Ecco la storia di un’impresa che sembrava impossibile…

Un forte dolore al petto e al braccio sinistro, un affanno crescente. L’infarto si è appena presentato. La corsa in ambulanza dalla quiete di Forest Avenue, sul lungomare di Rye, New York, al Roosvelt Hospital.
È il 14 giugno del ’67.
Sui suoi documenti è scritto Edward Patrick Francis Eagan.
Da sempre tutti lo chiamano Eddie.
Data di nascita: 26 aprile 1898, Denver nel Colorado.
Professione: avvocato.
Il cardiologo scuote la testa. Quell’uomo è arrivato troppo tardi.

Eddie Eagan comincia gli studi a Yale, li prosegue a Oxford in Inghilterra. Viene da una famiglia povera. Il papà, ferroviere, muore quando lui ha solo un anno. La mamma, insegnante di lingue, lavora duro per tirare avanti. Quattro figli e uno stipendio che non basta mai.
Il ragazzo si impegna, libri e studio lo intrigano. Ma ha un carattere esuberante, difficile da gestire. Entra in palestra, si innamora del pugilato. A 22 anni vola ad Anversa, in Belgio. Combatte per la squadra degli Stati Uniti, è il mediomassimo titolare.
Al primo turno supera il sudafricano Thomas Holstock, nel secondo batte il britannico Harold Franks. In finale se la gioca con il norvegese Sverre Sorsdal, venti anni e poca esperienza sul ring. Vince Eddie. È il suo primo oro olimpico, lo conquista ai Giochi estivi.

Sverre vincerà il bronzo a Parigi 2024. Studierà, si laurerà in medicina e diventerà primario in un ospedale al confine tra Norvegia e Russia. Nella prima seconda guerra mondiale quell’ospedale sarà bombardato e lui sarà il primo a tornare in corsia per portare in salvo malati e feriti. Per quell’atto eroico gli sarà conferita la Royal Medal.
Eddie torna da Anversa e continua a studiare.

Ripete l’esperienza olimpica nel 1924 a Parigi, stavolta nei pesi massimi. Sfiora l’1.80 di altezza, il peso non gli permette di difendere il titolo nella categoria in cui l’ha conquistato. Perde al primo turno dopo una feroce battaglia contro Artur Clifton, il vincitore si infortuna seriamente alle mani e non può andare avanti nel torneo. Fuori entrambi.
Nel 1927 sposa Margaret Colgate, la cui famiglia è proprietaria della Colgate-Palmolive.
Eddie si laurea in Legge e prende l’abilitazione. Lavora come avvocato.
Un giorno, all’inizio degli anni Trenta, un amico gli fa una strana proposta.
“Perché non provi con il bob?”
Lui risponde d’istinto.
“Perché non so neppure cosa sia”.
“Prova”.
On fondo, viene dal Colorado, conosce la montagna, ama la neve. Perché non tentare…
È uno sport che lo affascina fin dal primo incontro. Trova i giusti compagni, si allena, è bravo.
Una mattina a colazione, la moglie lo vede strano.
“C’è qualcosa che non va Eddie?”
“No, perché?”
“Hai una faccia che non mi piace. Al lavoro tutto bene?”
“Sì. Però c’è una cosa che dovrei dirti”.
“Devo preoccuparmi?”
“Dipende”.
“Ci sei riuscito, sono preoccupata”.
“Indovina cosa è successo?”
“Eddie falla finita, parla!”
“Sono nella squadra di bob degli Stati Uniti. Andrò all’Olimpiade di Lake Placid”.
È il 1932.
La disciplina è il bob a quattro.
I compagni sono gente in gamba.
William Fiske, detto Bill, è il leader. Ha 20 anni ed è alla sua seconda Olimpiade.
Clifford Gray di anni ne ha 40, tutti lo chiamano Tippy, compone canzoni.
Jay O’Brien a 48 anni è l’atleta più anziano dei Giochi.
Il giorno che precede le gare e la mattina della competizione il tempo è pessimo, il tracciato si presenta in condizioni scandalose. Montagne di neve, pista poco pulita, pericoli ovunque. La finale è spostata a dopo la cerimonia di chiusura. Gli avversari più pericolosi sono i Saranac Lake Red Devils, statunitensi anche loro. Dopo la seconda discesa, Paul Stevens della squadra rivale protesta violentemente.
“Così non si può gareggiare, a rischiare la vita siamo noi. Io non ci sto”.
In molti lo seguono su questa strada. Gli organizzatori sono costretti a riprogrammare terza e quarta prova per il giorno dopo. Il 15 febbraio 1932 Eddie e i suoi tre amici vincono la competizione.
È oro anche ai Giochi invernali, in una disciplina diversa da quella in cui aveva trionfato nei Giochi estivi.
Nessuno c’era mai riuscito prima, nessuno ci riuscirà dopo*.
Tornato a casa riprende l’attività di avvocato. Non gareggerà più assieme ai suoi compagni.

