Mondiali. Il Kosovo, bloccato al confine, chiede aiuto a CIO e AIBA

La delegazione del Kosovo (tre pugili, un allenatore e un dirigente) è partita da Pristina nella tarda mattinata di oggi. La meta era Belgrado, dove la squadra avrebbe dovuto partecipare ai Mondiali maschili.  Dopo un’ora e mezzo di viaggio, a bordo di un pulmino, la delegazione ha raggiunto la città di Končulj. Lì è stata fermata prima di entrare in Serbia. Gli è stato negato l’ingresso. Sono tornati a Pristina. (nella foto, tratta dal profilo Facebook del Kosovo Olympic Committee, la delegazione in viaggio per i Mondiali).
I capi del Comitato Olimpico del Kosovo sono in costante contatto con il Comitato Olimpico Internazionale per trovare una soluzione a questa situazione di emergenza.
L’AIBA ha pubblicato sul suo sito ufficiale una dichiarazione che incita il Comitato Organizzatore a trattare il Kosovo “come tutte le altre nazioni partecipanti ai Campionati”.
Anche il CIO appoggia un accordo in questo senso.
Il Kosovo, che è membro AIBA dal 2014, ha auto dichiarato la sua indipendenza dalla Serbia nel 2008. È riconosciuto come Stato indipendente da 97 dei 193 membri delle Nazioni Unite, 
La Serbia non riconosce il Kosovo come Stato sovrano, ma come parte autonoma del proprio Paese.
Molte nazioni non supportano l’indipendenza del Kosovo, soprattutto quelli che hanno all’interno movimenti separatisti come la Spagna.
Domani cerimonia di apertura dei Mondiali. Da lunedì parte il torneo.

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