Jamie Foxx nel ruolo di Mike Tyson in un film sulla vita del campione

Jamie Foxx interpreterà Mike Tyson sul grande schermo. È stato lo stesso ex campione del mondo dei massimi ad annunciarlo in un’intervista al tabloid inglese Sun.

L’attore, che ha vinto l’Oscar per avere dato corpo e voce alla figura di Ray Charles nel film Ray, ha firmato il contratto. Le riprese non sono ancora cominciate. Sembra che il regista possa essere Martin Scorsese.

Iron Mike ha detto che la sceneggiatura del film comprenderà ogni aspetto della sua controversa vita, dalla vicenda dello stupro di Desirée Washington al morso dell’orecchio di Evander Holyfield.

“Molte persone non saranno contente di quello che vederanno” ha concluso l’ex ragazzo di Brownsville.

Forest Whitaker dovrebbe interpretare il ruolo di Don King.

Jamie Foxx ha quarantanove anni ed è in splendida forma. Sembra sia anche andato in palestra e sia addirittura salito sul ring per provare qualche colpo. Testimoni oculari affermano si sia mosso bene fino a quando si è trattato di mimare i colpi, quando ha osato lanciarsi in una ripresa di sparring le cose sono andate decisamente peggio. Ha bisogno di molto allenamento per interpretare il ruolo del pugile. Tyson si è offerto di aiutarlo. Il rischio è che se Iron Mike dovesse lasciarsi andare, sarà indispensabile trovare un altro attore che lo impersoni sullo schermo…

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Rocky torna all’angolo di Creed per la rivincita contro il figlio di Ivan Drago

Tre foto sul suo profilo Instagram, tanto per capire quale sarà la reazione degli spettatori. Sylvester Stallone ha postato in rapida successione tre immagini che fanno chiaramente pensare a un sequel di Creed, lo spin off di Rocky che ha avuto grande successo commerciale negli Stati Uniti: cento milioni di incasso al botteghino.

Creed 2 avrebbe almeno due degli stessi protagonisti: Rocky Balboa (Sylvester Stallone) nelle vesti di allenatore e titolare di un ristorante, Adonis Creed (Michael B. Jordan) pugile e figlio di Apollo Creed.

La storia si aggancerebbe a Rocky IV, uscito nel 1985, il film in cui Apollo muore durante un match esibizione con Ivan Drago (Dolph Lundgreen). Rocky si è sempre sentito responsabile di quel luttuoso evento per non averlo evitato e per non essere intervenuto prima.

A trentadue anni di distanza Creed jr e Drago jr potrebbero ritrovarsi su un ring per risolvere vecchie questioni. E questa, in poche parole, la trama più probabile del film che dovrebbe uscire nel 2018. Più difficile che Stallone opti per una strada più complessa: il ritorno indietro nel tempo con l’intento di impedire ad Apollo di affrontare Ivan Drago.

Valutata la risposta dei potenziali spettatori, Stallone e la Metro Goldwin Mayer prenderanno la loro decisione definitiva sul film.

Venerdì su Rai 1 un tv movie sul pugilato, c’è anche Oliva

Ancora una volta il pugilato è usato come mezzo per raccontare una storia. La boxe, da sempre, è un cofanetto prezioso a cui sceneggiatori, registi e scrittori riescono ad attingere a piene mani. I suoi protagonisti si prestano al dramma, all’esaltazione, alla gioia e alla tristezza, a volte riescono addirittura a far diventare commedia una situazione al limite della tragedia.

È una storia di pugilato “The dancer”, il libro di Adriana Sabbatini e Liliana Eritrei (edizioni Minerva) da cui è liberatamente tratto “Il coraggio di vincere”: il tv movie che andrà in onda venerdì 7 aprile su Rai 1, a partire dalle ore 21:25.

Legata al mondo del pugilato è l’intera vicenda.

