Cindy e Amanda, le sorelle portoricane che vogliono entrare nella storia…

Cindy (L) and Amanda (R) Serrano. (Photo: EFE/TEAM SERRANO)

Cindy e Amanda vogliono diventare le prime sorelle nella storia della boxe femminile ad essere campionesse del mondo contemporaneamente.

Amanda Serrano è la più giovane, ma anche la più precoce.

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Ha 28 anni, a 6 voleva già imitare la sorella che di anni ne aveva il doppio.
Nate entrambe a Portorico, si sono trasferite con la famiglia a Brooklyn, New York. Lì si allenano con Jordan Maldonado.

Ehi ragazzina, che pensi di fare?

Voglio fare la boxe, come Cindy”.

Sei troppo esile, hai le mani fragili. Prova con un altro sport”.

No. Mi piace il pugilato”.

Bene, allora vai sul ring e fai una ripresa con quello lì”.

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Quello lì era un ragazzino già esperto.

Era sabato, il giorno dedicato agli allenamenti duri e Maldonado non voleva perdere tempo con la ragazzina.

Dopo due minuti Amanda era tornata all’angolo in lacrime. Le aveva prese e adesso voleva solo andare a casa.
Sei anni dopo aveva chiesto una seconda occasione.

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Di nuovo tu?

Maestro, mi lasci provare”.

Va bene, vai su e fai una ripresa con tua sorella”.

Cindy di anni ne aveva diciotto e alle spalle aveva una discreta carriera dilettantistica.

Dopo due minuti, la ragazza era tornata all’angolo.

Bene, finora sei andata piano. Adesso devi far capire ad Amanda che la boxe non è uno sport per tutti”.

Andata piano? Veramente ce l’ho messa tutta”.

Da quel giorno Amanda Serrano non è mancata un solo giorno in palestra.

Campionessa del mondo Wbo nei supergallo, piuma e leggeri. Titolo Inf nei superpiuma.

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Cindy ci proverà il 10 dicembre al Cosme Beitia de Catano Coliseum di San Juan de Portorico. Sfiderà Calixta Silgado per la corona Wbo dei piuma, lasciata vacante dalla sorella Amanda che si è andata a prendere il mondiale della categoria inferiore.

Proprio Amanda, la piccolina che tutti chiamano The Real Deal, il vero affare, proprio come Evander Holyfield. È lei per ora ad avere impreziosito la bacheca di famiglia. Cindy, detta Checkmate: scacco matto, cerca di affiancarla.

Le sorelle Serrano vogliono stare contemporaneamente sul tetto del mondo. Per riuscirci hanno deciso di fare sparring assieme alla vigilia di ogni match importante. E, statene certi, non si risparmiano…

Mayweather mostra un assegno da 100 milioni di dollari e deride i suoi detrattori

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Floyd Mayweather jr attacca a testa bassa.
Non lo faceva sul ring, lo fa nella vita.
Ma quando passa dalla tecnica pura del pugile all’arroganza in società di un uomo ricco perde lucidità, diventa volgare e decisamente antipatico.
Ha postato una foto sul profilo Instagram.
È un assegno a suo nome per 100 (cento) milioni di dollari.
È datato 2 maggio 2015, il giorno della sfida con Manny Pacquiao a Las Vegas: un match che ha generato un giro d’affari di seicento milioni di dollari e ha visto 4,6 milioni di persone comprare l’accesso alla pay per view.
Quei cento milioni rappresentavano il minimo garantito per Mayweather, che alla fine ne ha messi in banca 220.
Sotto la foto dell’assegno ha scritto un messaggio per quelle persone che ipotizzano match contro McGregor o Pacquiao, aggiungendo che il vero motivo del ritorno sul ring sarà la necessità di arginare un imminente crollo finanziario.
Il messaggio si potrebbe tradurre più o meno così.
Vi preoccupate del destino degli altri quando non ne avete uno vostro. Dovrete tutti andare ancora a lavorare, io invece sono felicemente in pensione. Alla fine della giornata sono i Benjamin Franklin a contare. Questo è un assegno da cento milioni e non è l’unico assegno importante che ho. Potete stare tranquilli: ho ancora ogni singolo centesimo di quanto guadagnato. Ho fatto investimenti intelligenti, mi spiace per chi pensava che non sapessi leggere, scrivere o far di conto. Voi tutti li chiamate orologi, io li chiamo pezzi del tempo. Tutti voi le chiamate barche, io li chiamo yacht. Voi tutti le chiamate case, io le chiamo ville signorili. Voi volate sui charter, io possiedo jet“.
Parole preziose come diamanti, autentici tocchi di classe sparsi in un solo capoverso.

