Irma Testa, prima donna ai Giochi, ci prova. A diciotto anni non si ha paura di sognare…

              Cover1                             

Giochi di Rio 2016/Dario olimpico 2.continua*

Irma ha solo diciotto anni e porta sulle spalle il peso di un pronostico tirato via con troppa fretta da chi nella boxe vede solo certezze, senza mai porsi un minimo dubbio.

Irma Testa ha già conosciuto la gioia di essere campione del mondo. Adesso è anche diventata la prima donna italiana a salire su un ring olimpico. E di getto tutti le chiedono l’oro. Come se fosse facile, come se assieme a lei nel tabellone non ci fossero rivali terribili come Taylor, Alexeyevna, Mossely o Potkonen.

Le cento interviste, in televisione o sui giornali, hanno rischiato di inflazionare il personaggio, hanno spostato leggermente le lancette. L’immagine mediatica rischia di prevalere su quella reale dell’atleta. E sarebbe un peccato da non commettere, perché Irma Testa ha talento, capacità e mezzi per realizzare un sogno.

Si sa molto di lei. Si sa che è entrata in palestra a dodici anni per seguire, come faceva in ogni azione della vita, la sorella Lucia. Si sa che è nata e cresciuta alla Boxe Vesuviana, società dalla nobili tradizioni: 52 anni di attività e un maestro d’eccezione.
Lucio Zurlo appartiene a una razza da salvaguardare. Insegna pugilato e dà consigli di vita. Per i suoi atleti è allenatore, padre e amico.

Una faccia ritagliata nell’archivio delle grandi maschere napoletane, una saggezza antica, la conoscenza profonda dello sport che insegna.

E Irma sta ad ascoltarlo, vuole imparare.

Ha carattere la ragazza. Tesserata per le Fiamme Oro sogna un futuro nei Nocs o nella Squadra Mobile.

Ha già dimostrato di avere morale d’acciaio, e questo fa bene sperare. In una maledetta notte di fine luglio 2014 si è svegliata all’improvviso, un urlo di dolore, la corsa in ospedale e l’operazione di appendicite.

Tre settimane dopo a Nanchino, in Cina, c’erano le Olimpiadi giovanili. I dottori scuotevano la testa. Niente aereo, di allenarsi non se ne parla neppure. Certo, proprio così. Lei non solo ha preso l’aereo e si è anche allenata, ma è salita sul ring per fermarsi solo in finale dove è stata sconfitta di misura dalla cinese Chang Yuan.

IrmaLucio

Nativa di Torre Annunciata, si è allenata alla Vesuviana nel quartiere della Provolera che poi in dialetto non è altro che la Polveriera. Le cronache quotidiane dicono che il nome non è di certo usurpato. Proprio tranquillo quel posto non è. Ma la palestra di Lucio e Biagio Zurlo è un’oasi dove coltivare sogni. E Irma ha cominciato a lavorarci sopra da tempo. Prima però ha dovuto convincere la mamma, cuoca in un ristorante davanti agli scavi di Pompei. Non ne voleva sapere, poi si è arresa. Più facile con il papà, cameriere di professione.

Pugile Lucia, poi Irma. E adesso anche i fratelli Ugo e Michel hanno cominciato a seguire questa strada.

Per approdare ai Giochi la Testa ha fatto un salto di categoria, dai 51 ai 60 chili. Può permetterselo. Lei che è alta 1.73 non rischia certo di mettere su chili di troppo. A un primo sguardo fatichi a darle fiducia. Braccia lunghe ed esili, gambe che non sembrano nascondere potenza sotto muscoli allungati e poco marcati. E poi quel viso da bambina imbronciata ti fa abbassare la guardia.
E te ne penti subito. Perché la boxe Irma la conosce alla perfezione. La chiamano Butterfly, farfalla. E mi fermo qui, non voglio scivolare nel vola come una farfalla, pungi come un’ape. Lascio a Bundini Brown e all’eccellenza del rimpianto Muhammad Ali il copyright della citazione.

Lei, Irma Testa dice di non essersi ispirata a nessuno. Né a Simona Galassi, che non ricorda nei giorni migliori. Né ad altre atlete del ring. Degli uomini un tempo diceva di ammirare Valentino e Mangiacapre, strada facendo ha ristretto il cerchio e adesso se proprio deve fare il nome di qualcuno che le piacerebbe imitare cita Valentina Vezzali e Federica Pellegrini.

Le auguro di percorrere almeno una piccola parte della loro strada olimpica. Torre Annunziata la festeggerebbe per una settimana intera.

Sarà dura, anzi durissima. Ma a diciott’anni non ci si spaventa di nulla e non si ha certo paura di sognare.

Testa

SchedaTesta

Katie-Taylor-92-752x501

LA FAVORITA
Katie Taylor, cinque ori mondiali e uno olimpico

Katie Taylor, irlandese, ha vinto cinque campionati del mondo e un oro olimpico. Non è più la guerriera che non conosce sconfitte. Ha trent’anni e nel 2016 ha già perso due volte: in semifinale agli Europei contro l’azera Yana Alekseevna e ai Mondiali contro la francese Estelle Mossely. Tutto vero, ma mi sembra abbia ancora qualcosa in più delle avversarie. In un torneo con solo dodici iscritte è la mia favorita all’oro.

SUL RING PER UNA MEDAGLIA

Katie Taylor (Irlanda)
Yana Alexseevna (Azerbaijan)
Estelle Mossely (Francia)
Mira Potkonen (Finlandia)
Irma Testa (Italia)

PROGRAMMA PESI LEGGERI (DONNE)
(60 kg, 12 iscritte)

CalendarioTesta

* prima puntata: Tommasone 29 luglio 2016 (https://dartortorromeo.com/2016/07/29/tommasone-ai-giochi-contrada-sale-sul-ring-in-tremila-tifano-per-lui/)

cover

I miei Giochi, è il momento giusto per leggerlo. Dentro ci sono molti protagonisti della boxe alle Olimpiadi. Maurizio Stecca, Francesco Damiani, Vincenzo Nardiello, Giovanni Parisi, Roy Jones jr, Paolo Vidoz, Roberto Cammarelle, Vincenzo Mangiacapre, Clemente Russo, Anthony Joshua. I trionfi azzurri a Los Angeles ’84, gli scandali di Seul ’88, la magia di Pechino ’08. Pugilato e non solo. Dieci Olimpiadi da inviato in cui ho visto cose che voi umani… (I miei Giochi di Dario Torromeo, Edizioni Absolutely Free, 312 pagine, 16 euro. Nelle migliori librerie e negli store online)

 

Advertisements