Simona mi ha ricordato i grandi poeti del ring

koverHo visto Simona Galassi boxare e ho capito ancora una volta quanto possa essere bello il pugilato. Non maschile o femminile, ma solo e semplicemente “il pugilato”. Con lei la nobile arte torna ad essere tale, vederla mi ha ricordato i poeti del ring. Ricami di colpi che sono un godimento per la vista e per lo sport.

Mi sono entusiasmato guardando come usava le corde, mi ha fatto venire in mente i grandi di questo sport. Si appoggiava, ne faceva la propria casa. Era logico che lì fosse lei a comandare, la lingua usata era quella della tecnica. E lei ne è professoressa insigne.

Si difendeva con la spalla alta e a pugno aperto, schivava e rientrava (le ore in palestra con Alessandro Duran avevano prodotto frutti generosi). Bene anche in allungo, quando portava il jab sinistro o il diretto destro dalla distanza. Meno esaltante il lavoro da vicino, negli scambi a corta distanza, lì dove Deborah Dionicius a mio avviso ha vinto il match.

1E sì, perché io alla fine avevo un punto per l’argentina. Credo se lo sia conquistato soprattutto nella parte centrale della sfida, quando ha alzato il ritmo e Simona non è stata in grado di fare altrettanto. La campionessa in carica ha sbagliato molto, ma ha comunque messo a segno tanti colpi alla figura.

Ho sentito dire in giro: “Ma non facevano male”. Dico: i pugni erano puliti, regolari, da tenere in considerazione al momento di stilare il cartellino. E non erano meno incisivi di quelli della Galassi.

Certo la romagnola è più brava. I colpi migliori sono stati i suoi. È un piacere vederla sul ring. È stato bello riscoprirla padrona della scena. Da un po’ di tempo aveva perso qualcosa. Un po’ nel fisico, ma soprattutto nella testa. Sembrava le mancasse la convinzione, la consapevolezza del suo valore. Aveva dei dubbi che la portavano a combattere come se ci fosse qualcuno che la tirasse indietro per la maglietta, le mancava serenità. Stavolta no. È stata quasi perfetta contro una rivale molto forte, ma la notte del 26 giugno ci ha ricordato che per vincere un mondiale devi essere perfetta. Il “quasi” non basta. A Manerba del Garda ho assistito a un grande match di boxe, molto equilibrato, quasi su un livello di parità. Uno spettacolo da applausi. Un regalo al pugilato, senza distinzioni (in questo caso inutili) tra uomini e donne. Hanno combattuto a un ritmo intenso e senza prendersi una pausa per dieci riprese, e voi state ancora a fare differenziazioni di sesso?

Vero, molte volte un verdetto così stretto viene assegnato a chi è di casa. Ma io non sono mai stato su questa linea di pensiero. Come non sono mai stato d’accordo con chi sostiene che per strappare un titolo lo sfidante deve fare molto di più del campione.

3Ogni round il giudice stila un verdetto, alla fine si tira una riga, si fanno le somme e chi è davanti vince. È questa l’unica regola che conosco. Il resto è nella testa della gente, a volte (purtroppo) anche in quella degli arbitri. La boxe è semplice e difficile allo stesso tempo. Non ce la faccio a gridare allo scandalo, l’ho detto anche a Simona subito dopo il match. Ma, ragazzi, bastava una sola ripresa chiusa in modo diverso e la cintura mondiale sarebbe rimasta in Italia. E questo che fa rabbia, non tutto il resto.
Simo è stata grande, grandissima, ma non le hanno rubato nulla.

Il 10 luglio una gigantesca pizzata (dieci tipi di pizza, uno per ogni round del mondiale) e la Galassi festeggerà a Santa Maria Nuova con qualche giorno di ritardo lo splendido mondiale (anche se non si è vinto, rimane un match splendido) e il 43esimo compleanno. Contro Deborah Dionicius ha toccato una delle vette di una fantastica carriera. Adesso spero proprio che mi riservi un colpo che aspetto, il montante perfetto. L’annuncio di un futuro da campionessa. Ma senze le angosce del match.

Advertisements

Giochi di Baku e boxe. Diciamoci la verità…

koverIn un enfatico comunicato l’Aiba ha magnificato i cosiddetti Giochi Europei.

Alcuni dei migliori pugili del mondo hanno partecipato e vinto nelle rispettive categorie di peso elevando il nostro sport ai vertici dei primi Giochi Europei. I migliori atleti provenienti da AOB, APB e WSB hanno esaltato il livello di classe mondiale contenuto all’interno di tutta la famiglia AIBA”.

In casa nostra qualcuno si è lamentato del fatto che in molti abbiano preso le distanze da questa manifestazione.

Il ct Raffaele Bergamasco ha scritto un post su Facebook in risposta ad alcune critiche ai Giochi.

Cari tutti rispondo di rado ma quando si dicono c.te x screditare gli azzurri mi fate rabbia. Ai giochi, nati perché il CIO vuole uniformare tutti i continenti, sono anni che esistono i giochi asiatici,quelli americani e africani, hanno deciso di inserire anche quelli del nostro continente. Riguarda ai pugili migliori cari momo e Mario, c’erano tutti, camp.del mondo, d’Europa e medagliati olimpici, questo per chiarire e per esattezza. Cmq grazie a tutti per il supporto che date ai nostri ragazzi”.

baku

Ho fatto una veloce ricerca, per carità mi sarò perso qualche nome per strada, ma dopo avere confrontato le quaranta medaglie di Baku con le classifiche Aiba aggiornate all’1 giugno 2015 ho trovato solo cinque nomi in comune.