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Ci sarà un motivo perché lo chiamano Money…
I soldi per lui sono l’unica unità di misura per classificare la vita.
Floyd Money Mayweather è quello che
ha pagato 20.000 dollari un biglietto per partita 7 della finale Nba 2013 tra Spur e Heat
ha lanciato centomila dollari su un gruppo di spogliarelliste che si esibiva sul palco
ha comprato due aerei solo perché non voleva che sul suo viaggiassero anche le guardie del corpo colpevoli di pesare troppo
ha aperto due strip club a Las Vegas
ha girato un video con donne sculettanti travolte da una pioggia di banconote da cento dollari
ha regalato una Mercedes al figlio per il sedicesimo compleanno
ha comprato un’auto Koenigegg CCXR Trevita per 4,8 milioni di dollari
ha scommesso 350.000 dollari su una giornata della NBA
ha pagato mille dollari a pasto, per un mese, alla vigilia del match di Pacquiao.
Tutto questo e altro ancora ha fatto Floyd Mayweather jr.

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C’é chi lo ama e chi lo odia.
Foto e post sul suo profilo Instagram hanno ricevuto 227.600 Mi Piace e 16.800 commenti.
E per un attimo si sono tutti dimenticati della sfida a Conor McGregor star dell’UFC o alla rivincita con Manny Pacquiao.

La foto del pugno fantasma di Ali a Liston potrebbe valere 600.000 dollari!

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Sabato 3 dicembre la casa Guernsey’s metterà all’asta una delle fotografie più famose nella storia dello sport, quella realizzata da Neil Leifer il 25 maggio 1965 alla St Dominic’s Arena di Lewiston nel Maine alle 10:40 della sera.
Base d’asta 160.000 dollari, esperti del settore sostengono che per aggiudicarsi il cimelio il compratore dovrà offrirne almeno 600.000. Nel pacchetto, oltre alla foto, ci sarà l’accredito stampa di quella sera, una dedica con autografo di Muhammad Ali e le immagini del campione e del fotografo a quarant’anni dal match.
Mi sembra l’occasione giusta per riproporre l’affascinante storia di una foto.
Ecco come è andata quella sera…

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Quaranta condensatori, ognuno del peso di trentacinque chili. Normalmente illuminano la Roosevelt Raceway di Long Island. Ci sono volute pazienza e tenacia per convincere i proprietari a prestare l’intera attrezzatura a Sports Illustrated.

C’è poca gente attorno al ring, ma sulla piccola cittadina del Maine sono puntati gli occhi del mondo. Lewiston non sa neppure cosa sia la boxe e si ritrova a ospitare il campionato mondiale dei pesi massimi tra Muhammad Ali e Sonny Liston.

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La gente affluisce lentamente nella St Dominic’s Arena. Il match avrebbe dovuto svolgersi al Boston Garden, ma le autorità del Massachusetts hanno negato l’autorizzazione all’incontro. Pensano che dietro gli organizzatori ci sia la mafia. Pochi mesi prima è stato assassinato Malcolm X e subito dopo è stata incendiata la casa di Ali.

In molti temono che qualcuno possa uccidere il campione, l’ipotesi di un attentato si è fatta sempre più reale. Meglio dunque un posto piccolo, dove sarà possibile controllare tutti.

Il match si svolgerà nella cittadina sul fiume Androscoggin 130 miglia a nord est di Boston, in una località che ha una scarsa tradizione che la leghi al pugilato.

Neil Leifer, giovane fotografo di Sports Illustrated, ha scelto il suo lato del ring. Su quello opposto si è piazzato Herbie Scharfman, un collega della stessa rivista, uno che ha scattato delle splendide immagini del grande Rocky Marciano. La loro, come quella di ogni bravo fotografo, è una vera e propria sfida a chi riuscirà a rubare lo scatto migliore. Usano Rolleiflex con flash stroboscopico. Hanno un unico scatto, poi sono costretti ad avvolgere la pellicola e aspettare dai tre ai cinque secondi affinché il flash si ricaricasse. Ogni volta che lo fanno, rischiano di perdere il momento magico.

