Non capisco il tifo contro, quello che spinge a insultare Valentino, Mayweather e Conte…

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“Lei ha sei mesi di vita”, mi disse l’ufficiale medico alla visita di leva.
Anni dopo lo cercai, volevo fargli sapere che ero sopravvissuto, ma era morto lui.
È andata sempre così: mi pronosticavano la fine,
io sopravvivevo, sono morti loro.

(Toni Servillo, Il divo)

 

Non ho mai tifato contro.

Per molti sarà un limite, per altri un merito. Per me è naturale, non riuscirei a fare il contrario.

Sono milanista, ma non odio l’Inter.

Mi piaceva Ali, ma non godevo di una sconfitta di Frazier.

Non sopporto il comportamento fuori dal ring di Floyd Mayweather jr, ma non faccio certo fatica a dire che è un fuoriclasse.

Tenevo per Max Biaggi, ma non ho mai gufato Valentino.

In questi giorni di feste, navigando sui social mi sono accorto che il mio modo di godere lo sport non è condiviso da molti.
Il tifo contro porta a non riconoscere i meriti del nemico.

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Non capisco come si possa dire che Valentino Rossi non sia un grande pilota.

Nove mondiali, cinque dei quali consecutivi. Unico ad avere conquistato il titolo in tutte e quattro le classi, 114 Gran Premi vinti, 64 giri veloci. Eppure leggo che in fondo, in fondo, non è niente di speciale.

Restando in casa nostra, ricordo i commenti negativi (anche da parte di molti giornalisti) per la carriera di Patrizio Oliva.

Vincere europei juniores, argento ai senior (scippo alla grande di Konakbajev), oro olimpico e miglior pugile dei Giochi di Mosca 1980. Campione italiano, europeo e mondiale da professionista. E dopo il ritiro, rientro e titolo europeo in una categoria diversa. Vincere tutto questo per alcuni non è stato sufficiente per etichettarlo come campione.

Del resto ha avuto detrattori feroci anche Muhammad Ali. In tanti si sono accaniti contro di lui, negandone le qualità assolute.

Heavyweight contender Ali and, 21 (later aka Muhammad Ali), getting his poetic mouth taped by trainer Angelo Dundee during his weigh-in before big fight w. Doug Jones.

E per chiudere con il pugilato, parliamo di Floyd Mayweather jr.
Qualcuno mi ha scritto per email, altri mi hanno contestato commentando sul mio blog, altri ancora mi hanno aggredito verbalmente. Sui Forum sono in molti a non pensarla come me. Rispetto le opinioni altrui, ma vorrei sottolineare alcune contraddizioni.

In corsivo le frasi che ho sentito, quelle che mi sono state scritte o quelle che ho letto in qualche Forum in cui si parla di pugilato.

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Saul Canelo Alvarez è un vero pugile, uno che onora questo sport, non quel buffone!“.
Il 14 settembre 2013 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Canelo: 116-112, 117-111 i cartellini di due giudici, 114-114 il cartellino di C.J. Ross, la signora che per la vergogna ha dovuto lasciare la boxe.
Manny Pacquiao è un combattente,uno che è venuto a fare il match. Lui è il numero 1 pound for pound, non quel corridore“.
Il 2 maggio 2015 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Pacquiao: 116-112, 118-110, 116-112. E sento ancora in giro gente che giura abbia vinto il filippino.
Ti sei scordato di Shane Mosley, di cosa sia stato capace di fargli? Lo ha quasi spedito ko”.
Quasi, appunto. L’1 maggio 2010 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Mosley: 119-109, 118-110, 119-109.
E Marquez, ti sei dimenticato di Marquez?
Il 19 settembre 2009 Floyd Mayweather jr ha sconfitto Marquez: 120-107, 119-108, 118-109.
Miguel Cotto finalmente avrà quello che merita. È lui il numero 1, non quel corridore“.
Il 5 maggio 2012 Floyd Mayweather ha sconfitto Cotto: 118-110 117-111, 117-111.
Arturo Gatti, lui sì che era uno spettacolo. Il migliore di tutti“.
Il 25 giugno 2005 Mayweather batteva Gatti per rtd 6 dopo averlo torturato sino a quel momento. I cartellini erano 60-52, 60-53, 60-52.
E la paura che gli ha fatto prendere Zab Judah dove la mettiamo?
L’8 aprile 2006 Mayweather batteva Judah: 119-109, 116-112, 117-111.
Mayweather ha battuto anche Maidana (due volte), Guerrero, Hatton, De La Hoya, Mitchell, Corley, Castillo, Corrales, Vargas e altri 32 avversari chiudendo la carriera con un non disprezzabile 49-0 e cinque mondiali in cinque differenti categorie di peso.

