello di diventare campione italiano. C’ero riuscito, poi avevo avuto questa enorme fortuna. Non potevo sprecarla. Sapevo che sarebbe stato un match difficile, De Leon era un campione con grande esperienza. Ma ero preparato a tutto. Papà mi aveva detto molte cose, mi aveva raccontato dei trucchi che i pugili usavano sul ring. Mi aveva messo in guarda sulle ditate negli occhi e i colpi alla gola. Non aveva tenuto delle lezioni, mi aveva raccontato queste storie mentre mangiavamo. Come se nulla fosse. E puntualmente il portoricano mi aveva fatto vedere in concreto cosa significasse subire quelle scorrettezze. Ero preparato. Mi allenavo a Bogliasco assieme a tanti campioni. Vedevo gli altri andare a combattere per un titolo e spesso tornare vincitori. Mi sentivo parte di una scuderia importante. Ero convinto di vincere, di farcela. Non potevo sciupare un’occasione del genere. Mi sentivo in grado di accarezzare il cielo, di toccare il fuoco senza farmi male
.
Carlos De Leon aveva disputato quindici titoli mondiali, tu avevi fatto in tutto quindici match. Lui era stato più volte campione, aveva una borsa da 500.000 dollari in arrivo per una sfida con George Foreman, era più esperto e maturo. Perché eri così sicuro di farcela?
Non è che fossi certo in assoluto. È che l’avevo visto combattere e mi ero fatto l’idea che se lo avessi preso in velocità, se avessi usato il mio sinistro come sapevo, se avessi avuto le gambe per reggere il ritmo delle dodici riprese, sarei potuto scendere dal ring da campione.
Alla fine è andata proprio così, anche se la conclusione non è stata quella immaginata.
Ho vinto per squalifica all’undicesima ripresa. Lui era già stato scorretto in quel round, mi aveva buttato in terra con una spinta. L’arbitro Logist aveva trasformato quella scorrettezza in un knock down e mi aveva contato. Poi era andata anche peggio. Dopo il suono del gong che decretava la fine della ripresa, con l’arbitro in mezzo, lui mi aveva colpito in faccia con un gancio destro. Io avevo guardato Logist e avevo visto che non aveva intenzione di fare niente neppure quella volta. Allora ho pensato che mettendo il ginocchio al tappeto avrei potuto farlo ammonire, così avrei pareggiato il conto. Ma in quel momento si è scatenato l’inferno.
Sono volati sul ring chili di spaghetti, una scena che è stata mandata in onda dalle televisioni di tutto il mondo.
È vero, a ripensarci mi viene da ridere. Uno degli sponsor aveva fatto distribuire un pacco di spaghetti per ogni spettatore. La gente, sentendosi tradita, ha manifestato in quel modo la sua disapprovazione
.
Campione del mondo per squalifica, al termine di un match in cui eri comunque davanti nei cartellini dei tre giudici.
Era andato tutto come avevamo previsto. Ero avanti di due e tre punti, il terzo aveva il pari. Per il verdetto è stata determinante la mediazione dell’avvocato Antonio Sciarra, all’epoca alla guida del professionismo. Ha parlato con l’inglese Clark, il rappresentate del Wbc, e sono arrivati alla decisione più giusta. Altri dirigenti, altri tempi.