Rocco (interpretato da Adriano Giannini) è un ex campione italiano dei medi andato in crisi nel momento stesso in cui si è sentito defraudato della vittoria nel match che valeva il titolo europeo. Il suo vecchio maestro Marcello (Nino Frassica) prova a restituirgli il piacere di vivere, ma non ce la fa. Solo l’incontro casuale con Ben (Yann Gael), un senegalese approdato in Italia come clandestino, riesce a regalare a Rocco, diventato allenatore, una nuova possibilità. La rapidità e la determinazione del ragazzo convincono l’ex campione a portarlo nella palestra che ora gestisce. La nuova vita è appena cominciata.

Altri interpreti del film per la tv diretto da Marco Pontercorvo: Serena Rossi e Nina Torresi.

Nel cast anche Patrizio Oliva, uno che nel pugilato ha svolto qualsiasi ruolo: manager, allenatore, arbitro, organizzatore e ovviamente (con i massimi risultati) anche pugile.

Le scene di boxe sono state girate alla Cristoforo Colombo di Luciano Grillone e Ettore Miccini, e alla Roma XI di Italo Mattioli e Luigi Ascani.
Quasi dimenticavo, Adriana Sabbatini (una delle due autrici del libro da cui è tratto il film) vive da sempre nel mondo del pugilato. Ne ha diviso gli umori, annusato gli odori, conosciuto i protagonisti.


In casa di Rodolfo, il papà, passavano personaggio famosi come Carlos Monzon, Nino Benvenuti, Tito Lectoure, Rocco Agostino, Bruno Arcari e tanti altri ancora. Ha vissuto le vigilie e le tensioni dei grandi eventi. Quando Rodolfo se ne è andato via prematuramente, lasciando un grande vuoto nella boxe mondiale, è stato il figlio Roberto a prenderne il posto.
Quella dei Sabbatini è una famiglia che fatica a stare lontana dal pugilato…
Appuntamento dunque per venerdì, su Rai 1.
“Il coraggio di vincere”, prodotto dalla Red Film e Rai Fiction, è la nuova storia che questo sport regala al popolo della boxe.

“Anche i pugili piangono. Sandro Mazzinghi un uomo senza paura, nato per combattere” di Dario Torromeo (edizioni EbsolutelyFree, 224 pagine, 15 euro). Nelle migliori librerie e nei più importanti store online.

 

Audisio racconta Ali. E lo fa con forza e passione, guardate il film stasera su Sky Arte

