Niente spettatori, emergenza prolungata. Ma si va avanti…

Il presidente del CIO, Thomas Bach, continua a resistere. Assediato da eventi negativi, difende il fortino e giura che non si arrenderà mai. La macchina olimpica continua a perdere pezzi, ma la parola annullamento non viene neppure presa in considerazione. Troppi soldi in ballo, troppi interessi. Lo sport mondiale subirebbe un contraccolpo da cui sarebbe difficile riprendersi.
E allora CIO e Comitato Organizzatore cercano di assorbire i colpi, sono ottimi incassatori ma il coefficiente di rischio cresce ogni giorno di più.
Riuniti i vertiti (Bach, il presidente del Comitato Olimpico Hashamito, il governatore Koike, il ministro dello sprt Marukawo) hanno deciso che i Giochi di Tokyo 2020 si svolgeranno a porte chiuse.
Ma non è tutto.
il primo ministro Yoshihide Suga ha prolungato lo stato di emergenza per Tokyo e (quasi sicuramente) per tutte le prefetture coinvolte nell’Olimpiade. Scatterà lunedì 12 luglio e si protrarrà almeno fino al 22 agosto.
Sono di diciannove giorni che i contagi stanno descrivendo un trend in aumento.
Non è alto il numero dei positivi, appena sotto i mille, ma la crescita del 26.9% rispetto alla scorsa settimana crea preoccupazioni.
L’operazione di vaccinazione di massa non ha dato i risultati sperati. Al momento solo il 15.2% dei giapponesi ha completato la vaccinazione, mentre solo il 26.5% si è fatta iniettare la prima dose.
La popolazione di Tokyo è di 14 milioni di abitanti, con una densità di 6.168 per kmq (indico Roma come termine di paragone, la densità della capitale italiana è di 808). Undicimila persone al Villaggio, più sessantamila operatori concentrati in spazi ristretti sono un evidente pericolo di per la diffusione del Covid-19.
Tutti i componenti della famiglia olimpica hanno subito notevoli restrizioni, sia per quantità che per possibilità di movimenti. In alcuni casi, parlo ad esempio dei giornalisti, la possibilità di lavorare sull’Olimpiade è diventata quasi impossibile.
Il via è previsto per il 23 di questo mese, mancano poco più di due settimane. E la barca è ancora in alto mare. Ma nessuno ha intenzione di farla tornare in porto.

Tyson Fury vs Wilder su Sky (in pay per view, 9,99 euro) …

Sarà Sky a trasmettere, in diretta Tv da Las Vegas, il mondiale massimi WBC del 24 luglio.
Tyson Fury (30-0-1, 21 ko) difenderà il titolo contro Deontay Wilder (41-1-1, 41 ko) nel terzo match tra di loro.
La riunione, che avrà inizio alle 3 del mattino del 25 luglio in Italia, sarà in pay per view a 9,99 euro. Telecronista Mario Giambuzzi, commento tecnico di Francesco Damiani.
In diretta Tv anche gli altri incontri del programma. 
Vladimir Tereshkin (22-0-1, 12 ko, Russia) contro Jared Anderson (9-0, 9 ko, Usa), i pesi massimi in otto riprese.
Campionato WBA Gold dei massimi (12 round) tra Adam Kownacki (20-1-0, 15 ko, Polonia) e Robert Helenius (30-3-0, 19 ko, Finlandia).
Pesi massimi (10 riprese) Frank Sanchez (18-0, 13 ko, Cuba) vs Efe Ajaba (15-0, 12 ko, Nigeria).
Organizzano Bob Arum, Frank Warren, Al Haymon.

Adesso è ufficiale. I Giochi di Tokyo senza pugili italiani…

Adesso è ufficiale.
Questa mattina la Boxing Task Force del CIO ha pubblicato la lista dei pugili che parteciperanno ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.
Per l’Europa, nella categoria pesi medi (75 kg) ai sei che hanno conquistato il pass nelle qualificazioni di Parigi (4-8 giugno) si è aggiunto il primo della classifica continententale.