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In sala ci sono più poliziotti che spettatori. Ogni persona che entra deve essere perquisita. È il 25 maggio del 1965, Cassius Clay ha abbracciato la religione dei Musulmani Neri e cambiato il suo nome. Prima in Cassius X, per poi diventare per tutti Muhammad Ali.

L’America non ha ancora deciso se amare l’ex galeotto o quello sbruffone che si prende gioco dei rivali, fino a plagiarli.

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Al terzo destro scagliato da Ali, Liston stramazza al tappeto subito dopo avere abbozzato un jab sinistro. Un lampo e l’Orso è lì, disteso, quasi immobile. Il campione gli sta sopra e lo sfida urlandogli addosso.

«Alzati, brutto Orso. E fallo in fretta, siamo in televisione».

È andato giù dopo 1:44, si era rialzato a 1:56, solo a 2:12 l’arbitro ha decretato il ko. Un pugno fantasma ha chiuso la sfida.

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L’arbitro è Jersey Joe Walcott, vecchio campione del mondo dei pesi massimi. Liston è al tappeto. È scivolato giù lentamente, come un vecchio edificio che si sgretola dopo essere stato colpito dalla palla di acciaio. È lì a terra, steso come se fosse stato appena folgorato. Walcott comincia a contare, perde tempo nel mandare Muhammad all’angolo neutro, si innervosisce, si lascia sfuggire il controllo del match, torna al centro del ring quando i due hanno già ricominciato a boxare. Da bordoring gli urlano di fermarsi, gli gridano che il match è finito. C’è Nat Fleischer in prima fila, è l’editore e il direttore di The Ring: la rivista che viene considerata la bibbia del pugilato.

Ali and, aka Muhammad Ali (R) throwing the famous "phantom punch" during his 2nd fight vs. Sonny Liston (L)

Ali and, aka Muhammad Ali (R) throwing the famous “phantom punch” during his 2nd fight vs. Sonny Liston (L)

Fleischer: È finita Joe, ferma l’incontro
Walcott: Perché?
Fleischer: Liston è rimasto giù 14 secondi
Urla anche il cronometrista.
Walcott: Quanto è rimasto a terra Liston?
Cronometrista: Oltre 12 secondi
Jersey Joe Walcott ripercorre lentamente camminando all’indietro lo spazio che lo separa dai pugili, ferma la loro azione e alza il braccio di Ali. Il ragazzo di Louisville si è confermato campione. Ha vinto per ko con un pugno che nessuno ha visto.
Solo molti anni dopo, guardando quelle immagini con l’ausilio di una moviola che scandisce ogni minimo gesto, si potrà avere un’idea più precisa di cosa sia realmente accaduto. Un destro corto, privo comunque della potenza necessaria per un ko, centra Liston alla mascella e genera un crollo al tappeto che va largamente al di là del danno che avrebbe dovuto provocare.
La gente strilla.
Buffoni, imbroglioni.”
Sono tutti in piedi e gridano.
Truffatori.”

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Adesso cercano di sfuggire alla rabbia della folla. Un deputato chiede al Congresso di abolire la boxe. I giornali parlano di una gigantesca truffa sulle scommesse, della mafia che ha manipolato il risultato, dei Mussulmani Neri che hanno bisogno di un campione del mondo per propagandare la loro dottrina.
Liston ha perso il titolo, ma continua attraverso la Inter-Continental Promotions a prendere la percentuale sulle borse del nuovo campione.
Liston è steso al tappeto. Le mani sopra la testa, la gamba destra leggermente flessa. L’immagine perfetta della resa. Le luci sono a posto, i condensatori stanno facendo il loro lavoro. Non c’è tanta pubblicità a inquinare la scena. La gente fuma e questo crea un effetto foschia. Non si può chiedere di più.
Scatta Neil Leifer, scatta Herbie Scharfman.

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Una grande foto ha bisogno di una grande fortuna. Tutto il mondo ricorderà lo scatto di Leifer, l’immagine di Ali con il braccio destro piegato, fino a raggiungere con il pugno la spalla sinistra, e il viso trasformato da un misto di rabbia e orgoglio. Sotto di lui, Liston è la rappresentazione di un uomo che non ha più nulla da chiedere. Nello scatto c’è anche un signore pelato e con gli occhiali. È proprio accanto alla gamba destra di Ali, intento a ricaricare la macchinetta fotografica. Quel signore è Herbie Scharfman. Ha scelto il lato sbagliato.
Nessuno nella piccola arena di Lewiston ha visto andare a segno il pugno che ha mandato giù Sonny Liston, dopo appena 1:44 dall’inizio del match. È stato un lampo d’immaginazione che solo l’ironia di Ali può raccontare.
«I miei colpi sono talmente veloci che devi tenere sempre gli occhi aperti. Un battito di ciglia e hai perso quello del kappaò….»