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Ho visto e letto tanto su Muhammad Ali (“Sono il più grande. L’ho detto ancora prima che sapessi di esserlo“). Soprattutto dopo la sua morte. Il libro di Thomas Hauser (“Muhammad Ali: His Life and Times”) è quello che ha lasciato il segno più profondo nel mio cuore, “Il re del mondo” di David Remnick è quello che mi ha affascianto più di tutti.
Il film, le persone colte direbbero biopic: film biografico, che ha acceso la passione regalandomi emozioni forti e spunti di riflessione si intitola “Da Clay ad Ali. La metamorfosi”. Lo ha scritto e diretto Emanuela Audisio. Potrete vederlo questa sera (ore 21:15) su Sky Arte, canale 120.
È un racconto corale, una vita narrata a più voci, un romanzo scritto dalle testimonianze dirette. È anche un’opera musicale, perché ha ritmo e usa varie tonalità. Non nasconde nulla, non è l’ennesima beatificazione a prescindere di Ali, sa mostrarne anche i peccati. Non è un monologo, una sola voce e immagini di repertorio che scivolano via accompagnate da chi protagonista non dovrebbe essere e resta invece sullo schermo più del soggetto principale del racconto.
Emanuela ha capito fino in fondo cosa sia la televisione. È immagini, primi piani di personaggi le cui parole ti aiutano a capire. È l’emozione che nasce dalle contrapposizioni, dalle sfumature, dai fatti.
Muhammad era come un’opera d’arte” dice Lonnie, l’ultima moglie in apertura.
Dentro ci sono anche Thomas Hauser, è un piacere anche sentirlo parlare; Nino Benvenuti (“Sono riuscito ad accompagnarlo nell’ultimo viaggio. Se non ce l’avessi fatta avrei pianto tutta la vita”), Gianni Minà, il fotografo e regista William Klein, il matchmaker Dan Majewski. Ci sono le due mogli: la seconda, Khalilah (quando è nata si chiamava Belinda e racconta: “Sono stata io a creare Ali, gli dicevo cosa dire, come muoversi. Lui aveva tutto dentro, ma doveva trovare la forza per gridarlo al mondo. Io l’ho aiutato in questo“) e la quarta, Lonnie.
C’è Oliviero Toscani, mai banale, capace di fissare in poche parole concetti affascinanti.
Mi ha insegnato la non ricerca del consenso”.
Era un uomo sempre in movimento”.
È un’opera d’arte”, un concetto che ritorna.
Ci sono spunti divertenti, come l’intervista televisiva in cui Ali racconta l’esperienza olimpica accompagnando le parole con un crescendo dell’inno americano.
Ci sono momenti di commozione assoluta.
Non nascondo di avere pianto davanti all’immagine di quell’uomo devastato dal Parkinson mentre accende il tripode ad Atlanta 1996. Quelle immagini mi avevano sempre commosso, ma mai sino alle lacrime. Stavolta sono uscite perché il racconto aveva saputo creare un esemplare crescendo di emozioni. In poco meno di un’ora Emanuela mi aveva raccontato mille storie, il cui filo conduttore era Muhammad Ali e la sua voglia infinita di vivere, di essere in contatto continuo con il mondo. Lo stacco su quello stesso uomo che ora tremeva incessantemente ha fatto scattare la molla dell’emozione. Non ho resistito. Ho pianto.
Il film ha altre grande intuizioni. Come quella di far seguire al fuoco olimpico del ’96, la nube di terrore dell’11 settembre 2001. Il momento che ha cambiato il rapporto tra Ali e il mondo.
C’è l’amore della gente per Muhammad. Ma c’è anche l’odio di un’America a cui quel negro dava davvero fastidio, un odio che gli hanno versato addosso senza pudore dopo la sconfitta contro Ken Norton a San Diego.
È un film che parla di un personaggio ingombrante, uno che ha riempito i vuoti di qualsiasi posto abbia visitato. Un grande pugile, una figura importante nella società americana, un simbolo per i neri d’America.
In un mondo in cui gli uomini di colore venivano impiccati e Billie Holliday ne cantava la tragedia chiamandoli “strani frutti pendono dagli alberi”, era arrivato un altro nero che urlava “Sono il più bello”. A molti sarà sembrata solo una battuta, a me quelle quattro parole hanno sempre dato l’idea di un grande momento rivoluzionario.
Ancora una volta Emanuela Audisio è entrata nel cuore della storia e ci ha lasciato mille spunti su cui riflettere.
Da Clay ad Ali. La metamorfosi”, guardatelo stasera alle 21:15 su Sky Arte (canale 120) e portatene con voi il ricordo per sempre.

Con Mani di Pietra continua il rapporto boxe/cinema. Dal ’31 a oggi, una lunga storia da Oscar…

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È uscito Hands of Stone (Manos de Piedra, mani di pietra), il libro che racconta la vita di Roberto Duran, il mitico panamense campione del mondo in quattro differenti categorie di peso, dai leggeri ai medi ( se ne avete voglia, cliccate su questo link https://dartortorromeo.com/2014/09/25/a-casa-di-mani-di-pietra-duran/, dentro c’è la storia di quella volta che sono andato a trovarlo nella sua casa di Miami…).

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Il protagonista del film è l’attore Edgar Ramirez, interpreta il campione. Ma il personaggio più importante per il grande pubblico è Robert De Niro, qui nella parte di Ray Arcel: l’allenatore. Poi ci sono Ania de Amas che recita nel ruolo di Felicidad Iglesias, la moglie di Roberto; la pop star Usher che dà corpo e voce a Sugar Ray Leonard e John Turturro nei panni del boss Frankie Carbo.

Regista e sceneggiatore Jonathan Jakubowicz.

È appena uscito è già si parla di candidature all’Oscar.

