Sandro Mazzinghi, dalle origini contadine alla conquista del titolo mondiale…

Erano gli anni della seconda guerra mondiale. La mamma si alzava  alle cinque del mattino e tirava avanti fino alle sei della sera. Andava a fare i materassi dai contadini, i bucati in casa dei ricchi. Quando rientrava, Sandro interrompeva il lavoro nei campi, metteva gli zoccoli sotto la bretella della canottiera e le andava incontro. L’Erminia appariva in fondo alla strada, un’ombra che avanzava dondolando. Due borse nelle mani, una cesta sulla testa. Dentro c’erano cipolle, aglio, fagioli, ceci, pane. Soldi non ce n’erano e i contadini le davano gran parte della ricompensa direttamente dall’orto.
Sandro Mazzinghi ha sofferto la fame, quella vera che ti fa svegliare nel cuore della notte. È stato sotto i bombardamenti, ha conosciuto la tragedia quando Vera è morta in un incidente d’auto. Era sua moglie da dodici giorni. Voleva smettere, è tornato sul ring perché è nato per combattere.
Ha vinto il mondiale contro Dupas, l’ha difeso in Australia.
Accanto a lui Guido, fratello ma anche amico, consigliere, maestro.
Ha spaccato l’Italia a metà. Da una parte lui, dall’altra Nino Benvenuti. Due incontri entrati nella storia della boxe e del nostro Paese.
Perso il titolo, se lo è ripreso contro Ki-Soo Kim in un match cruento, spietato. Battaglie così, un uomo ne può affrontare solo una nella vita.
Sandro Mazzinghi, pugile da leggenda. Questa è la sua storia.

covermazzinghi(dalla terza di copertina di “Anche i pugili piangono” Sandro Mazzinghi, un uomo senza paura nato per combattere di Dario Torromeo, edizioni Absolutely Free, 224 pagine, 15 euro. Nelle migliori librerie e nei principali siti di vendita online)

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Diffusione: qualche sorriso per i politici, i giornali sportivi perdono ancora…

trioAudipress e Audiweb hanno pubblicato gli ultimi dati riferiti al mese di novembre 2016.
Quelli di Audipress si riferiscono alle vendite dei quotidiani. Ancora in calo i tre giornali sportivi.
A dire il vero il calo è generale, anche per le prime due posizioni della classifica: Corriere della Sera (249.662) e Repubblica (214.880).
Nel dato integrato (cartaceo+digitale) finalmente troviamo qualche segno positivo: +1,38% Corriere della Sera (323.393), +2,80% Quotidiano Nazionale (101.851), +1,33% Avvenire (124.450).
I tre sportivi arrancano anche qui:  -4,46% Gazzetta dello Sport (167.423), -5,34% Corriere dello Sport-Stadio (86.361), -6,51% Tuttosport (56.706).
Queste le cifre del cartaceo, il primo numero indica la posizione nella classifica nazionale del quotidiano di riferimento.

audipress

I dati Audiweb si riferiscono alle visite degli utenti ai siti online dei quotidiani. Anche qui brutte notizie per gli sportivi che perdono lettori rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Nella tabella sono indicati: 1. Utenti unici nel giorno medio, 2. Pagine viste, 3. Tempo per persona.

web

 

Quattro amici al bar. Internet, i giornali sportivi e quell’acqua che sale, sale…

cover

Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità di anarchia e di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e proponevi i tuoi farò.
(Eravamo quattro amici al bar, Gino Paoli)