Sarà dunque lo svedese Adam Chartoi (foto in alto dal suo profilo Instagram) a battersi dal 24 luglio all’8 agosto sul ring del Ryōgoku Kokugikan di Tokyo.
Salvatore Cavallaro è il primo degli esclusi. Resta a casa.
Oggi è una data tristemente storica per il movimento pugilitico italiano a livello dilettantistico. Nessun azzurro sarà presente all’Olimpiade. Non era mai accaduto in cento anni di Giochi (Anversa 1920/Tokyo 2020).
La nostra nazionale sarà rappresentata da quattro donne: Giordana Sorrentino (mosca), Irma Testa (piuma), Rebecca Nicoli (leggeri) Angela Carini (welter).
Da questo momento comincia il periodo di ricostruzione.
Sulle macerie di un movimento devastato a livelli assoluti, l’Italia dovrà ritrovare la strada per il futuro.
Il presidente Flavio D’Ambrosi ha già annunciato una piccola/grande rivoluzione.
Lo staff del settore maschile subirà modifiche consistenti. Tra un mese ne sapremo di più. 

L’AIBA si dice pronta alla rivoluzione. Rivuole i Giochi

Umar Kremlev, presidente dell’AIBA da dicembre dello scorso anno, ha tenuto una conferenza stampa a Losanna. Ha spiegato cosa farà l’Associazione per cercare di riottenere il suo status di guida del movimento dilettantistico mondiale. Come è noto, il CIO ha sospeso l’ente nel 2019, impedendogli di gestire il torneo olimpico di Tokyo 2020, affidandone l’organizzazione a una Task Force guidata dal presidente della Federazione Mondiale di Ginnastica, Watanabe.
Cerco di riassumere i punti chiave.

  1. Ripianamento del debito di 10 milioni di dollari nei confronti di un’azienda asiatica, ottenuto in occasione delle World Boxing Series.
  2. Firma di un contratto biennale con lo sponsor Gazprom che consentirà all’AIBA di pagare il debito di 16,4 milioni di dollari, che è stato una delle cause principali della sospensione decisa dal Comitato Olimpico Internazionale.
  3. Aumento delle categorie di peso, sia nel settore maschile (da 10 a 13) che in quello femminile (da 10 a 12) dall’1 agosto 2021. Uomini: 48 kg (paglia), 51 (mosca), 54 (gallo), 57 (piuma), 60 (leggeri), 63,5 (superleggeri), 67 (welter), 71 (superwelter), 75 (medi), 80 (mediomassimi), 86 (massimi leggeri), 92 (massimi) + 92 (supermassimi). Donne: 48 (paglia), 50 (minimosca) 52 (mosca), 54 (gallo), 57 (piuma), 60 (leggeri), 64 (superleggeri), 66 (welter), 70 (superwelter), 75 (medi), 81 (mediomassimi), +81 (massimi).
  4. Avviamento di una doppia indagine autonoma da parte di Richard McLaren. La prima, che dovrebbe chiudersi a fine agosto, sugli scandali di arbitri e giudici all’Olimpiade di Rio 2016 e agli ultimi Giochi Asiatici. La seconda, chiusura prevista entro fine dicembre, sulla corruzione nel mondo del dilettantismo. Previste squalifiche a vita per i colpevoli.
  5. Rinnovo in larga misura della governance, un’operazione che sarà gestita da Urlich Haas.
  6. Investimento di sette milioni di dollari per l’anno in corso, a favore delle Federazioni nazionali in difficoltà. Budget più alto dal prossimo anno.
  7. Gestione da parte dell’AIBA dei campionati continentali, con modifica dell’attuale format e rinnovo delle organizzazioni.

    “Voglio che escano i nomi di chi ci ha portato in questa situazione, non vogliamo che queste persone continuino a lavorare nell’AIBA. Quello che è successo è stato un crimine” ha detto Umar Kremlev, le sue parole (sia sulle operazioni in corso che sui fatti accaduti) sono state riportate dal sito insidethegames.biz.
    Lo status dell’Associazione sarà riesaminato dal CIO dopo i Giochi in Giappone, in vista dell’avvicinamento a Parigi 2024.