Cinque su un totale di quasi 350 classificati. Volendo anche considerare i fuori categoria (Mangiacapre ne è un esempio: è in graduatoria tra i welter, ma ha combattuto tra i superleggeri), la percentuale resta comunque bassa. Decisamente bassa per affermare che ci fossero tutti i migliori. A meno che le classifiche Aiba non siano attendibili. Delle due l’una…

In quanto a tutti i medagliati olimpici, mi viene da dire che era praticamente impossibile che fossero presenti perché 15 di loro hanno già salutato l’Aiba: sette ori (Zou Shiming, Luke Campbell, Vasyl Lomachenko, Olexander Usyk, Ryota Murata, Egor Mekhontsev e Anthony Joshua), quattro argenti (Tugstogt Niyambayar, John Joe Nevin, Denis Berinchik ed Esquiva Falcao), e quattro bronzi (Taras Shelestyuk, Yamaguchi Falcao, Olexander Gvzozdik e Anthony Ogogo).

gio

Vorrei non parlare dei campioni del mondo. Probabilmente ho controllato male gli elenchi degli iscritti, perché ne ho trovato uno solo Majidov: eliminato in semifinale per w.o. non essendosi presentato alla sfida contro il russo Gimbotov.

Mettersi nel fortino e sparare a pallettoni contro chiunque non condivida il “progetto Aiba” non mi sembra una tattica vincente. Chi indica nomi, dati e fatti concreti con tanto di testimonianze è tacciato di essere contro gli atleti azzurri.

Non so gli altri, ma vorrei fare il mio esempio (verba volant scripta manent).

Sono stato a lungo tra quelli che hanno applaudito Clemente Russo, difendendolo contro i tanti che provavano a sminuirne i risultati. Ho sempre detto che non si vincono due mondiali e due medaglie d’argento olimpiche se non si è dilettanti di valore assoluto.

Mi sono esaltato a Londra 2012 per Vincenzo Mangiacapre.

Ho scritto elogi e storie ai tempi d’oro di Domenico Valentino.

Mi sono sempre piaciute la tenacia e la tecnica di Vincenzo Picardi.

E di Roberto Cammarelle ho raccontato le gesta come meritavano la sua classe e il suo valore.
Quindi, signori, non raccontate balle colossali.

messaIo tifo per la nazionale! E non perché ne abbia un ritorno. Né economico, né di immagine.

Dire che l’APB è un bagno di sangue, un colossale fallimento non significa volere male ai nostri. Dire che i Giochi Europei sono inutili e frequentati da una livello medio di pugili, non significa sminuire il valore degli italiani. Scrivere che le WSB, nate come tappa di passaggio tra dilettantismo e professionismo, sono diventate un ibrido senza senso non vuol dire mettere la nazionale sulla lista dei cattivi.

Ho sempre detto che ognuno è libero di scegliere. Ma se si sceglie (a ragione e con motivazioni accettabilissime, per carità) di restare dilettanti a vita, si dovrà anche accettare il fatto che non si potrà mai conoscere fino in fondo il proprio valore di pugile. Si è infatti percorsa solo una parte della strada.

blogLa Federboxe ha scelto il professionismo targato Aiba.

Il risultato è che oggi l’intero parco professionisti italiano (affiliato Fpi) è rappresentato da due pugili: Russo e Valentino.

Chi mischia Aiba e gli Enti Mondiali professionistici (Wbc, Wba, Ibf, Wbo) non sa di cosa parla. Il primo ha usato l’arma della ritorsione (o con me o niente Olimpiadi) e ha negato a un professionista la possibilità di scegliere l’ambito di lavoro in cui muoversi. Le altre non l’hanno mai fatto.
Si parla di Baku mettendolo in parallelo con Panamericani, Panasiatici e Panafricani. Quelle tre competizioni assegnano titoli assoluti. Non importanti come le Olimpiadi, ma comunque di sostanza a livello continentale. Noi abbiamo già i campionati europei di specialità, alcune discipline hanno addirittura la Coppa Europa. Perché aggiungere un altro appuntamento, con valore assoluto molto al di sotto di quelli nati prima, al già ingolfato calendario internazionale?
Atletica leggera e nuoto hanno portato la squadra B, in alcune specialità anche le terze scelte. L’Olanda ha rinunciato a organizzare l’edizione 2019 dopo che le era già stata assegnata. E al momento sembra che proprio nessuno voglia imbarcarsi in un’operazione di poco valore assoluto e comunque onerosa.
Questi sono fatti, il resto sono chiacchiere.

Quelli che si sono appena conclusi non sono stati campionati europei nè di pugilato, nè di alcuno altro sport. Fatevene una ragione.

Oppure dal 6 al 15 agosto non andate a Sofia (Bulgaria). Perché lì si disputano gli Europei di boxe e voi li avete già fatti…

Mayweather jr vuole un’auto da 4,8 milioni!

koverML’ultimo sfizio di Floyd Mayweather jr si chiama Koenigsegg CCXR Trevita, l’ultima parola vuol dire “Tre bianco” in svedese, dove la macchina è prodotta.

È una macchina, ne esistono solo tre esemplari nel mondo con la carrozzeria in fibra di carbonio bianco.

Va da 0 a 100 kmh in 2,9 secondi. Ha una velocità massima di 410 kmh, 4800 di cilindrata e una potenza di 1018 cv. Con un litro di benzina può fare anche cinque chilometri.

kover2

Money la vuole. Sta ancora cercando di vendere la sua Ferrari Enzo a 3,8 milioni di dollari, ma sembra abbia già fatto ordinare dal suo salone auto di fiducia (Fusion Luxury Motors di Obi Obeke a Los Angeles) questo gioiellino.

Il costo? 4,8 milioni di dollari, più o meno 3,4 milioni di euro (è l’auto più cara del mondo). Cosa volete che sia per uno che ne ha guadagnati quasi trecento solo con l’ultimo match?

Due domandine.

1. Dove potrà spingere al massimo l’auto il giovanotto se negli Stati Uniti il limite di velocità è 40/55 kmh in città, 90/100 kmh in autostrada?