barlume

È passata più di un’ora da quando siamo arrivati in questo bar della Garbatella. E da più di un’ora parliamo di giornali. Siamo italiani, quindi convinti di avere la risposta a ogni perché.
Marco ha aperto la discussione.
Gli ultimi dati sono inquietanti. Anche a ottobre la Gazzetta dello Sport ha perso, è scesa dell’8,02% rispetto allo stesso mese nel 2015. E gli altri due non hanno fatto certo meglio: – 10,95% il Corriere dello Sport, -10,27% Tuttosport”.
Interviene Giorgio.
Colpa di Internet, ormai nessuno va più in edicola”.
Sottolinea Aldo.
E allora come me lo spieghi che nello stesso periodo il sito online della Gazzetta è sceso del 18,9%, quello del Corriere del 27,9% e Tuttosport addirittura del 34,9%?”.
Silenzio.
Poi, puntuale, preciso, polemico come sempre, si fa sentire Filippo.
Gli italiani non sono grandi fruitori di Internet. Il 32,6% non ha neppure la connessione in casa. Siamo al diciannovesimo posto in Europa per diffusione della banda larga”.
Da questo momento in poi si va a ruota libera, non vale neppure la pena di sottolineare chi dica che.

lettori
Il problema è un altro. I giornali cartacei hanno perso credibilità”.
“Vero. Ma io credo che l’analisi debba allargarsi. Da più di venti anni l’informazione sportiva è omologata. Il calcio occupa dal 65% all’85% dello spazio, a seconda del quotidiano di riferimento. E dal calcio non escono notizie. Le società di Serie A hanno messo il doppio lucchetto e l’allarme anti-notizie. Comunicano solo attraverso veline o il proprio sito web. Anche le interviste in esclusiva si vanno diradando fin quasi a scomparire. E quando ci sono, almeno quelle che si fanno nei confini italiani, sono sotto il taglio della censura. La presenza di un uomo dell’ufficio stampa della società è condizione indispensabile per acconsentire all’incontro tra il giornalista e il calciatore. Tutti hanno quasi sempre lo stesso materiale, partendo da questo bisognerebbe cercare almeno di diversificare la chiave di lettura dell’informazione”.
Vero, ma è anche vero che questo tipo di lavoro è difficile. Ormai il punto di riferimento per le società sono le televisioni. Gli stessi giocatori accettano più volentieri un’intervista televisiva che quella con un giornalista del cartaceo. Sia per una mancanza di cultura che li aiuti a rapportarsi con questo mezzo di comunicazione, sia perché non si fidano degli interlocutori, sia perché sponsor e società se il messaggio passa attraverso il mezzo televisivo sono più contenti”.
“E poi c’è il taglio dell’organico. Il primo passo degli editori per il contenimento dei costi è quello della riduzione del corpo redazionale. Meno a lavorare, maggiore necessità di usare collaboratori malpagati, utilizzo senza freni di materiale Internet o di qualsiasi agenzia, scadimento del livello giornalistico”.

computer
E non dimentichiamo che ogni giornale ha un bacino di utenza che non intende deludere. Se lo fanno le televisioni a pagamento che curano con infinito interesse quelle squadre che producono tifosi che comprano gli abbonamenti, perché non dovrebbero farlo anche i giornali? Perfino l’analisi delle azioni alla moviola subisce la pressione della squadra da mettere sotto la lente del regolamento. Per non parlare dei legami pubblicitari”.
“Siamo qui a chiacchierare da mezz’ora e non abbiamo neppure sfiorato gli altri sport. Adesso anche la Gazzetta, ultimo baluardo, ha preso la cattiva abitudine di non mandare sempre e comunque inviati agli eventi a cui poi dedica intere paginate. Gli altri hanno scelto questa politica da quasi dieci anni. Diceva un mio amico: si è perso il gusto del racconto. E cosa volete raccontare se non siete testimoni dell’evento, se con i protagonisti ci parlate una volta l’anno, se la vostra faccia non la conosce più nessuno tra gli addetti ai lavori?”