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Dicono che ci sia stata una truffa gigantesca sulle scommesse, che la mafia abbia pilotato il risultato, che i Musulmani Neri abbiano bisogno di Ali campione del mondo per propagandare la loro religione. Ne dicono tante. L’unica cosa certa è che Liston ha perso anche la rivincita mondiale, ma è entrato in una società che gestirà i guadagni pugilistici del nuovo campione.
Neil Leifer è felice. Sa di avere in macchina lo scatto buono. Ha usato il grandangolare a 180° al momento del knock out e ha fermato per sempre un’immagine storica. Una foto che vale più di mille parole, e che oggi sembra possa addirittura valere 600.000 dollari. Ali è stato immortalato nel pieno della sua potenza. Forte, strafottente, clownesco, sicuro. Una bellezza plastica in grado di ipnotizzare le folle. E Leister ha tutto dentro la sua Rolleiflex. Ma Sports Illustrated non giudica quello scatto degno della copertina, lì finisce una foto di George Silk. Solo molti anni dopo, capito l’errore, quella foto sarebbe finita sulla copertina della rivista come uno dei più grandi scatti di sempre. Anche i grandi possono sbagliare…

 

Walters abbandona per paura e Lomachenko dice: Non è un pugile!

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Vasyl Lomachenko è un pugile che ha il pregio di racchiudere in una sola persona tutte le qualità che chi fa il suo mestiere dovrebbe avere.
È abile dal punto di vista tattico, grande sotto il punto di vista tecnico sia per il modo in cui porta i colpi sia per quegli spostamenti laterali che costituiscono un’arma letale sia in fase di attacco che di difesa, ha consistenza di pugno, personalità, coraggio e resistenza.
Di tutto questo abbiamo avuto conferma sabato notte a Las Vegas.
Ma quel match non mi ha solo lasciato la consapevolezza di trovarmi davanti a un fuoriclasse, cosa che del resto penso da tempo. Durante quell’incontro è accaduto qualcosa di insolito che ha catturato la mia attenzione.
Nicholas Walters, salito sul ring da imbattuto e con una lunga fila di vittorie per ko, ha ammesso di avere avuto paura. Non l’ha detto chiaramente, no. Ha preferito nascondersi dietro un “È stato un colpo alla tempia sinistra a portarmi al ritiro. Mai nessuno mi aveva colpito così forte“. Un giro di parole per dire al mondo che aveva il timore di trovarsi davanti uno che stava per fargli davvero male.
Del resto l’ha detto anche all’arbitro Tony Weeks: “Non posso continuare“.
Walters non era ferito, non aveva tagli, non perdeva sangue, non si era infortunato.
Aveva semplicemente il terrore di quello che sarebbe potuto accadere nell’ottavo round. Temeva di rischiare il ko, ma soprattutto di subire una punizione fisica devastante.
E allora ha abbandonato.
Facendo così ha contravvenuto alle regole della boxe.

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E Vasyl Lomachenko glielo ha ricordato.
Voglio dire a tutti una cosa. Prima del match lui aveva gridato al mondo di essere un gladiatore e di salire sul ring per fami del male. Dopo l’abbandono sappia che non potrò più considerarlo un pugile“.
E alle parole ha fatto seguire i fatti.
Quando il giamaicano è andato a congraturlarsi con lui, il campione si è girato ed ha continuato a ringraziare il pubblico.
L’ammissione di avere provato paura è un atto di coraggio?
Mi sembra azzardata come tesi. Ma sicuramente può capirsi.
Di sicuro c’era un contratto da rispettare. Nicholas Walters ha percepito una borsa di 300.000 dollari (l’ucraino ha intascato un milione) per battersi al meglio delle sue possibilità.
Vero, credo anche che l’abbia fatto. Ma quando l’altro ha alzato il ritmo della competizione e ha cominciato a mettere a segno serie sempre più lunghe, ha visto il baratro davanti a sè. Ha alzato le braccia in segno di resa e ha detto basta.
Non è da pugile.
Ma è da uomo.
Come è vero che non tutti gli uomini possono fare i pugili. È uno sport per pochi eletti. E non travisate il senso delle mie parole. Non ho detto che la boxe può essere praticata solo da incoscienti o esaltati. Ho semplicemente detto che sul ring la paura va esorcizzata. Chi non è in grado di farlo, può vivere a testa alta. Magari cambiando sport.
Adesso per Lomachenko si aprono nuovi scenari.
Bob Arum sta studiando varie soluzioni.
La rivincita con Orlando Salido, l’unico che sia riuscito a batterlo.