2. Quando costeranno i pezzi di ricambio?

kover

Tasha Robinson, la 42enne ex assistente di Floyd Mayweather jr, ha scritto un libro sul campione. Alcuni dettagli erano già noti, altri no. Mrs Robinson è stata assistente di Mayweather per 12 anni. Il libro, che si intitola “Right hand to THE CHAMP”, è già in vendita e racconta che…

…Maywether
passa due ore a prepararsi ogni giorno prima di uscire da casa.
non ama le carte di credito, preferendo pagare tutto in contanti: ritira 100.000 dollari e li mette in quella che lui chiama “il borsone incinta”.
Una volta ha acquistato sei auto in una sola giornata, pagandole tutte in contanti.
Ha spogliarelliste già pagate in tutti gli Stati Uniti, per i viaggi in aereo quando torna a casa in Michigan. Ma non gli piace la lap dance.
Una volta ha fatto la doccia a una stanza piena di spogliarelliste con biglietti da 100 dollari, poi ne ha tirati altri in piscina giusto per vedere come si tuffavano.
Ha girato un video con dieci spogliarelliste del Sam’s Hofbran Adult Cabaret di Los Angeles. Lui e le dieci ragazze, pagate tremila dollari ciascuna per un’ora di spettacolo privato, in una suite di un albergo superlusso.

Non ama indossare un abito due volte, getta via tutto il suo guardaroba ogni sei mesi e spende più di 35.000 dollari ogni volta che va a comprare dei vestiti.
Ha regalato migliaia di dollari a sconosciuti con cui aveva parlato per caso, solo perché era di buon umore.
Manda denaro agli amici in carcere a Grand Rapids, Michigan.
Non viaggia con meno di tre donne, pagate per stargli vicino.
scommette quasi ogni giorno grandi somme di denaro.
Non ha salari fissi per il suo staff, li paga quando ne ha voglia e, talvolta, con Rolex e Mercedes al posto dei soldi.
Ama il suo corpo privo di peli, per questo si depila tutto ogni giorno. Fa pedicure e manicure ogni due settimane. Ha una visita dal dermatologo ogni 6 settimane per depilarsi la faccia.
Ha uno staff dedicato solo alla pulizia della sua auto e non guida la macchina se non è completamente sterilizzata.
Ha la grande villa pulita da capo a piedi ogni giorno. È anche un germofobico, per questo supervisiona la pulizia.
Non beve e non si droga. Alle feste preferisce soda e succo di mirtillo.
Voleva essere un magnate della musica come 50 Cent o Jay Z.
ha subito una truffa da 15 milioni di dollari da parte di un criminale di nome 3 Comma Joe e non ha mai recuperato il denaro.
Era sull’orlo del fallimento e il Fisco americano lo stava inseguendo nel 2008, per questo motivo ha posto fine al suo ritiro.
Ha già preso accordi per la sua morte, contemplando anche il suicidio.

Questo è invece un articolo che ho scritto qualche tempo fa.

Immagine

Floyd Mayweather jr, cinque volte campione del mondo, non a caso si è regalato il soprannome di Money.C’è un’ampia letteratura sul rapporto tra il pugile del Michigan e il denaro.

Vive in una casa di duemila metri quadri, con cinque stanze da letto e sette bagni, all’interno del Southern Higlands Golf Club di Las Vegas. Nel garage ha otto auto di lusso, tra cui una Bentley da 300.000 $. Tutte bianche. Ne ha altre sei parcheggiate davanti alla villa di a Miami. Tutte nere. E quattro davanti a quella di Los Angeles. Tutte blù. Ogni città, un colore…

La mattina del 20 giugno 2013, gli è venuta una gran voglia di andare a vedere Gara 7 della finale NBA tra Spurs e Heat. Voleva quattro posti a bordo campo. Ha dato incarico di trovarli all’agenzia White Glove Enterpauratainment. Detto, fatto. Gli è bastato pagarli 20.000 dollari. Non male per una sola partita di basket.

Floyd si sposta con un jet privato: un Gulfstream. Ma fa viaggiare le guardie del corpo su un altro jet di sua proprietà: ha paura che con il loro peso quei signori destabilizzino il suo aereo.

Restiamo in tema. Su un jet si è fatto riprendere nel primo semestre del 2013 mentre contava un milione di dollari, in sottofondo 50 Cent cantava Double Up: un rap pieno di volgarità.

Immagine

Indossa la biancheria intima una sola volta, poi la butta. Si può fare, basta mettere in contro spese 6.000$ l’anno. E la stranezza non si ferma qui. Quando è in giro usa lo stesso sistema con le scarpe. Le mette un giorno, poi le lascia al personale dell’albergo che lo ospita.

È ossessionato dai contanti. Porta con sé almeno 60.000$, a volte arriva a girare con una borsa da golf che contiene fino a un milione.

È un maniaco dei gioielli. Nel 2008 una coppia di ladri entrata nella sua ville ne rubò per sette milioni. Lo scorso mese ha speso 250.000$ per un regalo di compleanno, orecchini e collanina, da fare alla figlia di 13 anni. Prima di scegliere è rimasto nella lussuosa gioielleria per un’ora. A quel punto gli è venuta fame ed ha preteso che gli portassero dita di pollo fritte e patatine. Pensate che il proprietario abbia opposto uno sdegnato rifiuto?

Immagine

Sempre lo scorso anno per riconciliarsi con la fidanzata Shantal Jackson (foto sopra), che ha da poco lasciato, le ha regalato un anello con un mega diamante da 10 milioni.

Esibire la ricchezza è una sorta di patologia. A Tim Keown di ESPN che gli chiedeva di quantificarla, ha mostrato il saldo del conto in banca: 123 milioni. “Ma è solo uno dei miei conti” ha precisato.

Floyd Mayweather ama gli eccessi, gode a mostrare la sua ricchezza.