crisi-economica
Ma non l’avete ancora capito che qualsiasi cosa facciano, i giornali moriranno? Non c’è futuro per loro. È l’abisso culturale in cui sta scivolando l’Italia a decretare la morte della lettura. Non sono solo i giornali a farne le spese. Un italiano su dieci non ha mai letto un libro nella sua vita, ne vogliamo parlare? Il calo di vendite dei quotidiani è impressionante, non sono numeri che possano far sperare. Qui non si tratta di strategie editoriali sbagliate, continuamo a guardare la pagliuzza e non vediamo la trave. E mi parlate di altri sport che non siano calcio. Ma per favore, non vi siete ancora accorti di quanto il rapporto pubblicità-spazio sul giornale si sia allargato negli ultimi tempi? Fatemi il piacere, almeno voi datela un’occhiata ai giornali. Ragazzi, si fa per dire, è finita. Arrendiamoci”.
“In parte sono d’accordo con te. Sembriamo un gruppo di reduci, quattro vecchi garibaldini senza speranza, giapponesi che non scendono dall’albero e imbracciano il fucile anche se la guerra è finita da vent’anni. Sono consapevole di tutto questo, ma non ce la faccio ad arrendermi senza combattere. Perché ci sarà pure un modo di ritardare la fine, o no?”
Servirebbe una rivoluzione sportiva dal punto di vista culturale/editoriale. Servirebbe qualcuno che investisse pesantemente in un’industria che arranca ogni giorno di più. Mi sembra di mettere assieme una serie di utopie, non vedo futuro. Anche se…
“Anche se…”
Magari si potrebbe lasciare una formula che non dà risultati. Squadra che vince non si cambia, ma se si perdono tutte le partite qualcosa bisognerà pur cambiare. E allora perché da giorni e giorni vedo solo pezzi di calcio mercato sui giornali? E sono una esagerazione dietro l’altra. Ogni dieci nomi, al massimo uno risulta vero. Autentiche balle spaziali. Quelle notizie non sono neppure verosimili. Ho visto e letto cose che voi umani… Ecco, torniamo alla credibilità. Una volta si diceva “È vero, l’ho letto sul giornale”. Oggi si dice “È una balla, stava sul giornale”.”

acqua
Quando scocca la seconda ora di discussione, ci prendiamo una pausa. Ordiniamo pastarelle e pizzette, un paio di analcolici, un succo di frutta e un’acqua tonica. Anche a parlare male degli altri si fa fatica.
Dopo la breve interruzione, passiamo a discutere di libri.
Alzo la testa verso il grande specchio dietro il bancone del bar.
Vedo quattro ragazzi ormai vicini ai settant’anni. Pensano di sapere tutto, sanno assai poco.
Quelli che davvero sanno tutto hanno anche loro i capelli bianchi, ma girano da una televisione all’altra sparando improbabili verità e intascando generosi gettoni di presenza. Sono contro tutto e tutti, tranne i loro amici. Come noi, parlano male del cartaceo. Poi magari beccano l’offerta giusta e te li ritrovi a dirigere un giornale che una volta era al top e oggi lotta per evitare l’ultima spiaggia.
Una spiaggia deserta in cui c’è solo l’acqua che sale, sale, sale…

Sono qui con quattro amici al bar
che hanno voglia di cambiare il mondo.
E poi ci troveremo come le star
a bere del whisky al Roxy Bar
o forse non c’incontreremo mai
ognuno a rincorrere i suoi guai.

(Quattro amici al bar, Gino Paoli)

 

 

Il libro sulla vita di Mazzinghi presentato il 15 dicembre al Museo di Storia Naturale di Grosseto

copia

Un’altra presentazione è stata confermata dopo quella dell’8 dicembre a Roma.
Il libro “Anche i pugili piangono” sulla vita di Sandro Mazzinghi sarà presentato una settimana dopo a Grosseto assieme a “Dal vostro inviato” di Franco Esposito. Entrambi i libri sono della casa editrice Absolutely Free.