Carlo dopo il match mi diceva che avrebbe voluto portarti negli Stati Uniti, invece non è andata così.
Il piano era quello. Prima una difesa a Ferrara contro Anaclet Wamba, in quello che sarebbe stato il mio ultimo match in Italia. Poi la sfida contro Thomas Hearns negli States. L’accordo era già stato raggiunto. Lui voleva vincere un’altra corona dopo quelle dei welter, superwelter, medi, supermedi e mediomassimi. Io avrei preso una borsa da un milione dei dollari. La mia vita sarebbe completamente cambiata.
E invece non è andata così.
La mia vita è cambiata, ma non nel senso che avevo pensato. Papà è morto e io ho visto saltare tutto per aria. Ero arrivato troppo in alto per gestire tutto da solo. Non sapevo come fare, mi mancava quella guida che avevo sempre avuto. Non ho avuto la capacità di tirarmi fuori da quella situazione. Ho sofferto un casino, chi avevo attorno ne ha approfittato e io non mi sono neppure difeso.
Cosa è accaduto?
Borse che cambiavano in continuazione, match che venivano spostati senza informarmi. Cose normali fuori dal ring, ma io non ero preparato ad affrontarlo. Per me era qualcosa di insostenibile. Ci sono rimasto così male che quando ho smesso di fare il pugile ero disgustato dalla boxe, sono rimasto un anno senza neppure mettere piede in palestra.
Eri molto legato a tuo padre, del resto tutta la tua famiglia è molto unita. Lasciando un attimo tranquilli mamma Augusta e tuo fratello Alessandro, dimmi: quali sono le cose più belle che Carlo ti ha detto da uomo e da pugile?
Da pugile, una volta alla fine di un allenamento a Bogliasco, mi ha detto: “Massimiliano sono contento, adesso sei forte e maturo. Andrai lontano”. È stato grande. Da uomo mi ha detto una cosa che mi ha profondamente toccato: “Ti ringrazio per quello che stai facendo per tuo fratello Alessandro, non ti rendi neppure conto di quanto tu lo stia aiutando”. Ero già campione del mondo, probabilmente se mi fossi montato la testa e avessi fatto il fenomeno lui ne avrebbe risentito.
Di Alessandro sei stato anche l’allenatore. Come era il vostro rapporto?
Abbiamo dormito per sei anni nella stessa stanza. Credi che qualcuno potesse conoscerlo meglio di me? Conoscevo i suoi punti di forza e le sue paure. Su una cosa potevamo discutere all’infinito senza essere d’accordo. Lui diceva che se un pugile non ha talento non va da nessuna parte. Io gli rispondevo che quel che diceva era vero, senza talento non si può costruire nulla. Ma se non hai accanto una persona che quel talento riesce a fartelo esprimere al cento per cento, puoi rimanere per sempre un incompiuto che non arriva fino a dove sarebbe potuto arrivare. Non lo ammetterà mai, ma credo di avere avuto un ruolo importante nella sua carriera: i titoli li ha vinti con me accanto. Lui lo sa, anche perché quando veniva all’angolo non potevo dirgli una cosa che già la stava facendo.
Come sarebbe stata la famiglia Duran senza la boxe?
Non so cosa rispondere. Avevo quindici anni e già avevo deciso. Mi divertivo a fare il pugilato, ero contento di farlo. Sentivo l’orgoglio di essere diverso, di essere in grado di fare cose che altri non riuscivano a fare.
L’idea che saresti potuto arrivare al mondiale, quando è arrivata?
Se devo scherzare, dico che una volta eravamo a tavola Alessandro, Kalambay ed io. Ridendo ho detto: ecco tre campioni del mondo, Sumbu dei medi, Ale dei welter ed io dei mediomassimi. È andata proprio così, anche se ho cambiato categoria. Ma quella era solo una battuta. Se devo essere serio dico che da quando ho cominciato pensavo a obiettivi sempre più importanti, passo dopo passo. Intendo dire che ci credevo, sognavo di arrivarci, non che ne fossi sicuro.
E dopo il mondiale come ti sei sentito?Mi sembrava di volare.
In palestra adesso hai una cintura speciale del World Boxing Council. Che significato ha?
È stata una gioia, un momento di felicità. Devo ringraziare il presidente Mauricio Sulaiman e Mauro Betti, un amico, una persona seria. È una cintura realizzata appositamente per l’Italia, per il torneo che avevo in mente. Ci sono i simboli di tutte le regioni italiane e al centro quello della Repubblica. Ne sono orgoglioso, anche se non è finita come avevo sognato.
Chiudo con una domanda poco impegnativa. Chi ti ha regalato il tuo soprannome?
È stato quello svitato di mio zio. All’esordio da professionista dovevo incontrare Momo Cupelic che si è presentato a Ferrara con dei mutandoni che non vedevo da anni. Erano da militare, con lo spacco davanti. Da vergognarsi, anche se devo dire che oggi Cupelic le avrebbe suonate a tanti. Quando in allenamento non andavo, avevo poca voglia o non facevo le cose per bene, mio zio continuava a ripetermi: “Non fare il Momo, non fare il Momo”. Così quel soprannome mi è rimasto addosso, un giornalista l’ha scritto in un articolo ed è stata la fine. Ma mi ha portato fortuna e quindi dico: Grazie Momo.
Massimilano chiude con una risata questa lunga chiacchierata.È il testimone di un pugilato che forse non tornerà più. Quello dei match in diretta sulla Rai, degli stadi pieni, dei nostri campioni che partono nettamente sfavoriti e battono il grande di turno.
Oggi Momo allena e lo fa con la stessa passione di sempre.
In questa intervista però c’è una domanda sbagliata, colpa mia.
Perché sono andato a chiedere a un Duran cosa sarebbe stata la sua famiglia senza il pugilato?
Come dice la scrittrice americana Joyce Carol Oates: “La vita è come la boxe per molti e sconcertanti aspetti. La boxe però è soltanto come la boxe”.
I Duran lo sanno benissimo.