L’ultimo colpo l’ha messo a segno regalando una Bentley d’oro da cart a Koraun per il suo quattordicesimo compleanno. Il ragazzo lo ha ricambiato qualche ora dopo dichiarando a Usa Today: “Mio padre è un codardo.”

bentley

In carriera ha guadagnato più di 700 milioni, 300 solo quest’anno. Non deve certo preoccuparsi dei soldi, cosa volete che siano 4,8 milioni per una macchina…

Fonti: ESPN, Business Inside, Bleacher Report, 8NewsNow, Daily Mail, TMZ.

 

Da Sampras a Venus, in viaggio sulla strada dei sogni

Immagine

Ancora una storia datata 2001.

Vigilia di Wimbledon. I due campioni in carica sono i favoriti del torneo. Pete Sampras e Venus Williams sono nati a pochi chilometri di distanza, ma sono cresciuti in due mondi diversi. Qui racconto come a volte basti percorrere una via per assaporare il gusto della ricchezza e l’amaro della povertà.

A Los Angeles c’è una strada, la I-710 North, che collega Rolling Hills ad Atlantic Avenue. Quei 25 chilometri partono tra bougainvillée ed oleandri, poi ci sono le scuderie dei cavalli, gli steccati bianchi che proteggono ville miliardarie. A quel punto si comincia a scendere, fino ad arrivare giù, in quello che gli abitanti di Compton Boulevard chiamano parco, ma a chi viene da fuori sembra solo  una scheggia di verde circondato da muri, sudici negozi, piccole case bianche.

Vicino all’Oceano, al Jack Kramer Club di Rolling Hills, ha imparato a giocare Pete Sampras (foto). L’uomo che ha vinto sette volte Wimbledon e da oggi insegue il quinto titolo consecutivo, impresa riuscita solo a Bjorn Borg.

In quello che papà Richard chiama scherzosamente Compton Hills Country Club, è cresciuta Venus Williams che lo scorso anno ha conquistato i Campionati.

Anche se ora abitano entrambi in Florida, è lì che hanno studiato da fenomeni. A Los Angeles, divisi da quella strada lunga 15 miglia che porta dai campi dei ricchi a quelli di chi deve soffrire per riuscire a vedere l’alba del giorno dopo.

Pete Sampras viveva nei condomini di Rancho Palos Verdes, in cima alla collina. A quei tempi era una zona popolata soprattutto da ingegneri aerospaziali. Come lo era Sam, suo padre. Oggi un censimento vedrebbe prevalere la popolazione asiatica, rispetto a quella americana. Ma il livello di vita continua a crescere: una famiglia media che prima guadagnava 160 milioni di lire l’anno, oggi tocca facilmente i 300.

Venus Williams viveva nell’inferno di cemento, dove l’unica musica che si sentiva era quella delle pallottole delle gang in lotta fra loro. Oggi l’indice di criminalità è sceso, si può passeggiare più tranquilli di prima. Ma il reddito medio fatica a salire: da 45 milioni annui si è passati a 50.

Lui giocava al Jack Kramer Club, dove l’iscrizione a fondo perduto costa 22 milioni e le rette mensili sono di 300.000 lire. Lei si impratichiva a East Rancho Dominguez Park, dove le reti erano piene di buchi ed il campo era in asfalto ed aveva crepe da far spavento.

Pete Sampras e Venus Williams sono i campioni uscenti di Wimbledon. In comune hanno il talento, un forte senso della famiglia, il legame con le proprie radici. Tutto finisce qui. Lui appartiene alla ricca borghesia;. È schivo, sfuggente, incapace di catturare una platea di ascoltatori. Lei viene dal popolo;. È estroversa, spiritosa, in grado di mettere in fila una lunga serie di esagerazioni senza arrossire.

Immagine

Sono bravi. Sono diversi. Non hanno giocato molto quest’anno. Lui ha problemi cronici: la schiena lo tormenta, l’età non lo aiuta. Si è arreso al matrimonio d’amore con l’attrice Bridgitte Wilson ed ha scoperto che nella vita c’è qualcosa di meglio del tennis. Ma stesse fermo anche un anno intero e si riprensentasse solo per rigiocare Wimbledon, lo indicherei ancora come il favorito. Lei ha avuto guai alle caviglie, alle ginocchia, alle braccia. E’ stata coinvolta in bollenti polemiche, ha risposto duramente. Venus (foto) ha capito da sempre che oltre al tennis la vita regala tante altre belle cose, ma questo non vuole dire che non le piaccia continuare a vincere.

Oggi si comincia. Agassi, Rafter, l’eterna speranza Tim Henman o il grande rivale Lleyton Hewitt. Tutti in seconda fila dietro Sampras che va all’attacco del record assoluto: otto titoli a Wimbledon. Le donne? Hingis in cerca da due anni di una vittoria in un torneo dello Slam, Davenport o le ragazze terribili Cljisters ed Henin, la sorellina Serena. Possono farcela, ma su tutte c’è lei:  Venus Williams.

Quindici miglia di strada separano le origini di Pete e Venus, due mondi distanti anni luce. L’erba magica di Wimbledon li ha riuniti lo scorso anno. E chissà, potrebbe farlo ancora.

Wimbledon 2001, non lo dimenticherò mai…

kover

Da oggi si gioca sull’erba di  WImbledon. Ho visto molti Slam all’All England Club. Ho già raccontato quello che rimarrà per sempre nella mia mente. Mi piace riproporre quella storia.

È il 9 luglio del 2001…

Questa volta Wimbledon racconta la favola di un principe guerriero che, stanco di appoggiarsi solo ai ricordi, ricomincia a vivere nel presente. Goran Ivanisevic è uno che la vita la prende di petto e dentro il cuore nasconde nobili sentimenti. E così, subito dopo avere alzato quel trofeo inseguito dal giorno della sua prima finale con Agassi, nove anni fa, guarda il cielo.

