Un testimone d’eccezione per una storia romantica di ieri e di oggi

Un viaggio nel tempo, senza lasciarsi prendere dalla nostalgia, ma affidandosi alla bellezza dei ricordi. Quando ti lanci in una avventura così, hai bisogno di un compagno, una guida che sappia come raccontare la storia.
Il mio compagno di viaggio è Pier Luca Antonio Baldini, metto in fila tutti i suoi nomi. La mamma, Giovanna, quando lui le chiede: “Ma non potevi fermarti prima?”, replica: “Impossibile”. E finisce lì, senza concedergli repliche.

Il signor Baldini, vice sindaco di Cotignola, è il nipote di nonno Michele Gordini e nipote di zio Meo.
Sono più affascinato dal ciclismo che dalla boxe. Ma non ho mai praticato né l’uno, né l’altro. I racconti del nonno trasmettevano il senso della fatica, il rischio era sempre presente, le possibilità di cadere in un fosso erano alte come oggi non si può neppure immaginare. E poi il sudore, la polvere, la spossatezza con cui chiudevano le giornate erano qualcosa con cui mi riusciva difficile fare i conti. Anche solo a parole. Il ciclismo degli anni Venti, quello del nonno, era la rappresentazione concreta, tangibile della fatica.”

Michele era un gigante. Un metro e novanta per oltre cento chili di peso. Non se ne vedevano in giro di tipi così. I Gordini hanno sempre avuto una stazza imponente.
Anche i figli erano grandi, fin da quando nascevano: cinque, sei chili al parto. Uno strazio per le povere mamme.

Correndo, viaggiando, conoscendo il mondo e soffrendo la lontananza dalla famiglia Michele ha dato da mangiare al gruppo intero. Poi, quando tornava a Cotignola, faceva il suo dovere di marito. E così sono nati diciassette figli.
Parlava poco il nonno. Mischiava qualche parola di francese, imparato lungo le strade dei tre Tour che ha corso, un po’ di italiano e tanto romagnolo. Parlava poco, comunicava molto con gli sguardi. Ha corso e portato i soldi in casa, tanti figli a cui non ha mai fatto mancare niente. A tavola c’era sempre da mangiare. E poi il rapporto con la moglie, fantastico. Era davvero innamorato. Qualche volta urlava, perché lui era fatto così. Gli veniva da gridare e lo faceva, ma non ha mai mancato di rispetto a sua moglie. Mai.”

La presenza dell’omone era in ogni angolo della casa, soprattutto in salotto.
C’era un poster gigante, sarà stato due metri di altezza per un metro e venti di base. Imponente. Lui in bici, con la maglietta Ganna in bella mostra. Correva da isolato, da indipendente. Quelli come Girardengo vincevano, lui lottava per sopravvivere. Forte, tenace. Nel poster con cui l’Equipe ricorda i 100 anni del giornale, c’è anche lui. Non è cosa da poco. Era una figura affascinante il nonno, un eroe romantico come le storie che raccontava. Ne metteva in fila tante, soprattutto per i figli. Gli piaceva quel tipo di narrazione epica, in fondo ai ragazzi parlava della sua vita. E loro ascoltavano, ma a forza di sentirlo erano pieni di fatica anche loro, quasi nauseati da tutto quel pedalare, pieni di polvere e, raramente, di gloria. Tre Tour e sei Giri d’Italia, roba seria, per gente tosta.”

Erano tanti i Gordini. Solo il nucleo centrale della famiglia metteva assieme diciannove persone, i genitori e diciassette figli. Poi le nuore, i nipoti…
Quando sia andava a casa loro, prima di entrare ce ne stavamo fuori per capire come fosse l’atmosfera dentro. Non ci siamo mai messi a tavola in meno di venti. E c’era da mangiare per tutti. Il nonno con i premi delle corse guadagnava bene.

