I problemi della Gazprom mettono a rischio il futuro della boxe mondiale

La stampa europea sta facendo pressione sulle istituzioni politiche e sportive affinché taglino i rapporti con la Gazprom, la compagnia mondiale con sede a Mosca. L’azienda che gestisce produzione, stoccaggio, lavorazione e vendita del gas nel mondo. La società è russa al 50%, di proprietà del governo di Vladimir Putin, al 17% della Banca New York Mellon, al 33% di altre organizzazioni con quote minori.
Il calcio internazionale è attraversato da una forte turbolenza.
La finale della Coppa Campioni è prevista per il 28 maggio alla Gazprom Arena di San Pietroburgo. I media stanno chiedendo all’Uefa (che ha la Gazprom tra gli sponsor principali) di cambiare sede.  Bild, Financial Times e Daily Telegraph sono intervenute sul tema.
La spinta del presidente statunitense Joe Biden e le sanzioni subite dalla Russia hanno spinto il cancelliere tedesco Olaf Schulz a bloccare l’autorizzazione del Nord Stream 2, il gasdotto che dovrebbe portare il gas russo in Germania.
Le reazioni provocate dalle sanzioni hanno fatto perdere alla Borsa di Mosca l’8% alla Gazprom.
Le voci attorno a questa azienda toccano anche il pugilato.
L’IBA, l’International Boxing Association presieduta dal russo Umar Kremlev, è legata a doppio filo alla Gazprom con cui ha firmato a fine marzo 2021 un accordo di sponsorizzazione per due anni (al tempo l’acronimo era ancora AIBA, anche se la ragione sociale erà già International Boxing Association), con chiusura fine dicembre 2022. Un accordo segreto per quel che riguarda la cifra pagata dal colosso internazionale.
L’entità economica del contratto è sconosciuta anche al Comitato Olimpico Internazionale a cui l’IBA ha negato la possibilità di esaminare i documenti che la legano alla Gazprom, anche nel caso in cui il CIO avesse accettato di firmare un accordo di non divulgazione.
La commissione che sta studiando la questione per il CIO ha tratto le sue conclusioni. La maggioranza, anzi la quasi totalità delle risorse economiche dell’IBA, vengono dai soldi ricevuti dalla Gazprom.
La dipendenza della Federazione Internazionale da una società statale può aumentare preoccupazioni circa la potenziale situazione di conflitto di interessi e di autonomia”.
Ignota la cifra, comunque abbastanza soldi per saldare il debito con la Bekons (10 milioni di dollari) ed elargire contributi alle Federazioni nazionali.
2 milioni di dollari da spartire ogni anno 
2,5 milioni di dollari in attrezzature sportive
A cui vanno ad aggiungersi
2,5 milioni di dollari alle associazioni dei cinque continenti.
La guerra, le sanzioni nei confronti della Russia, i problemi della Gazprom potrebbero intaccare l’accordo. Nel caso accadesse, l’IBA si troverebbe nuovamente in gravi problemi finanziari. Un ulteriore passo indietro con due inquietanti scadenze in arrivo a fine 2022/primi mesi 2023. È il periodo in cui il CIO dovrebbe pronunciarsi sul reintegro della Federazione Mondiale all’interno della sua struttura e sulla presenza o meno del pugilato nel programma olimpico da Los Angeles 2028 in poi.

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