Fury vs Whyte, il campione è il netto favorito. Non fidarsi dell’evidenza…

Non fidarsi dell’evidenza.
Cerco approcci diversi al mondiale massimi tra Tyson Fury e Dillian Whyte, ma da ogni parte mi giri continuo a vedere la stessa cosa.
Il campione è il netto favorito.
È favorito per struttura fisica, è più alto e più pesante. Per doti tecniche, per la capacità di cambiare strategia (dote che l’altro non ha), per la resistenza ai colpi, il carisma e l’abitudine agli scontri ad alti livelli.
Lo sfidante ha mostrato lacune che finora Fury non ha evidenziato. Il montante è il nemico di Whyte, come del resto lo è per molti pugili. È stato il sinistro di Anthony Joshua a finirlo nel settimo round, è stato il destro di Povetkin ha infliggergli il ko nel quinto.
Quest’ultimo match ha evidenziato un altro problema.
Il russo aveva subito due atterramenti nel round precidente. Un diretto destro, doppiato da un gancio sinistro aveva provocato il primo. Un montante sinistro, era stato il responsabile del secondo.
Due knock down sono il prologo a una conclusione, non certo positiva. Ma Dillian non è stato in grado di chiudere la sfida. Ha avuto un leggero calo di concentrazione, forse si è sentito troppo sicuro, ha così permesso all’altro di venirne fuori. Un montante sinistro perfetto. Un capolavoro di tecnica, tempismo ed efficacia ha spento la luce e ha buttato nel cestino tutto quello che era accaduto sino a quel momento.
Tyson Fury no. Contro Wladimir Klitschko, nei tre incontri con Deontay Wilder ha dimostrato di essere sempre sul pezzo, di focalizzare l’obiettivo. E se colpito duro, durissimo, ha avuto la forza e la determinazione per tirarsi su e riprendersi quello che era suo.
Non fidarsi dell’evidenza.
Il fatto è che un pugile sul ring è solo e porta con sé il proprio passato. Cosa ne sappiamo noi di cosa possa passare per la testa di un uomo al centro dell’attenzione, con 94.000 persone sugli spalti. Sono lì per te, per voi. L’ego pompa adrenalina e influenza le scelte. Crediamo di sapere cosa accada in quei momenti, ma quell’enorme masso chiamato pressione pesa sulle loro spalle, non sulle nostre.
Un pugile deve competere contro un altro uomo che cerca di picchiarlo, di metterlo giù, di togliergli quello che ha conquistato con grande fatica. Un match di boxe non è solo uno scambio di colpi, di resistenza ai pugni dell’avversario, di capacità di alzare la soglia del dolore. No, è anche un duello di menti, è l’abilità nella gestione delle emozioni, la forza di non avvertire alcun condizionamento. Ad altissimi livelli non è impresa facile.
Non fidarsi dell’evidenza.
Dillian Whyte viene da lontano.
Tredici anni fa alzava le mani in segno di vittoria, aveva appena sconfitto Anthony Joshua in una sfida tra dilettanti. Il match si disputava al Club Chadwell St Mary Working Men, 65 chilometri a sud est dallo stadio di Wembley dove si consumerà la sfida contro Tyson Fury. Allora c’erano duecento persone sugli spalti, stavolta saranno 94.000.
Un passato difficile, alcune esperienze segnate da errori marchiani, l’insicurezza e un carattere introverso ne condizionano il presente.
Ma il campione non è da meno. È passato attraverso un’altalena di difficoltà/gioie da cui sembrava non riuscisse più a uscire. Depressione, chili accumulati a decine, problemi nel riprendersi la vita, esuberanza manifesta, difficoltà nei rapporti con il resto del mondo.
Una miscela di interrogativi che ha sempre condizionato il giudizio sulla sua abilità pugilistica, e ancora lo condiziona.
Forse per esorcizzare tutto questo ha annunciato che il mondiale contro Whyte sarà il suo ultimo ballo, l’ultima volta su un ring di pugilato.
Faccio fatica a credergli, ma forse è solo colpa del mio scetticismo nei confronti delle dichiarazioni pre match.
Il mondiale dei massimi, per il WBC: unica fetta di titolo che non appartenga ad Alexander Usyk, è un appuntamento importante. L’analisi tecnica degli sfidanti dice che Tyson Fury è il netto favorito.
È evidente.
Non fidarsi dell’evidenza.
È questa consapevolezza l’unica ragione che mi farà sedere davanti alla tv per assistere allo spettacolo. Il raziocinio lascerebbe spazio a un solo pronostico, Tyson Fury per ko entro la quinta ripresa.
Ma, prometto: lo dico per l’ultima volta, l’esperienza mi ha insegnato a non fidarmi dell’evidenza.

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1 Comment

  1. L’hype per l’incontro per me è altissimo. Mi aspetto una guerra tipo l’ultimo match con wilder. Whyte è tosto, è potente, ha un buonissimo jab, hai dei ganci al corpo che fanno malissimo. Fury è Fury. Bellissimo articolo, come sempre!

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