Addio Alex, dicevi: “Non è vita senza sfide”. Il ricordo attraverso le sue parole

Alessandro Alex Zanardi se ne è andato via per sempre, aveva 59 anni. Voglio ricordarlo attraverso le sue parole, spezzoni di interviste che gli ho fatto prima e dopo l’incidente del 15 settembre 2001.

Imola, 1° maggio 1999 (vigilia GP San Marino)

Non hai paura dei rischi che devi affrontare?
“Non devi inseguire l’impossibile. Ma se arrivi a guardare la morte in faccia e riesci a farle una pernacchia e a tornare indietro, beh allora ti senti davvero felice.”
Hai a disposizione tre desideri. Quali vorresti esaudire?
“Per due chiedo tempo, ma il terzo l’ho da sempre fisso nella mente. Vorrei dimenticare tutto quello che ho fatto come pilota e rimettermi in una macchina di Formula 1 come un uomo qualsiasi. Potrei così godere di quelle sensazioni che solo la velocità sa offrire.”

Lausitzring, 15 settembre 2001

Drammatico incidente durante una gara del campionato Cart. Alex Zanardi rimane a lungo in coma. Si riprende, da allora cammina con due protesi. Il suo amico dottor Carlo Costa dice che Alex ha fatto riscrivere i paramedici della Nasa. Quelli che consideravano morta una persona che aveva subito sette arresti cardiaci.

Valencia, 2006 (prima delle prove)

Una Bmw Sauber è adattata apposta per lui. 
Acceleratore manuale dietro al volante. Nelle curve strette Zanardi non riuscirà a girarlo più di 30°. Dovrà affrontare la manovra rallentando ulteriormente e usando una sola mano.
Il pedale del freno è ribaltato e portato a destra al posto dell’acceleratore. Un sistema di fissaggio gli permette di ancorare il piede (ridotto a un 36 anziché a un naturale 43) e mantenerlo costantemente attaccato al pedale.
La posizione del sedile in relazione al pedale è calcolata in modo che il ginocchio resti flesso a un determinato angolo e lui, spingendo in basso con l’anca, possa aprire il ginocchio e quindi dare pressione al pedale del freno.
Arrivava al bloccaggio delle ruote esercitando una pressione attorno ai 70 chili.
L’abitacolo è stretto. Questo costringerà Zanardi a usare delle protesi flessibili.

Valencia, 25 novembre 2005 (pomeriggio)

Alex sale sulla Bmw Sauber adattata apposta per lui. È il primo portatore di handicap a guidare una Formula 1. Corre e tocca i 285 kmh.
Alessandro Zanardi, come riassumeresti la tua esperienza?
“Portare uno senza gambe su una Formula 1 sembrava una follia, una bestemmia. E invece è solo una cosa molto bella.”
Quale è il ricordo più eccitante che porti a casa da una giornata come questa?
“Il cambiamento di attitudine che ho visto nei componenti della squadra. Quando sono arrivato qui, da bravo rompiscatole quale sono, ho cominciato subito a dire potremmo fare questo, potremmo fare l’altro. E tutte le risposte che ricevevo avevano un comune denominatore: ma devi fare tre giri, non stare a rompere i coglioni con questo e quello. Dopo i primi tre giri erano loro a dirmi: cosa possiamo fare?”
Perché senti il dovere di cominciare una nuova sfida?
“Un uomo senza sfide vive una vita estremamente vuota.”
Cosa ti ha aiutato a vincere questa?
“La flessibilità mentale delle persone che come me nella loro vita devono affrontare in modo continuativo ostacoli che per i normodotati non sono tali, per cui alla fine vai a sviluppare doti che tutti abbiamo ma che restano nascoste perché non ne abbiamo bisogno.”
Se ti chiedessero di riprovare una F.1, lo rifaresti?
“Subito. Quando esci il primo giorno con una ragazza ti devi accontentare di quello, poi magari è la stessa ragazza che porterai all’altare. Per adesso abbiamo cenato insieme, domani vedremo cosa accadrà.”
Non ti sembra di esagerare con il rischio?
“Ci tengo molto alla pellaccia. Credo però che vada modificato il concetto. Ho corso negli ovali a velocità superiori ai 400 kmh, sarei un falso se dicessi che sono gare in cui non rischi la vita. Qui da noi però, soprattutto con auto turismo, ci sono misure di sicurezza notevoli. Ci sono cose che facciamo quotidianamente che sono più rischiose. Ho la mamma a Bologna, abito a Padova. Spesso di inverno mi capita di fare quell’autostrada. La nebbia è costante. Immancabilmente vengo superato dal solito apripista con dieci auto che gli stanno dietro. Ecco, quelle persone stanno correndo dei rischi che sono mille volte superiori a quelli che corro la domenica pomeriggio in pista. Ma non voglio sembrare retorico. Se guido una bellissima Bmw nuova fiammante, la strada è asciutta, non c’è nessuno in giro e vedo fino a cinque chilometri avanti, faccio anche 160 khm. In quel momento non sto correndo alcun rischio in più che se andassi a 130 kmh. Anche perché a 130 kmh mi addormenterei.”
Molti portatori di handicap non riescono a combattere le loro difficoltà. Te la senti di dargli qualche consiglio?
“Capisco chi si chiude in sé stesso quando la vita gli presenta un conto molto salato, come un evento traumatico simile al mio. Hanno bisogno di tempi molto lunghi per muoversi lentamente verso quella che era la loro vita di prima. Il consiglio che mi sento di dare è: partite, provate a fare qualcosa. Molti portatori di handicap sono arrabbiati con la vita, ogni tanto si comportano da rompicoglioni, cosa comprensibilissima, e la gente non sa cosa fare. Tocca sempre a noi mettere l’interlocutore a proprio agio, magari scherzandoci sopra. A me che sono conosciuto tutto questo è risparmiato, la gente non abbassa lo sguardo per evitare l’imbarazzo dell’incontro.”
Come ti definiresti?
“Sono un uomo fortunato. Nella mia vita ho avuto molte opportunità, c’è tanta gente per cui l’occasione passa una sola volta.”
Hai ancora qualche desiderio nel cassetto?
“Se seguissi i desideri, mi metterei a sognare. E allora tutto diventerebbe più pericoloso.”

Alessandro Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Debutta in Formula 1 nel 1991. Corre nelle Serie Cart negli Stati Uniti, vince i campionati 1997 e 1998. L’incidente in Germania nel settembre 2001 lo costringe all’amputazione di entrambe le gambe. Rifiuta di considerare finita la sua carriera di sportivo praticante. Gareggia tra i i Paralimpici del ciclismo. Vince quattro medaglie d’oro e due d’argento all’Olimpiade di Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016. Vince 18 titoli mondiali nel para-ciclismo Nel 2020 rimane seriamente ferito dopo lo scontro con un camion, mentre partecipa a una staffetta di beneficenza di para ciclismo in Toscana. Alex muore a Bologna il 2 maggio 2026.


, ,

Lascia un commento