Taisòn Manfredonia ha scritto sul corpo le regole della vita

Kove

Giochi di Rio 2016/Dario Olimpico 5. Continua*

In Brasile è nato, ma il portoghese non rientra tra le due lingue di sua conoscenza. Lui parla italiano e un perfetto napoletano. Non a caso gli amici lo chiamano O’ Taisòn del Vesuvio.

Valentino Manfredonia è stato il primo pugile azzurro a qualificarsi per i Giochi di Rio. Un magico 2015, con sette vittorie su sette match alle World Series of Boxing, lo ha riportato in quel Brasile in cui è nato. A maggio dello scorso anno aveva già in tasca il pass olimpico.
Jaboatão dos Guararapes è il posto dove è venuto al mondo ventisei anni fa. È nello stato del Pernambuco, quattordici chilometri da Recife città di calciatori famosi come Juninho Pernambucano, Hernanes, Vavà.

Aveva tre settimane quando è volato via dal Brasile, adottato da una famiglia di Pianura: quartiere nella parte ovest di Napoli, a sud della collina dei Camaldoli, che si estende fino alla Montagna Saccata. Una zona popolare.

Si sente italiano, napoletano nella testa e nel cuore.

E’ figlì nun song e’ chi li fa ma e’ chi li cresce”.

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Qualcosa nel volto, nei lineamenti e nello sguardo intenso, ricorda Tyson. Un paragone che nasce dunque dall’espressione intensa, non certo dal tipo di pugilato. Valentino non ha nella potenza la sua arma migliore. Ma come Iron Mike ha nella buona tecnica la dote che gli consente di avvicinarsi al rivale per portare le sue serie.

E poi balla.

Sul ring e nella vita. Salsa e ritmi caraibici sono i suoi preferiti.

La carriera è un altalena che ha toccato il fondo il 12 dicembre del 2008. Sconfitto da Luca Capuano, con la spalla sinistra che non la smetteva di tormentarlo, Manfredonia si è convinto di chiuderla lì. Ha disputato un solo match in quattro anni.

È tornato a combattere il primo aprile del 2012. Non è stato un pesce d’aprile, ma la ripresa di un cammino interrotto.

O’ Taisòn viene dal Rione Traiano. Da quelle parti ha scoperto la boxe. Racconta di essere entrato in palestra perché era cicciottello, poi aggiunge che su 160 centimetri di altezza aveva posato 115 chili di peso. In quel cicciottello il maestro Guido De Novellis ha però visto qualcosa di interessante. I fatti hanno dato ragione all’esperienza dell’allenatore, uno che viene da una famiglia di sportivi, pugile anche lui alla Fulgor di Geppino Silvestri.

Manfredonia è diventato campione nazionale, ha conquistato un posto fisso in nazionale, si è velocemente qualificato per Rio 2016. I mali alla spalla, oggi sembrano dimenticati. Un’operazione ha rimesso tutto a posto. Ora però arriva il momento più difficile.

Valentino è un ragazzo che non vuole dimenticare. Per questo ha riempito il corpo di tatuaggi, ogni disegno un messaggio.

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Una raffigurazione Maori per dire a tutti che in lui c’è lo spirito del guerriero.

La scritta “prendi la vita giorno per giorno” come memento per imparare a godere dell’attimo fuggente.

Una corona dietro il collo per non dimenticare che bisogna essere fedeli.

Sul fianco la scritta, un patto d’amore: “io appartengo a te tu appartieni a me”. È per Giuseppina, Giusy, anche lei atleta. Fa kickboxing e condivide gioie e dolori del suo innamorato. Sofferenza per la dieta, stress per gli allenamenti, eccitazione per un successo, tristezza per una battuta d’arresto.

E poi ci sono gli ultimi due tatuaggi, i più significativi.

Un pugno che spacca il muro per dire al mondo: Valentino è tornato.

Sul cuore ha il bacio della mamma.

La storia de O’ Taisòn del Vesuvio è tutta qui.

Impegno, risultati, battute d’arresto, dubbi, ritorni e in fondo a tutto l’immagine più importante. Il grande sogno olimpico.

Balla sul ring, si batte con tecnica e coraggio.

Il cammino sarà duro, terribile. Quasi impossibile.

Ma Valentino Manfredonia un piccolo successo l’ha già raccolto.

Si è conquistato a suon di pugni un viaggio dove tutto è cominciato.

Dopo i Giochi andrà a visitare i luoghi dove è nato. Per strappare qualche ricordo e nulla più.

Perché torna nel Paese che l’ha visto nascere, ma la sua casa è da sempre Napoli.

Manfredonia

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Julio Cesar la Cruz, titular de la division de los 81 kg del Boxeo cubano. Foto: Ismael Francisco/Cubadebate.

IL FAVORITO
La Cruz, tre ori mondiali e la morte sfiorata

Il 4 gennaio del 2014 Julio César La Cruz ha rischiato di morire. Una uomo che non è stata identificato gli ha sparato un colpo di pistola che lo ha colpito all’anca sinistra. Ricoverato d’urgenza in un Ospedale dell’Avana è stato protagonista di un veloce recupero fisico. Ed è tornato presto sul ring. Da anni è il dominatore della categoria: ha vinto i Mondiali del 2011, 2013 e 2015. Ha vinto due ori ai PanAmericani 2011 e 2015. È il capitano della sua nazionale ed è l’indiscusso favorito tra i mediomassimi.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Julio César La Cruz (Cuba)
Joe Ward (Irlanda)
Petr Khamukov (Russia)
Adilbek Niyazymbetov (Kazakhstan)
Abdelhafid Benchabla (Algeria)

IL CALENDARIO DEI PESI MEDIOMASSIMI
(81 kg, 26 iscritti)

calendarioMM

* prima puntata: Carmine Tommasone 29/7/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/07/29/tommasone-ai-giochi-contrada-sale-sul-ring-in-tremila-tifano-per-lui/)

seconda puntata: Irma Testa 30/7/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/07/30/irma-testa-prima-donna-ai-giochi-ci-prova-a-diciotto-anni-non-si-ha-paura-di-sognare-2/)

terza puntata: Clemente Russo 31/7/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/07/31/in-giro-non-vedo-fenomeni-russo-a-34-anni-puo-tentare-il-colpaccio/)

quarta puntata: Vincenzo Mangiacapre 1/8/2016
(https://dartortorromeo.com/2016/08/01/mangiacapre-vuole-una-medaglia-ai-giochi-poi-gli-usa-dove-diventera-professionista/)

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I miei Giochi, è il momento giusto per leggerlo. Dentro ci sono molti protagonisti della boxe alle Olimpiadi. Maurizio Stecca, Francesco Damiani, Vincenzo Nardiello, Giovanni Parisi, Roy Jones jr, Paolo Vidoz, Roberto Cammarelle, Vincenzo Mangiacapre, Clemente Russo, Anthony Joshua. I trionfi azzurri a Los Angeles ’84, gli scandali di Seul ’88, la magia di Pechino ’08. Pugilato e non solo. Dieci Olimpiadi da inviato in cui ho visto cose che voi umani… (I miei Giochi di Dario Torromeo, Edizioni Absolutely Free, 312 pagine, 16 euro. Nelle migliori librerie e negli store online)

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