Appuntamenti romani. Un film e un libro per raccontare la boxe, gli uomini

Il grido di dolore per una boxe che fino a qualche anno fa riempiva le giornate di chi ‘amava.
Il racconto del tempo in cui Roma sapeva affascinare e conquistare.

“Boxe Capitale” di Roberto Palma, presentato in anteprima al Rome Indipendent Film Festival, è anche questo.

Giovedì 20 settembre ci sarà la prima in una sala pubblica, al Nuovo Cinema Aquila (via L’Aquila 66-74, Roma) dalle 21:30.

Sul grande schermo sfilano gli uomini che hanno popolato un’epoca in cui i pugili erano ancora eroi.

Sono rimasto affascinato da quel clima di guasconeria, semplicità e voglia di arrivare che si respira con grande naturalezza nel documentario. Le palestre di Roma, Audace e Team Boxe Roma XI soprattutto ma anche le altre, sono lo scenario sui recitano pugili, maestri, dirigenti e organizzatori. Ognuno con la sua intensa storia da raccontare.

Il regista dosa con grande abilità passione, emozione e drammaticità. Stemperando il tutto con una buona dose di ironia. Da questi ingredienti saggiamente usati esce fuori il ritratto del pugile romano. Un po’ sfrontato, coraggioso, strafottente e poco propenso a seguire le regole. Ma anche forte, determinato, sempre e comunque innamorato di questo strano sport che si chiama pugilato. Una disciplina per cui rubi le ore al sonno, ti sottoponi ad allenamenti massacranti, prendi pugni in faccia, ti ferisci e a fine serata raccogli una paga che non è minimamente all’altezza di quello che hai messo sul piatto della bilancia.

“Boxe Capitale” mi ha ricordato l’istrionismo di Luciano Sordini e Daniele “Bucetto” Petrucci. Guerrieri tosti, mai domi, sempre pronti alla battaglia. Si fanno aiutare da una vena disincantata e dissacrante per narrare il passato e affrontare il presente. Un’esibizione di grande senso comico. Due autentici attori.

Il viaggio attraverso le facce del pugilato romano passa attraverso quella del maestro Eugenio Agnuzzi, uno che non nega a nessuno la battuta o un prezioso consiglio tecnico. Serio quando è necessario esserlo, mai serioso. Sempre pronto alla presa in giro quando serve per abbassare il clima di tensione se ritiene sia salito troppo in alto. Uno che dispensa saggezza pugilistica, senza far pesare il suo ruolo.

Il faccione da antico romano di Cesare Venturini e quello da centurione indomito e coraggioso di Mario Romersi. Eccoli lì a raccontare a raccontarsi. Parlano di una boxe che non c’è più, quella in cui un titolo italiano ti portava in cima al mondo e ti permetteva di vivere degnamente.

Un brusco salto in avanti nel tempo ed ecco Giovanni De Carolis che sottolinea, con quella calma che in pubblico non abbandona mai, come il pugilato oggi si faccia solo per amore. Non certo per crearsi un futuro. E se lo dice lui che è stato l’ultimo italiano campione del mondo…

Mi ha fatto piacere ritrovare un viso che non vedevo da molto tempo, quello di Franco Morasca. Era l’organizzatore dei venerdì al Palazzetto di viale Tiziano. Appuntamento fisso con pugili che non erano fenomeni, ma tenevano con grande dignità il cartellone. Dissacrante come sempre, Morasca non ha risparmiato nessuno. Ha avuto divertenti frecciate per tutti.

Tra i protagonisti del ring è sfilato Domenico Spada: si è presentato in smoking all’anteprima alla Casa del Cinema a Villa Borgese, quando ha tirato le fila del rapporto tra i gitani e la boxe.

Bella la storia di Angelo Artino, pugile che si è laureato con una tesi su boxe e disabilità. E oggi frequenta con piacere la Traiano Boxe Fiumicino del maestro Rondinella, un locale riservato esclusivamente ai disabili con l’intento di inserirli in un progetto più ampio che riesca a regalare loro rispetto delle regole e momenti felici attraverso questo sport.

C’erano anche tre giornalisti sulla scena.

Luigi Panella di Repubblica, Alfredo Bruno direttore di Boxe Ring ed io.

