Cindy e Amanda, le sorelle portoricane che vogliono entrare nella storia…

Cindy (L) and Amanda (R) Serrano. (Photo: EFE/TEAM SERRANO)

Cindy e Amanda vogliono diventare le prime sorelle nella storia della boxe femminile ad essere campionesse del mondo contemporaneamente.

Amanda Serrano è la più giovane, ma anche la più precoce.

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Ha 28 anni, a 6 voleva già imitare la sorella che di anni ne aveva il doppio.
Nate entrambe a Portorico, si sono trasferite con la famiglia a Brooklyn, New York. Lì si allenano con Jordan Maldonado.

Ehi ragazzina, che pensi di fare?

Voglio fare la boxe, come Cindy”.

Sei troppo esile, hai le mani fragili. Prova con un altro sport”.

No. Mi piace il pugilato”.

Bene, allora vai sul ring e fai una ripresa con quello lì”.

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Quello lì era un ragazzino già esperto.

Era sabato, il giorno dedicato agli allenamenti duri e Maldonado non voleva perdere tempo con la ragazzina.

Dopo due minuti Amanda era tornata all’angolo in lacrime. Le aveva prese e adesso voleva solo andare a casa.
Sei anni dopo aveva chiesto una seconda occasione.

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Di nuovo tu?

Maestro, mi lasci provare”.

Va bene, vai su e fai una ripresa con tua sorella”.

Cindy di anni ne aveva diciotto e alle spalle aveva una discreta carriera dilettantistica.

Dopo due minuti, la ragazza era tornata all’angolo.

Bene, finora sei andata piano. Adesso devi far capire ad Amanda che la boxe non è uno sport per tutti”.

Andata piano? Veramente ce l’ho messa tutta”.

Da quel giorno Amanda Serrano non è mancata un solo giorno in palestra.

Campionessa del mondo Wbo nei supergallo, piuma e leggeri. Titolo Inf nei superpiuma.

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Cindy ci proverà il 10 dicembre al Cosme Beitia de Catano Coliseum di San Juan de Portorico. Sfiderà Calixta Silgado per la corona Wbo dei piuma, lasciata vacante dalla sorella Amanda che si è andata a prendere il mondiale della categoria inferiore.

Proprio Amanda, la piccolina che tutti chiamano The Real Deal, il vero affare, proprio come Evander Holyfield. È lei per ora ad avere impreziosito la bacheca di famiglia. Cindy, detta Checkmate: scacco matto, cerca di affiancarla.

Le sorelle Serrano vogliono stare contemporaneamente sul tetto del mondo. Per riuscirci hanno deciso di fare sparring assieme alla vigilia di ogni match importante. E, statene certi, non si risparmiano…

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Mayweather mostra un assegno da 100 milioni di dollari e deride i suoi detrattori

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Floyd Mayweather jr attacca a testa bassa.
Non lo faceva sul ring, lo fa nella vita.
Ma quando passa dalla tecnica pura del pugile all’arroganza in società di un uomo ricco perde lucidità, diventa volgare e decisamente antipatico.
Ha postato una foto sul profilo Instagram.
È un assegno a suo nome per 100 (cento) milioni di dollari.
È datato 2 maggio 2015, il giorno della sfida con Manny Pacquiao a Las Vegas: un match che ha generato un giro d’affari di seicento milioni di dollari e ha visto 4,6 milioni di persone comprare l’accesso alla pay per view.
Quei cento milioni rappresentavano il minimo garantito per Mayweather, che alla fine ne ha messi in banca 220.
Sotto la foto dell’assegno ha scritto un messaggio per quelle persone che ipotizzano match contro McGregor o Pacquiao, aggiungendo che il vero motivo del ritorno sul ring sarà la necessità di arginare un imminente crollo finanziario.
Il messaggio si potrebbe tradurre più o meno così.
Vi preoccupate del destino degli altri quando non ne avete uno vostro. Dovrete tutti andare ancora a lavorare, io invece sono felicemente in pensione. Alla fine della giornata sono i Benjamin Franklin a contare. Questo è un assegno da cento milioni e non è l’unico assegno importante che ho. Potete stare tranquilli: ho ancora ogni singolo centesimo di quanto guadagnato. Ho fatto investimenti intelligenti, mi spiace per chi pensava che non sapessi leggere, scrivere o far di conto. Voi tutti li chiamate orologi, io li chiamo pezzi del tempo. Tutti voi le chiamate barche, io li chiamo yacht. Voi tutti le chiamate case, io le chiamo ville signorili. Voi volate sui charter, io possiedo jet“.
Parole preziose come diamanti, autentici tocchi di classe sparsi in un solo capoverso.

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Ci sarà un motivo perché lo chiamano Money…
I soldi per lui sono l’unica unità di misura per classificare la vita.
Floyd Money Mayweather è quello che
ha pagato 20.000 dollari un biglietto per partita 7 della finale Nba 2013 tra Spur e Heat
ha lanciato centomila dollari su un gruppo di spogliarelliste che si esibiva sul palco
ha comprato due aerei solo perché non voleva che sul suo viaggiassero anche le guardie del corpo colpevoli di pesare troppo
ha aperto due strip club a Las Vegas
ha girato un video con donne sculettanti travolte da una pioggia di banconote da cento dollari
ha regalato una Mercedes al figlio per il sedicesimo compleanno
ha comprato un’auto Koenigegg CCXR Trevita per 4,8 milioni di dollari
ha scommesso 350.000 dollari su una giornata della NBA
ha pagato mille dollari a pasto, per un mese, alla vigilia del match di Pacquiao.
Tutto questo e altro ancora ha fatto Floyd Mayweather jr.