La finzione vende più della realtà. Uno sport senza cultura

Una palla di neve lanciata giù dalla montagna può diventare una valanga.
È quello che sta accadendo al pugilato.
Un’esibizione, che male potrà mai fare un’esibizione?
Si parla di boxe, finalmente…
E così arriva Floyd Mayweather jr che riempie il suo conto in banca salendo sul ring contro Conan McGregor che non aveva mai disputato un incontro di pugilato, contro Logan Paul la cui professione è You Tuber.
Iron Mike Tyson fa con Roy Jones jr, 106 anni in due.
Ho appena scoperto che Julio Cesar Chavez sr ha affrontato Hector Camacho jr in quattro riprese da due minuti allo Jalisco Stadium di Guadalajara. Indossavano caschetti protettivi, ma come nelle migliori sceneggiate prima che iniziasse l’ultima ripresa Chavez lo buttava via, chiamava al suo angolo Saul Canelo Alvarez e incitava Camacho jr a scambiarsi colpi veri.
Ma non finisce qui, l’11 settembre vedremo sul ring Oscar De La Hoya contro l’ex campione di arti marziali Vitor Belfort.
Bill Cody molto tempo fa aveva messo in piedi qualcosa di simile.
L’aveva chiamato Buffalo Bill’s Wild West. Un circo in cui gli unici attori reali erano i bufali. Poi c’erano cowgirl che il West selvaggio non l’avevano mai visto neppure in cartolina, indiani che non erano mai scesi più a sud di Boston e si prestavano a recitare la parte di quelli che sono sempre brutti e cattivi.
Una sceneggiata spettacolare, ma finta.
In queste esibizioni di pugilato fatico a trovare lo spettacolo.
I soldi però girano e sono tanti per chi si presta, per chi ci mette la faccia, per chi vende il suo passato.
È il segno della decadenza del pugilato.
Se la finzione ha più successo della realtà, significa che il bisogno di eroi gli appassionati lo soddisfano nei ricordi, nelle pantomime, nella fiction.
Perché di eroi veri in giro ne sono rimasti pochi.
Ma anche perché quei pochi recitano per un gruppo sempre più ristretto di persone, sono attori solo per quelli che possono permettersi di pagare 50 dollari una serata davanti alla tv. È stata azzerata la passione popolare, quella delle gradinate, degli ultimi anelli, dei giovanotti che scavalcavano gli steccati per urlare il nome del proprio eroe. Oggi i signori della boxe gestiscono una compagnia di giro per una minoranza ricca. Come lo sono loro, i pochi protagonisti e la banda dell’alfabeto messa lì solo per dare una passata di vernice chiamata ufficialità.
Lasciando spazi sempre più ampi alla finzione, tradendo i principi base del pugilato. Rispetto, massimo impegno, lotta al meglio delle proprie possibilità. Il popolo della boxe, spaesato, confuso, non riesce più a distinguere il vero dal falso, il campione dal mestierante. E applaude, applaude, insultando chi non la pensi come loro. La cultura pugilistica è diventata merce rara, si confonde il finto con il vero. Basterebbe fermarsi un attimo per capire che se tutti sono campioni, in realtà nessuno lo è. Perché il campione è un’eccezione, non la norma.
Buona domenica.