O’Brien morirà di infarto nel 1940, a 57 anni.
Bill Fiske proseguirà la sua vita avventurosa, fatta anche di strane imprese. Correrà nel cuore della notte sulla sua Bentley nuova fiammante da Cannes a Nizza, 35 chilometri percorsi in sedici minuti.
Sarà il primo americano a unirsi alla British Royal Air Force nel 1939 nella Battle of Britain che costringerà la Germania a rinunciare al proposito di invadere la Gran Bretagna. Morirà a 29 anni, nel 1940. Sarà sepolto a Box Grove Priory, vicino Chichester. Sulla lapide sarà scritto:
Un cittadino americano morto perché l’Inghilterra potesse vivere.
Tippy Grey sarà autore di circa tremila canzoni, tra cui
Got a date with an Angel e If you were the only girl in the world. Ma non se ne vanterà con nessuno, i figli scopriranno il talento del papà solo dopo la sua morte. Nel 1941, colpito da un infarto, se ne andrà via per sempre.  Il fumo di una bomba tedesca gli è entrato nei polmoni aggravando la sua asma cronica.

Eddie Eagan vive sereno con la sua famiglia.
Ma ogni tanto si concede qualche follia.
Il 13 dicembre del 1948 parte per un raid aereo. Deve percorrere poco meno di 21.000 miglia nel più breve tempo possibile, concedendosi tutte le fermate che ritiene necessarie.
Le prime diciottomila miglia le fa su un volo della Pan-Am. Decolla a New York. Soste a Boston, Gander, Shannon, Londra. Nella capitale inglese si ferma per consegnare uno scatolone pieno di guantoni da pugilato a una palestra nel sud della città, è un club che ha perso gran parte del suo equipaggiamento durante la guerra. Poi di nuovo in volo. Bruxelles, Istanbul, Damasco, Karachi, Delhi, Calcutta. Cambio di areo, sale sul DC 4 Clipper della Pacific-Alaska. E via. Bangkok, Manila, Guam, Wake, Midway, Honolulu, San Francisco. Ultima tratta su un TWA Constellation Star, si torna a New York. Tempo record, meno di venti ore rispetto al primato precedente.
A chi gli chiede perché abbia scelto lo sport, offre una curiosa risposta.
“L’ho fatto perché ho sempre amato la vita sana. Ma soprattutto perché mi sono ispirato a Frank Merriwell, un eroe di quei fumetti da dieci centesimi che erano molto popolari nella mia gioventù. Non ho mai fatto uso di tabacco perché Frank non fumava. Il mio primo bicchiere di vino l’ho bevuto durante la guerra, in Europa, ma senza esagerare. Perché Frank non ha mai bevuto…”.
Al Roosvelt Hospital di New York si conclude l’incredibile vita di Edward Patric Francis Egan, detto Eddie. Ha 69 anni. Accanto a lui per l’ultimo viaggio, le due medaglie d’oro conquistate ai Giochi.

*Anche Gillis Grafström ha vinto l’oro all’Olimpiade estiva e in quella invernale. Ma l’ha fatto nella stessa disciplina. Ad Anversa 1920 il pattinaggio artistico su ghiaccio figurava nel programma dei Giochi, non essendo ancora state istituite le Olimpiadi invernali. Cosa che avvenne quattro anni dopo a Chamonix, dove Grafström conquistò ancora l’oro in quella specialità.

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