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C’é chi lo ama e chi lo odia.
Foto e post sul suo profilo Instagram hanno ricevuto 227.600 Mi Piace e 16.800 commenti.
E per un attimo si sono tutti dimenticati della sfida a Conor McGregor star dell’UFC o alla rivincita con Manny Pacquiao.

La foto del pugno fantasma di Ali a Liston potrebbe valere 600.000 dollari!

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Sabato 3 dicembre la casa Guernsey’s metterà all’asta una delle fotografie più famose nella storia dello sport, quella realizzata da Neil Leifer il 25 maggio 1965 alla St Dominic’s Arena di Lewiston nel Maine alle 10:40 della sera.
Base d’asta 160.000 dollari, esperti del settore sostengono che per aggiudicarsi il cimelio il compratore dovrà offrirne almeno 600.000. Nel pacchetto, oltre alla foto, ci sarà l’accredito stampa di quella sera, una dedica con autografo di Muhammad Ali e le immagini del campione e del fotografo a quarant’anni dal match.
Mi sembra l’occasione giusta per riproporre l’affascinante storia di una foto.
Ecco come è andata quella sera…

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Quaranta condensatori, ognuno del peso di trentacinque chili. Normalmente illuminano la Roosevelt Raceway di Long Island. Ci sono volute pazienza e tenacia per convincere i proprietari a prestare l’intera attrezzatura a Sports Illustrated.

C’è poca gente attorno al ring, ma sulla piccola cittadina del Maine sono puntati gli occhi del mondo. Lewiston non sa neppure cosa sia la boxe e si ritrova a ospitare il campionato mondiale dei pesi massimi tra Muhammad Ali e Sonny Liston.

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La gente affluisce lentamente nella St Dominic’s Arena. Il match avrebbe dovuto svolgersi al Boston Garden, ma le autorità del Massachusetts hanno negato l’autorizzazione all’incontro. Pensano che dietro gli organizzatori ci sia la mafia. Pochi mesi prima è stato assassinato Malcolm X e subito dopo è stata incendiata la casa di Ali.

In molti temono che qualcuno possa uccidere il campione, l’ipotesi di un attentato si è fatta sempre più reale. Meglio dunque un posto piccolo, dove sarà possibile controllare tutti.

Il match si svolgerà nella cittadina sul fiume Androscoggin 130 miglia a nord est di Boston, in una località che ha una scarsa tradizione che la leghi al pugilato.

Neil Leifer, giovane fotografo di Sports Illustrated, ha scelto il suo lato del ring. Su quello opposto si è piazzato Herbie Scharfman, un collega della stessa rivista, uno che ha scattato delle splendide immagini del grande Rocky Marciano. La loro, come quella di ogni bravo fotografo, è una vera e propria sfida a chi riuscirà a rubare lo scatto migliore. Usano Rolleiflex con flash stroboscopico. Hanno un unico scatto, poi sono costretti ad avvolgere la pellicola e aspettare dai tre ai cinque secondi affinché il flash si ricaricasse. Ogni volta che lo fanno, rischiano di perdere il momento magico.

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In sala ci sono più poliziotti che spettatori. Ogni persona che entra deve essere perquisita. È il 25 maggio del 1965, Cassius Clay ha abbracciato la religione dei Musulmani Neri e cambiato il suo nome. Prima in Cassius X, per poi diventare per tutti Muhammad Ali.

L’America non ha ancora deciso se amare l’ex galeotto o quello sbruffone che si prende gioco dei rivali, fino a plagiarli.

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Al terzo destro scagliato da Ali, Liston stramazza al tappeto subito dopo avere abbozzato un jab sinistro. Un lampo e l’Orso è lì, disteso, quasi immobile. Il campione gli sta sopra e lo sfida urlandogli addosso.

«Alzati, brutto Orso. E fallo in fretta, siamo in televisione».

È andato giù dopo 1:44, si era rialzato a 1:56, solo a 2:12 l’arbitro ha decretato il ko. Un pugno fantasma ha chiuso la sfida.

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L’arbitro è Jersey Joe Walcott, vecchio campione del mondo dei pesi massimi. Liston è al tappeto. È scivolato giù lentamente, come un vecchio edificio che si sgretola dopo essere stato colpito dalla palla di acciaio. È lì a terra, steso come se fosse stato appena folgorato. Walcott comincia a contare, perde tempo nel mandare Muhammad all’angolo neutro, si innervosisce, si lascia sfuggire il controllo del match, torna al centro del ring quando i due hanno già ricominciato a boxare. Da bordoring gli urlano di fermarsi, gli gridano che il match è finito. C’è Nat Fleischer in prima fila, è l’editore e il direttore di The Ring: la rivista che viene considerata la bibbia del pugilato.