Sono circa quattrocento i film che hanno come nucleo centrale della storia la boxe.

Alcuni di loro l’Oscar l’hanno vinto davvero.

Nella stagione cinematografica 1931/1932 Wallace Beery aveva avuto la nomination per l’interpretazione di un ex campione dei pesi massimi in The Champ. L’Oscar era stato assegnato a Fredric March per Il dottor Jeckyll. Un riconteggio dei voti assegnò il premio (a pari merito) anche a Beery.

Nel 1954 Fronte del porto vinse come miglior film, migliore regia (Elia Kazan), miglior attore protagonista (Marlon Brando), miglior attrice non protagonista (Eva Marie Saint).

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Nel 1957 Lassù qualcuno mi ama vinse il premio per la fotografia (Joseph Ruttenberg) e per la miglior scenografia (Cedric Gibbosn, Malcom Brown, Edwin B. Willis, F. Keogh Gleason).

Nel 1976 Rocky si  aggiudicò l’Oscar come miglior film e il premio alla regia (John G. Avidsen).

Nel 1980 Toro Scatenato, la storia di Jack La Motta con la regia di Martin Scorsese, fruttò a Robert De Niro il premio come attore protagonista.

Nel 2004 quattro Oscar a Million Dollar Baby: miglior film, miglior regia (Clint Eastwood), migliore attrice protagonista (Hilary Swank), miglior attore non protagonista (Morgn Freeman).

Nel 2011 Christian Bale vinse la statuetta come miglior attore non protagonista in The fighter, la storia di Micky Irish Ward. Il premio come migliore attrice non protagonista andò a Mellissa Leo.

Nel 1997 fu premiato come miglior documentario Quando eravamo re di Leon Gast, corto imperniato sulla magica sfida a Kinshasa tra Muhammad Ali e George Foreman.

In coda i dieci film sul pugilato che mi sono piaciuti di più (ci sono anche i dieci libri che preferisco). Questo articolo, pubblicato tempo fa su questo blog, ha ricevuto qualche suggerimento tendente ad allargare la lista.

Una lettrice che si firma Dana vorrebbe aggiungere Southpaw e Creed che a lei sono piaciuti molto.

L’amico e collega Alfredo Bruno mette giù la sua classifica con tanto di nota esplicativa.

Rocco e i suoi fratelli lo stavo per mettere… In Fronte del porto di boxe ce n’è poca, ma è importante la figura di Marlon Brando come ex pugile che si ribella alla mafia del porto. La sua forza e il suo coraggio sono derivati dalla boxe che lo ha formato fisicamente e interiormente. Ero un giovincello quando uscì il film e tutti parlavano di questo grande attore come pugile. L’ho messo al decimo posto proprio perchè la boxe c’entrava, ma era marginale, altrimenti come film in sè l’avrei messo al primo posto. La figura del protagonista pugile era un ricorrente ricordo per esempio in Gangster con Burt Lancaster, tratto da un racconto di Hemingway: il fatto che il protagonista fosse un pugile aveva una sua rilevanza. Toro Scatenato per esempio non gli ho dato il rilievo datogli da molti perchè la figura di Jack La Motta era costruita su misura per De Niro, cosa che non fu per Paul Newman che si addentrò invece molto bene nel personaggio di ROcky Graziano. Sono punti di vista lo so, ma niente può superare un binomio come cinema e boxe. Ricordo pure un film con John Derek che interpretava un prete che la sera andava a combattere per trovare i soldi per costruire la chiesa. Basta che in qualche maniera tra i protagonisti ci sia un pugile e il successo è garantito…
1) Lassù qualcuno mi ama.
2) Stasera ho vinto anch’io.
3) Città amara.
4) Quando eravamo re.
5) Million Dollar baby.
6) Toro scatenato.
7) Una faccia piena di pugni.
8) Il grande campione (Kirk Douglas).
9) Il colosso d’argilla.
10) Fronte del porto( M.Brando).
Per quanto riguarda i libri è difficile: mi piacciono tutti“.

Il dibattito è aperto.