grosseto

Per i giornali americani la vittoria di Ward su Kovalev è del tutto meritata…

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Commenti sdegnati in Italia per il risultato del mondiale mediomassimi tra Andre Ward e Sergej Kovalev (a sinistra nella foto). Nessuno ha avuto dei dubbi sulla vittoria del russo.
Decisamente su un’altra lunghezza d’onda i giornalisti americani che definiscono onesto e meritato il successo del loro connazionale (un triplo 114-113 per i giudici).
Ecco il senso dei titoli dei principali quotidiani.
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NEW YORK POST
Ward-Kovalev non è stato un furto ed è tutto quello di cui la boxe ha bisogno

usat

USA TODAY
Andre Ward recupera da un iniziale knockdown e sconfigge ai punti Sergej Kovalev per il titolo dei mediomassimi

nyt

NEW YORK TIMES
Andre Ward prende il controllo e poi la corona di Sergey Kovalev

los-angeles

LOS ANGELES TIMES
La vittoria di Andre Ward su Sergej Kovalev un coraggioso sforzo

las

LAS VEGAS JOURNAL
Andre Ward supera di misura Sergey Kovalev con una decisione unanime nel match per il titolo

washington

THE WASHINGTON POST
Ward tira fuori una decisione ai punti su Kovalev per il titolo

Pugilato uguale violenza nella vita, è quello che pensano i giornali. Per poi scoprire che…

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Ancora una volta un pugile è stato protagonista di un evento criminoso.
Questo è quanto riporta il sito del Messaggero.
Il signore che sarebbe stato protagonista del fatto (nome e cognome sono riportati nel testo dell’articolo) e avrebbe recitato nel ruolo del cattivo non figura nel database dei professionisti che operano nel mondo (fonte boxrec), nè su quello dei dilettanti (fonte archivio Fpi).
A questo punto mi chiedo dove abbia esercitato la sua attività e se sia davvero un pugile.
Ma il problema non è solo questo.
La precisazione nei titoli della professione del reo sembra sia necessaria solo quando si tratta di una persona che pratica la boxe, così tanto per evidenziare la malvagità di questa gente.
Non mi sembra di avere letto titoli del tipo “Idraulico gambizza infermiere dopo avere riparato il lavandino” o “Architetto uccide la moglie, cassiera al supermercato”.
Nessuno degli altri titoli di cronaca nera pubblicati sulla homepage del Messaggero riporta la professione del reo.

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Sento già salire l’obiezione. Il pugile ha maggiore visibilità mediatica di un architetto o di un idraulico. A parte il fatto che non è assolutamente questo il caso, perché quando è nel suo contesto naturale, cioè su un ring, nessun giornale si occupa del pugile?
Se non genera interesse quando esercita la professione, se ne deduce che non è popolare e quindi non merita spazio su un giornale.
Forse quello che interessa i giornalisti è l’associazione boxe uguale violenza.
Tesi che trova riscontro nel fatto che nelle titolazioni scompare il nome del protagonista e viene usata la parola pugile. Il cognome del soggetto non direbbe nulla, ma allora perché fare titoli sottolineando che il colpevole è un pugile? Fosse stato un operatore ecologico sarebbe finito nelle brevi? Il circolo vizioso non trova vie di uscita e io continuo a farmi domande.
È chiaro che tra i giornalisti, soprattutto tra quelli che non sono mai entrati in un palazzetto dello sport, pugile sia sinonimo di violenza anche nella vita. È così? Sareste comunque fuori strada anche in questo caso: perché vi meravigliate quando un violento diventa protagonista di episodi di violenza? Sui giornali, me lo insegnate, finisce l’insolito, l’eccezione.
Ammettiamo (ma aspetto che qualcuno mi aiuti a capire dove, come e quando) che il tizio che ha brutalmente picchiato l’anziano sia un pugile. Perché riportare la professione nella titolazione?
Non ha senso e non trova riscontro in nessuna regola giornalistica.
P.S. La notizia rimanda al servizio fotografico. Quindici foto del pezzo di marciapiede, ripreso da ogni angolazione, dove si è svolto l’evento criminoso.

La boxe e le bufale dei giornali: online o cartacei, non fa distinzione…

gazz

Il 10 ottobre Daiane Ferreira Da Silva, cittadina brasiliana, scrive sul suo profilo Facebook di essere stata aggredita da tre persone e di averle sopraffatte grazie alla sua tecnica pugilistica.

