Gli italiani non sono abituati a gestire, sul piano delle emozioni, un campione sportivo. Accade così che lo celebrino troppo in fretta, per poi pentirsene. Oppure che lo rifiutino con pretesti assurdi e poi si trovino in difficoltà davanti ai suoi risultati eclatanti. Tornare indietro è difficile.
I denigratori a prescindere della prima ora hanno finito gli argomenti.
Jannik Sinner, a 24 anni, ha vinto quattro Slam è stato finalista in tutti i tornei del
Grand Slam, è numero 1 del mondo. E ha vinto due Coppe Davis (non inserite nel bilancio pubblicato sopra, perché è sport di squadra).
La gioia di vedere un italiano vestire il ruolo del protagonista assoluto in uno sport in cui abbiamo avuto pochi primi attori (e mai a questo livello) non è scattata subito. Eppure i dati parlavano chiaro.
Nicola Pietrangeli ha vinto due Slam, ne hanno vinto uno Adriano Panatta, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta. In 116 anni di storia del nostro tennis o, più precisamente, a 93 anni dalla nascita del Grand Slam avvenuta nel 1933 (Storia del tennis, Rino Tommasi). Cinque Slam per l’intero tennis italiano (uomini e donne); 4 Slam per Sinner, da solo.
Abbiamo avuto grandi tennisti, mai un un numero 1.
È storia vecchia, dalle nostre parti resta sempre un gran sacrificio perdonare il successo.
Lentamente si stanno abituando.
Il giovanotto ha restituito il sorriso a chi segue lo sport con passione sincera e competenza. Ha fatto da traino a una disciplina capace di avvicinare, a volte addirittura di superare, il mostro calcistico.
Tennis e Padel
1.234.277 tesserati
6.000.000 praticanti
Calcio
1.131.906 tesserati
4.298.000 praticanti
Sinner è arrivato in un momento in cui ai tifosi serviva un antidoto per attenuare il tradimento de grande amore, uno sport che si era preso quasi per intero la loro attenzione e non li aveva ripagati con uguale sentimento.
Le sconfitte del calcio per un lungo periodo sono state assorbite con il pensiero che si potesse tornare ai successi passati. Non è accaduto, così si sono decisi a girare lo sguardo.
La pallavolo li ha incantati, ma gli italiani non sono sportivi nel vero senso del termine. Così si sono entusiasmati per i successi delle squadre di Velasco e De Giorgi solo nei grandi eventi. E vogliono almeno un’impresa a settimana. I trionfi di Brignone e Goggia li hanno esaltati, ma lo sci non ha la stessa presa popolare, a meno che non nasca un nuovo Tomba. Vinciamo anche nell’atletica leggera, ma lo sguardo del grande pubblico (ancora una volta) si poggia su quegli eventi solo se parliamo di un campionato del mondo o un’edizione dei Giochi Olimpici.
Sinner vince nel tennis, disciplina che ha sei milioni di praticanti e si gioca a ritmo fin troppo serrato. Lui vince e anche a chi ha fatto al massimo due palleggi nel circolo vicino casa, sembra di aver vinto Wimbledon. Un po’ alla volta il fenomeno è cresciuto. Fa milioni di spettatori davanti alla TV, supera nello share i campioni del pallone, ha un alto indice di popolarità, guadagna più dei calciatori, produce un movimento di denaro che è pari se non più alto del calcio. E non è finita qui, come dice un esperto.
In un’intervista rilasciata a La Politica nel Pallone, su Rai Gr Parlamento, Ion Tiriac ha infatti affermato che Sinner ha un potenziale illimitato: “Il suo valore commerciale è di almeno cento milioni di euro all’anno, più del doppio rispetto ad un calciatore affermato. Sono convinto che possa completare il Grande Slam un giorno, diventando il successore di Rod Laver. Quanti Major può vincere? Ritengo che possa arrivare facilmente a 20. Ha soltanto bisogno di una squadra che lo aiuti a fare le scelte giuste in termini di programmazione. Lo Slam che si addice maggiormente alle sue caratteristiche è Wimbledon, dove può ambire ad infrangere il record di otto titoli di Roger Federer.”
Boom!
La faccia sorridente di Jannik Sinner è già su mille pubblicità, e gli sponsor non fanno mai i contratti senza avere calcolato il ritorno eonomico.
Il tennis si avvicina al calcio. Lo avvicina al punto da metterlo in concorrenza per la collocazione temporale di un evento che ha i contorni di un vecchio dramma, di quelli che facevano milioni di ascoto in tv. Il derby.
Il 17 maggio è in cartellone Roma-Lazio all’Olimpico, ma è in programma anche la finale maschile degli Internazionali di tennis. Due eventi che hanno ancora (per dimensioni degli impianti) adesioni di pubblico appartenenti a un’era precedente. Settantamila allo stadio, tredicimila sul Centrale. Ma un afflusso così numeroso, e in contemporanea, potrebbe causare più di un problema nell’area nord di Roma. Si era pensato di posticipare il derby al lunedì.
Come finirà non lo so, ma il solo fatto che sia stata ipotizzata quella scelta, è un altro segnale importante per il mondo del tennis.


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