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https://dartortorromeo.com/2016/07/10/film-e-libri-sulla-boxe-i-miei-dieci-preferiti-di-sempre/

Film e libri sulla boxe. I miei dieci preferiti di sempre

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Estate, ferie, tempo libero. Una buona occasione per rivedere in DVD vecchi film sul pugilato. O magari per leggere un bel libro sullo stesso tema. Sia chiaro, non dico che siano i migliori di sempre. Dico solo che a me sono piaciuti molto. Ovviamente ogni suggerimento è ben accetto. Mi piacerebbe conoscere la vostra Top Ten. In fondo troverete anche un elenco dei miei libri sul tema. Ultimo avviso: l’ordine è cronologico.

 

I FILM

stasera

Stasera ho vinto anchio
(The set-up, 1949, 72 minuti) Robert Ryan, Aydrey Totter, George Tobias, Alan Baxter, Wallace Ford. Percy Helton. Regia di Robert Wise.

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Il colosso d’argilla
(The harder they fall, 1956, 109 minuti) Humphrey Bogart, Rod Steiger, Jan Sterlin, Mike Lane, Nehmiah Persoff, Jersey Joe Walcott, Max Baer, Edward Andrews. Regia di Mark Robson.

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Lassù qualcuno mi ama

(Somebody Up There Likes, 1957, 113 minuti) Paul Newman, Annamaria Pier Angeli, Everett Sloane, Sal Mineo, Steve McQueen, Eileen Heckart, Harold J. Stone. Regia di Robert Wise.

città

Città amara
(Fat city, 1972, 100 minuti) Stacy Keach, Jeff Bridges, Suan Tyrrell, Candy Clark, Nicholas Colasanto. Regia John Huston.

Rocky

Rocky
(Rocky, 1976, 119 minuti) Sylvester Stallone, Talia Shire, Burt Young, Carl Weathers, Burgess Meredith, Thayer David, Joe Spinelli. Regia John G. Avildsen

toro

Toro scatenato
(Raging Bull, 1980, 129 minuti) Robert De Nito, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Frank Vincent, Nicholas Colasanto. Regia di Martin Scorsese.

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Quando eravamo re
(When we were kings, 1996, 89 minuti) Regia di Leon Gast.
Documentario vincitore del premio Oscar 1957. I personaggi sono i protagonisti della magica notte di Kinshasa: Ali, Foreman, Dundee, Don King…
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Hurricane – Il grido dell’innocenza
(The Hurricane, 1999, 145 minuti) Denzel Washington, Vicellous Reon Shannon, Deborah Kara Unger, Liev Schreiber, John Hannah, Rod Steiger, Vincent Pastore. Regia Norman Jewison.

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Million dollar baby
(Million dollari baby, 2004, 127 minuti) Clint Eastwood, Hilary Swank, Morgan Freeman, Jay Baruchel, Mike Colter, Lucia Riijker. Regia di Clint Eastwood.

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Cinderella man, una ragione per lottare
(Cinderella man, 2005, 139 minuti) Russell Crowe, Renée Zellweger, Paul Giammatti, Craig Bierko, Paddy Considine, Bruce McGill. Regia di Ron Howard

I LIBRI

ko

KO, storie, avventure e segreti del pugilato mondiale
(Un viaggio pieno di sorprese attraverso luoghi e protagonisti della boxe, Mondadori 1978) di Giuseppe Signori.

toro

Toro scatenato
(L’autobiografia di Jack LaMotta, miserie, gloria e violenza, Mondador 1980) di Jack LaMotta

uragano

L’anno dell’uragano
(Jack Johnson, intrighi, pugni e bugie, razzismo e furia della natura, Fanucci 2004) di Joe R. Landsdale

pugni

Pugni
(Tre racconti, quello del titolo è la sfida tra Il Ballerino e La Capra, dove il ring è la vita, Sellerio 2006) di Pietro Grossi

remnick

Il re del mondo
(La vera storia di Muhammad Ali, Feltrinelli 2008) di David Remnick.