Le sceneggiate fanno bene alla boxe? È come dire: il porno fa bene al cinema…

L’esibizione di Floyd Mayweather jr con Logan Paul è stata comprata da un milione di persone al prezzo di 49.99 dollari. Una fantastica operazione commerciale.
Lo show messo in piedi da Mike Tyson e Roy Jones jr ha convinto 1,4 milioni di spettatori a pagare 49.99 dollari.
Sono numeri che raramente la pay per view offre.
Da qui è nata la favoletta “se ne parla, fa bene alla boxe”.
Mi sono chiesto quanto potesse essere vero.
Se il volume di affari prodotto dovesse essere l’unico parametro da tenere in considerazione, estendendo il concetto potrei dire che l’industria del porno fa bene al cinema. È un mercato che annualmente genera nel mondo un volume di affari di 100 miliardi di dollari, ha fidelizzato un pubblico al 60% sotto i 24 anni e quindi con larghe prospettive di sviluppo nel tempo.
C’è qualcuno che sia davvero convinto che il porno faccia bene all’industria cinematografica? È questo il futuro del cinema?
Chi è pronto ad accettare la trasformazione della realtà sportiva in uno spettacolo in cui i protagonisti interpretino la parte del pugile, si prepari ad accettare la trasformazione della boxe in una sceneggiata totalmente priva della componente agonistica. Futuro che potrebbe non essere poi così improbabile. Del resto, se chi ha rispetto per memoria, passione ed etica viene etichettato come nostalgico, non mi sembra che lo scenario sia poi tanto lontano nel tempo.
Lennox Lewis ed Evander Holyfield sono in fila per il ritorno sul ring di Mike Tyson, previsto per il prossimo settembre. Quel giorno Iron Mike avrà 55 anni, Lewis 56 e Holyfield sarà molto vicino ai 59…
Basta che se ne parli”.
Contenti voi…

Testa in finale. Sorrentino sconfitta dalla Davison, madre di tre figli. Carini fuori, forse meritava di più

Irma Testa sarà l’unica azzurra in finale, affronterà l’irlandese Michaela Wlash (sorella di AIdan, peso welter che si è guadagnato il pass per Tokyo al Torneo di Francia):
C’è un termine che i bookmaker di Las Vegas usano quando va in scena un match il cui esito è fin troppo scontato e loro non accettano scommesse, scrivono exibition. E la sfida della campionessa di Torre Annunziata contro la rumena Maria Nechita è stata proprio così, un’esibizione. Un modo per consentire a chi ama la boxe di ammirare ancora una volta il modo con cui l’azzurra si toglie dal furore agonistico dell’avversaria, di come riesce a sgusciare via leggera e impalpabile ai colpi che la ragazza che le sta davanti prova a tirarle. Di vederla rientrare con veloci uno-due, con diretti sinistri, a tratti con il gancio destro, in un paio di occasioni mi è parso addirittura di vedere altrettanti montanti, roba rara da queste parti.
La Testa è in finale e va a chiudere un torneo per lei, e per il gruppo femminile, davvero esaltante. I pugni delle donne sanno pungere più di quegli degli uomini.
E non solo sul ring, ma anche nella vita.
Ce lo insegna Charly-Sian Davison, il peso mosca che ha sconfitto una brava e combattiva Giordana Sorrentino. Una lungona che usa assai bene le sue leve infinite, una mancina che sa gestire i tempi di attacco. Come sa gestire le sue convulse giornate. È andata alle qualificazioni con un sogno, per realizzarlo ha scommesso su sé stessa.
Ha 26 anni. Da giovanissima ha vinto l’europeo youth e l’argento ai mondiali giovanili. Poi, ha avuto il primo figlio. Accadeva sette anni fa. Si è ritirata, ha lasciato il pugilato. Ha avuto un secondo figlio cinque anni fa, un altro tre anni fa. In casa a lavorare per loro, per poi a portarli a scuola o all’asilo. Mamma di tre bambini ha sentito dentro il cuore la voglia di riprovarci. È andata in palestra, ha fatto incredibili sacrifici per tenere in piedi famiglia, prole e sport. Ha scoperto che la passione era rimasta intatta.
Sette anni dopo l’abbandono è tornata a combattere, si è guadagnata un posto nella squadra britannica per le selezioni della zona europea. Domani combatte per l’oro.
Il sogno di volare a Tokyo è stato realizzato.
Brava Giordana Sorrentino, doveva fare pressione e l’ha fatta, cercando, e spesso riuscendo, a passare sotto il jab della britannica, non altrettanto rapida nello scaricare i colpi una volta raggiunta la corta distanza. Bene comunque, obiettivo centrato. Il biglietto per il Giappone lo aveva già in tasca.
Niente finale neppure per Angela Carini. Match incerto, sul filo dell’equilibrio nel primo round (io avevo avanti l’azzurra), deciso da non più di un paio di diretti in favore della 35enne tedesca Nadine Apetz il secondo, chiaramente per l’italiana il terzo. Quattro giudici per la tedesca. Sconfitta che avrebbe potuto non esserci, ma non certo uno scandalo, per la Carini che ha chiuso il torneo con una prova meno brillante della precedente esibizione. Applausi, in ogni caso.