Massimiliano Momo Duran è nato a Ferrara il 3 novembre 1963.
Altezza: 1.87
Categoria: cruiser (massimi leggeri)
Record: 19-6-0 (8 ko)

HALL OF FAME ITALIA 2021 IL 30 OTTOBRE A FORLI’

Il 30 ottobre serata di gala nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì, piazzale Guido da Montefeltro 12, per la terza edizioni della Hall of Fame Italia, manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.net che quest’anno avrà come partner il Comune di Forlì. Per l’edizione 2021, il Comitato Direttivo della manifestazione (composto da sette giornalisti: Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) ha deciso di inserire nell’albo d’oro della Hall of Fame Italia: Duilio Loi (campione mondiale dei superleggeri), Loris Stecca(campione mondiale dei supergallo), Patrizio Sumbu Kalambay (campione mondiale dei medi), Massimiliano Duran (campione mondiale dei massimi leggeri), Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo in tre diverse Olimpiadi nei supermassimi).Tra i Pionieri il riconoscimento andrà a Cleto Locatelli (campione europeo dei leggeri).Presenteranno la serata Davide Novelli, inviato della Rai e voce del pugilato sull’emittente di Stato, e Dario Torromeo, giornalista che ha raccontato dieci Olimpiadi e centinaia di campionati del mondo per il Corriere dello Sport-Stadio.

Tutto quello che c’è da sapere su Fury vs Wilder III

Sabato 9 ottobre in cartellone il mondiale pesi massimi WBC: Deontay Wilder vs Tyson Fury III. Il match sarà visibile in pay per view in Italia (SKY a 9.99 euro), Stati Uniti (ESPN e Fox Sport 1 a 79.99 dollari), Inghilterra (BT Sport a 24:95 sterline). La rivincita del febbraio 2020 ha avuto negli States 825.00 acquirenti per un incasso derivante dalla ppv di circa 66 milioni di dollari.

DOVE
A Las Vegas, alla T-Mobile Arena.

COSA
Tyson Fury difenderà il mondiale massimi WBC contro Deontay Wilder. Dodici round da tre minuti.

PRECEDENTI
1 dicembre 2018. Pari (113-113, 111-115 Wilder, 114-112 Fury)
22 febbraio 2020. Fury b. Wilder kot 7 dopo 1:39

ORARI
Il match principale avrà inizio attorno alle 05:00 di domenica mattina 10 ottobre (fuso orario italiano). La riunione avrà il primo gong attorno alle 02:30.

BIGLIETTI
Il costo dei biglietti (alla data del 6 ottobre) va da 2202.000 dollari.

TELEVISIONE
La riunione, che andrà in diretta su Sky Primafila (canale 256 di Sky Sport) alle 3 del mattino del 10 ottobre in Italia, avrà come telecronista Mario Giambuzzi, al commento tecnico Francesco Damiani. Le repliche dal 10 al 13 ottobre: alle 12:00, 16:00, 20:00 (canale Sky Sport 259). On demand dal 10 al 17 ottobre. In diretta Tv anche altri incontri del programma. La trasmissione sarà in pay per view, costo 9.99 euro.