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Hurricane
(La drammatica storia di un uomo ingiustamente accusato di triplice omicidio. Ladri di sogni gli hanno distrutto la vita, 66th and 2nd 2010) di Hirsch James S.

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La sfida
(Il magico racconto di Ali vs Foreman a Kinshasa, Einaudi 2012) di Norman Mailer

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Una bistecca
(Un lungo racconto che narra le frustrazioni di un pugile, Ortica editrice 2012) di Jack London

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Mal tiempo
(L’ultima occasione di un pugile al tramonto, Cuba è lo scenario della storia, Keller editore 2012) di David Fauquemberg

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Città amara
(L’unico romanzo di un autore fantastico, Fazi 2015) di Leonard Gardner

 

I MIEI LIBRI DI BOXE

 

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Saper vedere un incontro di pugilato (un manuale che aiuta a capire come analizzare un match, Compagnia Editoriale)

Uomini

Uomini e pugni (ricordi, aneddoti, curiosità di due innamorati della boxe, scritto assieme a Roberto Fazi. Marchesi Grafiche editoriali)

giganti

Dodici giganti (la storia di dodici pesi massimi, da Jack Johnson a Mike Tyson, Libreria dello Sport)

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E chiamavano me assassino (la vita spericolata e difficile di Stanley Ketchel, un dei più grandi pesi medi di sempre, Absolutely Free Editore)

oro

L’oro dei gladiatori (la meravigliosa avventura della nazionale azzurra all’Olimpiade di Roma 1960, Edit Vallardi)

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Meraviglioso (Marvin Hagler e i favolosi anni Ottanta, un periodo magico per tutto il pugilato, Absolutely Free editore)

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Monzon (il professionista della violenza, scritto assieme a Riccardo Romani, Absolutely Free editore)

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I pugni degli eroi (Robinson, Ali, Chavez e tutti i grandi della boxe. Scritto con Franco Esposito, Absolutely Free editore)

galassi

A modo mio (Simona Galassi: storia di pugni e di passione, scritto con Flavio Dell’Amore, Edizioni InMagazine)

Non fare copia

Non fare il furbo combatti (Perdenti ed eroi tra droga, sesso e un po’ di gloria, Absolutely Free editore)

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Stanley Ketchel (il più grande dei selvaggi del ring, nuova edizione rielaborata e ampliata di “E chiamavano me assassino”, Absolutely Free editore)

 

Il 14 gennaio Creed esce in Italia, è l’ultimo film della saga di Rocky con Sylvester Stallone

Creed, nato per combattere è l’ultimo film legato alla saga di Rocky (in realtà si tratta di uno spinn off, ovvero di una trama ricavata da un altro film traendo spunto da uno dei suoi personaggi).
Uscirà in Italia il 14 gennaio prossimo.
I trailer in circolazione rendono bene la drammaticità della storia.

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Adonis Johnson (Michael B. Jordan, I Fantastici 4) non ha mai conosciuto il suo famoso padre, il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, che è morto prima che lui nascesse. Eppure non si può negare che la boxe il ragazzo l’abbia nel sangue. Adonis si reca a Philadelphia, luogo del leggendario incontro tra Apollo Creed e l’allora sconosciuto Rocky Balboa. Una volta nella Città dell’Amore Fraterno, Adonis rintraccia Rocky (Sylvester Stallone) e gli chiede di diventare il suo allenatore. Rocky vede in Adonis la forza e la determinazione che aveva conosciuto in Apollo, il feroce rivale che divenne in seguito il più caro amico. Rocky accetta di allenare il giovane pugile anche se l’ex campione sta combattendo un avversario più letale di chiunque abbia mai affrontato sul ring. Con Rocky all’ angolo, non passerà molto tempo prima che Adonis ottenga un match per il titolo… ma riuscirà a sviluppare non solo le capacità, ma anche il cuore di un vero combattente in tempo per salire sul ring?
La sceneggiatura è nata dal lavoro di Ryan Coogler (Fruitbale Station).

Il motivo guida della colonna sonora è Last breath interpretato dal rapper Future.