Un paio di giorni dopo su alcuni giornali esce la notizia.

gazzasito

Campionessa di pugilato brasiliana stende tre pakistani che l’avevano aggredita.

Passano le ore e la notizia cambia.

Pugilessa brasiliana stende tre pakistani.

Ancora qualche ora.

Pugilessa brasiliana stende tre extracomunitari. Ma la polizia non conferma la versione.

Oggi siamo arrivati a una nuova puntata.

La polizia smentisce la versione di Deiane Ferreira Da Silva.

libero

La brasiliana è stata denunciata per simulazione di reato e procurato allarme.
Le forze dell’ordine precisano di non avere ricevuto mai alcuna telefonata al 113 relativa ai fatti, di non avere notizia di persone sospette nella zona nelle ore indicate, di non avere mai mandato alcuna pattuglia sul luogo dove avrebbe avuto luogo il tentativo di violenza.

Qualcuno nel mondo della boxe si chiede: Anche la bufala! Perché dobbiamo continuare a farci del male?
Io dico. Perché piangersi addosso? Il pugilato in questo caso c’entra davvero poco.

La presunta campionessa era stata presentata dai giornali come atleta in possesso del pass olimpico, costretta a rinunciare ai Giochi di Rio 2016 solo per colpa di un maledetto infortunio. In realtà non aveva passato alcuna qualificazione olimpica e campionessa internazionale non lo era mai stata.

gazzagiornale

A finire ko stavolta sono stati i giornali, anche quelli importanti, non certo la boxe. E, attenzione, dico giornali non giornalisti. I primi si identificano in direttori, capi redattore e capi servizio. I secondi in colleghi che spesso dovrebbero battersi oltre le loro forze per far prevalere una visione più serena delle vicende trattate.

Davanti a una notizia allettante (donna stende tre uomini a suon di pugni) non si sono fatti tante domande. Fin dall’inizio la polizia aveva posto mille e un dubbio. Eppure i titoloni (compresi richiami in prima pagina) davano per certo il fatto.

Dico io: prima di pubblicare, è così difficile cercare di capire se si tratti di verità o di dubbia interpretazione della realtà?

Purtroppo non ci troviamo certo a un fatto nuovo.

Ricordo come fosse oggi quando in redazione al Corriere dello Sport, dove lavoravo, arrivò un dispaccio di agenzia che annunciava la sfida tra Julio Cesar Chavez padre e Julio Cesar Chavez figlio. Fui immediatamente chiamato dal direttore.

Una pagina all’interno, pezzo in prima, fondino per stigmatizzare lo scandoloso match.

Alzai il telefono e chiamai Dan Goossen negli Stati Uniti. Il dispaccio lo indicava come organizzatore dellincredibile evento.

Un flash di agenzia dice che Chavez padre e figlio si affronteranno in un regolare match a Las Vegas. Confermi?

“Mai siete pazzi? Primo non metterei mai in piedi una cosa del genere. Secondo il figlio combatterà tra venti giorni contro un altro avversario.”

Tornato al piano superiore e informato direttore e staff mi trovai davanti a una sfilata di facce deluse.

“Ma è una notizia che farà parlare il mondo intero.”

Sì, ma è anche una notizia che non è vera, quindi: non esiste.

“Ma domani la pubblicheranno con ampio risalto tutti i giornali.”

Se basta inventare per finire in prima pagina, possiamo fare di meglio. Scriviamo di una sfida tra il Presidente degli Stati Uniti e Topolino.

“Esci da questa stanza.”

Niente pezzo in prima, niente pagina sull’evento. Solo cinquanta righe per raccontare come una notizia falsa sarebbe andata a riempire le prime pagine di tutti i giornali.