SEMIFINALI DONNE: Mosca (51 kg) Davison (Gran Bretagna) b. Sorrentino (Italia) 5-0; piuma (57 kg) Testa (Italia) b. Nechita (Romania) 5-0; welter (69 kg) Apetz (Germania) b. Carini (Italia) 4-1.
FINALE DONNE – Piuma (57 kg, oggi ore 18) Irma Testa (Italia) vs Michaela Walsh (Irlanda del Nord)
TELEVISIONE – Gli incntri potranno essere visti in streaming sul Canale Olimpico: https://olympics.com/en/olympic-channel.

Nicoli, spareggio (ore 18:30) per andare ai Giochi contro Nikoleta Pita. La regina greca delle sorprese…

Una giovane ragazza greca, una che aveva come miglior risultato un quinto posto agli Europei Under 22 del 2019 in Russia, non più di quindici mesi fa ha realizzato una delle più grandi sorprese del pugilato dilettantistico. A Londra, nel marzo 2020, Nikoleta Pita ha sconfitto ai punti Delfine Persoon: la numero 1 del World Boxing Council, che poco tempo prima era stata la più difficile avversaria di Katie Taylor, una delle stelle del pugilato femminile mondiale.
Delfine, campionessa d’Europa e poi del mondo per sette anni tra i professionisti, titolo IBF e quello del WBC. Undici vittorie in altrettanti match con la corona in palio.
Delfine che inseguiva il sogno di un’Olimpiade da molto tempo e per raggiungerlo aveva chiesto è ottenuto un sostegno economico da parte del suo governo, si era allenata per quattro mesi negli Stati Uniti in vista delle qualificazioni per Tokyo 2020. Era sbarcata a Londra carica, preparata, motivata.
Ha perso al primo match. Il ring della Copper Box Arena nel Queen Elisabeth Park di Londra è stato il teatro del clamoroso risultato, all’interno delle qualificazioni europee per l’Olimpiade. Quali interrotte, per poi essere riprese in questi giorni nel Torneo di Francia che si concluderà martedì.
Oggi pomeriggio, lunedì 7 giugno, la 24enne Nikoleta Peta sarà l’ostacolo tra Rebecca Nicoli e i Giochi di Tokyo. Uno spareggio per guadagnare il pass.
Si sono già affrontate, l’azzurra l’ha sconfitta ai punti il 12 marzo 2019 a Valdikevkaz negli Europei Under 22.
E adesso eccole di nuovo una contro l’altra. Solo che stavolta in palio ci sarà qualcosa di decisamente più importante. Rebecca può farcela. Sarà dura, ma può farcela. Gli spareggi sono una novità dell’ultima ora inventata dalla Task Force del CIO che in alcuni momenti sta facendo rimpiangere l’AIBA. E credo che sia un’impresa difficilmente uguagliabile.
Nicoli vs Peta per un posto ai Giochi nella categoria dei leggeri. Domani sul ring.

PROGRAMMA (oggi) – Semifinali donne, mosca (51 kg, ore 14:15 ring A) Sorrentino (Italia) vs Davison (Gran Bretagna); piuma (57 kg, 14 ring B) Testa (Italia) vs Nechita (Romania); welter (69 kg, 14:45 ring A) Carini (Italia) vs Apetz (Germania). Spareggio donne, leggeri (60 kg, 18 ring A) Nicoli (Italia) vs Pita (Grecia).
Gli incntri potranno essere visti sul Canale Olimpico: https://olympics.com/en/olympic-channel.