Nel cast anche un pugile professionista, il britannico Tony Bellew detto The Bomber che sabato si batterà a Londra per l’europeo dei massimi leggeri contro Matusz Maternak.
Nel film è il detentore del titolo Pretty Ricky Coulon che affronta lo sfidante Adonis Creed.

Tyson a Pechino minaccia con la pistola un attore che scatta un selfie…

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Una curiosa immagine di Mike Tyson sul set del film “Chinese salesman” a Pechino. L’ex campione del mondo dei massimi punta, con un ghigno decisamente poco minaccioso, la pistola di scena su uno dei protagonisti che approfitta del momento per scattare un selfie.
Iron Mike è in Cina per un tour promozionale del suo prossimo film che uscirà nelle sale nella primavera del 2016.
All’inizio di quest’anno l’ex pugile è stato in Asia per girare alcune scene della pellicola imperniata sulle arti marziali e intitolata “Ip Man 3″, con la star del kung fu cinese Donnie Yen.
Durante le riprese inavvertitamente Yen con il gomito ha colpito Tyson a un dito procurandogli una frattura. L’ex campione ha prima finito la scena e soltanto dopo si è fatto curare dal dottore.

Ronda supereroe e superpagata. Ora anche il cinema porno si occupa di lei

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Le stelle del porno americano Joanna Angel e Derrick Pierce stanno realizzando “Ronda mi ecciti“, un film per adulti ispirato a Ronda Rousey (nella foto sopra in un servizio realizzato per Sports Illustrated), la campionessa della MMA.

Una parodia che già dal titolo (Ronda ArouseMe) chiarisce a quale pubblico la pellicola ha intenzione di rivolgersi.

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La popolarità di Ronda sta crescendo vertiginosamente. Ha già recitato in alcuni film: The Expendables 3, Furious 7 (sotto una clip) e presto apparirà in Mile 22.

Si è auto proposta al gruppo Marvel per avere la sua immagine tra i personaggi dei supereroi. Ha postato sul suo profilo Instagram (foto sopra) le caricature che le hanno inviato tre cartoonist che sono anche suoi ammiratori.

Ma adesso si sono innamorati del personaggio anche quelli del porno (nella foto sotto Derrick Pierce).

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Ronda è una ragazza che sta rapidamente aumentando in popolarità e guadagni. Nell’ultima classifica delle donne di sport più pagate al mondo, Forbes l’ha inserita all’ottavo posto con 6,5 milioni di dollari incamerati tra giugno 2014 e giugno 2015. Tre milioni incamerate come compensi dei suoi match, più altri 3,5 in arrivo dagli sponsor Reebok, Metro PCS, Monster headphones, Buffalo David Bitton and Carl’s Jr.

Aggressiva, brava tecnicamente e forte fisicamente nei combattimenti, la ragazza sa cavarsela bene anche nell’auto promozione. Diretta, scaltra, pronto a colpire dritta l’obiettivo.

Non c’è un solo muscolo del mio corpo che non sia per uno scopo. Perché io non sono una cagna senza ambizioni“.

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Dopo aver visto uno dei suoi match Joanna Angel si è sentita ispirata a realizzare una parodia porno.
Quale donna non diventerebbe una fan di Ronda? Lei è la più forte, la più tosta del mondo, ed è veramene bella. Da quando abbiamo annunciato le riprese del film, abbiamo riscontrato che questa è la parodia che ha riscosso il maggior successo promozionale”.
Joanna ha girato con la sua telecamera “una giornata con Ronda” prima dell’ultimo incontro della Rousey  contro Behte Correia, match durato appena 34 secondi.

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Quando hanno chiesto alla Rousey cosa pensasse del film porno in uscita “Ronda mi ecciti” lei ha risposto sorridendo.

È divertente, ero abituata a sentire la frase detta da alcuni compagni di scuola. Ora almeno qualche ragazza pagherà i suoi conti con questo film“.
Candidata a interpretare il ruolo di Ronda è la pornostar Kleio Valentien (foto sopra) che per prepararsi al ruolo ha preso qualche lezione di MMA dal suo collega di lavoro Derrick Pierce esperto di arti marziali, oltre che film porno.