«Questo è per te Drazen.»

Drazen è Petrovic: fuoriclasse del basket europeo e di quello della Nba, morto nel ’93 in un incidente automobilistico.

Poi Goran torna ragazzo.

«Non vorrei che qualcuno venga a svegliarmi per dirmi: ehi, hai perso un’altra volta».

Patrick Rafter poco più in là sorride. Lui è il principe buono, l’altro protagonista di una grande finale.

Le lacrime accompagnano l’intera partita.

Piangono i tifosi croati in tribuna. Lo stadio è completamente rivestito di bandiere. Sono di più quelle australiane, ma anche gli altri si difendono bene. Una bolgia infernale, come nel tennis non sono abituati. Finalmente un po’ di vita. Piange Sdrjan Ivanisevic, il papà. Ha tre by-pass e i medici gli hanno sconsigliato il viaggio. Ma lui non riesce proprio a stare lontano da quel figlio che lo fa impazzire fin da quando era bambino.

Piange Goran mentre sta per servire il primo match-point. L’ultimo game, un thriller pieno di sorprese.

Sotto 15-30 il croato piazza due ace e guadagna la palla del titolo. Si punisce con un doppio fallo, conquista un altro match-point e lo annulla ancora con un doppio fallo.

Per due volte è a un punto dalla vittoria a Wimbledon, per due volte fallisce.

Eccolo lì Cavallo Pazzo, mi chiedo: “Cosa farà ora?”

2

Il papà abbassa la testa, teme una conclusione uguale a quella delle altre tre finali perse in cui però Goran non è mai arrivato così vicino al successo.

Sbaglia Rafter. Terzo match-point. Ivanisevic bacia la palla, le parla, le chiede di fare il suo dovere, di non punirlo ancora. Pallonetto di Pat. Parità.

Servizio vincente. Quarto atto di una commedia che sta scivolando nel dramma. La folla è come se fosse scomparsa, c’è silenzio mentre Ivanisevic prepara il servizio. I croati pregano, gli australiani ondeggiano come se stessero praticando chissà quale antico rituale. Papà Sdrijan abbassa le sopracciglia, stringe il naso verso i suoi baffoni. Sembra voglia scomparire, sente che anche un solo sospiro potrebbe rovinare l’incantesimo. Servizio, errore di Rafter. È fatta.

Piangono tutti, perché tutti vogliono bene a Ivanisevic.

Goran racconta storie, inventa personaggi. E’ un affabulatore, sa incantare con le parole. Ma è anche uno che spara servizi che incutono timore. Ce l’eravamo dimenticato. In una sola partita mette assieme 41 ace, accumulandone anche cinque in un game. Poi, come dopo la sfida con Roddick, viene in conferenza stampa e incanta con le sue risposte.

Due match-ball, cosa hai pensato in quel momento?

«Signore, dammi un altro punto.»

1

Un doppio fallo, un rovescio fuori, una palla in rete. Break-point per Roddick. Cosa stava accadendo?

«Ero fermo, attaccato alla linea di fondo e mi chiedevo: che ci faccio qui? Era come se avessi i piedi nella sabbia. Volevo muovermi, ma non ci riuscivo. I due Goran che sono in me hanno cominciato a litigare, erano entrambi nervosi. Io dicevo: ragazzi, calmatevi. Ma loro non mi ascoltavano. Sentivo che non sarei uscito vivo da quella situazione.»

Poi?

«E’ arrivato il terzo Goran, quello che viene quando ci sono le emergenze, quello col cervello, e ha detto: ragazzi siamo in un campo meraviglioso, rilassatevi. Tre ace di fila. E’ cominciata in quel momento la mia nuova vita.»

Se ne trovate un altro così, portatelo su un campo da tennis e tutti assieme impazziremo per lui.

Dopo il punto della vittoria, Ivanisevic si toglie la maglietta e la lancia alla folla. Sulla sua spalla destra appare il tatuaggio di una rosa. Se l’è fatto qualche tempo fa a Los Angeles, settanta minuti di dolore. Poi, quando l’uomo che ha portato a termine il disegno gli ha chiesto se volesse dipingerla di rosso, lui è scattato in piedi.

«E no, amico. Grazie, ma basta così.»

Un’ora e dieci minuti per il tatuaggio, 44’ in più per battere Andy Roddick e approdare agli ottavi di finale.

Ha cambiato il servizio, lo ha adattato di più al suo fisico: un’eccessiva rotazione del tronco era pericolosa per la schiena. Ha sofferto mille infortuni (pollice, piedi, polso, schiena) ed è precipitato in classifica. Per risalire è andato a prepararsi a settanta chilometri da Barcellona: a Lorret de Mar (posto di sofferenza per un atleta, di grandi bagordi per un inglese libero da impegni) in un campo di terra battuta, assieme agli junior spagnoli («Su questa superficie uno junior spagnolo gioca meglio di qualsiasi britannico»). Tre mesi tra un torneo e l’altro per migliorare il gioco da fondocampo.

Goran Ivanisevic

E adesso è pronto per il grande appuntamento contro Rusedski.

Ivanisevic, che match sarà?

«Un altro incontro bello da vedere: 15-0, 30-0, 40-0, game. Cambio di servizio: 15-0, 30-0, 40-0, game. Tie break. Finito. Spero che lui sia più nervoso di me. Io sono diventato un tipo tranquillo. Non protesto, non spacco le racchette. Anche nei punti dubbi me ne sto calmo. A dire la verità uno dei due Goran voleva andare dall’arbitro a urlare le proprie ragioni. Per fortuna l’altro gli diceva: stai calmo, ma dove vai?»

Dopo il punto finale contro Roddick, dopo essersi tolto la maglietta, Goran ha urlato: «Come on», che un romano avrebbe tradotto: «E annamo!». Il sogno si sta realizzando. A riportarlo ai problemi terreni ci pensa un giornalista croato.