Ali and, aka Muhammad Ali (R) throwing the famous "phantom punch" during his 2nd fight vs. Sonny Liston (L)
Ali and, aka Muhammad Ali (R) throwing the famous “phantom punch” during his 2nd fight vs. Sonny Liston (L)

Fleischer: È finita Joe, ferma l’incontro
Walcott: Perché?
Fleischer: Liston è rimasto giù 14 secondi
Urla anche il cronometrista.
Walcott: Quanto è rimasto a terra Liston?
Cronometrista: Oltre 12 secondi
Jersey Joe Walcott ripercorre lentamente camminando all’indietro lo spazio che lo separa dai pugili, ferma la loro azione e alza il braccio di Ali. Il ragazzo di Louisville si è confermato campione. Ha vinto per ko con un pugno che nessuno ha visto.
Solo molti anni dopo, guardando quelle immagini con l’ausilio di una moviola che scandisce ogni minimo gesto, si potrà avere un’idea più precisa di cosa sia realmente accaduto. Un destro corto, privo comunque della potenza necessaria per un ko, centra Liston alla mascella e genera un crollo al tappeto che va largamente al di là del danno che avrebbe dovuto provocare.
La gente strilla.
Buffoni, imbroglioni.”
Sono tutti in piedi e gridano.
Truffatori.”

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Adesso cercano di sfuggire alla rabbia della folla. Un deputato chiede al Congresso di abolire la boxe. I giornali parlano di una gigantesca truffa sulle scommesse, della mafia che ha manipolato il risultato, dei Mussulmani Neri che hanno bisogno di un campione del mondo per propagandare la loro dottrina.
Liston ha perso il titolo, ma continua attraverso la Inter-Continental Promotions a prendere la percentuale sulle borse del nuovo campione.
Liston è steso al tappeto. Le mani sopra la testa, la gamba destra leggermente flessa. L’immagine perfetta della resa. Le luci sono a posto, i condensatori stanno facendo il loro lavoro. Non c’è tanta pubblicità a inquinare la scena. La gente fuma e questo crea un effetto foschia. Non si può chiedere di più.
Scatta Neil Leifer, scatta Herbie Scharfman.

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Una grande foto ha bisogno di una grande fortuna. Tutto il mondo ricorderà lo scatto di Leifer, l’immagine di Ali con il braccio destro piegato, fino a raggiungere con il pugno la spalla sinistra, e il viso trasformato da un misto di rabbia e orgoglio. Sotto di lui, Liston è la rappresentazione di un uomo che non ha più nulla da chiedere. Nello scatto c’è anche un signore pelato e con gli occhiali. È proprio accanto alla gamba destra di Ali, intento a ricaricare la macchinetta fotografica. Quel signore è Herbie Scharfman. Ha scelto il lato sbagliato.
Nessuno nella piccola arena di Lewiston ha visto andare a segno il pugno che ha mandato giù Sonny Liston, dopo appena 1:44 dall’inizio del match. È stato un lampo d’immaginazione che solo l’ironia di Ali può raccontare.
«I miei colpi sono talmente veloci che devi tenere sempre gli occhi aperti. Un battito di ciglia e hai perso quello del kappaò….»

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Dicono che ci sia stata una truffa gigantesca sulle scommesse, che la mafia abbia pilotato il risultato, che i Musulmani Neri abbiano bisogno di Ali campione del mondo per propagandare la loro religione. Ne dicono tante. L’unica cosa certa è che Liston ha perso anche la rivincita mondiale, ma è entrato in una società che gestirà i guadagni pugilistici del nuovo campione.
Neil Leifer è felice. Sa di avere in macchina lo scatto buono. Ha usato il grandangolare a 180° al momento del knock out e ha fermato per sempre un’immagine storica. Una foto che vale più di mille parole, e che oggi sembra possa addirittura valere 600.000 dollari. Ali è stato immortalato nel pieno della sua potenza. Forte, strafottente, clownesco, sicuro. Una bellezza plastica in grado di ipnotizzare le folle. E Leister ha tutto dentro la sua Rolleiflex. Ma Sports Illustrated non giudica quello scatto degno della copertina, lì finisce una foto di George Silk. Solo molti anni dopo, capito l’errore, quella foto sarebbe finita sulla copertina della rivista come uno dei più grandi scatti di sempre. Anche i grandi possono sbagliare…

 

Walters abbandona per paura e Lomachenko dice: Non è un pugile!