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Un match con Manny Pacquiao. L’ucraino si è detto disponibile, ma solo a 135 libbre. Ovvero da peso leggero. PacMan ha detto di essere disposto, dimenticando che l’ultima volta che ha fermato la bilancia sotto le 135 libbre è stato il 28 giugno 2008.
E io mi chiedo: quanto serio sarebbe costringere un uomo di 37 anni che ha già dato il meglio di sè in passato a calare di quasi cinque chili e mezzo dal peso in cui oggi sale sul ring? Un fisico già spossato dalla lunga attività e con un metabolismo diverso da quello che aveva in gioventù verrebbe indebolito da diete e allenamenti sfibranti per rientrare nel limite. Il filippino vedrebbe così ridurre la massa muscolare, la capacità atletica e la resistenza ai colpi. Non sarebbe sicuramente al meglio.
Che match sarebbe?
Un grande affare, ma con lo sport avrebbe pochi legami.
Un’altra possibilità è costituita dalla scalata di Lomachenko fino al limite dei leggeri per affrontare Jorge Linares (Wba) o Terry Flanagan (Wbo) per aggiungere una terza cintura alla bacheca. Dopo nove incontri sarebbe un record difficilmente superabile.
Quarta soluzione la sfida a Francesco Vargas (Wbc) per l’unificazione del titolo dei superpiuma.
Vedremo. Dovremo solo avere la pazienza di aspettare.
Ultima nota a margine della notte di Las Vegas.
La Top Rank di Arum aveva chiesto di non avere in giuria Adelaide Byrd. La richiesta non è stata esaudita. Gli altri due giudici erano Burt Clements e Glenn Trowbridge. Gli stessi di Ward vs Kovalev.

Stasera Kid Galahad (20 match, 20 vittorie) affronta Mora che ha perso gli ultimi 19 incontri…

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Stasera si combatte alla Motosport Arena di Cardiff, Galles, per l’organizzazione di Frank Warren. Il clou sarà il titolo Wbo dei leggeri tra Terry Flanagan e Orlando Cruz. Ma è stato un altro match ad attirare la mia attenzione.
Kid Galahad (a sinistra nella foto) affronta Reynaldo Mora.
Il primo è un inglese di origini yemenite. Ha 26 anni e un record di 20 vittorie su altrettanti match, 11 successi prima del limite tra cui l’ultimo contro il nostro Emiliano Salvini. È stato campione europeo e del Commonwealth dei supergallo, poi ha subito una squalifica di due anni per doping (positivo allo stanazolol, un anabolizzante). È tornato sul ring quest’anno e ha messo assieme due successi.
L’altro è un nicaraguense che vive a Barcellona. Normalmente combatte a cavallo tra superpiuma e leggeri. Ha esordito con un pari, poi ha collezionato sette vittorie. Il punto di svolta è stata la sconfitta per ko 1 contro Levi Morales il 28 giugno del 2014. Da quel momento in poi ha sempre perso. Ha perso gli ultimi diciannove incontri, sette dei quali per ko. Quest’anno ha combattuto dieci volte: sei sconfitte ai punti, quattro prima del limite. Ha solo 22 anni.
Kid Galahad di anni ne ha 26, vive a Shieffield, città che ha una solida tradizione pugilistica. Di quelle parti sono Prince Naseem Hamed ed Herol Graham. La boxe l’ha imparata da un grande maestro, Brendan Ingle. È stato proprio lui a dargli il soprannome con cui combatte. L’ha preso da un film del ’62 in cui Elvis Presley recitava nel ruolo di un pugile, Kid Galahad appunto. Il vero nome è Abdul Barry Awad ed è sbarcato in Inghilterra quando aveva solo tre anni. Ora sogna un match contro il campione della Wba, Guillermo Rigondeaux.
Reynaldo Mora non sogna nulla. L’hanno chiamato con un preavviso di 48 ore, lui ha detto sì. Tornerà sul ring 35 giorni dopo il ko subito in due round contro Sam Bowen. E la boxe, comunque vada, scriverà un’altra pagina da dimenticare.