Ivanisevic, cosa pensi dell’arresto di Milosevic?

«Ora è nella sua casa, in prigione. Deve rimanerci per sempre.»

Goran conquista Wimbledon edizione 2001.È arrivato fin qui grazie a un invito speciale dell’All England Club. E’ venuto come numero 125 del mondo, la classifica più bassa per un vincitore del torneo. Solo sofferenza negli ultimi diciotto mesi. Per una spalla, quella sinistra, che lo sta facendo impazzire di dolore. Per i risultati che proprio non vengono. Lo scivolamento sempre più giù, fino a quel 129 che gli avrebbe impedito di entrare nei tabelloni. Per lui solo un futuro di qualificazioni e Challenger. Poi viene qui, serve 213 ace (record personale), batte Roddick, Rusedski, Safin, Henman e Rafter. I bookmaker, che lo quotavano 66-1, ora dovranno pagare.

La finale è una partita piena di angoscia, di eccitazione, di ansia. Ogni colpo può essere quello decisivo. Per due volte Rafter è a due punti dal match, ma non ce la fa. A dicembre dovrebbe annunciare sei mesi di riflessione per poi (penso) ritirarsi definitivamente. E’ una partita che Ivanisevic rischia di rovinare concendendo troppo a quella radice di follia che non lo abbandona mai. Per un fallo di piede e una chiamata dubbia (per me aveva ragione Goran) insulta il giudice di linea, quello di sedia, scaglia la racchetta a terra, prende a calci la rete. Rischia soprattutto di perdere la concentrazione, arma vitale in un incontro così carico di tensione.

Ma alla fine vince e sale sulle gradinate ad abbracciare il papà.

Poi, tutti assieme, piangono.

Boxe, Rai all’attacco: a luglio trasmetterà quattro match mondiali

quiggIl pugilato in Italia continua la sua lenta, faticosa, ma costante risalita. Almeno nei rapporti con la televisione.

Dopo avere attraversato un periodo difficile, ora ha risollevato la testa e viene ospitato settimanalmente da Deejay Tv, con buona frequenza da Sportitalia.

Ma è il rientro ai massimi livelli della Rai la nota più interessante di questi giorni. Dopo avere trasmesso venerdì in diretta il bel match di Simona Galassi vs Deborah Dionicius (mondiale donne Ibf supermosca), l’emittente di Stato ha messo a segno un triplo colpo quasi a sorpresa.

chagaevL’11 luglio da Magdeburgo il mondiale Wba dei pesi massimi Ruslan Chagaev (33+ 2- 1=) vs Francesco Pianeta (31+ 1- 1=). Nel sottoclou l’europeo Wbo dei massimi Michael Wallisch (14+) vs Steffen Kretschmann (19+ 2-).

Il 18 luglio da Manchester il mondiale Wba supergallo Scott Quigg (30+ 2-) vs Kiko Martinez (32+ 5-) e il mondiale Wba leggeri Darleys Perez (32+ 1-) vs Anthony Crolla (29- 4- 2=).

Il 24 luglio dalla Wembley Arena di Londra il mondiale supermedi Wba Fedor Chudinov (13+) vs Frank Buglioni (16+ 1- 1=) e l’europeo mosca Kevin Satchell (14+) vs Thomas Masson (13+ 3- 1=).

L’accordo è stato siglato. I match saranno tutti trasmessi in diretta da RaiSport. Telecronache di Davide Novelli, commento tecnico di Nino Benvenuti.

Paulie-MalignaggiC’è la possibilità, la trattattiva su quesa riunione è ancora in piedi, che RaiSport trasmetta l’1 agosto da New York il match sulle 12 riprese tra i pesi welter Danny Garcia e Paul Malignaggi. Nel caso fosse firmato il contratto, l’emittente di Stato manderebbe in onda anche il mondiale medi Wba Daniel Jacobs (29+ 1-) vs Sergio Mora (28+ 3- 2=).

La Rai testerà il mese di luglio, se il responso dovesse essere positivo in termini di audience potrebbe anche proseguire nelle acquisizioni di diritti sui prossimi grandi eventi pugilistici.

È alto 2.18, pesa 131 chili, calza il 56. Porterà l’India nell’Nba?

koverSatnam Singh ha 19 anni.

È alto 2.18 e pesa 131,5 kg. Calza il 56. Inutile chiedergli se abbia difficoltà a trovare un paio si scarpe adatte per lui.

Satnam gioca a basket. Niente squadre professionistiche, niente College, neppure la Lega D. Sempre e soltanto partite con team di laureati. Da cinque anni si allena alla IMG Academy in Florida. Stanotte potrebbe essere scelto nel draft della NBA.

satnam-singh-bhamaraSarebbe la prima volta per un giocatore che in pratica non è mai andato sul parquet per qualcosa di veramente serio.

Sarebbe la prima volta per un ragazzo nato in India.

C’è il precedente di un ragazzo canadese con origini indiane, Sim Sim Bhullar. Ma lui aveva solo parentele con quel grande Paese di 1,2 miliardi di abitanti e con appena cinque milioni di persone che praticano il basket.

genitoriSingh è nato a Ballo Ke, un villagio nel Punjab. Settecento anime e tanta campagna. I genitori sono contadini, vivono in una fattoria a quattro miglia dalla prima strada asfaltata. Anche il papà, Balbir Singh Bhamara, è alto 2.13. La mamma non supera 1.60 (nella foto Satnam con i genitori) La nonna paterna era alta 2.05!

Satnam a 14 anni era già arrivato a 2.13!

Il ragazzo ha fisico, forza e tocco. Gli esperti dicono che sarà pronto tra tre anni. Potenzialmente, aggiungono, ha tutto. Gli serve esperienza, maggiore mobilità e la capacità di entrare in un gioco in cui forza e altezza non sono certo tutto.