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Vasyl Lomachenko è un pugile che ha il pregio di racchiudere in una sola persona tutte le qualità che chi fa il suo mestiere dovrebbe avere.
È abile dal punto di vista tattico, grande sotto il punto di vista tecnico sia per il modo in cui porta i colpi sia per quegli spostamenti laterali che costituiscono un’arma letale sia in fase di attacco che di difesa, ha consistenza di pugno, personalità, coraggio e resistenza.
Di tutto questo abbiamo avuto conferma sabato notte a Las Vegas.
Ma quel match non mi ha solo lasciato la consapevolezza di trovarmi davanti a un fuoriclasse, cosa che del resto penso da tempo. Durante quell’incontro è accaduto qualcosa di insolito che ha catturato la mia attenzione.
Nicholas Walters, salito sul ring da imbattuto e con una lunga fila di vittorie per ko, ha ammesso di avere avuto paura. Non l’ha detto chiaramente, no. Ha preferito nascondersi dietro un “È stato un colpo alla tempia sinistra a portarmi al ritiro. Mai nessuno mi aveva colpito così forte“. Un giro di parole per dire al mondo che aveva il timore di trovarsi davanti uno che stava per fargli davvero male.
Del resto l’ha detto anche all’arbitro Tony Weeks: “Non posso continuare“.
Walters non era ferito, non aveva tagli, non perdeva sangue, non si era infortunato.
Aveva semplicemente il terrore di quello che sarebbe potuto accadere nell’ottavo round. Temeva di rischiare il ko, ma soprattutto di subire una punizione fisica devastante.
E allora ha abbandonato.
Facendo così ha contravvenuto alle regole della boxe.

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E Vasyl Lomachenko glielo ha ricordato.
Voglio dire a tutti una cosa. Prima del match lui aveva gridato al mondo di essere un gladiatore e di salire sul ring per fami del male. Dopo l’abbandono sappia che non potrò più considerarlo un pugile“.
E alle parole ha fatto seguire i fatti.
Quando il giamaicano è andato a congraturlarsi con lui, il campione si è girato ed ha continuato a ringraziare il pubblico.
L’ammissione di avere provato paura è un atto di coraggio?
Mi sembra azzardata come tesi. Ma sicuramente può capirsi.
Di sicuro c’era un contratto da rispettare. Nicholas Walters ha percepito una borsa di 300.000 dollari (l’ucraino ha intascato un milione) per battersi al meglio delle sue possibilità.
Vero, credo anche che l’abbia fatto. Ma quando l’altro ha alzato il ritmo della competizione e ha cominciato a mettere a segno serie sempre più lunghe, ha visto il baratro davanti a sè. Ha alzato le braccia in segno di resa e ha detto basta.
Non è da pugile.
Ma è da uomo.
Come è vero che non tutti gli uomini possono fare i pugili. È uno sport per pochi eletti. E non travisate il senso delle mie parole. Non ho detto che la boxe può essere praticata solo da incoscienti o esaltati. Ho semplicemente detto che sul ring la paura va esorcizzata. Chi non è in grado di farlo, può vivere a testa alta. Magari cambiando sport.
Adesso per Lomachenko si aprono nuovi scenari.
Bob Arum sta studiando varie soluzioni.
La rivincita con Orlando Salido, l’unico che sia riuscito a batterlo.

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Un match con Manny Pacquiao. L’ucraino si è detto disponibile, ma solo a 135 libbre. Ovvero da peso leggero. PacMan ha detto di essere disposto, dimenticando che l’ultima volta che ha fermato la bilancia sotto le 135 libbre è stato il 28 giugno 2008.
E io mi chiedo: quanto serio sarebbe costringere un uomo di 37 anni che ha già dato il meglio di sè in passato a calare di quasi cinque chili e mezzo dal peso in cui oggi sale sul ring? Un fisico già spossato dalla lunga attività e con un metabolismo diverso da quello che aveva in gioventù verrebbe indebolito da diete e allenamenti sfibranti per rientrare nel limite. Il filippino vedrebbe così ridurre la massa muscolare, la capacità atletica e la resistenza ai colpi. Non sarebbe sicuramente al meglio.
Che match sarebbe?
Un grande affare, ma con lo sport avrebbe pochi legami.
Un’altra possibilità è costituita dalla scalata di Lomachenko fino al limite dei leggeri per affrontare Jorge Linares (Wba) o Terry Flanagan (Wbo) per aggiungere una terza cintura alla bacheca. Dopo nove incontri sarebbe un record difficilmente superabile.
Quarta soluzione la sfida a Francesco Vargas (Wbc) per l’unificazione del titolo dei superpiuma.
Vedremo. Dovremo solo avere la pazienza di aspettare.
Ultima nota a margine della notte di Las Vegas.
La Top Rank di Arum aveva chiesto di non avere in giuria Adelaide Byrd. La richiesta non è stata esaudita. Gli altri due giudici erano Burt Clements e Glenn Trowbridge. Gli stessi di Ward vs Kovalev.

Il difficile rapporto tra boxe, televisione e il popolo degli incontentabili…

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FoxSports sta facendo un ottimo lavoro.
Trasmette riunioni di primo livello, sempre in diretta.
E offre anche repliche per chi, per problemi di sonno o di altri impegni, non riuscisse a vederle.
Ha dato Ortiz, Pacquiao e De Carolis. Manderà in onda Joshua, Lomachenko, Crawford, Scarpa. E altro ancora.
Eppure il popolo della boxe si lamenta.
Il canale è nel bouquet di Sky, quindi a pagamento. Non è giusto!

