Ray Robinson ritorna il 26 febbraio. Solo il nome è uguale

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Il 26 febbraio, a Filadelfia, torna a combattere Ray Robinson.
Affronterà Cleotis Pendarvis al limite dei medi jr.
Niente zucchero prima del nome. Sugar Ray, quello vero, ci ha lasciati il 12 aprile dell’89 e sul piano pugilistico apparteneva a un altro pianeta.
The new Ray Robinson, nato due anni e mezzo prima della scomparsa dell’originale, ha un record di 24-3-2, con 12 ko all’attivo.
Nell’elenco aggiornato di boxrec.com, il sito specializzato in statistiche sul pugilato mondiale di sempre, gli omonimi del fuoriclasse della Georgia sono in tutto dodici. Motivi diversi hanno portato i genitori a chiamare i loro ragazzi come il campione.
Per l’ultimo, in ordine cronologico, la scelta è stata del tutto casuale.
Il nostro uomo non ha mai conosciuto il padre, che di cognome faceva Robinson. Il nome glielo ha dato la mamma Diane Nettles, semplicemente perché le piaceva chiamare Ray suo figlio.
Niente storie di boxe o di passione alle spalle, la signora sapeva davvero poco di sport.
Il nuovo Robinson tornerà sul ring dopo un’assenza di trentadue mesi. Lo farà a 36 anni contro un avversario dal record non certo immacolato (21-9-2, 2 ko) e con cinque sconfitte negli ultimi cinque match, tre volte ha perso prima del limite.
Ray cercherà di tirare su la prima vittoria dopo molto tempo, l’ultima è datata 30 giugno 2017, la notte in cui ha messo kot al settimo round Breidis Prescott. E proverà soprattutto a dimenticare il discusso pareggio contro Epiijus Kavalieuskas (MD, 95-95, 97-93, 95-95). Un risultato, a molti sembrato ingiusto a suo danno, che gli ha sottratto la possibilità di affrontare a dicembre del 2019 con titolo in palio Terence Crawford. E soprattutto gli ha impedito di guadagnare una borsa da un milione di dollari.
Sull’omonimia il nostro ci ha giocato un po’ su, soprattutto a inizio carriera. Tra i due c’è un Oceano a separarli, l’unica cosa che li accumuna è il nome. Reale per il pugile di oggi, d’arte per il più grande di sempre.
L’originale Sugar Ray Robinson si chiamava Walker Smith jr.
Era piccolino, un peso piuma, e in questa categoria era salito sul ring per la prima volta.
Aveva 15 anni, troppo giovane per combattere. Una sera era andato a vedere una riunione. Un pugile non si era presentato all’appello, si chiamava Raymond Robinson. Walker jr amava la danza e adorava il ballerino nero Bojanges Bill Robinson. La scelta era stata presto fatta. Grazie alla complicità di un amico più grande, che gli aveva prestato un documento di identità, era riuscito a spacciarsi per sedicenne. Quindi, per un ragazzo con l’età giusta per disputare l’incontro.
Sarebbe stato Ray Robinson per sempre. Una signora gentile e un giornalista attento gli avrebbero poi regalato il soprannome. Sugar: zucchero, dolce come la sua boxe. Era fatta.
Si sarebbe fermato solo dopo dopo 87 match da dilettante (85-0 come Ray Robinson, 0-2 come Walker Smith jr) e 199 da professionista (174-19-6, 109 ko). Mondiale nei welter e cinque volte mondiale nei medi.
Sarebbe stato meglio pensarci su almeno dieci volte, prima di presentarsi sul ring con il suo nome…

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