Cosa che puntualmente accadde.

rds

Sdegno e insulti contro la boxe, contro l’ultima frontiera, contro il muro dell’etica preso a pugni. Nessuno il giorno dopo penso però di rivoltare su di sè quegli stessi insulti…

Ne restammo fuori in tre.

Claudio Colombo del Corriere della Sera, Massimo Lopes Pegna della Gazzetta dello Sport e io per il Corriere dello Sport. I tre che avevano controllato la veridicità della notizia. Cosa che dovrebbe rappresentare la normalità nel mondo dell’informazione.

Oggi la serie Amica Bufala registra l’ennesima puntata con la vicenda di Pordenone.

Era così difficile mettere almeno sullo stesso piano la versione originale (sul momento incontrollabile) e quella della polizia (che smentiva da subito quanto affermato nella versione originale)?

Ancora oggi nei giornali vale la famosa frase detta da un mio collega dopo avere creato ad arte una notizia “ricamandoci sopra” (come si dice in gergo).

Non è vera, ma è bella.”

eurosport

P.S. A questo punto della storia vedo già il sorriso sul volto del mio amico e collega Stefano Semeraro, pronto a ricordarmi di quella volta in cui (tanto tempo fa) un mio articolo fu titolato: Oggi Venus Williams si ritira. Cosa che lasciò nel panico l’intero mondo dei giornalisti sportivi che si occupavano di tennis. Venus ancora gioca. E in quel mio pezzo (cercatelo nella collezione del Corrriere dello Sport) non c’era assolutamente scritto che lei si sarebbe ritirata. Fu un’interpretazione del tutto personale del titolista. Solo che nessuno conosce il suo nome, e io non lo rivelerò neppure sotto tortura. Ma chi è del giro ricorda perfettamente il mio…

Copie vendute ad agosto 2016, continua il calo dei quotidiani sportivi

quotidiani-sportivi

Sono usciti i dati ADS (Accertamento diffussione stampa) relativi ad agosto 2016. Da molto tempo agosto è il mese in cui i quotidiani sportivi realizzano i migliori risultati dell’anno. Accanto riporto i dati relativi allo stesso periodo del 2015.

gazza

Agosto 2016: 232.548
Agosto 2015: 244.536
Differenza:     – 4,90%

cds

Agosto 2016: 129.766
Agosto 2015: 145.733
Differenza:   – 10,96%

tutto

Agosto 2016: 84.569
Agosto 2015: 94.420
Differenza:    – 8,49%

Audiweb: balzo in avanti della Gazzetta, calano Corriere dello Sport e Tuttosport

giornali

Audiweb Database ha pubblicato i dati luglio 2016 per i siti in Rete dei giornali italiani.
Ecco i risultati in un giorno medio dei tre quotidiani sportivi, rapportati allo stesso mese del 2015.

gazza

Gazzetta dello Sport
   866.123   utenti unici (+20,2%)
5.601.000 pagine viste (+19,1%)
           5:44  tempo per persona (+12,1 %)

tut

Tuttosport
    194.034 utenti unici  (-12,2%)
1.033.000 pagine viste (-9,5 %)
            4:19 tempo per persona (+34,1 %)

cd

Corriere dello Sport-Stadio
176.382  utenti unici  (-10,2 %)
787.000 pagine viste (-15,4 %)
3:23 tempo per persona  (-0.9 %)

Luglio ’16, più copie solo per L’Avvenire. Calano i tre giornali sportivi

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I dati ADS (Accertamento diffusione stampa) riferiti a luglio 2016 hanno una sola novità positiva. Tra i quotidiani L’Avvenire è l’unico ad avere guadagnato copie rispetto allo stesso mese dello scorso anno (99.396 contro 85.021 con un incremento del 16.91%).

tabella

Il Corriere della Sera si conferma quotidiano più venduto (256.969) davanti a Repubblica (251.862) e Gazzetta dello Sport. Tutti e tre in calo in rapporto alla media vendite di luglio 2015. Segno negativo anche per Corriere dello Sport-Stadio e Tuttosport.