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Chiariamo subito una cosa.
Vedere il pugilato in televisione non è un bisogno primario.
Punto due.
Per allestire la trasmissione, comprare i diritti televisivi e promuovere l’evento FoxSports tira fuori dei soldi. Non ha un canone di abbonamento obbligatorio come la Rai, perché mai dovrebbe offrire gratuitamente il prodotto?
La realtà è un’altra.
Negli ultimi dieci anni molte televisioni non erano interessate alla boxe perché i numeri dell’audience erano decisamente bassi, molto bassi.
Ma trasmettevano il pugilato solo a notte fonda!
Vero, ma non sempre.
I riscontri erano deludenti, non solo quando questo sport era scivolato dopo la terza serata, ma anche quando era attorno alle 22:30/23:00.

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Non solo quando è stato trasmesso nel bouquet di Sky e quindi visibile solo per chi aveva l’abbonamento alla tv via cavo, ma anche quando è stato mandato in chiaro, gratis, fruibile per tutti senza versare un euro.
Il clan dei patiti del pugilato è composto da pochi fedelissimi. Gli altri, quelli che continuano a sparare a pallettoni sulle televisioni, non sanno neppure su quale canale andrà il match, a che ora comincerà.
Glielo scrivi chiaro, dividi dirette e repliche, indichi giorno e numero del canale. Poi leggi i post sui forum o sui social network.
Ma lo trasmette qualcuno?
Se mi interessa una serie televisiva o un film, cerco nella programmazione giorno e orario in cui potrò vederlo.
Loro no, loro chiedono aiuto su Facebook.
E se dal salotto di casa si passa allo spettacolo dal vivo, le cose vanno anche peggio. L’incasso è l’ultima delle voci nel borderò di un organizzatore.
Sento e leggo: “Avete visto in Germania?”.
Ho visto, c’erano diecimila persone che hanno comprato il biglietto e quando si parla di audience si parla di milioni di telespettatori. Da noi se si arriva a mille paganti e a 300.000 telespettatori si celebra con una settima di festeggiamenti.

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E, tanto per essere chiari: in Inghilterra le due televisioni principali per quel che riguarda la boxe (Box Nation e Sky) sono a pagamento, solo Channel 5 offre eventi in chiaro. In chiaro Sat 1 e RTL in Germania, anche se sono canali privati (un po’ come Canale 5 o Italia 1 da noi).
Orario di trasmissione da nottambuli.
Incontri di livello non accettabile.
Match non in diretta.
Pugili sconosciuti.
Nel periodo in cui Italia 1 ha programmato in chiaro, prima a orari accettabili e poi con una gestione del palinsesto dedicata a chi soffre di insonnia, l’audience era compresa nella forbice tra 200.000 e 360.000, con uno share calcolato tra il 2 e il 3 per cento. Non sono certo riscontri da scatenare scene di esultanza all’interno di un network nazionale.
È la realtà. E con la realtà bisogna fare i conti, i numeri non mentono.
Gli appassionati sono pochi.

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Anni di nebbia nella gestione federale hanno relegato nel dimenticatoio il pugilato dei professionisti. Molti italiani pensano che non esista più.
Anni di riunioni ridicole, di programmi messi su al massimo del risparmio e senza rispetto per gli spettatori anche quando c’erano soldi e televisioni, hanno lentamente spento il sacro fuoco della nobile arte.
È rimasto un manipolo di appassionati, sempre gli stessi.
Pochi e riottosi.

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Ricordo quando lavoravo a Stream. Per due anni l’emittente ha mandato in onda il meglio del pugilato mondiale, tutti i protagonisti italiani. Aveva anche una trasmissione settimanale, presentata da Antonio Creti, con la partecipazione di personaggi della boxe, ritratti, monografie, storie e i momenti chiave degli incontri della settimana. Ha allestito speciali che partivano alle 21 e si concludevano solo dopo l’alba.
In risposta abbiamo avuto un’audience media accettabile per la Rete, ma anche una valanga di critiche tra cui anche molti insulti.
Non esiste una programmazione accettabile, qualsiasi cosa si faccia. Questa è l’idea base che guida le analisi sulla boxe in tv. Sono tutti convinti che solo se ci fossero loro alla guida le cose andrebbero bene. Contenti voi…
Per ricostruire ci sarebbe bisogno di spalare il letame e continuare a spalare fino a quando non si vedrà la luce. E invece il popolo della boxe continua a pretendere caviale e champagne. E si lamenta di qualsiasi cibo/bevanda di qualità inferiore.
E anche adesso che hanno il massimo che il panorama possa offrire si sentono in dovere di inveire, non offrendo come contropartita neppure un’audience degna di questo sport.
Alla prossima, quando anche FoxSports alzerà bandiera bianca e si tornerà nel buio più totale…
Orario di trasmissione da nottambuli.
Incontri di livello non accettabile.
Match non in diretta, ma in differita.
Pugili sconosciuti…

 

 

 

 

Stasera Kid Galahad (20 match, 20 vittorie) affronta Mora che ha perso gli ultimi 19 incontri…