Carini d’autorità, Sorrentino col brivido, andranno a Tokyo. Nicoli è brava, ma non basta. Lunedì lo spareggio…

Due biglietti per Tokyo, per favore. Il pugilato italiano ringrazia le sue ragazze, come da tempo accade.
Giordana Sorrentino ha combattuto su buoni livelli per l’intero incontro. E ha staccato il primo pass olimpico. Diretto sinistro e gancio destro dell’azzurra hanno comandato per lunghi tratti la scena. Non è mai stata in affanno, non ha sofferto l’arrembante sfida propostale da Nina Radovanovic. E allora mi chiedo perché il giudice del Tagikistan e quello del Kazakhistan non l’abbiano vista prevalere. Il verdetto (3-2 per la Sorrentino) grida vendetta, per fortuna è finita bene. Ma il rischio è stato molto alto. Vittoria di misura secondo la giuria. Due giudici per la Radovanovic (29-27), due per l’azzurra (29-27). Complimenti, quattro punti di differenza in tre round. Ma il colpo di scena è arrivato dal quinto cartellino: 28-28. Questo significa che la Sorrentino ha vinto per una preferenza. Come recita l’articolo 19.3 dell’AIBA, adottato anche dalla Task Force del CIO, se al termine di un match i cartellini si equivalgono (in questo caso due per parte), il giudice (o i giudici) che hanno il verdetto di parità deve (devono) indicare chi meriti la vittoria. Così è stato.
Sarebbe stato un vero e proprio scandalo decidere per la serba. Giordana Sorrentino aveva vinto, il resto è solo la testimonianza dell’inadeguatezza dei giudici impiegati dalla Task Force.
Ecco, non ce la facevo proprio a trattenermi.
Adesso rendo merito a una ragazza che raramente è finita in copertina, spesso ha lasciato che fossero altre a farlo. Ma la merita tutta. Perché ha compiuto autentiche prodezze in questo torneo di qualificazione. Faccio un veloce riassunto delle puntate precedenti, torno alla prima fase, quella di Londra quando scrivevo: “È all’esordio o quasi da peso mosca al limite dei 51 kg, lei che è campionessa italiana nei 54 kg. Avevo stima della sua boxe, ma non conoscevo quale potesse essere il suo valore in una categoria del tutto nuova. Ebbene questa grintosa mancina dalla boxe solida, dai pochi fronzoli, e dai pugni tosti ha vinto all’esordio nelle qualificazioni per Tokyo 2020 battendo la tedesca Ursula Gottlob. Poi, al secondo turno, ha affrontato la testa di serie numero 2, l’armena Anush Grigoryan, campionessa europea Under 22 lo scorso anno. L’ha sconfitta, l’ha dominata”. 
E ha fatto lo stesso contro Nina Radovanovic.
Brava Giordana, brava per avere portato a termine un match di testa e di fisico. Un ritmo che non ha concesso pause all’altra, un torello infuriato che partiva come se dovesse fare i cento metri e finiva la corsa schiantandosi sulla solida boxe dell’azzurra.
Tokyo, l’Olimpiade. È il giusto premio per una ragazza di carattere.
Ultima annotazione su questo match. L’arbitro. Il giapponese Yosutasa Kiasaki sembrava muoversi in un acquario, sempre lento e in affanno. Richiami a caso, spesso fuori dal vivo del combattimento. Purtroppo rappresenta l’arbitro medio del dilettantismo attuale.

Il secondo pass l’ha staccato Angela Carini nei welter. E questo era probabilmente il risultato più scontato dell’intera squadra azzurra. Una prima ripresa vinta perché l’azzurra è decisamente più forte della Sovico, anche se è costretta a pagare (è questo che credo sia accaduto) il nervosismo per il debutto nella competizione. Poi tutto in discesa, con alcuni sprazzi di grande boxe, quegli uno-due in linea che andavano a bersaglio per il piacere degli occhi e il dolore della francese.
Penso che la Carini sappia boxare meglio di quello che ha fatto vedere stasera, anzi ne sono convinto. Perché è da lei, come dal resto delle ragazze che l’accompagneranno in Giappone, che mi aspetto qualcosa di veramente bello.
Un successo che paradossalmente non esalta, perché ottenuto con grande facilità, senza affanno. Una supremazia netta e la conferma che su di lei si può contare.