Poi però le corse erano finite, e al momento di cambiare vita qualche sbaglio l’aveva fatto.
E sì, non tutto è filato liscio. Si è prima comprato un’Isotta Fraschini, poi ha pensato bene di mettersi a fare il tassista. A Cotignola. Come era da immaginare, non gli è andata bene. Meglio con l’attività scelta in seguito. Lui, assieme a qualche figlio, si è inventato i primi service per contadini. In un capanno, costruivano aratri, montavano pezzi per le macchine con cui lavorare i campi. Il rispetto innato che aveva per la campagna gli permetteva di lavorare capendo le esigenze dei contadini.

E l’Isotta Fraschini?
Smontata pezzo per pezzo per costruire le macchine da campagna. L’avesse conservata, ci fosse ancora oggi, quell’Isotta Fraschini potrebbe valere anche un milione di euro…

Giovanna, la sorella di Meo, è la mamma di Pietro Luca Antonio. È una ragazza del ’34. All’epoca fare la scuola media era roba da benestanti. Lei è andata avanti fino alla laurea, l’ha presa quando di anni ne aveva cinquanta e lavorava come insegnante di pedagogia. Un po’ per volta, studiando e faticando, era arrivata a tagliare il traguardo. L’unica della famiglia a riuscire nell’impresa.
“Nella scuola dove insegnava la mamma, c’era un professore che la importunava. Non è mai arrivato alle molestie, ma quell’eccesso di attenzioni le dava fastidio. Così un giorno l’ha detto al papà. Niente accuse o pianti, lamenti o drammi. Ha detto solo che quel comportamento le dava fastidio. Michele non ha commentato. Il giorno dopo l’ha accompagnata a scuola, si è fatto indicare l’insegnante poco attento. Con passo lento, ma sicuro, gli è andato vicino. Lo ha fissato negli occhi, poi lo ha preso per un orecchio e, chinandosi un po’, ha avvicinato il viso del reprobo al suo. Quel tizio si è visto davanti, a pochi centimetri di distanza, lo sguardo duro e minaccioso del gigante. Ha capito che non era il caso di continuare. Giovanna non ha più dovuto subire gli approcci dell’ammiratore maleducato.”

Meo, il nostro compagno di viaggio l’ha frequentato meno.
Gli voglio un bene dell’anima, ma non sono proprio riuscito a farmi piacere la boxe. Non ce l’ho fatta a condividere questa esperienza. Preferivo altro. Andavo con lo zio Saturno a fare quella che lui chiamava pesca subacquea. Mentre in realtà prendevamo le cozze a mare. Oppure ci lanciavamo dai monti su bastoni di legno lunghi due metri e mezzo, rischiando di farci male a ogni discesa. Ma quello con cui legavo di più era Fioravante, che aveva preso il diploma in Belle Arti. Abitava a Roma e ogni volta che andavo a trovarlo, mi portava in giro a scoprire un angolo meraviglioso della città. Mi diceva: Dobbiamo proprio andarci. E si partiva. Mi sono diplomato al Liceo Artistico e poi laureato in Architettura. La frequentazione dello zio mi ha segnato. Sì, lo zio. Lo chiamavamo tutti così. Ce ne erano tanti con lo stesso grado di parentela, ma lui era l’unico che avesse il privilegio di essere riconosciuto senza dovere necessariamente aggiungere il nome. Lo zio era uno solo, lui.”

Queste storie Pier Luca Antonio Baldini, vice sindaco di Cotignola, la città di Michele e Meo, le racconta con passione. Sono bei ricordi, hanno il sapore di un’epoca romantica che fa sognare.
Ci sarà anche lui venerdì 3 luglio, nell’Arena delle balle di paglia, assieme a Meo.
Quella sera Flavio Dell’Amore ed io parleremo del nostro libro.
I Gordini, una fameja ad fénómen (Edizioni Slam/Absolutely Free).

Sarà rispettato il protocollo COVID. Se volete essere presenti, sarà necessario prenotare.
Scrivete a info@primolacotignola.it .

 

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