Un film racconta l’infanzia di Pacquiao

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È uscito oggi in cento sale delle Filippine (dal 24 aprile in Usa e Canada) “Kid Kulafu”, il film di Paul Soriano che in poco meno di due ore racconta i primi quindici anni di Manny Pacquiao. Da quando bambino ha cominciato a sognare, a quando ormai ragazzo il sogno si è avverato.

Una famiglia con i genitori separati, niente da mangiare, niente casa, niente soldi. La povertà allo stato puro. Manny raccoglieva bottiglie vuote di Kulafu per poi portarle ai rivenditori e intascare pochi centesimi. Kulafu era il nome di un brandy, ma anche di un popolare personaggio dei fumetti. Una sorta di Tarzan filippino.

Nato in una casa con il tetto di paglia, su un pavimento sporco, Pacquiao ha dovuto lottare con tutte le sue forze per uscire dalla miseria. La boxe è stato il mezzo che gli ha permesso di tirarsi fuori. Il primo match lo ha disputato per una borsa di 100 pesos (due dollari), gli servivano per comprare le medicine alla mamma malata. Ne ha fatta di strada il ragazzo.

Il ruolo di Manny Pacquiao è interpretato da Buboy Villar, un diciassettenne filippino che ha le stesse origini povere del campione.

http://bcove.me/690j4fno

Chiudo questo articolo, riportando alcuni brani del libro “I pugni degli eroi” (Franco Esposito e Dario Torromeo, Absolutely Free editore), quelli che parlano appunto dell’adolescenza di Pacquiao.

“Manny, da bambino, vendeva ciambelle e sigarette in strada. Tra i suoi clienti c’erano uomini della malavita. Se era un giorno fortunato, faceva a pugni in cortile. Si batteva a mani nude per soldi. Cento pesos, poco più di due dollari americani per ogni match.

Dionisia, la mamma «più dura del ferro», era una donna molto religiosa. Voleva che il figlio diventasse prete. Ma faticava a controllarlo. Faceva lavori saltuari, vendeva verdure ai bordi delle strade, non aveva abbastanza soldi per dare da mangiare ai sei bambini.

Liza e Domingo erano nati dal primo matrimonio. Isidra Alberto, Rogelio ed Emmanuel (detto Manny) erano nati dalla relazione con Rosalio. Poi lui era andato a lavorare in un’altra città e quando lei aveva scoperto che aveva una nuova compagna, avevano divorziato.

Manny era piccolo. Faceva ancora le scuole elementari. Ma già contribuiva al bilancio familiare. Avevano bisogno di lui. Vendeva ninnoli lungo strade piene di buche, dove bambini mezzi nudi e dai capelli arruffati inseguivano per divertimento vecchie ruote arrugginite di biciclette.

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Al più piccolo dei Pacquiao piaceva studiare, ma non voleva crescere in un posto senza futuro. E General Santos City, Cotabato del Sur, lo era. Aveva così cominciato a coltivare un sogno. Sarebbe diventato un pugile, sarebbe diventato ricco con lo sport.

Ogni pomeriggio avvolgeva attorno alle manine dei piccoli asciugamani e mimava le azioni che aveva visto fare ai compagni più grandi. Solo molti anni dopo avrebbe saputo che quel gioco, nel pugilato, si chiamava “fare le figure”. L’aveva capito quando quei colpi sparati all’aria erano diventati la dieta quotidiana nel menù della fatica.

Il primo a credere che avrebbe potuto farcela era stato Dizon Cordero, un ex pugile che da dilettante era riuscito a vestire la maglia della nazionale filippina. Gli aveva insegnato l’arte, gli aveva imposto la disciplina. Lo aveva portato in casa, dove aveva potuto assicurargli un pasto e un letto per dormire. Dopo un solo mese di allenamento il ragazzino aveva fatto l’esordio sul ring. E aveva vinto per k.o. al primo round.

Il destino era già segnato…”