Sfide, incroci e scandali. Ecco il quadro dei pesi massimi, il delirio di una categoria in affanno

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Ho la testa confusa.
Il mondo dei pesi massimi e la noble art faticano a stare assieme all’interno della stessa frase.
Provo a schiarirmi le idee.
Una volta (foto sopra) c’erano Ali, Frazier, Foreman, Holmes, Norton.
Oggi… una ventina di pugili sono in corsa per quattro titoli.
L’idea che il campione dovrebbe essere uno solo appartiene alla nostalgia di un passato che non esiste più.
Le sigle maggiori sembra abbiano trovato un quadro definitivo, purtroppo non è quello che l’appassionato sperava.

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WORLD BOXING COUNCIL
Il campione Deontay Wilder (37-0, 36 ko) è ancora fermo per l’infortunio subito il 16 luglio scorso durante la difesa contro Chris Arreola (frattura della mano destra e stiramento del bicipite del braccio destro).
Il 17 dicembre a Ekaterinburg in Russia si affronteranno Alexander Povetkin (30-1-0, 22 ko) e Bermane Stiverne (25-2-1, 21 ko) per il titolo interim dell’Ente.
Stiverne è risultato positivo (dimethyamylase) il 4 novembre in un controllo Wada in vista del match. Il Wbc lo ha punito con una multa di 75.000 dollari: “Quantità modica, non sapeva cosa stava prendendo, ha ammesso di averlo preso inconsapevolmente”.
Lo stesso Povetkin era stato scoperto positivo al Meldonium. Ha portato il Wbc in tribunale e l’Ente ha fatto una brusca frenata.
Quantità modica, medicinale permesso”.
Il vincente di Povetkin vs Stiverne sfiderà Wilder nella primavera del 2017.

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INTERNATIONAL BOXING FEDERATION
Il 10 dicembre a Manchester il campione Anthony Joshua (17-0, 17 ko) difenderà la corona contro John Molina (25-3-0, 19 ko).
Nella stessa riunione Luis Ortiz (26-0, 22 ko) incontrerà Dave Allen (9-1-1), 24enne con un record modesto, sconfitto nettamente da Whyte nell’ultimo match: 91-98, 91-100, 90-100..
Ortiz ha recentemente vinto un super noioso incontro con Malik Scott.
Lo stesso Ortiz ha subito nove mesi di squalifica dopo essere risultato positivo al doping nel match dell’11 settembre 2014 contro Lateef Kayode.
Tredici mesi dopo è salito sul ring per l’interim Wba e nel prossimo settembre, se non ci saranno stop a sorpresa, si batterà per il titolo di sigla.
Sempre a Manchester saliranno sul ring Dillian Whyte (19-1-0, 15 ko) e Derek Chisora (26-6-0, 18 ko) per la cintura del Commonwealth. Il vincitore della sfida dovrebbe essere il rivale di Ortiz nel caso in cui Joshua lasci il titolo dopo l’incontro con Klitschko.

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WORLD BOXING ASSOCIATION
A marzo/aprile il vincente di Joshua vs Molina incontrerà Wladimir Klitschko (64-4-0, 53 ko) per il titolo di supercampione. La data del mondiale sarà annunciata dopo il match di Manchester del 10 dicembre. Due le sedi in corsa: Wembley a Londra e il Millenium Stadium di Cardiff nel Galles. In entrambi i casi si tratta impianti con una capienza di 70.000 spettatori.
Entro la fine del 2016 dovrebbe svolgersi il combattimento tra Lucas Browne (24-0, 21 ko) e Shannon Briggs (60-6-1, 53 ko) per il titolo di campione di sigla.
La Wada in un controllo a sorpresa ha trovato positivo nei giorni scorsi Lucas Browne che aveva già fallito l’esame antidoping in marzo. In attesa della verifica del campione B del test e delle giustificazioni della difesa la sfida resta in cartellone.
Il vincitore di Browne vs Briggs dovrebbe incontrare entro 120 giorni Fres Oquendo (37-8-0, 24 ko).
Il portoricano è risultato positivo a tamoxifin e anostazole nel match del 6 luglio 2014 contro Ruslan Chagaev.
Da allora non ha più combattuto.

