Pugilato uguale violenza nella vita, è quello che pensano i giornali. Per poi scoprire che…

pugile

Ancora una volta un pugile è stato protagonista di un evento criminoso.
Questo è quanto riporta il sito del Messaggero.
Il signore che sarebbe stato protagonista del fatto (nome e cognome sono riportati nel testo dell’articolo) e avrebbe recitato nel ruolo del cattivo non figura nel database dei professionisti che operano nel mondo (fonte boxrec), nè su quello dei dilettanti (fonte archivio Fpi).
A questo punto mi chiedo dove abbia esercitato la sua attività e se sia davvero un pugile.
Ma il problema non è solo questo.
La precisazione nei titoli della professione del reo sembra sia necessaria solo quando si tratta di una persona che pratica la boxe, così tanto per evidenziare la malvagità di questa gente.
Non mi sembra di avere letto titoli del tipo “Idraulico gambizza infermiere dopo avere riparato il lavandino” o “Architetto uccide la moglie, cassiera al supermercato”.
Nessuno degli altri titoli di cronaca nera pubblicati sulla homepage del Messaggero riporta la professione del reo.

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Sento già salire l’obiezione. Il pugile ha maggiore visibilità mediatica di un architetto o di un idraulico. A parte il fatto che non è assolutamente questo il caso, perché quando è nel suo contesto naturale, cioè su un ring, nessun giornale si occupa del pugile?
Se non genera interesse quando esercita la professione, se ne deduce che non è popolare e quindi non merita spazio su un giornale.
Forse quello che interessa i giornalisti è l’associazione boxe uguale violenza.
Tesi che trova riscontro nel fatto che nelle titolazioni scompare il nome del protagonista e viene usata la parola pugile. Il cognome del soggetto non direbbe nulla, ma allora perché fare titoli sottolineando che il colpevole è un pugile? Fosse stato un operatore ecologico sarebbe finito nelle brevi? Il circolo vizioso non trova vie di uscita e io continuo a farmi domande.
È chiaro che tra i giornalisti, soprattutto tra quelli che non sono mai entrati in un palazzetto dello sport, pugile sia sinonimo di violenza anche nella vita. È così? Sareste comunque fuori strada anche in questo caso: perché vi meravigliate quando un violento diventa protagonista di episodi di violenza? Sui giornali, me lo insegnate, finisce l’insolito, l’eccezione.
Ammettiamo (ma aspetto che qualcuno mi aiuti a capire dove, come e quando) che il tizio che ha brutalmente picchiato l’anziano sia un pugile. Perché riportare la professione nella titolazione?
Non ha senso e non trova riscontro in nessuna regola giornalistica.
P.S. La notizia rimanda al servizio fotografico. Quindici foto del pezzo di marciapiede, ripreso da ogni angolazione, dove si è svolto l’evento criminoso.

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