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E c’è ancora qualcuno che giura fosse un bluff. Un maestro mi ha detto che se un suo dilettante combattese così lui lo manderebbi via dalla palestra. Ho ricevuto commenti di contestazione sul mio blog per avere scritto che è un fuoriclasse. Gli preferiscono pugili che lui non solo ha sconfitto, ma dominato.
Floyd Mayweather jr è un fenomeno del pugilato mondiale, fatevene una ragione. Non è il numero 1 di sempre nella mia classifica, non è neppure tra i primi cinque. Ma questo non significa che non sia un fuoriclasse assoluto.
E adessi godetevi i suoi successori.
Non mi è mai piaciuto come persona, ma la sua classe era indiscutibile.
Aveva ragione George Foreman: “Boxing is like jazz. The better it is, the less people appreciate it”. La boxe è come il jazz. Più è bello, meno gente lo apprezza.

C’è chi dice e scrive che Federica Pellegrini non sia così forte come altri raccontano. Non bastano un oro e un argento olimpico; quattro ori e undici primati mondiali; sette vittorie agli Europei per classificarla tra le fuoriclasse del nostro sport. No. Perché, dicono, è antipatica; presuntuosa; presenzialista. Ma che c’entra questo con il valore assoluto sul piano sportivo?

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Da milanista non riuscivo a capire l’accanimento contro Gianni Rivera (e qui ho rivelato la mia non giovane età). Gianni Brera lo faceva per professione, ma i tifosi lo facevano a prescindere. Nel senso che ignoravano le qualità del numero 10, la sua capacità di vedere in anticipo lo svolgimento dell’azione e il movimento dei suoi compagni, il talento naturale, la bravura nello spedire il pallone esattamente dove Pierino Prati aspettava che arrivasse. No, dal momento che Rivera rendeva apparentemente facile ogni giocata per loro era uno da criticare, insultare.

Ecco questa è forse una chiave di lettura per capire il tifo contro.

Non piacciono i talenti naturali, quelli a cui riesce tutto semplice.

Meglio chi si danna l’anima per arrivare a risultati che sono decisamente lontani da quelli degli odiati protagonisti. I tifosi vogliono sangue, sudore e lacrime. Degli altri, ovviamente.

Meglio Canelo di Mayweather, Trapattoni di Rivera, Frazier o Foreman di Ali, chiunque di Valentino Rossi. No, non riesco proprio a seguirvi su questa strada. Anche perché poi arriva Antonio Conte e ogni teorema salta in aria.

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Conte è un professionista del lavoro ossessivo, sul piano fisico e su quello psicologico. Ha vinto con la Juventus in Italia (e non aveva certo la squadra di Allegri), ha tenuto su la barca della nazionale agli Europei (e non venitemi a dire che aveva dei gioielli tra le mani), ha messo in fila tredici successi consecutivi con il Chelsea in Premier League (e la società non ha fatto spese come altri club britannici hanno fatto). In panchina si agita, urla, incita, soffre. Eppure in tanti non lo sopportano.

Forse, molto spesso, si confonde il ruolo pubblico con quello professionale. Bisogna saper prendere le distanze.
Maradona in campo dispensava magie, fuori era una catastrofe.

I fatti da una parte, l’analisi socio politica da un’altra.

Così mi diceva uno dei miei direttori.

Stessa cosa andrebbe fatta nello sport.
Se nel calcio infatti regge la tesi dei campanili, nel resto del panorama a guidare gli istinti peggiori sono altre cose.

Floyd Mayweather jr è la cartina di tornasole.

Come uomo fa di tutto per essere odiato.

Misogeno, razzista (“Mi dispiace, ma io so io e voi nun sete un cazzo”, citazione da Alberto Sordi nel “Marchese del Grillo”), arrogante e tanto altro ancora.

Ma che c’entra questo con la sua incredibile capacità difensiva, il senso del ritmo, il tempo di entrata e uscita in un’azione d’attacco, la velocità di esecuzione, la padronanza del ring?

Tiro le somme, aggiungo una buona dose di invidia (anche a livello inconscio: lui ha soldi, donne, successo, gloria e noi dobbiamo lottare ogni giorno con la vita) e il gioco è fatto.

striscione-lazio-inter

Lo sport è uno mondo che vive sulle emozioni. Rovinarlo con il tifo contro (lo striscione “Oh Nooo” dei laziali che applaudivano il 2-0 dell’Inter nel maggio 2010, un risultato che sanciva il sorpasso nerazzurro sulla Roma, esemplifica il concetto) non mi sembra la via migliore per gustarselo.

Dei peccati dei protagonisti parlerò un’altra volta.

 

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