L’IBA replica al CIO, e accusa. La corda sta per spezzarsi

L’International Boxing Association ha risposto al documento del Comitato Olimpico Internazionale, documento in cui il CIO minaccia di togliere il pugilato dal programma dei Giochi a partire da Parigi 2024.
“È imperativo affrontare l’ultimo attacco agli atleti dell’IBA e all’IBA stessa da parte del CIO. La nostra associazione è accusata per il continuo impegno della nuova leadership nel voler diventare un’organizzazione solida e indipendente, senza i precedenti problemi di governance”.
Alla possibilità che la boxe esca subito dalle Olimpiadi, l’IBA risponde attaccando.
“I Giochi Olimpici sono un patrimonio sportivo globale, appartengono agli atleti di tutti gli sport. Non possono diventare uno strumento di estorsione delle Federazioni Sportive Internazionali per ragioni puramente politiche, come sta accadendo ora. L’IBA continuerà a lottare affinché i suoi atleti abbiano tutte le opportunità e pari diritti di partecipare ai Giochi Olimpici, liberi da discriminazioni, separati dalla politica dello sport che ora è diventata un approccio consueto”.
Respinge le accuse al mittente.
“Siamo stati criticati per aver rinnovato una partnership commerciale che era stata stipulata per la prima volta nel 2021. L’accordo è stato annunciato e approvata dalle Federazioni Nazionali al Congresso Ordinario IBA 2022. È la prima di numerose iniziative del nostro governo. Queste operazioni sono l’inizio di alcune riforme della governance per riparare il danno di immagine causato dall’ex presidente dell’AIBA, membro del CIO e membro del comitato esecutivo, Ching-Kuo Wu”.
Punta il dito sul CIO.
“È chiaro che la persecuzione dei pugili IBA continuerà fino a quando non sarà raggiunto il controllo definitivo sulla boxe e sulla sua leadership. La discriminazione contro l’Ente e i suoi partner, basata sulla nazionalità di questi ultimi, contraddice la Carta Olimpica ed evidenzia la questione degli atleti e dello sport manipolati per scopi geopolitici”.
L’IBA resta comunque ottimista sugli sviluppi della situazione.
“Nonostante la minaccia che la boxe possa essere rimossa dal programma di Parigi 2024, l’IBA continuerà a tenere contatti con l’alta dirigenza del CIO, a lavorare affinché l’esclusione non avvenga e a rimanere impegnata in vista di LA 2028”.
Lo scontro è totale, l’IBA non riconosce nessuno degli addebiti che le sono stati mossi. L’unico colpevole dei peccati passati, presenti e (se ci saranno) futuri della boxe è il signor Ching-Kuo Wu.
Non sono ottimista come il governo dell’International Boxing Association.
Con questi presupposti, la sola conclusione ipotizzabile è la scomparsa dal programma olimpico di uno sport sempre presente da St Louis 1904 a Tokyo 2020 (con l’esclusione di Stoccolma 1912, quando la boxe era stata proibita in Svezia). Spero di sbagliarmi, ma credo proprio che il governo del pugilato mondiale si sia imbarcato in un viaggio senza ritorno.
L’unica speranza a cui aggrapparsi non è l’IBA, il cui comportamento è teso a spezzare piuttosto che a riunire, ma alla NBC (che con l’acquisizione dei diritti di copertura televisiva rende in gran parte possibile la realizzazione dei Giochi). I ricavi del CIO per ogni Olimpiade provengono al 75% dalla cessione di quei diritti. Il network (che si è pronunciato a favore del pugilato) li ha comprati fino al 2032, tre Olimpiadi estive e tre invernali. Sto parlando di oltre 7,7 miliardi di dollari. E i soldi, si sa, sono il motore di tutto. Anche dello sport olimpico…

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