Pietro Rossetti sogna il titolo italiano e dice grazie all’unica sconfitta…

di Fabio Grilli*

Viene da San Giovanni, ha studiato nella scuola di Totti ed ha cominciato a boxare quando ancora era alle medie. Per molti Pietro “The Butcher” Rossetti è un predestinato.
Rossetti, lei ha quattordici incontri da professionista a soli 23 anni. Non è frequente in Italia…
Sì, ho cominciato che stavo ancora a scuola, all’ultimo anno dell’istituto alberghiero. Avrei voluto incominciare ancora prima ma il mio maestro, Italo Mattioli (a destra nella foto, assieme a Rossetti), mi ha consigliato di aspettare e così ho passato i 18 anni a fare una serie di incontri da dilettante, una decina.
Già, perché in realtà il suo rapporto con la boxe è precedente. A quando risale?
Ho cominciato in terza media, con la Fortitudo Boxe, una palestra che era collegata alla scuola calcio che frequentavo, nella zona di San Giovanni.
Ha debuttato prestissimo, cosa dicevano i suoi genitori?
Erano d’accordo. Sono anzi stato incoraggiato da mio padre e mio fratello, con cui infatti ho cominciato. Poi però, dietro il consiglio del mio primo maestro Marco De Paolis che ha scoperto il mio talento, sono andato ad allenarmi alla Montagnola, alla Team Boxe Roma XI.
Però lei è di San Giovanni, giusto?
Sì, ci abito tutt’ora. Lì ho studiato, andando alla Carducci e poi alle medie alla Pascoli, la scuola che ha frequentato anche Totti. Poi tre anni al Newton e gli ultimi due all’alberghiero.
Ma perché si fa chiamare “The Butcher”, il macellaio?
Perché era il mio lavoro. Fino a poco tempo fa stavo dietro un bancone da macellaio, all’interno di un supermercato. Quando l’ha saputo Davide Buccioni, il mio promoter, si è esaltato. Ora, grazie alle borse che ricevo per i miei combattimenti, posso dedicarmi solo alla boxe e non faccio più il macellaio. Però mi porto sempre dietro questo soprannome.
Facciamo un passo indietro, lei ha detto di aver incominciato alle medie. Si ricorda il primo incontro?
E chi se lo dimentica? Era giugno e si combatteva all’aperto, all’Akuna Matata di Ostia. Ero emozionatissimo, non capivo niente. Ma ho vinto, davanti alla famiglia ed ai miei amichetti di allora che, devo dire, come me non sapevano niente di boxe. Ma da quel momento in poi hanno cominciato a seguirmi, non facendomi mai mancare il loro supporto durante i miei incontri.
Poi diceva che è passato alla Team Boxe Roma XI, quanti anni aveva?
Quattordici, ero al primo anno delle superiori. Per me è la migliore palestra della città, una tana dei leoni. Siamo tutti fortissimi e questo è dovuto soprattutto a persone come Italo Mattioli e Luigi Ascani che si prendono cura di tutti. Davvero. Nessuno viene lasciato in secondo piano, dai più piccoli ai più affermati. Anzi, forse addirittura le maggiori attenzioni le ricevono proprio i più giovani. Ed è una cosa rara, anzi direi proprio unica.
Ed è la palestra dove si allena anche l’ex campione del mondo De Carolis.
Esatto. Giovanni è una persona sempre molto disponibile, che ti sa mettere a disposizione la sua enorme esperienza. E’ un valore aggiunto. Ma ci sono anche altri pugili molto forti, uno su tutti il mio amico Damiano Falcinelli. Ma ripeto, è fortissimo, ed è stato anche campione italiano. Io invece voglio diventarlo al più presto. 
Il ruolino di marcia sembra buono, visto che lei vanta una sola sconfitta su 14 incontri. Cos’è successo quella volta?
Mah, io penso sia stata un bene. E’ arrivata per decisione non unanime e sul momento ci siamo anche arrabbiati. Però oggi dico che è stato un bene perché mi sentivo troppo sicuro, combattevo in casa, al Parco degli Acquedotti. Mi ha fatto bene, mi ha aiutato a maturare.
Ed il sogno nel cassetto qual è?
Voglio il titolo italiano. Penso di meritare un’occasione, in realtà speravo già di poter affrontare Nicholas Esposito, che è l’attuale detentore.Voglio incontrarlo al più presto, e sono pronto ad andare anche a Milano, dove di solito combatte.

*RomaToday

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