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WORLD BOXING ORGANIZZATION
Il 10 dicembre alla Victor Arena di Auckland match per il titolo tra Joseph Parker (21-0, 18 ko) e Andy Ruiz jr (29-0, 19 ko). È la seconda volta nella storia della boxe che un mondiale professionisti si disputa in Nuova Zelanda, il primo è stato nell’aprile di quest’anno il titolo femminile dei medi Wbc tra Kali Reis e Marcela Cornejo.

La Banda dell’Alfabeto continua a regnare sovrana…

Dirette e repliche Tv dei match di Scarpa e Lomachenko nel prossimo fine settimana

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FoxSports ha definito la programmazione delle prossime due riunioni di cui è prevista la copertura televisiva in diretta. Telecronache di Mario Giambuzzi, commento tecnico di Alessandro Duran.

Dalla Wembley Arena di Londra.
(organizzazione Matchroom di Eddie Hearn)

Sabato 26 novembre dalle 21:00 alle 00:30 su FoxSportsPlus (canale 205 del bouquet di Sky), ordine dei match non ancora comunicato dall’organizzatore.
Superwelter vacante titolo internazionale silver Wbc (10×2) Ben Hall (9-0-1) vs Carson Jones (39-11-3).
Superpiuma titolo del Commonwealth (12×3) Martin Joseph Ward (15-0-2) vs Ronnie Clark (17-3-2).
Leggeri (6×2) Katie Taylor (debutto) vs Karina Kopinska (7-14-3).
Superleggeri silver Wbc (12×3): Andrea Scarpa (20-2-0) vs Ohara Davies (13-0).
Superleggeri (10×3) John Wayne Hibbert (17-4-0) vs Martin Gethin (27-8-1).
Replica: nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 alle ore 00:30 su FOxSports (canale 204 del bouquet di Sky) Scarpa vs Davies.
Replica: domenica 27 dalle 12:00 alle 15:30 su FoxSPortsPlus (canale 205) Scarpa vs Davies e il meglio delle riunioni di Londra e Las Vegas.

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Dal Cosmopolitan di Las Vegas.
(organizzazione Top Rank di Bob Arum)

Domenica 27 dalle ore 04:00 su FoxSports (canale 204) diretta.
Welter (8×3) Silverio Ortiz 35-18-0) vs Kostantin Ponomarev (30-0).
Welter (10×3) Egidius Kavaliuaskas (15-0) vs Juan Josè Ruis (17-0)
Superpiuma titolo Wbo (12×3) Vasyl Lomachenko (6-1) vs Nicholas Walters (26-0).
Replica: domenica 27 alle 23:00 su FoxSports (canale 204) Lomachenko vs Walters.
Replica: domenica dalle 12:00 alle 15:30 su FoxSportsPlus (canale 205) Lomachenko vs Walters e il meglio delle riunioni di Las Vegas e Londra.
Replica: nella notte tra lunedì 28 e martedì 29 alle ore 01:00 su FoxSports (canale 204) Lomachenko vs Walters.

 

Storia di Willi Besmanoff, da bambino in un campo di concentramento a rivale di Clay…

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Sono convinto che dietro ogni pugile ci sia una storia da raccontare.

A volte mi imbatto in un nome che non mi suona familiare e mi chiedo chi sia o sia stato l’uomo che quel nome ha sempre portato.

Stamattina stavo leggendo il record di Muhammad Ali per un lavoro che ho appena cominciato e mi sono accorto di una ricorrenza.

Martedì 29 novembre saranno passati cinquantacinque anni dal suo decimo match. Rilievo non apprezzabile per le statistiche, abbastanza però per farmi andare a vedere chi fosse l’avversario quella sera sul ring della Freedom Hall di Louisville.

Si chiamava Willi Besmanoff.

Non sapevo proprio chi fosse. E allora mi sono detto che dovevo scoprirlo.

Era un tedesco, nato a Monaco il 4 ottobre del ’32 da genitori ebrei.

Nel ’43, quando aveva appena undici anni, il Nazismo l’aveva inquadrato come nemico del Reich e lo aveva chiuso nel campo di concentramento di Buchenwald. Ne era uscito pochi mesi dopo, quando la mamma aveva cambiato religione diventando protestante.

