Ketchel nella città del peccato. Una vigilia di Natale con ko…


Questa è una storia che sembra stonare con l’atmosfera natalizia. È il racconto di un ragazzo che scopre il sesso . Un giovane povero e senza mestiere affronta la vita. È una storia di lotta e sacrifici, è il racconto di un tempo in cui nei Casino si entra per combattere, anche se è la vigilia di Natale. Per vincere Stanley Ketchel, il nostro protagonista, il 24 dicembre 1905 mette knock out in quattro round Kid Foley, come ha fatto l’anno prima, come farà l’anno dopo. La forza dei pugni è la sua arma per uscire dal ghetto, per sconfiggere la miseria. Il Casino Theater di Butte è il luogo del peccato, ma anche della redenzione. Il Copper Queen è un albergo, i clienti sono uomini, le residenti sono prostitute. Così va la vita, anche se è Natale. Il campione racconta quei giorni nel mio libro Stanley Ketchel, il più grande dei selvaggi del ring. 


È a Chicago che scopro il sesso.
Ho tredici anni, sono poco più di un ragazzino.
Nel bordello in cui vado per la mia prima volta le luci sono fioche, i mobili sembra stiano per cadere a pezzi, vecchi come vecchie sono le ragazze che si offrono mettendo in fila oscenità che non avevomai sentito prima.
Verso un dollaro alla cassa e salgo con Grazyna. Ha un sorriso che spaventa, le manca un incisivo e anche gli altri denti non è che stiano proprio bene. Odora di cavolo bollito e parla solo polacco.
Finisce tutto in fretta.
Quando esco non ho ancora capito cosa sia l’amore. E sono ancora molto lontano dal sapere cosa possa essere il sesso.
La tappa successiva è Butte, una piccola cittadina tra le montagne del Montana, nella Silver Bow County. È un posto di miniere di rame, saloon e prostitute.
È dentro quei locali, dove alcool e sesso sono la merce più venduta, che l’America sogna.
I dollari arrivano all’improvviso. Fortune rapide e altrettanto rapide discese nella disperazione. Butte è un’attrazione. La chiamano la collina più ricca del mondo. I padroni della zona sono i proprietari dell’Anaconda Mining Corporation. È un periodo magico per chi ha il rame, la diffusione dell’elettricità ne ha aumentato in maniera spaventosa la richiesta.
La legge da queste parti è quella della criminalità. I banditi sono figure mitiche, ammirati molto più che odiati. Jesse James è stato ucciso una ventina di anni fa. La sua leggenda gli sopravvive. William Anderson detto “Bloody Bill” è stato un assassino spietato, ma ha ancora il suo fascino su una generazione a caccia di eroi. Gli outlaw, i fuorilegge, riempiono i discorsi dei giovani che cercano qui il loro futuro.
Il pugilato piace. Ha quello spirito selvaggio necessario per conquistare gli uomini e affascinare le donne. In fondo è una lotta per sopravvivere, quella che ognuno di noi continua a combattere ogni ora della sua vita in questo maledetto mondo.
Ho quattordici anni e un lavoro. Me lo guadagno sfoderando faccia tosta e quel tanto di muscoli per chiarire che alle parole sarei pronto a fare seguire i fatti.
Busso alle porte del Copper Queen che è albergo, casino e saloon nel distretto a luci rosse di Butte. Lo frequentano fuorilegge e ubriachi. Il piatto forte sono le prostitute,  sono tantissime. Almeno un centinaio. La maggior parte di loro vive in minuscole stanze con un letto, una stufa a carbone e una piccola credenza con sopra lavabo e brocca. Sono pagate in dollari d’argento che stipano nelle calze per evitare che qualcuno glieli rubi. Sulla porta della stanza hanno una targhetta con il loro nome. Si dice che riescano a guadagnare anche sessanta dollari a notte.
Entro e chiedo un lavoro. Mi portano da Josh Allen.
«Sono il padrone di questo posto, cosa posso fare per te, ragazzo?»
Sono robusto, resisto alla fatica e ho bisogno di soldi.
«Sei un cowboy?»
Vorrei esserlo.
«Come te la cavi a portare i bagagli su per le scale, a scarpinare tutto il giorno?»
La fatica non mi fa paura.
«Proviamo».
Nel saloon incrocio uomini che si concedono facilmente all’alcool, donne che si concedono facilmente. Niente di nuovo per i miei occhi.

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