DEONTAY WILDER
età: 35 anni
record: 42-1-1 (41 ko)
percentuale ko: 93.18 %
altezza: 2.01
peso ultimo match: 104,780 kg

Ultimi cinque match

3-3-2018       Luis Ortiz (28-0) + kot 10
1-12-2018    Tyson Fury (27-0) SD 12
18-5-2019    Dominic Brezeale (20-1-0) + ko 1
23-11-2019  Luis Ortiz (31-1-0) + ko 7
22-2-2020    Tyson Fury (29-0-1) – kot 7

TYSON FURY
età: 32 anni
record: 30–0-1 (21 ko)
percentuale ko: 67.74 %
altezza: 2.06
peso ultimo match: 1123,830 kg
Ultimi cinque match
18-8-2018 Francesco Pianeta (35-4-1) + p. 10
1-12-2018 Deontay Wilder (40-0) SD 12
15-6-2019 Tom Schwarz (24-0) + Kot 2
14-9-2019 Otto Wallin (20-0) UD 12
22-2-2020 Deontay Wilder (42-0-1) + kot 7

LE SCOMMESSE
Il campione favorito per i bookmaker. Tyson Fury 1.32/1; Deontay Wilder 3.33/1.

LE BORSE
Le borse ufficiali parlano di potenziali 24 milioni di dollari per Fury e 16 milioni per Wilder, compresa la percentuale della pay per view .

IL PROGRAMMA 
(In Tv) Massimi (8 round) Vladimir Tereshkin (22-0-1, 12 ko, Russia) vs Jared Anderson (9-0, 9 ko, Usa). Massimi (12 round): Adam Kownacki (20-1-0, 15 ko, Polonia) vs Robert Helenius (30-3-0, 19 ko, Finlandia) per il titolo Wbo della NABO. Massimi (10 riprese): Frank Sanchez (18-0, 13 ko, Cuba) vs Efe Ajaba (15-0, 12 ko, Nigeria). Massimi (mondiale Wbc, 12 round) Tyson Fury (30-0-1, 21 ko, Inghilterra) vs Deontay Wilder (42-1-1, 41 ko, Usa). (fuori collegamento) Piuma (10 riprese) Robeisy Ramirez (7-1-0) vs Orlando Gonzalez Ruiz (17-0). Supermedi (10 round). Edgar Berlanga (17-0) vs Marcelo Esteban Caceres (30-2-1) per il titolo vacante NABO della WBO.

Damiani: Fury favorito, ma è nervoso. Wilder solo per ko


A colloquio con Francesco Damiani (30-2-0, 24 ko in carriera). Argento olimpico e mondiale nei supermassimi. Campione europeo e mondiale Wbo dei pesi massimi tra i professionisti. Analizziamo con lui il titolo dei massimi Wbc di sabato notte tra Tyson Fury (30-0-1, 21 ko) e Deontay Wilder (41-1-1, 41 ko).

Francesco, chi è il tuo favorito?
Tyson Fury.
Nettamente?
Diciamo 60% lui, 40% Wilder.
Per ko o ai punti?
Potrebbe anche vincere per ko. È più completo dell’altro, ha pugno e capacità tecniche per riuscirci. Anche la “follia” è un’arma in più, rende ancora più imprevedibile l’atteggiamento tattico.
E Wilder?
La potenza devastante del diretto destro è l’arma migliore, se non l’unica. Ha cambiato allenatore, ma non credo che a 35 anni si possa cambiare molto nella propria boxe.
Match di lettura facile?
Così sembrerebbe. Ma quando sul ring c’è uno con la potenza di Wilder, dare per scontato l’esito del combattimento sarebbe un errore. Per tre/quattro round combattimento incerto, poi le probabilità di Fury vincitore aumentano.
Il kot subito da Wilder nel secondo match tra i due influirà psicologicamente sulla mente dello sfidante?
Non credo. Non è stato un ko devastante, ma una sconfitta che può essere stata assorbita senza subire contraccolpi.
Cosa potrebbe ribaltare il pronostico?
Il nervosismo del campione. Mi dicono che Tyson Fury sia veramente furioso per la sconfitta di Joshua. Ha visto svanire in meno di un’ora la possibilità di mettere in banca cento milioni di dollari. E non l’ha sopportato. Sembra sia agitato, rischia di perdere concentrazione.
Che tipo di mondiale ti aspetti?
Un match vero, non monotono. Entrambi hanno la possibilità di vincere e questa incertezza rende affascinante la sfida.

