Giorni decisivi per il futuro del pugilato, non solo per quello olimpico…

Domani e dopodomani Congresso del CIO a Tokyo. Il pugilato è al centro dei lavori. La discussione dovrebbe concludersi nel pomeriggio, ma non è escluso che la decisione possa slittare anche a sabato primo dicembre, data in cui si concluderà il Congresso.

Sembra sempre più certo il mantenimento della boxe nel programma dell’Olimpiade giapponese del 2020.

Tanti invece i dubbi sull’Ente che dovrà gestire quel torneo.

All’esame alcune soluzioni.
La prima è quella di affidare (temporaneamente) a una nuova Associazione il governo di questo sport.

La Wba si è proposta, recentemente ha anche preso possesso di una sede a Losanna, lì dove sono gli uffici di AIBA e CIO. L’ex campione del mondo dei pesi massimi Wladimir Klitschko ha appoggiato questa possibilità.

Il Wbc ha invece manifestato la sua disponibilità a gestire la vicenda nel Congresso che ha tenuto lo scorso mese a Kiev.

La creazione di un nuovo Ente potrebbe avere come controindicazione un’azione legale che l’AIBA sembra avere già preannunciato nel caso in cui fosse esautorata dai suoi compiti.

La stessa Associazione ha informato il CIO che il presidente Gafur Rakhimov, il perno attorno al quale ruota l’intera questione, potrebbe farsi temporaneamente da parte per consentire a un suo sostituto di organizzare lo svolgimento dei Giochi di Tokyo 2020.

Se questa dovesse essere la scelta, non credo che il CIO ne uscirebbe bene.

L’AIBA ha anche prodotto dichiarazioni ufficiali in cui informa di avere risolto i problemi relativi alla governance, alla situazione finanziaria, all’antidoping e alla gestione di arbitri e giudici. Cioè, a loro dire, di avere risposto positivamente a tutte le richieste che le erano state fatte dal CIO.

È un enigma di difficile soluzione. Togliere la gestione all’International Boxing Association, cause a parte, comporterebbe una serie di nuovi problemi.

Mancano venti mesi all’inizio dell’Olimpiade. In questo tempo dovranno essere stabiliti i criteri di qualificazione, organizzati i tornei, designati arbitri e giudici.

Aspettano la decisione del CIO duecentotre Federazioni affiliate all’AIBA e circa diecimila pugili.

Ci sarebbe poi da gestire la questione dei giudici di gara.

L’AIBA può contare su cinquemila tra arbitri e giudici. I criteri di valutazione di un match non sono poi così uguali tra dilettanti e professionisti, anche se recentemente si sono avvicinati di molto. Il timore è che non ci sia tempo sufficiente per preparare al meglio gli uomini.

Al momento ha quote decisamente basse la possibilità che il CIO risolva il problema alla radice, cioè che tenga fuori il pugilato dai Giochi. Sarebbe contrario a quanto affermato sino a questo momento dal Comitato Olimpico Internazionale.

Un giallo intricato, in cui i potenziali colpevoli sono più di uno.

La gestione sconsiderata dell’AIBA non comincia certo con l’avvento di Rakhimov, che ne ha solo esasperato i contenuti. Il CIO ha chiuso gli occhi per molto tempo, poi ha puntato i piedi. Ha detto chiaramente che la figura del nuovo presidente rappresenta un grosso problema.

Ora si trova a metà del ponte. Se decidesse di tornare indietro, sminuirebbe in modo plateale la sua credibilità. Se optasse per andare avanti, il suo futuro sarebbe rischioso sia sul piano legale che su quello sportivo.

A pagare sono ancora una volta gli atleti. A venti mesi dai Giochi non sanno se il loro sogno sarà cancellato o se potranno continuare a svegliarsi all’alba, sacrificarsi, allenarsi e soffrire avendo almeno un obiettivo che li aiuti a sopportare tutto questo.

Penso infine che a chiudere gli occhi fino a poco tempo fa non sia stato solo il CIO, li hanno chiusi anche molte Federazioni. Chi per calcolo, chi per pigrizia, non hanno visto il pericoloso ostacolo contro cui rischiavano di schiantarsi.

Oggi ce l’hanno davanti. Ma sbatterci contro o evitarlo sarà una scelta in cui non avranno alcun peso.

Chiudo con un pensiero sugli appassionati di pugilato. Per anni i peccati dell’AIBA sono passati davanti ai loro occhi senza che neppure gli scandali più grandi riuscissero a interessarli. Ho la sensazione che anche adesso fatichino a interpretare nella sua globalità lo scontro frontale CIO vs AIBA. Si limitano a scuotere la testa davanti alla possibile esclusione del pugilato dai Giochi. Non si focalizzano sulla reazione a catena che questo provvedimento potrebbe causare allo sport che dicono di amare. Il caso non riguarda solo i dilettanti, ma l’intero movimento pugilistico. Soprattutto in Italia.

Sarebbe un cambiamento epocale, ma ho l’impressione che non tutti ne siano consapevoli.

Advertisements