Per moltissimi Satnam Singh è un grande mistero.

Mentre scrivo non so se qualche team punterà su di lui e gli permetterà di entrare nel libro dei record. Certo il mercato indiano fa gola a molti e avere uno di loro nella NBA sarebbe un bel passo avanti.

Basterà aspettare ancora un po’ e avremo la risposta.

 

Garbatella, parcheggi selvaggi, strade buie e sporche. La magia se ne va…

garL’altra notte ero in Centro. Stavo tornando a casa dopo avere cenato in un ristorante della zona. Ero in Prati, viale Giulio Cesare tanto per intenderci, quando ho visto una scena che noi umani della Garbatella non possiamo neppure immaginare. Ho visto dipendenti dell’Ama che pulivano le strade. Ho visto operatori ecologici che spazzavano via foglie e carte prima con un getto d’acqua e poi con le care e vecchie scopette.

La prima cosa che ho pensato è stata: “Stanno girando una fiction!”.
Poi mi sono ricordato di altro e allora mi sono chiesto: “Perché la periferia è dimenticata dal sindaco Marino e dal mondo intero?”. Anziché dedicarsi a ecologiche passeggiate in bicicletta lungo i Fori Imperiali, ogni tanto venga a fare un giretto da queste parti. Sarebbe meglio per lui e per noi.

Sono nato a Garbatella. Sessantasei anni dopo abito ancora qui.

La nostra era una zona popolare nata all’inizio degli anni Venti come Borgata Giardino. Il tempo è passato, il quartiere è diventato di moda, i prezzi delle case sono aumentati, come sono aumentate le persone del mondo dello spettacolo sbarcate da queste parti.

DSC00920Ma Garbatella sta lentamente, inesorabilmente facendo passi indietro. Il degrado urbano tocca punte difficilmente raggiungibili. Della Borgata Giardino ci sono ancora le palazzine e gli interni dei lotti, i colori delle facciate, la gente che da sempre la abita. Adesso però il panorama è cambiato.

La sera i selvaggi invadono il quartiere. Parcheggiano sui marciapiedi, in divieto di sosta, in seconda e terza fila, in curva (in piazza Sant’Eurosia o in via Giustino de Jacobis) e a volte (davanti al Palladium) anche in mezzo alla strada. In via Cristoforo Borri qualcuno si è divertito a incendiare le auto parcheggiate a regola e a lasciare biglietti intimidatori tra il parabrezza e il tergicristallo. Mai, dico mai, ho visto un vigile urbano da queste parti. Loro, si sa, sono assegnati nelle zone del Centro.

Prima o poi una soluzione bisognerà trovarla…

hqdefaultLe foglie cadono in autunno. Il foliage è uno spettacolo meraviglioso. A Garbatella lo si può vedere 365 giorni l’anno. Le foglie rimangono in strada in eterno, del resto siamo a Roma… Con i temporali estivi quelle foglie si trasformano in melma. E non c’è nessun camion dell’Ama che venga a ripulire le nostre strade. Via Guglielmo Massaia, piazza Giovanni da Triora sono collettori di foliage d’annata, roba che forse nei musei d’arte moderna pagherebbero a peso d’oro.

Il Comune ci aiuta, crea l’atmosfera. Da un mese via Alessandra Macinghi Strozzi è al buio. Chiamo e l’operatore mi informa con grande cortesia che altri cittadini hanno segnalato il danno. Ma la luce non torna, la zona diventa molto intima la sera. Così intima da creare timori, senso di disorientamento, infortuni.

immondiziaAbito in via Tolli e sono circondato dall’abbandono. Le erbacce ormai si arrampicano sulle mura esterne dei palazzi e vanno a fare compagnia a foglie morte da millenni, carte gettate in terra da adoratori del dio monnezza.

Ma anche quando attraverso la strada il panorama non migliora.

C’era una volta un bel giardinetto, creato dopo la pedonalizzazione di un tratto di via delle Sette Chiese. Oggi quelle che dovrebbero essere aiuole rasate a pelo d’erba, sono una giungla invalicabile.

erbacceL’erba era cresciuta alta come un bambino di tre anni, dentro si nascondevano pezzi di carta unta, bicchieri, resti di bivacchi, sigarette. Qualche anima buona ha tagliato alla meglio il regno delle infezioni, ma l’erba è tornata a crescere come la corruzione che infesta questa città.

Sul lato di via delle Sette Chiese trasformato in zona pedonale, proprio prima di piazza Sant’Eurosia, c’è una fontanella che da più di un anno perde acqua. L’acqua si espande lungo il pavimento, si fonde con erbacce e foglie e crea il terreno ideale per il grande party di zanzare e altri portatori di malattie.

acquaGirando a sinistra, si incrocia via delle Sette Chiese. Ma soprattutto si incrociano i cassonetti dell’immondizia. Quasi sempre pieni, anzi stracolmi, con ogni possibile genere di spazzatura lasciata per strada perché all’interno non c’è più posto.

Ci massacrano occhi e orecchie con la differenziata. Ma dove e come possiamo buttare quello che in casa abbiamo cosi diligentemente diviso? A meno che quello che non ha capito nulla non sia io. Forse per differenziata il Comune intende un’altra cosa. Differenziare tra immondizia gettata nell’unico cassonetto con ancora un angolino di posto e immondizia gettata in terra.

cassonettiQui a via Tolli non siamo al Quirinale, ma gli orti (purtroppo senza frutti, ma con l’annuncio di pericolo infezioni scritto a catetteri cubitali) arrivano fin sotto casa.

Garbatella è quartiere popolare, pieno di vita e di voglia di vivere. La sera c’è un’atmosfera magica, un salto indietro nel passato scacciando tutto il male accumulato in giornate distrutte da Mafia Capitale, progetti di una diabolica candidatura olimpica, furti, rincari. Ma di serenità ne trovo davvero poca se mi guardo in giro e vedo quel mare di macchine e moto che occupano ogni centimetro quadrato di marciapiede costringendo i pedoni a trasformarsi in coraggiosi Indiana Jones per attraversare la strada e raggiungere la propria abitazione.