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Stasera si combatte alla Motosport Arena di Cardiff, Galles, per l’organizzazione di Frank Warren. Il clou sarà il titolo Wbo dei leggeri tra Terry Flanagan e Orlando Cruz. Ma è stato un altro match ad attirare la mia attenzione.
Kid Galahad (a sinistra nella foto) affronta Reynaldo Mora.
Il primo è un inglese di origini yemenite. Ha 26 anni e un record di 20 vittorie su altrettanti match, 11 successi prima del limite tra cui l’ultimo contro il nostro Emiliano Salvini. È stato campione europeo e del Commonwealth dei supergallo, poi ha subito una squalifica di due anni per doping (positivo allo stanazolol, un anabolizzante). È tornato sul ring quest’anno e ha messo assieme due successi.
L’altro è un nicaraguense che vive a Barcellona. Normalmente combatte a cavallo tra superpiuma e leggeri. Ha esordito con un pari, poi ha collezionato sette vittorie. Il punto di svolta è stata la sconfitta per ko 1 contro Levi Morales il 28 giugno del 2014. Da quel momento in poi ha sempre perso. Ha perso gli ultimi diciannove incontri, sette dei quali per ko. Quest’anno ha combattuto dieci volte: sei sconfitte ai punti, quattro prima del limite. Ha solo 22 anni.
Kid Galahad di anni ne ha 26, vive a Shieffield, città che ha una solida tradizione pugilistica. Di quelle parti sono Prince Naseem Hamed ed Herol Graham. La boxe l’ha imparata da un grande maestro, Brendan Ingle. È stato proprio lui a dargli il soprannome con cui combatte. L’ha preso da un film del ’62 in cui Elvis Presley recitava nel ruolo di un pugile, Kid Galahad appunto. Il vero nome è Abdul Barry Awad ed è sbarcato in Inghilterra quando aveva solo tre anni. Ora sogna un match contro il campione della Wba, Guillermo Rigondeaux.
Reynaldo Mora non sogna nulla. L’hanno chiamato con un preavviso di 48 ore, lui ha detto sì. Tornerà sul ring 35 giorni dopo il ko subito in due round contro Sam Bowen. E la boxe, comunque vada, scriverà un’altra pagina da dimenticare.

Il libro sulla vita di Mazzinghi presentato il 15 dicembre al Museo di Storia Naturale di Grosseto

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Un’altra presentazione è stata confermata dopo quella dell’8 dicembre a Roma.
Il libro “Anche i pugili piangono” sulla vita di Sandro Mazzinghi sarà presentato una settimana dopo a Grosseto assieme a “Dal vostro inviato” di Franco Esposito. Entrambi i libri sono della casa editrice Absolutely Free.

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Bob Arum, tutto cominciò con Ali. Cinquant’anni dopo festeggia la riunione numero 2000…

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L’8 dicembre Bob Arum compirà 85 anni.
Il 29 marzo del 1966 ha organizzato il primo incontro.
Così ha raccontato quel momento storico per la sua vita al giornalista/scrittore Thomas Hauser.

Muhammad Ali contro George Chuvalo, 29 Marzo 1966 a Toronto, è stato il primo incontro che ho promosso. Jim Brown mi ha fatto incontrare Herbert Muhammad che gestiva Ali. Abbiamo formato una società di promozione denominata Main Bout. Il primo combattimento che abbiamo organizzato è stato un incubo. Avrebbe dovuto essere Ali contro Ernie Terrell a Chicago. Poi siamo stati cacciati dall’Illinois perché Ali aveva detto che non aveva mai avuto motivo di litigare con i Vietcong… Ho cominciato a girare come un pazzo per tutto il Paese, senza alcuna fortuna, alla ricerca di uno Stato che ci avrebbe permesso di allestire il combattimento. Infine ho trovato Montreal, ma poi abbiamo dovuto spostarci a Toronto. Terrell si è tirato fuori e ci siamo ritrovati con Ali vs Chuvalo. La sera del match, sono andato all’arena, la Maple Leaf Gardens. L’unica cosa che mi interessava era il match. Non sono entrato, non ho guardato il ring e detto “wow”. Non sapevo nulla dei combattimenti preliminari perché, al momento, non sapevo nulla di boxe. L’unica cosa di cui ero certo era che volevo disperatamente che suonasse il primo gong per Ali vs Chuvalo, perché avevo promosso l’evento con la mia carta Diners Club e nel conto c’erano solo 29.000 per pagare tutto…

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Sono passati cinquant’anni da quel giorno e domani, sabato 26 novembre 2016, Bob Arum festeggerà la promozione dell’evento numero 2.000 con Lomachenko vs Walters.

Nato a Brooklyn l’8 maggio del 1931, laureato in legge ad Harvard, ha lavorato come esperto fiscalista per la Procura di New York durante l’amministrazione di John F. Kennedy e Lindon B. Johnson. È stato al fianco di Robert Kennedy durante la prima fase della corsa alla presidenza.

A 34 anni, la svolta.

L’ho conosciuto nel periodo in cui veniva spesso in Italia.
Me lo ricordo in una notte di fine ottobre ’82, all’interno dell’Hotel Mediterranée a Sanremo, cantare l’inno americano accompagnato al piano da musicista di talento.
È stato lui a darmi il pass per due delle notti più incredibili della mia carriera, un’accoppiata pazzesca. L’invito al matrimonio di Jak La Motta sui gradini della piscina del Caesars Palace di Las Vegas, un accredito stampa per la prima fila di bordo ring in occasione della sfida tra Marvin Hagler e Thomas Hearns.

