Storia di Willi Besmanoff, da bambino in un campo di concentramento a rivale di Clay…

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Sono convinto che dietro ogni pugile ci sia una storia da raccontare.

A volte mi imbatto in un nome che non mi suona familiare e mi chiedo chi sia o sia stato l’uomo che quel nome ha sempre portato.

Stamattina stavo leggendo il record di Muhammad Ali per un lavoro che ho appena cominciato e mi sono accorto di una ricorrenza.

Martedì 29 novembre saranno passati cinquantacinque anni dal suo decimo match. Rilievo non apprezzabile per le statistiche, abbastanza però per farmi andare a vedere chi fosse l’avversario quella sera sul ring della Freedom Hall di Louisville.

Si chiamava Willi Besmanoff.

Non sapevo proprio chi fosse. E allora mi sono detto che dovevo scoprirlo.

Era un tedesco, nato a Monaco il 4 ottobre del ’32 da genitori ebrei.

Nel ’43, quando aveva appena undici anni, il Nazismo l’aveva inquadrato come nemico del Reich e lo aveva chiuso nel campo di concentramento di Buchenwald. Ne era uscito pochi mesi dopo, quando la mamma aveva cambiato religione diventando protestante.

Due anni dopo aveva cominciato a lavorare come apprendista panettiere, mestiere che si sarebbe portato dietro per il resto della vita.

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Nel ’52 era già pugile professionista, nel ’59 si era trasferito a Milwaukee, Wisconsin (Usa), dove aveva proseguito la carriera.

Diventato cittadino americano aveva messo qualche soldo da parte e si era sposato. Sentiva il bisogno di farsi una famiglia, della sua era rimasta solo la mamma. Il papà era praticamente scomparso da tempo.

Willi si era messo alla sua ricerca e finalmente l’aveva trovato in un piccolo appartamento di Chicago. Avevano passato una settimana assieme cercando di riallacciare il rapporto. Poi era salito sul treno per fare ritorno a Milwaukee, dove il 29 gennaio 1959 aveva affrontato Donnie Fleeman che l’aveva dominato per dieci round (98-87, 98-90, 97-85 i cartellini dei tre giudici).

Intervistato da un giornalista locale, confessava candidamente: “Non ricordo più nulla dopo il knockdown del quarto round. Buio assoluto”.

Passati un paio di minuti nello spogliatoio era entrato un avvocato che aveva chiesto il sequestro della borsa che ammontava a 1.284 dollari. Ne pretendeva 1.500 per il pagamento di vitto e alloggio. Il querelante? Il padre ritrovato.

La disputa era finita in tribunale dove un giudice aveva imposto a Willi di pagare 400 dollari.

Li ho versati e contemporaneamente mi sono definitivamente dimenticato di avere un padre”.

Lungo il cammino ha affrontato rivali importanti: Sonny Liston, George Chuvalo, Zora Folley, Archie Moore.

Ho combattuto con i migliori. L’unico che mi ha fatto paura è stato Liston. Un animale, una montagna. Lo colpivo in tutti i modi possibili, lui mi guardava a sorrideva”.

Il 29 novembre del 1961, con un record di 43-25-6 saliva sul ring per affrontare quello che ancora si chiamava Cassius Clay (9-0). Arbitro Don Asbury che aveva già diretto tre volte il campione olimpico di Roma ’60.

Sono imbarazzato, non mi piace confrontarmi con uno che non figura nella classifica. Sono pronto per i migliori, datemi Floyd Patterson o Sonny Liston. Contro questo tizio il match non andrà oltre il settimo round” era la profezia di Clay che non a caso i giornali già chiamavano cocky, spavaldo.

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Besmanoff pesava sei chili di più, nonostante fosse undici centimetri più basso. Dopo due atterramenti subiti nel corso della settima ripresa, non era più in grado di continuare. L’arbitro fermava il match.

Willi annunciava il ritiro, ma il 5 luglio del ’63 era di nuovo sul ring. Avrebbe chiuso definitivamente solo nel ’67 dopo la quinta sconfitta consecutiva.

Fallito il primo matrimonio, dopo il divorzio si era nuovamente sposato. Era andata meglio. Tre figlie: Barbara, Thea e Carol. Una bella casetta in Florida e una tranquilla vita da famiglia borghese.

Moriva il 20 ottobre 2010 a 78 anni.

Questa era la sua storia.

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One Comment Add yours

  1. alfredo says:

    Bravo…come sempre caro Dario. Besmanoff era uno di quei pugili che io seguivo addirittura da ragazzo. Ammiravo il suo coraggio…era un incassatore eccezionale, per questo era un banco di prova per i più titolati.Si è tolta pure qualche soddisfazione. Lo ricordo contro il nostro Calzavara, per certi versi un suo alter ego.

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