Non ce l’ha fatta Rebecca Nicoli. Quello che le si chiedeva era una sorta di magia. Caroline Dubois è una fuoriclasse, uno che appartiene a un livello diverso, più in alto rispetto al 90% delle ragazze che lottano per conquistare il pass per Tokyo 2020.
Ebbene, davanti a una campionessa di questo tipo, l’azzurra non ha sfigurato. Ha rimediato un conteggio nel secondo round, è vero. Ma in molti momenti dell’incontro ha boxato alla pari, su alti livelli. E soprattutto ci ha messo l’anima. L’altra era decisamente più brava, ma questo non è stato sufficiente per conderle l’intero palcoscenico. La ventenne inglese è una predestinata. Rebecca Nicoli è una ragazza che fa un ottimo pugilato. Si è difesa, ha attaccato, non ha rinunciato a tentare il colpo di magia. Ma nella boxe i valori sono legge. E alla fine la vittoria della Dubois è stata netta, inattaccabile, assoluta.
Un applauso a Rebecca per la personalità, per il gancio sinistro e per la dedizione con cui si è giocata le sue carte. Ma non è finita, le ultime speranze poggiano nello spareggio tra le perdenti dei quarti che assegneranno altri due posti. La Nicoli affronterà domani, lunedì 7 giugno, la greca Nikoleta Pita sconfitta (1-4) dalla svedese Alexiusson.

RISULTATIQuarti di finale donne, mosca (51 kg) Sorrentino (Italia) b. Radovanovic (Serbia) 3-2; leggeri (60 kg) Dubois (Gran Bretagna) b. Nicoli (Italia) 5-0), welter (69 kg) Carini (Italia) b. Sovico (Francia) 5-0. Ottavi di finale uomini, massimi (91 kg) Mouhiidine (Italia) b. Ylias (Turchia) 5-0.

Capolavoro della Testa, applausi. L’azzurra, fantastica, domina la Vorontsova. È a un passo da Tokyo 2020…

Un capolavoro. Irma Testa ha dominato la 22enne Valentina Vorontsova, numero 8 del mondo, testa di serie numero 1 del torneo di qualificazione. L’ha fatta sembrare un’alunna alle prime lezioni di pugilato. Ha sfruttato ogni suo difetto, esaltandosi in una boxe di rimessa ingigantita da un talento eccezionale.
Che Irma fosse brava si sapeva, bisognava però che tutta questa bravura riuscisse ad esprimerla sino in fondo. Per tanti, troppi match mi è sembrato che si specchiasse nel suo talento, che le bastasse far vedere quello che avrebbe potuto fare senza la necessità di farlo.
Oggi no. Oggi è stata un gigante, una donna baciata dalla classe che solo i campioni hanno.
L’altra attaccava a testa bassa, lei la stoppava con il sinistro lungo. Gielo stampava in faccia, lo schiacciava tra muso e naso, infliggendole più dolore psicologico che mentale. Ma poi arrivava il destro e quell’uno/due era la combinazione che diceva al mondo: io sono qui, vienimi a prendere.
L’altra diventava un toro, sbuffava e attaccava, attaccava e sbuffava. Passo laterale e la Voronina si trovava davanti al nulla, si doveva accontentare dell’aria, del vuoto, della rabbia di un bersaglio impossibile da colpire. La Testa era un fantasma imprendibile.
Ha avuto la capacità di reggere per tre riprese a ritmi fantastici. Mai un calo di tensione, mai una concessione al narcisismo. Beh, questo forse non è esatto. Nel finale c’è stato uno sbuffo di quanto sono brava, ma a quel punto tutto le era concesso. È stata una professoressa. E davanti aveva una delle leader della categoria non una qualunque.
Passa Irma Testa, ora è nei quarti a un match dalla conquista del pass che dovrebbe portarla a Tokyo 2020. Se saprà ripetersi, parlo di concentrazione non di talento, su questi livelli, potrebbe regalarci davvero qualcosa di grande.
Dobbiamo però imparare a godere del presente.
Oggi Irma Testa è stata fantastica. Applausi e complimenti. Al resto penseremo da domani mattina.

Ottavi, medi donne (75 kg): Demir (Turchia) b. Canfora (Italia) 5-0; ottavi, mediomassimi uomini (81 kg) Khataev (Russia) b. Fiori (Italia) 5-0; ottavi, piuma donne (57 kg) Testa (Italia) b. Vorontsova (Russia) 5-0.