Merito non certo mio o del giornale per cui al tempo lavoravo, ma del mio amico Rodolfo Sabbatini, un grande uomo che conosceva alla perfezione la boxe e il mondo dei media. Era il socio europeo del boss americano, un’intuizione geniale che gli aveva aperto le porte della televisione che conta.

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Fondatore della Top Rank, di cui è ancora il titolare, ha lavorato con i più grandi pugili dell’ultimo mezzo secolo.

Hanno combattutto nelle sue riunioni Muhammad Ali, Marvin Hagler, Manny Pacquiao, George Foreman, Sugar Ray Leonard, Miguel Angel Cotto, Oscar De La Hoya, Julio Caesar Chavez e tanti altri.

Al quotidiano Las Vegas Sun che gli ha chiesto di mettere in fila i cinque match che hanno avuto un maggior peso nella sua carriera, Arum ha risposto così.

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  1. Ali vs Frazier III, 1 ottobre 1975. Il mitico Thrilla in Manila.
  2. Hagler vs Hearns, 15 aprile 1985 a Las Vegas. Una guerra senza un attimo di pausa
  3. Tate vs Coetzee, 20 ottobre 1979 a Pretoria. Ottantamila sudafricani riempiavano lo stadio.
  4. Pryor vs Arguello, 12 novembre 1982. Due maestri sul ring.
  5. Mayweather vs Pacquiao, 2 maggio 2015. Il più grande affare nella storia della boxe.
    Niente male, vero?
    Ma nella vita di Bob Arum non c’è stato soltanto il sole.
    Nel 1995 ha dovuto pagare 125.000 dollari di multa alla Commissione Atletica del Nevada, colpevole di avere versato una tangente per agevolare il nulla osta per una  riunione.
    Nel 2000 ha confessato in Tribunale di avere corrotto l’IBF per convincere l’Ente a porre in alto nelle classifiche i suoi pugili.
    Roberto Duran, nel corso di un’intervista che mi ha concesso nella sua casa di Miami molto tempo fa, l’ha accusato di non avere mai versato al fisco la percentuale di tasse che invece tratteneva dalla borse.
    A 85 anni parla di progetti, di piani a lungo termine.
    Nella testa ha un pensiero fisso: Lomachenko vs Pacquiao. Non sono d’accordo, e l’ho anche scritto (https://dartortorromeo.com/2016/10/28/bob-arum-pacquiao-lomachenko-e-una-boxe-sempre-piu-da-circo/), ma non si può certo accusarlo di immobilismo.
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    Uomo di cultura, aveva un modo particolare di gestire la conversazione con chi non era della sua stessa madre lingua. Parlava lentamente e lo faceva in un inglese perfetto. Voleva essere sicuro di non essere frainteso, che i concetti che esprimeva fossero chiari dalla prima all’ultima parola.
    Diavolo e genio, Bob Arum ha influenzato pesantemente il pugilato mondiale dalla seconda metà degli anni Sessanta ai giorni nostri.
    Domani festeggerà la duemillesima puntata della sua avventura, la boxe lo considera ancora un punto di riferimento.

Sfide, incroci e scandali. Ecco il quadro dei pesi massimi, il delirio di una categoria in affanno

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Ho la testa confusa.
Il mondo dei pesi massimi e la noble art faticano a stare assieme all’interno della stessa frase.
Provo a schiarirmi le idee.
Una volta (foto sopra) c’erano Ali, Frazier, Foreman, Holmes, Norton.
Oggi… una ventina di pugili sono in corsa per quattro titoli.
L’idea che il campione dovrebbe essere uno solo appartiene alla nostalgia di un passato che non esiste più.
Le sigle maggiori sembra abbiano trovato un quadro definitivo, purtroppo non è quello che l’appassionato sperava.

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WORLD BOXING COUNCIL
Il campione Deontay Wilder (37-0, 36 ko) è ancora fermo per l’infortunio subito il 16 luglio scorso durante la difesa contro Chris Arreola (frattura della mano destra e stiramento del bicipite del braccio destro).
Il 17 dicembre a Ekaterinburg in Russia si affronteranno Alexander Povetkin (30-1-0, 22 ko) e Bermane Stiverne (25-2-1, 21 ko) per il titolo interim dell’Ente.
Stiverne è risultato positivo (dimethyamylase) il 4 novembre in un controllo Wada in vista del match. Il Wbc lo ha punito con una multa di 75.000 dollari: “Quantità modica, non sapeva cosa stava prendendo, ha ammesso di averlo preso inconsapevolmente”.
Lo stesso Povetkin era stato scoperto positivo al Meldonium. Ha portato il Wbc in tribunale e l’Ente ha fatto una brusca frenata.
Quantità modica, medicinale permesso”.
Il vincente di Povetkin vs Stiverne sfiderà Wilder nella primavera del 2017.