Abbiamo provato a fare da collante alle storie, a raccontare il pugilato capitolino attraverso la nostra chiave di lettura.

E ancora: Renzo Frisardi, Marco Digianfrancesco, Alberto Arcese, Gabriele Venturini, Marcello Stella, Italo Mattioli, Valerio Ranaldi, Silvano Setaro della Quadraro Boxe, Emanuele Blandamura: l’ultimo campione europeo della nostra boxe, Franco Piatti..

Chiedo scusa a tutti quelli che non ho citato. A una certa età la memoria è un bene prezioso. Per chi è riuscito a conservarla.

Ho lasciato per ultimo lo struggente momento in cui ha attraversato lo schermo il ricordo di Carlo Maggi, scomparso due anni fa. Daniele Petrucci non è riuscito ad andare avanti. Si è bloccato, ha stretto le corde del ring e ha pianto. È stato l’ennesimo omaggio a un maestro che oltre al pugilato insegnava anche la vita.

L’appuntamento è per giovedì 20 settembre al Nuovo CInema L’Aquila, via L’Aquila 64-74, ovviamente a Roma.

BOXE CAPITALE (documentario, 71’) regista e sceneggiatore Roberto Palma. Musiche: Matteo Senese. Montaggio: Alessandro Giordani. Anno di produzione: 2017. Fotografia: Giorgio Brancia. Suono in presa diretta: Luigi Scairato. Produttori: Silvia Innocenzi, Tommaso Agnese, Giovanni Saulini. Produzione: Magda Film.

Il 3 ottobre un altro incontro con il pugilato vicino e lontano dal ring.
Alla Biblioteca Hub Culturale Moby Dick (alla Garbatella) alle 17:30 ci sarà la presentazione del libro “Che LOTTA è la VITA” in cui racconto la storia di Emanuele Blandamura.

Tutti lo chiamano Lele.
Combatte dentro e fuori dal ring.
Non c’è giornata in cui non sia chiamato a confrontarsi con i demoni.
A dieci mesi è abbandonato dai genitori.
Comincia qui la storia di un uomo inseguito da incubi e dubbi.
Lo salva nonno Felice, maresciallo dei carabinieri in pensione.
Lo ama e gli insegna ad amare la vita, anche se sa di essersi imbarcato in un’impresa difficile: a 56 anni tirare su un bambino non è cosa da poco.

È un rapporto speciale quello tra il ragazzo ribelle e un signore che ne ha viste tante. Guerra e prigionia comprese.
Crescendo, Lele scopre che deve abbandonare la commiserazione e passare all’azione. È bravo a venirne fuori, lottando e soffrendo. È bravo soprattutto nonno Felice a camminargli accanto. Gli insegna come ritrovare un minimo di serenità, senza imporgli regole o stilare una lista di comandamenti.
Per fargli capire cosa sia la vita sceglie la strada più difficile da praticare, quella dell’esempio silenzioso.
E Lele capisce.
Pagina dopo pagina di “Che LOTTA è la VITA” impariamo a conoscerli meglio, fino a quando i ruoli si invertono. Il bulletto si prende cura del nonno colpito dal male e non più indipendente.
Il tempo passa, Lele scopre lo sport, diventa campione di pugilato, conquista il titolo europeo dei medi. Impresa prestigiosa. Quel giorno a bordo ring ci sono anche i genitori.
Ritrova la mamma dopo 27 anni di silenzio, riallaccia i rapporti con il papà dopo infiniti problemi.
Era un bulletto di periferia, è diventato un campione che vola addirittura in Giappone per vivere il sogno mondiale.
Tutto questo Lele racconta in prima persona nel libro.
Fanno da sfondo al romanzo le strade di una Roma di periferia, tra palestre che sembrano grotte e strade violente che offrono poco alla speranza.

CHE LOTTA È LA VITA è la storia del Sioux del Ring. Prima bulletto poi campione, salvato da un nonno eroe. Edizioni Slam, Absolutely Free Editore. Mercoledì 3 ottobre alle ore 17:30 Biblioteca Hub Culturale Moby Dick (via Edgardo Ferrati 3A, alla Garbatella, a cinquanta metri dal Teatro Palladium). Relatore il giornalista radiofonico Federico Zamboni. L’attore Giuseppe Ippoliti leggerà alcune pagine del libro. Ingresso libero.

 

 

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