Una notizia capace di darmi una scossa, di farmi sentire ancora più triste di quanto già non fossi. L’ennesima spallata a un mondo che per tanto tempo è stato anche il mio e oggi non esiste più. Ero a Grosseto, dove si erano svolti i funerali di Franco Esposito. Grande giornalista, gentiluomo come pochi tra i personaggi incontratii nella mia vita. Un amico che ha sempre avuto un amore infinito per il pugilato.
Uscito dal Duomo, ho riacceso il telefonino e ho trovato un messaggio di poche parole firmato Roberto Felicioni.
“Ciao Dario, mio suocero è morto ieri.”
Un pugno in faccia.
Franco Morasca se ne è andato via per sempre.
Un colpo così forte da riportarmi indietro nel tempo.
Avevo appena finito il liceo e mi preparavo a diventare adulto. Università e studio, un sogno nel cuore. Senza soldi, ma con un infinito ottimismo a farmi compagnia. Stavo per cominciare la grande avventura. Stavo per attraversare, da giornalista, una delle intriganti stagioni della boxe romana, quella in cui i pugili della Capitale, o adottati da mamma Roma, riempivano il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano. Un mondo fatto di aneddoti, personaggi, risate e prese in giro. Ma soprattutto pieno di buoni pugili capaci di regalare spettacolo.
Un mondo in cui tutti godevano di sufficiente popolarità. Maestri, atleti, organizzatori.
E Ballarati.
Il dottor Giuseppe Ballarati, l’uomo che aveva inventato la “Bibbia” del Pugilato. Internet sarebbe arrivato molti anni dopo, chi voleva conoscere date, risultati, statistiche doveva rivolgersi a lui. C’erano i record di tutti i pugili italiani e dei principali stranieri.
Franco Morasca se ne è andato via per sempre.
La grande ruota si è fermata per un attimo, poi ha ripreso a girare. È la vita.
Roberto Felicioni e Nicola Cirelli sono stati personaggi popolari, quando il pugilato era ancora sui giornali, in televisione, negli occhi della gente. Due ottimi pugili degli anni Settanta/Ottanta. Due pesi medi con trentuno match complessivi nella Capitale.
Roberto, Nicola e i loro amici riempivano il parterre del Palazzetto di viale Tiziano, avevano un bel seguito di tifosi. E quando uno di loro si esibiva al Palazzone dell’Eur lo spettacolo era assicurato.
Era il periodo in cui Roma ospitava, una volta a settimana, al Palazzetto dello Sport e assai più raramente al PalaEur, la boxe. Il venerdì era un appuntamento imperdibile.
Roberto, Nicola, Aldo Bentini (di Cisterna), Lino Lemma (di Rocca Priora), Luciano Sordini, i sardi Rosario Sanna e Libero Moi, Pietro Callarà, Gregorio Ciancaglione, Luigi Martello, Vincenzo Moruzzi, Carlo Frassinetti (di Pomezia), Roberto Benacquista e altri ancora, si esibivano sul ring.
Organizzavano Rodolfo Sabbatini, Renzo Spagnoli e Franco Morasca.
Per tanti anni ho perso di vista Franco, poi improvvisamente eccolo lì. Sullo schermo. Eravamo alla Casa del Cinema di Villa Borghese. Era il 2018, l’occasione era la prima del docufilm di Roberto Palma dall’intrigante titolo di Roma Capitale. Mi ha fatto piacere ritrovarlo. Un po’ invecchiato, con la voce un po’ più gracchiante, ma dissacrante come sempre, non ha risparmiato nessuno. Ha avuto divertenti frecciate per tutti. Ma ha speso anche parole di pura poesia per Roma nostra.
“Quando sei in palestra senti quel sudore che ti entra nelle vene e capisci che non potrai mai dimenticare la boxe. ‘Na vorta l’unico sfogo che c’era era la palestra de pugilato. Come fai a dimenticà’?”
Il film era un grido di dolore per un pugilato che fino a qualche decennio fa riempiva le nostre giornate. Raccontava, seguendo il filo del sentimento, il tempo in cui Roma sapeva affascinare e conquistare.
Boxe Capitale era soprattutto questo. Sullo schermo sfilavano gli uomini che avevano popolato un’epoca in cui i pugili erano ancora eroi, ma anche protagonisti più recenti di un mondo in cui il compenso non era adeguato alle fatiche, ma la risposta in popolarità e prestigio era comunque appagante.
È stata piena di lampi e di magie la stagione della boxe romana negli anni Settanta/Ottanta. Lo ricordo con nostalgia.
E ricordo quei nomi che riportano alla luce foto che a me sembrano tutte color seppia, spettatori urlanti, tanti appassionati. Un mondo antico e felice.
Morasca (che tra l’altro aveva organizzato anche l’europeo dei gallo tra Nati ed Eguia a Castrocaro assieme a Pino Ragni, e il titolo italiano di Felicioni contro Salvemini a Rieti) era il papà di Rita, promoter di alcune serate di boxe. Una rarità per l’Italia a quei tempi. Ed era il genero di Roberto Felicioni, che aveva sposato Rita.
Quei tempi non ci sono più, ci hanno lasciato solo i ricordi di un pugilato che incantava gli occhi e riscaldava il cuore.
Venerdì Franco Morasca se ne è andato via per sempre. Aveva 88 anni.
I funerali si terranno domani, 20 aprile, alle ore 11 presso la Chiesa della Natività in via di Bravetta 633.


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