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INTERNATIONAL BOXING FEDERATION
Il 10 dicembre a Manchester il campione Anthony Joshua (17-0, 17 ko) difenderà la corona contro John Molina (25-3-0, 19 ko).
Nella stessa riunione Luis Ortiz (26-0, 22 ko) incontrerà Dave Allen (9-1-1), 24enne con un record modesto, sconfitto nettamente da Whyte nell’ultimo match: 91-98, 91-100, 90-100..
Ortiz ha recentemente vinto un super noioso incontro con Malik Scott.
Lo stesso Ortiz ha subito nove mesi di squalifica dopo essere risultato positivo al doping nel match dell’11 settembre 2014 contro Lateef Kayode.
Tredici mesi dopo è salito sul ring per l’interim Wba e nel prossimo settembre, se non ci saranno stop a sorpresa, si batterà per il titolo di sigla.
Sempre a Manchester saliranno sul ring Dillian Whyte (19-1-0, 15 ko) e Derek Chisora (26-6-0, 18 ko) per la cintura del Commonwealth. Il vincitore della sfida dovrebbe essere il rivale di Ortiz nel caso in cui Joshua lasci il titolo dopo l’incontro con Klitschko.

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WORLD BOXING ASSOCIATION
A marzo/aprile il vincente di Joshua vs Molina incontrerà Wladimir Klitschko (64-4-0, 53 ko) per il titolo di supercampione. La data del mondiale sarà annunciata dopo il match di Manchester del 10 dicembre. Due le sedi in corsa: Wembley a Londra e il Millenium Stadium di Cardiff nel Galles. In entrambi i casi si tratta impianti con una capienza di 70.000 spettatori.
Entro la fine del 2016 dovrebbe svolgersi il combattimento tra Lucas Browne (24-0, 21 ko) e Shannon Briggs (60-6-1, 53 ko) per il titolo di campione di sigla.
La Wada in un controllo a sorpresa ha trovato positivo nei giorni scorsi Lucas Browne che aveva già fallito l’esame antidoping in marzo. In attesa della verifica del campione B del test e delle giustificazioni della difesa la sfida resta in cartellone.
Il vincitore di Browne vs Briggs dovrebbe incontrare entro 120 giorni Fres Oquendo (37-8-0, 24 ko).
Il portoricano è risultato positivo a tamoxifin e anostazole nel match del 6 luglio 2014 contro Ruslan Chagaev.
Da allora non ha più combattuto.

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WORLD BOXING ORGANIZZATION
Il 10 dicembre alla Victor Arena di Auckland match per il titolo tra Joseph Parker (21-0, 18 ko) e Andy Ruiz jr (29-0, 19 ko). È la seconda volta nella storia della boxe che un mondiale professionisti si disputa in Nuova Zelanda, il primo è stato nell’aprile di quest’anno il titolo femminile dei medi Wbc tra Kali Reis e Marcela Cornejo.

La Banda dell’Alfabeto continua a regnare sovrana…

Dirette e repliche Tv dei match di Scarpa e Lomachenko nel prossimo fine settimana

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FoxSports ha definito la programmazione delle prossime due riunioni di cui è prevista la copertura televisiva in diretta. Telecronache di Mario Giambuzzi, commento tecnico di Alessandro Duran.

Dalla Wembley Arena di Londra.
(organizzazione Matchroom di Eddie Hearn)

Sabato 26 novembre dalle 21:00 alle 00:30 su FoxSportsPlus (canale 205 del bouquet di Sky), ordine dei match non ancora comunicato dall’organizzatore.
Superwelter vacante titolo internazionale silver Wbc (10×2) Ben Hall (9-0-1) vs Carson Jones (39-11-3).
Superpiuma titolo del Commonwealth (12×3) Martin Joseph Ward (15-0-2) vs Ronnie Clark (17-3-2).
Leggeri (6×2) Katie Taylor (debutto) vs Karina Kopinska (7-14-3).
Superleggeri silver Wbc (12×3): Andrea Scarpa (20-2-0) vs Ohara Davies (13-0).
Superleggeri (10×3) John Wayne Hibbert (17-4-0) vs Martin Gethin (27-8-1).
Replica: nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 alle ore 00:30 su FOxSports (canale 204 del bouquet di Sky) Scarpa vs Davies.
Replica: domenica 27 dalle 12:00 alle 15:30 su FoxSPortsPlus (canale 205) Scarpa vs Davies e il meglio delle riunioni di Londra e Las Vegas.

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Dal Cosmopolitan di Las Vegas.
(organizzazione Top Rank di Bob Arum)

Domenica 27 dalle ore 04:00 su FoxSports (canale 204) diretta.
Welter (8×3) Silverio Ortiz 35-18-0) vs Kostantin Ponomarev (30-0).
Welter (10×3) Egidius Kavaliuaskas (15-0) vs Juan Josè Ruis (17-0)
Superpiuma titolo Wbo (12×3) Vasyl Lomachenko (6-1) vs Nicholas Walters (26-0).
Replica: domenica 27 alle 23:00 su FoxSports (canale 204) Lomachenko vs Walters.
Replica: domenica dalle 12:00 alle 15:30 su FoxSportsPlus (canale 205) Lomachenko vs Walters e il meglio delle riunioni di Las Vegas e Londra.
Replica: nella notte tra lunedì 28 e martedì 29 alle ore 01:00 su FoxSports (canale 204) Lomachenko vs Walters.