Due anni dopo aveva cominciato a lavorare come apprendista panettiere, mestiere che si sarebbe portato dietro per il resto della vita.

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Nel ’52 era già pugile professionista, nel ’59 si era trasferito a Milwaukee, Wisconsin (Usa), dove aveva proseguito la carriera.

Diventato cittadino americano aveva messo qualche soldo da parte e si era sposato. Sentiva il bisogno di farsi una famiglia, della sua era rimasta solo la mamma. Il papà era praticamente scomparso da tempo.

Willi si era messo alla sua ricerca e finalmente l’aveva trovato in un piccolo appartamento di Chicago. Avevano passato una settimana assieme cercando di riallacciare il rapporto. Poi era salito sul treno per fare ritorno a Milwaukee, dove il 29 gennaio 1959 aveva affrontato Donnie Fleeman che l’aveva dominato per dieci round (98-87, 98-90, 97-85 i cartellini dei tre giudici).

Intervistato da un giornalista locale, confessava candidamente: “Non ricordo più nulla dopo il knockdown del quarto round. Buio assoluto”.

Passati un paio di minuti nello spogliatoio era entrato un avvocato che aveva chiesto il sequestro della borsa che ammontava a 1.284 dollari. Ne pretendeva 1.500 per il pagamento di vitto e alloggio. Il querelante? Il padre ritrovato.

La disputa era finita in tribunale dove un giudice aveva imposto a Willi di pagare 400 dollari.

Li ho versati e contemporaneamente mi sono definitivamente dimenticato di avere un padre”.

Lungo il cammino ha affrontato rivali importanti: Sonny Liston, George Chuvalo, Zora Folley, Archie Moore.

Ho combattuto con i migliori. L’unico che mi ha fatto paura è stato Liston. Un animale, una montagna. Lo colpivo in tutti i modi possibili, lui mi guardava a sorrideva”.

Il 29 novembre del 1961, con un record di 43-25-6 saliva sul ring per affrontare quello che ancora si chiamava Cassius Clay (9-0). Arbitro Don Asbury che aveva già diretto tre volte il campione olimpico di Roma ’60.

Sono imbarazzato, non mi piace confrontarmi con uno che non figura nella classifica. Sono pronto per i migliori, datemi Floyd Patterson o Sonny Liston. Contro questo tizio il match non andrà oltre il settimo round” era la profezia di Clay che non a caso i giornali già chiamavano cocky, spavaldo.

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Besmanoff pesava sei chili di più, nonostante fosse undici centimetri più basso. Dopo due atterramenti subiti nel corso della settima ripresa, non era più in grado di continuare. L’arbitro fermava il match.

Willi annunciava il ritiro, ma il 5 luglio del ’63 era di nuovo sul ring. Avrebbe chiuso definitivamente solo nel ’67 dopo la quinta sconfitta consecutiva.

Fallito il primo matrimonio, dopo il divorzio si era nuovamente sposato. Era andata meglio. Tre figlie: Barbara, Thea e Carol. Una bella casetta in Florida e una tranquilla vita da famiglia borghese.

Moriva il 20 ottobre 2010 a 78 anni.

Questa era la sua storia.

Per i giornali americani la vittoria di Ward su Kovalev è del tutto meritata…

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Commenti sdegnati in Italia per il risultato del mondiale mediomassimi tra Andre Ward e Sergej Kovalev (a sinistra nella foto). Nessuno ha avuto dei dubbi sulla vittoria del russo.
Decisamente su un’altra lunghezza d’onda i giornalisti americani che definiscono onesto e meritato il successo del loro connazionale (un triplo 114-113 per i giudici).
Ecco il senso dei titoli dei principali quotidiani.
nypost

NEW YORK POST
Ward-Kovalev non è stato un furto ed è tutto quello di cui la boxe ha bisogno

usat

USA TODAY
Andre Ward recupera da un iniziale knockdown e sconfigge ai punti Sergej Kovalev per il titolo dei mediomassimi

nyt

NEW YORK TIMES
Andre Ward prende il controllo e poi la corona di Sergey Kovalev

los-angeles

LOS ANGELES TIMES
La vittoria di Andre Ward su Sergej Kovalev un coraggioso sforzo

las

LAS VEGAS JOURNAL
Andre Ward supera di misura Sergey Kovalev con una decisione unanime nel match per il titolo

washington

THE WASHINGTON POST
Ward tira fuori una decisione ai punti su Kovalev per il titolo