Lo sport in Tv costa. Che fare?

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LO SPORT costa. Non solo praticarlo, ma anche vederlo. I canali televisivi in chiaro ormai non partecipano più all’asta per l’aggiudicazione dei diritti televisivi.

Grazie alla Legge 8/99 modificata nel 2012 la Rai (a cui paghiamo un canone di 113,50 euro annui) è riuscita a salvare qualcosa. E’ infatti obbligatorio che i grandi eventi che coinvolgano atleti italiani siano trasmessi in chiaro da un canale con copertura dell’80% della popolazione. Nella lista ci sono tra l’altro Olimpiadi invernali ed estive, le partite della Nazionale di calcio, le finali del Mondiale o dell’Europeo, il GP Italia di Formula 1 di Moto GP.

Salvi per legge. Per il resto bisogna pagare (ogni mese circa 47 euro dopo il primo anno a Sky, 26 euro a Mediaset Premium con offerte diverse).

I prossimi Mondiali di calcio in Brasile li vedremo integralmente su Sky, alla Rai andaranno 25 partite su 64.

Niente Champions League per il triennio 2015-2018, l’asta se l’è aggiudicata Mediaset (sembra) con un’offerta di 700 milioni di euro. Niente calcio straniero. I campionati di Inghilterra, Francia, Spagna e Germania si possono vedere solo su Sky, Fox Sport e Mediaset Premium.

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Sempre su Sky la Formula 1 (tutti i 19 Gran Premi, dieci quelli in differita sulla Rai) e il Motomondiale, mentre la Superbike è di Mediaset. Anche atletica leggera, sport americani, Eurolega e Mondiali di basket (Fox) sono finiti nei canali a pagamento.

Alla Rai restano il Giro d’Italia, Mondiali ed Europei di nuoto, una partita a settimana della Serie A di basket e pallavolo, la Coppa Italia e la SuperCoppa di calcio.

Questo grosso modo il panorama degli sport principali.

Il calcio resta quello più conteso. E non a caso. In una recente statistica fornita dall’Auditel i primi 45 posti degli eventi più seguiti di sempre sono occupati dalle partite di pallone. Grandi ascolti vuol dire grandi incassi pubblicitari. Se ne deduce che senza investimenti, non si guadagna.

Questo è il filone da seguire per capire meglio l’intera vicenda.

Sky ha fatto l’esperimento olimpico su Londra 2012 e Sochi 2014, ne è uscito con un doppio risultato. Grandi apprezzamenti per la qualità del servizio proposto, ottimi indici di ascolto, ma nessun abbonamento in più. L’evento singolo non paga la politica della televisione di Murdoch che deve invece affidarsi a una programmazione che abbia un calendario preciso con più avvenimenti di grande richiamo da proporre. La Serie A ad esempio. E’ lì che si vince la guerra. E’ per questo che i Giochi di Rio 2016 sono finiti alla Rai.

Nelle battaglie per l’aggiudicazione dei diritti quelli che ne pagano maggiormente le conseguenze sono gli spettatori che in un’Italia in crisi non possono permettersi di sottoscrivere l’abbonamento alla pay tv.

Cioè il 70% della popolazione italiana.

Questo ha spinto alcune Federazioni a scegliere altre strade.

Ci sono quelle che hanno stretto accordi con Rai Sport per la trasmissione di eventi dilettantistici o per sport con una penetrazione decisamente minore tra il pubblico. Ma c’è anche chi ha provato un percorso totalmente nuovo. Come la ginnastica che ha creato una propria pagina su You Tube dove è possibile vedere molti avvenimenti dell’attività sul nostro territorio.

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L’eccezione assoluta è costituita da SuperTennis, gestita da una società privata ma con i contributi della Fit. Quindici dipendenti e un costo annuo dichiarato attorno ai tre milioni di euro, acquisizione dei diritti televisivi e produzioni comprese.

Nel 2014 si potranno vedere in chiaro (canale 64 del digitale terrestre) o sul bouquet di Sky (canale 224), e comunque in alta definizione: tutti i tornei Premier Wta e Atp 500; 13 Atp 250; 6 Wta International. La Coppa Davis dell’Italia, più un altro match a turno oltre alla finale. La FedCup: un match a turno (Italia in differita, primi diritti alla Rai) e la finale. Nel 2013 le ore di diretta andate in onda sono state 1.233.

Una scelta coraggiosa ripagata dagli ascolti. Si è partiti da una media di 921 spettatori a novembre 2008 per toccare 17.151 spettatori medi a maggio 2013. Ed è stato proprio in questo mese che SuperTennis ha raggiunto la vetta della sua Hit Parade con 304.692 spettatori medi, 2.41 di share (numero di televisori sintonizzati su quel canale ogni 100 televisori accesi) per gli Internazionali d’Italia. Secondo posto per Berlocq-Fognini in Argentina per la Coppa Davis 2014 con 233.900 di audience e 1.07 di share. Numeri importanti per una televisione monotematica.

Chiunque voglia vedere il tennis sa di avere un punto di riferimento preciso e senza pagare nulla. In chiaro per questo sport è infatti rimasto solo il Roland Garros di cui la Rai ha i diritti, ma a cui non concede ampi spazi.

Il motivo per cui le grandi televisioni non mettano in calendario il tennis è abbastanza chiaro. Una partita non ha mai una durata precisa. Può allungarsi fino a coprire altri eventi in palinsesto creando così problemi alla Rete e alla pubblicità. Solo una Tv che si rivolga esclusivamente a quella nicchia di utenti può permettersi il lusso di gestire la programmazione senza il peso di altri problemi. I risultati di Supertennis sono interessanti e, a detta della Federazione, hanno decisamente ampliato il fenomeno di questo sport. Un lavoro di promozione unico che, spiegano, ha portato alla crescita esponenziale della vendita dei biglietti degli Internazionali e all’aumento dei praticanti.

Per ora quello della Fit è un fenomeno isolato, reso possibile da un bilancio federale assai vicino ai 35 milioni di euro grazie anche e soprattutto al boom degli Internazionali.

Non so se e quando altre Federazioni riusciranno a seguirne l’esempio.

Fino a quel momento per lo spettatore che non può o non vuole spendere soldi per vedere lo sport, non resta che affidarsi ad un percorso che mi sembra comunque complicato. Può guardare gli eventi in streaming sul web. Ci sono alcuni sport già rintracciabili, tipo biathlon, judo, scherma, taekwondo, pugilato. Ma richiedono una certa dimestichezza con il computer e Internet, e tanta pazienza. A volte il segnale che arriva è disturbato, a volte la ripresa salta, l’audio non è sempre ottimale. E’ vero, ci sono streaming a pagamento che danno un prodotto migliore. Ma così si torna all’obolo da versare…

E poi se usiamo lo streaming ci togliamo il gusto di godere una bella serata di sport in compagnia degli amici.

L’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 sarà il prossimo grande evento trasmesso in esclusiva dalla Rai. Fino a quella data chi non è disposto o non può pagare altri soldi oltre al canone obbligatorio dovrà accontentarsi dei racconti dei più fortunati. In attesa che altre discipline vogliano seguire l’esempio della Federtennis…

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