Mondiali donne. Cambia tutto: 12 categorie e stessi premi dei maschi

I Mondiali femminili si svolgeranno a inizio dicembre a Istanbul (5-18 le date indicative). Nello stesso periodo, molto probabilmente il 12 dicembre, l’AIBA terrà un Consiglio straordinario in cui annuncerà alcune importanti riforme e le indicazioni per l’Assemblea elettiva (presidente e Comitato Esecutivo) che si terrà nei primi mesi del 2022. Sulla base della consulenza del team di esperti indipendenti di governance, guidati dal professor Ulrich Haas, l’AIBA mira ad adottare criteri di ammissibilità e meccanismi di verifica rafforzati.
Il presidente Umar Kremlev ha confermato l’impegno dell’AIBA per l’uguaglianza di genere fino a includere premi in denaro uguali per uomini e donne a livello di Campionati del Mondo. Le medaglie di Istanbul saranno dunque equiparate a quelle dei Mondiali maschili (Belgrado, 24 ottobre/6 novembre): 2,2 milioni di euro per il totale del prize money in palio; 85.000 all’oro, 42.000 all’argento e 21.000 ciascuno ai due bronzi.
Per la prima volta le donne gareggeranno in dodici categorie di peso: paglia (48 kg), minimosca (50 kg), mosca (52 kg), gallo (54 kg), piuma (57 kg), leggeri (60 kg), superleggeri (63 kg), welter (66 kg), superwelter (70 kg), medi (75 kg), mediomassimi (81 kg), massimi (+81 kg).
Nella foto FPI/Bozzani, le quattro azzurre che hanno partecipato all’Olimpiade di Tokyo 2020. Da sinistra: Rebecca Nicoli, Giordana Sorrentino, Irma Testa (bronzo nei piuma), Angela Carini.

Fury vs Wilder il 9 ottobre, in Tv su Sky in pay per view

Il match era in programma il 24 luglio, la positività al Covid-19 di Tyson Fury (e di buona parte del suo clan) a due settimane dalla sfida, ha costretto gli organizzatori al rinvio. Il mondiale massimI WBC si disputerà il 9 ottobre a Las Vegas. E sarà trasmesso in Italia, come era stato già annunciato per il combattimento poi saltato, in pay per view (9,99 per la connesione, Iva compresa, codice di acquisto 881881) da Sky.
Tyson Fury (30-0-1, 21 ko) difenderà il titolo contro Deontay Wilder (41-1-1, 41 ko) nel terzo match tra di loro. La riunione, che andrà in diretta su Sky Primafila (canale 256 di Sky Sport) alle 3 del mattino del 10 ottobre in Italia, avrà come telecronista Mario Giambuzzi, al commento tecnico Francesco Damiani. La replica dal 10 al 13 ottobre alle 12:00, 16:00, 20:00 (canale Sky Sport 259). On demand dal 10 al 17 ottobre,
In diretta Tv anche altri incontri del programma. 
Supemedi (10 round): Edgar Berlanga (17-0) vs Marcelo Esteban Caceres (30-2-1) per il titolo vacante NABO della WBO.
Massimi (12 round): Adam Kownacki (20-1-0, 15 ko, Polonia) vs Robert Helenius (30-3-0, 19 ko, Finlandia) per il titolo Wbo della NABO.
Massimi (10 riprese): Frank Sanchez (18-0, 13 ko, Cuba) vs Efe Ajaba (15-0, 12 ko, Nigeria).
Piuma (10 riprese) Robeisy Ramirez (7-1-0) vs Orlando Gonzalez Ruiz (17-0).
Organizzano Bob Arum, Frank Warren, Al Haymon.