Per sanzionare un mondiale sembra non conti più il valore dei pugili. Conta molto di più il giro d’affari complessivo, la spettacolarità della sede. Si può chiudere un occhio davanti a un pugile con un solo match all’attivo e dare l’ok alla sfida. Si può mettere al primo posto della classifica un altro che si è fermato dopo una doppia sconfitta ed è tornato sul ring dopo sedici mesi, rimendiando una brutta figura. Dal settore sport, la boxe ha traslocato in quello dello spettacolo. Non è un’opinione, lo dicono i fatti. Soprattutto nella categoria regina, quella dei pesi massimi.
La World Boxing Association è l’Ente che ta inserito in classifica un pugile morto. Mi rifersico al ranking del 4 giugno 2015, dove al numero 11 ha posto Ali Raymi, ucciso il 23 maggio di quell’anno a causa di un’esplosione dopo un attacco aereo a Sana’a nello Yemen. Il primo ad accorgersi dell’assurdità è stato il giornalista Dan Rafael, che all’epoca lavorava per ESPN.com.
Ieri, con un comunicato ufficiale, la WBA ha detto che, dopo molti dubbi, ha deciso di sanzionare la difesa mondiale di Oleksandr Usyk contro Rico Verhoeven, in calendario il 23 di questo mese alla Piramide di Gaza in Egitto.

Ma ha tenuto a precisare…
1. Se il campione vincerà, il successo sarà scritto nel suo record come difesa del titolo mondiale.
2. Se a vincere sarà lo sfidante, questi non diventerà il nuovo detentore della cintura. Perché è fuori dalla classifica.
3. In caso di sconfitta dell’ucraino, la WBA esaminerà la situazione e prenderà le sue decisioni sul caso.
E allora, perché sanzionarlo come campionato del mondo?
“Per essere coerenti con la Regola 40, ovvero interesse della competizione.” Chiaro, no?
Perché Verhoeven non è in classifica?
Perché è un kickboxer, ha disputato un solo match come pugile. Il 26 aprile del 2014 ha sconfitto per ko 2 Jano Bufera, pugile che ha chiuso la carriera dopo sei match. Tutti persi per ko.

Il World Boxing Council (che ha creato una cintura speciale per l’evento, foto sopra) aveva già riconosciuto la sfida come difesa volontaria, motivandola con alcune considerazioni.
1. All’ultimo Congresso, l’Ente ha garantito al campione ucraino la possibilità di fare una difesa volontaria.
2. Usyk, da quando ha conquistato il titolo, ha combattuto molto.
3. Verhoeven dal 2005 ha sempre esercitato la sua attività di kickboxer ad alto livello.
4. Verhoeven garantisce alti incassi e 30.000/40.000 spettatori.
5. Il passaggio da kickboxer alla boxe non è così eccezionale.
6. La decisione del WBC rientra tra le norme del suo regolamento.
7. Il luogo dell’incontro, la Piramide di Gaza, darà all’evento una storica importanza.
Usyk, nei cinque anni in cui è stato campione del mondo dei massimi, ha difeso una sola volta il titolo contro lo sfidante ufficiale.
Il World Boxing Council è lo stesso Ente che ha posto al numero 1 dell’ultima classifica, uscita pochi giorni fa, Tyson Fury, appena tornato sul ring sedici mesi dopo la doppia sconfitta contro Usyk, fornendo una brutta esibizione contro Arslanbak Makhmedov. Pugile già affrontato da Guido Vianello e sconfitto per kot dopo otto riprese dominate dal romano. A novembre dovrebbe esserci il grande derby britannico tra Fury e Anthony Joshua. Due pugili non certo al’apice della carriera. Di grande ci sarà sicuramente l’incasso e lo stadio sarà pieno per questi signori che, al momento del match, in due metteranno assieme 75 anni.
Se non vi è ancora chiaro il quadro, chiedete a Jake Paul. Lo youtuber mago della promozione mediatica. Ha un talento innato per gli affari, coltivati senza porsi tante domande. È salito sul ring, si è misurato con diverse tipologie di avversari. Ma l’arte del pugilato mi semra la conosca poco.
Contro Anthony Joshua, ha rischiato davvero molto.
Questi i fatti.
Ah, dimenticavo. Sembra che Jake Paul abbia offerto a Canelo Alvarez la possibilità di disputare un match che avrebbe un giro di affari di 200 milioni di dollari…


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