Strade sporche, buie, mai controllate.
E in Prati un camioncino modello dell’Ama accompagna un solerte operatore ecologico che spruzza potenti getti d’acqua sull’immondizia e poi completa il compito con la vecchia ramazza…

“Mafia capitale” impazza e Roma insiste sui Giochi del 2024

trioOggi, 25 giugno, in Campidoglio ci sarà il voto che potrebbe dare il via libera del Comune di Roma alla candidatura olimpica per il 2024.

A fine luglio il nuovo prefetto Franco Gabrielli potrebbe chiedere lo scioglimento della giunta comunale e la destituzione del sindaco Ignazio Marino.
Lo scandalo denominato “Mafia Capitale” ha generato settantadue arresti, un centinaio di indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori.

Corruzione a ogni livello.

Mazzette, stipendi, acquisti di case, assunzioni di parenti e amici in cambio (soprattutto) di favori nell’assegazioni degli appalti.
E la candidatura di Roma per l’Olimpiade 2024 è ancora in piedi.
Il progetto prevede la costruzione di 18 nuove stutture e il rifacimento di altre 24. Tremo all’idea di cosa potrebbe accadere.
La città non ha saputo gestire senza finire nel caos un Mondiale di specialità (nuoto 2009), non ha saputo garantire un alto livello di onestà all’interno delle istituzioni (Mafia Capitale), ha una tra le più alte tassazioni d’Europa, non possiede un velodromo, non ha tre piscine da 50 metri vicine (i Mondiali di nuoto si sono svolti con due vasche costruite sopra il Centrale e il Pietrangeli, campi da tennis del Foro Italico), non ha una pista d’atletica all’altezza (l’Olimpico va bene per il Golden Gala, ma dovrebbe essere rimesso a nuovo per i Giochi).
Sento e leggo che pallavolo, basket e ciclismo si dovrebbero svolgere a Tor Vergata (il centro sportivo più caro nella storia dello sport, soprattutto se si considera il rapporto prezzo/impianti realizzati).
I sostenitori del sì insistono a dire che si tratta di una vera grande occasione.
Sì, ma per chi?

corriereChiunque viva a Roma conosce benissimo la situazione di caos in cui si muove la capitale. Traffico impazzito a ogni ora del giorno e della notte, immondizia sparsa qui e là alla faccia della differenziata, strade sporche e piene di buche, servizi pubblici carenti sull’intero territorio urbano, addirittura uno stadio come il Flaminio inutilizzato, il Velodromo dell’Eur rimasto desolatamente vuoto per quarant’anni e demolito nel 2008.
Eppure dicono: siamo pronti!
Pronti a cosa?
Il passato organizzativo dell’Italia, l’attuale situazione socio-economica del Paese, la nostra tendenza a creare scandali quando l’occasione è tentatrice (ad essere onesti, anche quando non lo è) dovrebbero portarci verso altri obiettivi.

roma-2024 copiaSui giornali che si occupano quotidianamente della vicenda fatico a leggere le risposte agli interrogativi che, credo, molti di noi si pongono.
Quali sono i reali costi potenziali?
Che tipo di investimenti pubblici sarebbero necessari?
Quali sono le possibilità, nel panorama economico attuale, di reperire finanziamenti privati?
Quali eventuali benefici e quale impatto avrà sulle nostre tasche il progetto?

gazzaChi di dovere non è stato capace di gestire la violenza di un gruppo di hoolingans olandesi in occasione di una partita di Coppa della Roma e pretende di avere fiducia a scatola chiusa davanti a un mega evento come un’Olimpiade?
In quell’occasione il sindaco Marino disse: Falle inabili nella sicurezza” e se la prese con l’allora prefetto Pecoraro.
Il presidente del Consiglio Renzi affermò: “Tifosi barbari, colpa loro”.
Il Viminale difese le scelte compiute: “Sono servite a evitare che la situazione potesse degenerare coinvolgendo chi si trovava lì per altri motivi”.
L’unica verità inconfutabile era sotto gli occhi di tutti: qualcuno non aveva saputo gestire un branco di violenti di cui erano state annunciate la presenza e le intenzioni.

Di chi era la colpa di quel disastro?

L’unica risposta era scattato lo scaricabarile.

Eppure c’è ancora chi spinge per avere i Giochi del 2024.

 

Calcio americano, manca il pallone e si schianta sul palo

real-salt-lakes-luke-mulholland-jumps-into-post-he-forgot-was-1435007654Luke Mulholland è un buon calciatore.

Gioca da centrocampista. Ha 26 anni e viene da Preston in Inghilterra. Da qualche anno milita nel campionato statunitense, la MLS (Major League Soccer). Attualmente è in forza al Real Salt Lake. Ha al suo attivo gol e assist, qualche riconoscimento come MVP (miglior giocatore della partita) e la fiducia di allenatore e compagni.

Domenica gli è andata male. La sua squadra ha perso 2-1 contro lo Sporting Kansas City, ma (soprattutto) è stato protagonista di un curioso incidente che sta spopolando sul web.

Durante una mischia in area la palla è volata verso la porta del Real Salt Lake, il buon Luke non ha calcolato bene la traiettoria (alla fine il pallone ha colpito la parte alta della traversa) e si è lanciato con grande generosità nel tentativo di salvare quello che lui pensava potesse essere un gol.

Ha mancato la sfera e ha centrato in pieno il palo.

Conclusione. Mulholland a terra, partita sospesa per qualche minuto e filmato (ripete all’infinito la stessa scena) che ormai è diventato virale su Internet.

Il ragazzo sta bene. Fisicamente, moralmente un po’ meno…